Riapertura delle scuole dell’infanzia: l’importanza di ripartire dai bambini

riapertura delle scuole dell'infanzia

Sono tante e diverse le informazioni riguardanti la riapertura delle scuole dell’infanzia.

Ad oggi, tuttavia, esiste un’unica certezza: riaprire le scuole non può significare tornare nella scuola che conoscevamo prima, con gli stessi spazi, la stessa organizzazione.

È necessario inventare una scuola nuova.

Per una riapertura delle scuole dell’infanzia

Come sappiamo, il Comitato Tecnico Scientifico ha consigliato al Governo di non riaprire le scuole a maggio prospettando quindi settembre.

In ogni caso, ogni proposta dovrà tenere necessariamente conto di due vincoli:

  • Il distanziamento con riorganizzazione di spazi e arred;
  • La rilevazione puntuale della percentuale di genitori che veramente non hanno a chi lasciare i figli nel tempo mensa visto come la principale fonte di un possibile contagio.

La domanda da farsi, dunque, non riguarda il “se” e “quando” apriranno le scuole o i servizi all’infanzia, ma il “come”, poiché i tempi e gli spazi non potranno più essere realizzati come prima.

Le ragioni sanitarie indicano l’impossibilità di riaprire le scuole, ora, per vari motivi.

Il virus si diffonde con più facilità negli ambienti chiusi, le nostre scuole hanno un numero assai elevato di alunni per classe.

Non sarà facile trovare risposte che rispondano alla sicurezza sanitaria senza sminuire il diritto allo studio, soprattutto nelle fasce di età più basse.

Occorre una proposta che consenta di far partire il prossimo anno scolastico in sicurezza.

Nel frattempo, però, molti genitori stanno tornando al lavoro ed è necessario trovare soluzioni educative e di sostegno alla genitorialità, già ora, nel periodo che precede e prepara la riapertura.

La didattica a distanza all’infanzia?

La didattica a distanza, come sappiamo, ha permesso dalla scuola primaria in su di continuare con l’apprendimento.

Per i più piccoli no: la didattica qui segue, infatti, modalità più leggere e diverse.

La scuola dell’infanzia è una scuola fatta di contatto, di carezze, di manipolazione.

E’ un’ambiente educativo fatto di esperienze concrete che valorizza il gioco in tutte le sue forme come occasione di apprendimento.

Privilegia il fare concreto, il contatto diretto con le cose e gli ambienti, anche per orientare e guidare la naturale curiosità dei bambini.

In questo senso, la didattica a distanza è indubbiamente riduttiva e inadatta.

La maestra, per i bambini di 3 anni, è il primo punto di riferimento al di fuori della famiglia, e sicuramente ne hanno subito il distacco.

Le insegnanti possono si mantenere, in questo periodo, i rapporti con le famiglie e con i bambini a distanza, ma non sarà mai la stessa cosa.

Quali opportunità per i bambini e le famiglie

Innanzitutto, per capire cosa e parlare di una riapertura delle scuole dell’infanzia è indispensabile definire un quadro entro cui andrebbero predisposti tutti gli interventi possibili.

Ossia definire le condizioni minime di sicurezza, che regolamentino ogni sperimentazione.

In tal senso, sarà fondamentale una condivisione generale di modalità e prassi, adattando i controlli e i criteri di funzionamento alla nuova, temporanea, situazione.

Sarebbe sicuramente utile indicare alcune proposte a titolo esemplificativo, che concorrano a costruire linee guida e criteri, prefigurando nuovo opportunità.

Per quanto riguarda i bambini bisogna concentrarsi sull’elaborazione di proposte che prendano in considerazione solo gruppi molto piccoli, rivedendo in modo significativo i rapporti numerici per salvaguardare la fattibilità e la sicurezza.

Di conseguenza, serve la compresenza di più adulti e di più figure educative.

È poi necessario individuare soluzioni di socializzazione all’aperto, che con i più piccoli sono praticabili per alcuni momenti e in alcuni periodi, oltre che con personale in grado di sostenere un’esperienza educativa outdoor.

In questo quadro sarebbe necessario rafforzare il coordinamento pedagogico su base territoriale che sostenga gli educatori, monitori le sperimentazioni, promuova i raccordi tra servizi ed enti.

Un cambiamento, dunque, non da poco, ma che sicuramente sarà inevitabile.

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