I campi di esperienza nella scuola dell’infanzia

Cosa si intende con il termine “campi di esperienza” nella scuola dell’infanzia?

I bambini esplorano continuamente la realtà ed imparano a riflettere sulle proprie esperienze descrivendole, rappresentandole, riorganizzandole con criteri diversi“.

In questo modo si parla dei campi di esperienza nelle Indicazioni/2012.

Questa frase può essere assunta come una descrizione sintetica ma efficace del concetto che sta alla base di tutti i campi di esperienza.

Tutti i bambini, infatti, esplorano la realtà utilizzando metodi, strategie, linguaggi, modi di comunicare diversi.

Quando arrivano alla scuola dell’infanzia, a tre anni, hanno una lunga storia di esplorazione alle spalle.

I bambini nei loro primi anni di vita hanno imparato a camminare, correre, muoversi nello spazio; a parlare e a utilizzare il linguaggio come strumento di relazione con gli altri; fanno congetture e supposizioni; imitano comportamenti e attraverso il gioco del fare finta, iniziano a distinguere il mondo reale da quello immaginativo.

Tutte queste conquiste sono state raggiunte in modo spontaneo o casuale.

E’ proprio a questo punto che entrano a scuola dove “imparano a riflettere sulle proprie esperienze”.

Alla scuola dell’infanzia, dunque, si comincia a riflettere sulle esperienze.

I campi di esperienza

Sono i luoghi, gli ambienti pedagogicamente organizzati, sono ponti che prendono il bambino per mano e gli consentono di “descrivere, rappresentare, riorganizzare con criteri diversi” le esperienze nelle quali è coinvolto.

L’esperienza dei bambini è fatta di partecipazione concreta e diretta, coinvolgente, esperita nella maniera più completa e globale possibile.

I bambini dai tre anni ai sei anni imparano facendo!

E’ legandosi i lacci della scarpe o abbottonandosi la giacca che ciascuno di noi ha interiorizzato giorno dopo giorno, in maniera del tutto inconsapevole ma efficace, i concetti del dentro-fuori, sopra-sotto.

Il fare, dunque, ha un grande valore cognitivo: un fare concreto, legato a materiali, strumenti, gesti reali.

E’ all’interno di contesti come questi che i bambini sviluppano la loro capacità di osservare in maniera sempre più selettiva e funzionale rispetto i loro scopi, diventano capaci di descrivere utilizzando parole e frasi che assumono connotati e significati sempre più ampi.

Deve essere, però, un’esperienza di qualità e la scuola dell’infanzia deve garantire questa qualità delle esperienze attraverso la:

  • Creazione di ambienti che sostengano l’apprendimento;
  • Scelta di strumenti che stimolino nei bambini la riflessività che rappresenta la condizione per passare dal fare al saper fare.

La riflessione sulle esperienze attraverso la descrizione, la rappresentazione e la riorganizzazione con criteri diversi diventa una struttura metodologica applicabile a tutti i campi.

E’ grazie a questo che è possibile introdurre elementi di concettualizzazione, stimolare il passaggio dal concreto all’astratto, dal segno al simbolo.

Perché solo attraverso questo passaggio le interazioni dei bambini con la realtà che li circonda diventano sempre più significative e producono concreti risultati in termini di costruzione dell’identità, dell’autonomia, della competenza.

I 5 campi di esperienza attualmente sono così suddivisi:

  1. Il sé e l’altro
  2. Il corpo e il movimento
  3. I discorsi e le parole
  4. Immagini, suoni, colori
  5. La conoscenza del mondo

Non perderti i nostri prossimi articoli dove li approfondiremo uno alla volta 😉

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Scuola dell’infanzia e prospettiva zerosei, (a cura di) Cerini G, Mion C, Zunino G, HB, 2019.

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