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Sostegno all’apprendimento

  • Come responsabilizzare un figlio nello studio e nei compiti

    Come responsabilizzare un figlio, bambino o adolescente, nello studio e nello svolgimento dei compiti?

    Domanda che sicuramente tutti voi genitori vi siete fatti, non mentite 😉

    Parliamo spesso di responsabilità, a volte anche in modo spropositato.

    Responsabilità nello studio, dedicare il giusto tempo e attribuire i risultati positivi, ma anche quelli negativi, alle proprie capacità e non a fattori esterni.

    Ebbene sì, questo è un aspetto molto importante della responsabilità che può aiutare i ragazzi a vivere serenamente la propria esperienza di apprendimento.

    Ma, cosa significa la parola responsabilità?

    Il concetto di responsabilità

    Innanzitutto, tale concetto può avere una valenza diversa a seconda del contesto e della circostanza.

    Respons-abilità è la nostra abilità di fornire delle risposte, nonché di riconoscere che i nostri pensieri, atteggiamenti ed emozioni possono produrre determinati risultati.

    E’, inoltre, una forma di attenzione che ciascuno di noi riserva a se stesso, agli altri e al mondo che lo circonda.

    La responsabilità può anche essere definita come la “possibilità di prevedere le conseguenze del proprio comportamento e correggere lo stesso sulla base di tale previsione”.

    Per questo motivo molto spesso la responsabilità è associata alla colpa, soprattutto quando i risultati sono diversi da quelli attesi o desiderati.

    L’assunzione di responsabilità riguarda però il concatenarsi degli eventi, le cui cause e i cui effetti sono frutto delle nostre decisioni e delle nostre scelte.

    Responsabilità, dunque, non vuole dire essere colpevoli, bensì essere capaci di rispondere in modo abile e adeguato ad un qualsiasi evento, positivo o negativo.

    Assumersi le proprie responsabilità implica inevitabilmente la credenza che ognuno di noi è artefice del proprio destino, riconducendo l’attenzione su noi stessi e sulle nostre azioni, mettendosi anche in discussione e capire quando è il momento di agire per il proprio cambiamento.

    Essere responsabili significa, quindi, interrogarsi sempre e capire quali possono essere le possibili azioni da mettere in campo per affrontare una determinata situazione oppure raggiungere un determinato risultato.

    La responsabilità dello studente

    Se applichiamo tutti questi concetti alla responsabilità degli studenti a scuola, nello studio e nello svolgimento dei compiti, troveremo sicuramente molte similitudini.

    La responsabilità di un risultato, soprattutto se negativo, in un compito in classe o in un’interrogazione, è uno degli argomenti più difficili da interiorizzare per uno studente.

    “Non è colpa mia, il professore mi ha chiesto l’unica cosa che non avevo studiato” “il compito era troppo difficile” “il professore ce l’ha con me” sono solo alcune frasi che sicuramente avete sentito dai vostri figli.

    Dare la colpa o attribuire la responsabilità a fattori esterni, seppure controproducente, è molto più facile!

    Ciò implica giustificarsi, trovare scuse, dare la colpa agli altri e mai a noi stessi, attribuire il fallimento o la riuscita al destino o alla fortuna.

    Questo atteggiamento porta gli studenti a “deresponsabilizzarsi”, a giustificarsi con gli altri ma anche con se stessi, respingendo le critiche e mantenendo intatta la propria autostima, almeno in apparenza.

    Come responsabilizzare un figlio nello studio

    Come responsabilizzare un figlio e fare in modo che possa imparare dai suoi errori e assumersi le proprie responsabilità?

    Il prima passo è di certo cambiare questo atteggiamento controproducente e iniziare a percepire la propria capacità di controllare le azioni e gli eventi.

    Capacità di controllo unita alla capacità di modificare e cambiare gli eventi: divenire, cioè, consapevoli che con il proprio impegno è possibile influire e modificare gli eventi.

    Assumere che la responsabilità dei propri risultati offre la possibilità di fermarsi e riflettere: “hai fatto tutto quello che potevi per passare l’esame o potevi fare diversamente?”.

    In questo modo, lavorando sull’assunzione di responsabilità, vostro figlio potrà iniziare a domandarsi “cosa posso fare io per modificare o cambiare la mia situazione? come posso ottenere un risultato migliore?”.

    Nessuna fortuna, niente giustificazioni, solo impegno e responsabilità.

    Con il nostro metodo Doposcuola Pedagogico i ragazzi saranno accompagnati in un percorso di sostegno volto all’assunzione di responsabilità e di autonomia nello studio.

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  • Problemi apprendimento: concentrazione e metodo di studio

    Problemi apprendimento: concentrazione e metodo di studio sono due concetti che, quando si parla di studio e apprendimento, sono fondamentali.

    Soprattutto la concentrazione e l’attenzione, in quanto interagiscono ed influenzano notevolmente con la modalità di studio e di apprendimento dei ragazzi.

    Nel nostro Doposcuola Pedagogico, infatti, viene riconosciuto un ruolo centrale proprio alla concentrazione e all’attenzione, riconoscendoli come fattori in gioco per favorire un apprendimento di qualità.

    Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza 😉

    Problemi apprendimento: concentrazione

    Quante volte vi sarà capitato ai ricevimenti con gli insegnanti di sentirvi dire “vostro figlio è un ragazzino sveglio, pieno di idee e iniziative, ma…si distrae facilmente ed è incostante: spesso non completa i compiti o li svolge in modo frettoloso, con imprecisioni o errori banali”.

    Eppure, voi vedete che vostro figlio sta tutto il pomeriggio sui libri, come fa a rendere poco?

    Probabilmente il motivo può essere ritrovato in una scarsa concentrazione e attenzione!

    La concentrazione richiede un grande sforzo personale, in quanto non è stabile per tutto l’arco della giornata e varia in base all’età.

    Non è sempre facile mantenere alto il livello di concentrazione.

    Molto spesso, infatti, e in alcuni momenti particolari, i ragazzi possono avere poca voglia di studiare ma anche poca determinazione o poca motivazione.

    Lo studio e lo svolgimento dei compiti a casa richiedono tanto impegno e una buona dose di concentrazione, soprattutto in questo periodo con la didattica a distanza.

    Passando le giornate in casa, infatti, tra lezioni online e compiti, senza un confronto attivo e diretto con i compagni di classe e gli insegnanti, la concentrazione rischia di diminuire ulteriormente.

    Ma, che cosa è la concentrazione?

    La concentrazione e l’attenzione

    La concentrazione è la capacità di rimanere focalizzati e dirigere la propria attenzione, in modo costante e volontario, verso un compito o un’attività specifica.

    Quando parliamo di concentrazione stiamo attivando le cosiddette funzioni esecutive, ovvero quell’insieme di processi mentali necessari per svolgere un determinato compito o raggiungere un determinato obiettivo.

    Esse condizionano il nostro comportamento in situazioni complesse, nuove ed impegnative.

    Sono processi che permettono alla persona di pianificare e attuare progetti finalizzati al raggiungimento di un obiettivo e garantiscono il monitoraggio e la modifica del comportamento in caso di necessità o lo adeguano a nuove situazioni.

    Sono indispensabili in tutte quelle attività di vita quotidiana, come lo studio, che richiedono problem solving, pianificazione e raggiungimento di un obiettivo.

    Anche l’attenzione è una funzione esecutiva.

    In tutte le attività di studio, infatti, vengono impiegate le seguenti funzioni esecutive:

    • Inibizione: : capacità di focalizzare l’attenzione su dati rilevanti ignorando i “distrattori” e inibendo le risposte non adeguate;
    • Flessibilità: capacità di cambiare gli stimoli in base alle informazioni del contesto;
    • Pianificazione: capacità di formulare un piano ed organizzare le azioni in sequenza gerarchica verso la meta;
    • Memoria di lavoro: capacità di mantenere attivo il piano della memoria di lavoro;
    • Attenzione: capacità che permette di selezionare le informazioni e mantenere le risorse cognitive impegnate per svolgere uno o più compiti.

    Nello specifico, l’attenzione ci permette di mantenere stabile la concentrazione su una attività e di impegnare le nostre risorse cognitive nel modo più adeguato.

    Questa capacità è molto variabile e può dipendere da differenti condizioni ambientali, ma anche dal nostro umore e dalla nostra motivazione, dal livello di stress e dall’età.

    Consigli per migliorare la concentrazione

    La concentrazione, in quanto abilità mentale, può essere allenata e potenziata con strategie pratiche da parte di un Pedagogista esperto.

    È molto importante per ciascuno di noi, conoscere quali siano le condizioni migliori per ottenere livelli di attenzione utili agli scopi che vogliamo realizzare.

    Qualche esempio? 😉

    Sicuramente per mantenere la giusta concentrazione molto importante è adottare un metodo di studio efficace e personalizzato, in riferimento alle specifiche caratteristiche e stili cognitivi di ciascuno di noi.

    L’ambiente dove studiamo influisce molto sulla nostra capacità di rimanere concentrati: scegliamo un ambiente tranquillo e silenzioso, senza distrazioni, un luogo nostro, nel quale ci sentiamo a nostro agio.

    Di grande importanza sono anche le pause: staccare anche solo per cinque minuti dall’attività che stiamo svolgendo e dedicarsi ad un qualcosa che ci rilassa ci aiuterà tantissimo ad aumentare la nostra concentrazione.

    La motivazione poi riveste un ruolo fondamentale in quanto, molte volte, la mancanza di concentrazione può essere dovuta ad una perdita della motivazione.

    Per ritrovare la giusta “spinta” energetica e motivante è importante definire bene i nostri obiettivi e il perché ci stiamo dedicando a quell’attività di studio.

    Queste e tante altre strategie e modalità sono utilizzate nel nostro Doposcuola Pedagogico per potenziare l’apprendimento degli studenti.

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  • Mio figlio non vuole fare i compiti: consigli e spunti pratici

    “Mio figlio non vuole fare i compiti e non vuole studiare” oppure “mio figlio non riesce a concentrarsi” sono frasi che sentiamo molto spesso da parte dei genitori con figli in età scolare.

    Cosa fare e come comportarsi in questi casi?

    Quante volte hai cercato di “obbligarlo” a fare i compiti o a studiare, senza però riuscirci?

    Quante volte hai cercato di fare i compiti insieme a lui, ma si distrae continuamente e non ti ascolta?

    Molto importante, in questi casi, è riconoscere che molto probabilmente è il momento di rivolgersi ad un esperto 😉

    Non ad un professionista qualunque bensì ad un Pedagogista dell’educazione e dell’apprendimento.

    Perché rivolgersi ad un Pedagogista

    La pedagogia è la disciplina che studia l’educazione e la formazione dell’essere umano nella sua interezza, ovvero lungo tutto il ciclo della vita.

    Si occupa dei diversi approcci educativi che coinvolgono l’uomo e la donna nei diversi momenti e situazioni dello sviluppo: dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta e senile.

    Si rivolge, dunque, ai contesti formali, non-formali e informali, nei quali avviene il processo di formazione della persona.

    In questo senso, il Pedagogista è lo specialista dei processi educativi, formativi e di apprendimento.

    Si occupa di sviluppare il potenziale umano e apprenditivo del bambino, come dell’adulto, attraverso l’osservazione, l’analisi dei bisogni educativi della persona e la strutturazione di interventi di natura pedagogica.

    Il Pedagogista è in grado, infatti, di comprendere i comportamenti, i pensieri, gli stili e le strategie utilizzate dal ragazzo nell’apprendimento.

    Il tutto in modo specifico e personalizzato.

    Il segreto è proprio la personalizzazione 😉

    In questo modo, attraverso l’elaborazione di un piano didattico e formativo personalizzato, è possibile potenziare realmente e concretamente le strategie e i metodi di studio e rendere lo studente autonomo nel suo apprendimento.

    Quali comportamenti osservare

    Quali sono i comportamenti da osservare per sapere quando è il momento di rivolgersi ad un Pedagogista esperto dei processi di apprendimento?

    Vediamoli insieme.

    Mio figlio non vuole fare i compiti e studiare

    Tuo figlio continua a collezionare voti bassi nelle interrogazioni e nei compiti in classe e il suo rendimento continua a peggiorare, nonostante le ore e ore passate sui libri.

    Questo è il primo campanello d’allarme.

    Se tuo figlio passa molto tempo sui libri, senza però ottenere grandi risultati, ciò potrebbe essere dovuto a queste situazioni:

    • Continue e frequenti distrazioni durante lo studio o lo svolgimento dei compiti;
    • Difficoltà a concentrarsi e a studiare in autonomia;
    • Mancanza di impegno dovuto ad un interesse limitato per quello che si sta studiando.

    Tutto ciò può portare ad un abbassamento sempre maggiore del rendimento scolastico, ma anche ad una diminuzione dell’autostima e della fiducia nelle proprie capacità, con conseguenza disastrose per i risultati dell’apprendimento.

    Mio figlio non riesce a rimanere concentrato

    Il secondo campanello d’allarme da osservare è proprio la mancanza di concentrazione e attenzione quando si sta studiando o si sta svolgendo un compito specifico.

    La concentrazione e l’attenzione, infatti, giocano un ruolo fondamentale nell’apprendimento e nello studio: una persona può essere intelligente, avere abilità e competenze, ma se non si concentra riponendo tutte le energie sull’attività non otterrà risultati positivi.

    Entrambe queste abilità, concentrazione e attenzione, sono utilizzate nello svolgimento di situazioni nuovo e complesse, per questo motivo richiedono un grande sforzo personale.

    Mio figlio non è interessato a nessuna materia scolastica

    Il terzo campanello d’allarme da riconoscere è la presenza o meno di interesse nell’attività che si sta svolgendo.

    L’interesse gioca un ruolo fondamentale nell’apprendimento: se non c’è interesse non è possibile impegnarsi e focalizzarsi sullo svolgimento di una certa attività.

    Se non c’è l’interesse, probabilmente non c’è neanche la motivazione, ovvero quella “carica energetica” che sostiene o, quando manca, frena l’apprendimento.

    È quindi di fondamentale importanza per raggiungere buoni risultati scolastici e per imparare qualcosa di nuovo.

    Senza dubbio possiamo dire che la motivazione è variabile: notevole se un’attività ci piace molto, ridotta invece se ci viene imposta un’esperienza lontana dai nostri interessi.

    Mio figlio non riesce ad organizzarsi e a gestire il tempo per lo studio

    Il quarto campanello d’allarme da osservare è proprio l’incapacità di organizzarsi in autonomia nello studio e nelle varie attività.

    L’organizzazione del lavoro personale, ovvero saper organizzare in autonomia i compiti e lo studio per il giorno dopo o per la settimana, saper gestire le priorità o le scadenze, non è semplice e richiede tanta pratica.

    Se tuo figlio non riesce mai a svolgere tutti i compiti per il giorno dopo, gli manca sempre qualcosa da fare, arriva sempre al giorno prima della verifica o dell’interrogazione con sempre qualcosa da studiare.

    Questo perché non riesce ad organizzare tutti compiti in funzione delle scadenze e delle priorità.

    Tutti questi elementi sono alla base del nostro metodo Doposcuola Pedagogico: un percorso di autonomia e sostegno allo studio per sostenere i ragazzi nel loro apprendimento con l’utilizzo di strategie efficaci e l’acquisizione di un metodo di studio personalizzato!

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  • Metodo di studio efficace e Doposcuola Pedagogico

    metodo di studio efficace

    Oggi vi presento il nostro Doposcuola Pedagogico dedicato a tutti gli studenti per renderli autonomi nella scoperta e nell’utilizzo del loro metodo di studio efficace.

    E’ un vero e proprio metodo di supporto e potenziamento allo studio.

    Ebbene si, avete letto bene, si tratta di un metodo con caratteristiche particolare ed efficaci.

    Siete curiosi di saperne di più? 😉

    Innanzitutto, dovete sapere che nei processi di apprendimento sono coinvolti molti fattori legati alle abilità, alle strategie e agli aspetti metacognitivi e motivazionali.

    Un buon stratega, infatti, è colui che sa usare, e integrare, efficacemente tutte le strategie per raggiungere gli obiettivi di apprendimento.

    Ciò può attuarsi attraverso il confronto con insegnanti e compagni, nonché con la partecipazione alla vita di classe.

    In questo particolare momento, però, è molto più difficile: i ragazzi frequentano le lezioni a distanza, davanti ad uno schermo, senza la possibilità di confrontarsi in modo diretto.

    Quello che manca ora ai ragazzi è proprio questo sostegno, questo confronto che facilita e potenzia l’apprendimento.

    È da queste premesse che nasce il Doposcuola Pedagogico con l’obiettivo di sostenere i ragazzi nel loro apprendimento, utilizzando strategie per trovare il loro personale metodo di studio efficace e renderli poi autonomi.

    Il Doposcuola si rivolge, dunque, in maniera personalizzata ai ragazzi, partendo sempre dal loro stile cognitivo e dalle loro potenzialità, e proponendo strategie e metodi di studio “su misura”.

    Questo metodo, grazie alla sua personalizzazione e specificità, può essere utilizzato con tutti gli studenti, anche con gli studenti con Bisogni Educativi Speciali.

    Principi e valori di riferimento

    Primo fra tutti, la personalizzazione: la proposta di strategie didattiche volte a permettere a ogni studente di sviluppare le proprie peculiari potenzialità, differenti per ognuno, differenziando però le modalità di apprendimento.

    E’, dunque, realizzato ad hoc, su misura, sulla base, cioè, delle esigenze, delle diversità e delle peculiarità di ciascuno studente che devono essere valorizzate.

    La personalizzazione punta a consolidare e sviluppare i punti di forza e i talenti personali del ragazzo.

    La motivazione ad apprendere è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di apprendimento prefissati e ottenere risultati positivi nei termini di successo scolastico.

    È, infatti, un “qualche cosa” che spinge una persona a comportarsi in un certo modo e può avere diverse ragioni alla base, estrinseche o intrinseche, che devono essere comprese per cercare di mantenere alto il livello di motivazione.

    Le motivazioni riguardano proprio la scelta di affrontare o di evitare il compito, nonché di affrontarlo con una maggiore o minore persistenza di fronte a ostacoli.

    Gioca un ruolo fondamentale il concetto di interesse, inteso come un forte fattore motivazionale, che genera una particolare attenzione e focalizzazione su un argomento o un’attività.

    Infine, il concetto di autonomia riveste una grande importanza nel processo di studio e di maturazione.

    Essere autonomi significa padroneggiare l’attività che si sta svolgendo, riuscendo a svolgere senza richiedere un aiuto esterno ma utilizzando le proprie risorse e competenze personali.

    Significa, cioè, affrontare e dominare con padronanza le diverse situazioni di apprendimento e trovare delle soluzioni.

    L’autonomia è legata alla capacità di organizzazione nella gestione dei compiti e dello studio.

    Considerando tutte le scadenze e i tempi richiesti per raggiungere il risultato in serenità e potenziare il proprio senso di autoefficacia e autostima.

    Gli stili cognitivi individuali

    Come anticipato, un compito o un’attività possono essere affrontati da ciascuna persona in maniera particolare.

    Con il termine stile cognitivo si intende la modalità di pensare o agire di fronte a situazioni precise.

    Attenzione però: non necessariamente utilizziamo lo stesso stile è usato in tutte le situazioni!

    E’ molto importante conoscere e avere consapevolezza del proprio, o dei propri, stili cognitivi per padroneggiarli e utilizzarli in autonomia.

    Quali sono questi stili cognitivi?

    1. Lo stile sistematico/intuitivo riguarda la modalità di ragionamento verso la scoperta di concetti nuovi.
      Chi predilige un pensiero sistematico prende in considerazione ogni informazione a disposizione, procedendo passo dopo passo nel ragionamento mentre, chi preferisce un pensiero intuitivo, cerca di verificare l’ipotesi iniziale in vari modi, senza un concreto procedimento.
    2. Lo stile cognitivo globale/analitico riguarda la capacità di percezione delle informazioni dall’ambiente.
      Lo studente con stile globale tenderà a concentrarsi sugli aspetti generali per poi sintetizzare la situazione e vederla nel suo complesso, mentre lo studente con stile analitico si soffermerà sui dettagli, concentrandosi sugli aspetti più particolari e minuziosi.
    3. Lo stile cognitivo impulsivo/riflessivo riguarda i processi di valutazione e risoluzione dei problemi, in riferimento ai tempi di presa delle decisioni.
      Uno studente impulsivo ha la tendenza a fornire soluzioni precipitose, a volte non ottimali, in tempi molto brevi, mentre uno studente riflessivo fornisce risposte più lente e accurate, analizzando minuziosamente tutti i particolari a disposizione.
    4. Lo stile cognitivo convergente/divergente si riferisce, invece, alla creatività.
      I convergenti tenderanno a dare risposte simili a situazioni già conosciute o già verificate in precedenza, mentre i divergenti cercheranno risposte nuove, creative, anche fuori dagli schemi.
    5. Lo stile cognitivo verbale/visuale differenzia le persone che prediligono maggiormente pensare a parole oppure pensare visualizzando attraverso le immagini.

    Caratteristiche del metodo di studio efficace

    Ecco riassunte le caratteristiche portanti del nostro metodo 😉

    • Approccio personalizzato all’apprendimento e allo studio;
    • Comprensione delle esigenze del singolo studente;
    • Valorizzazione dei punti di forza e delle risorse peculiari, nonché degli stili di apprendimento individuali;
    • Promozione e utilizzo di strategie e metodo specifici;
    • Potenziamento della motivazione e dell’autonomia nello studio e nell’apprendimento.

    Se vuoi approfondire non esitare a contattarci!

  • Strategie di inclusività educative e didattiche a scuola

    Le strategie di inclusività sono fondamentali per promuovere e favorire l’apprendimento di tutti i bambini, anche con Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Bisogni Educativi Speciali.

    Nell’articolo precedente abbiamo visto che Dsa e Bes si accompagnano stili di apprendimento e caratteristiche cognitive specifiche, che è importante riconoscere.

    Ciò vale, in realtà, per tutti i bambini, in quanto ciascuno di noi apprende e studia in modo peculiare e specifico.

    Per potenziare l’apprendimento e rispettare le caratteristiche individuali di ciascuno studente è necessaria una didattica inclusiva.

    Una scuola inclusiva, infatti, rispetta le seguenti condizioni:

    • Unicità del soggetto;
    • Valorizzazione delle diversità e specificità di ciascuno;
    • Partecipazione;
    • Apertura e dialogo;
    • Attenzione alle nuove tecnologie che possono sostenere l’apprendimento.

    In questo senso, di vitale importanza è lavorare sul clima della classe e sulle strategie di inclusività da utilizzare, educative e didattiche.

    Strategie di inclusività

    Innanzitutto, promuovere in classe un clima sereno e positivo di accoglienza e apertura, attento ai bisogni e alle esigenze di ciascun allievo.

    Creare, poi, un ambiente partecipativo e cooperativo tra gli studenti, in cui le prestazioni del singolo vengono valutate in relazione ai propri precedenti risultati e non confrontate con standard esterni o oggettivi.

    E’ da preferire, dunque, un approccio all’apprendimento di qualità e personalizzato, tenendo conto degli stili cognitivi e delle modalità di apprendimento di ciascun ragazzo.

    In questo senso, è importante promuovere la stima e la fiducia nelle capacità di crescita degli alunni, prevedendo anche dei momenti di affiancamento o attività in coppia e in piccoli gruppi, stimolando così anche l’apprendimento tra pari.

    Inoltre, è importante privilegiare l’utilizzo di diversi canali comunicativi in base ai differenti stili cognitivi degli studenti.

    Non solo però 😉

    Di fondamentale importanza risulta l’utilizzo delle tecnologie che possono semplificare e stimolare l’apprendimento, nonché l’utilizzo dei mediatori didattici, ad esempio di schemi, immagini o mappe.

    La differenziazione didattica

    Come abbiamo visto ogni studente possiede bisogni personali, diversificati e specifici, ma anche un proprio stile di apprendimento peculiare e propri canali comunicativi preferenziali.

    Si impone, dunque, in modo inconfutabile l’esigenza di adottare metodi di insegnamento grazie ai quali tutti gli allievi possano raggiungere traguardi scolastici significativi e soddisfacenti,

    Una soluzione può essere la differenziazione didattica, ovvero:

    una prospettiva metodologica di base capace di promuovere processi di apprendimento significativi per tutti gli allievi presenti in classe, volta a proporre attività educative mirate, progettate per soddisfare le esigenze dei singoli in un clima educativo in cui è consuetudine affrontare il lavoro didattico con modalità differenti.

    La differenziazione didattica, se ben condotta, può essere la chiave di accesso per permettere a ogni allievo di raggiungere i migliori risultati possibili sul piano delle conoscenze, delle abilità e delle competenze.

    Il concetto di differenziazione didattica è alla base del processo inclusivo della scuola, tanto più quanto all’interno della classe è presente un allievo con un Dsa o con un Bes.

    Se un docente vuole operare in questa direzione dovrebbe:

    • Progettare un percorso differenziato specifico e, allo stesso tempo, collegato all’intera classe;
    • Conoscere le abilità specifiche e le potenzialità dello studente;
    • Adottare metodi e procedure per incontrare le sue esigenze speciali.

    L’inclusione, dunque, si attua quando un alunno accetta di buon grado di svolgere un determinato compito appositamente ideato per lui, poiché tutti, in quel momento, stanno lavorando su compiti diversi.

  • Dsa Bes: definizioni, caratteristiche e strategie di intervento

    Dsa Bes: sentiamo spesso parlare di queste sigle, ma sappiamo realmente cosa significano?

    Quali sono le loro caratteristiche e le strategie di intervento educative-didattiche che possiamo utilizzare?

    Dsa: definizioni e caratteristiche

    Quando parliamo di DSA ci riferiamo ai cosiddetti Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ovvero a tutte quelle difficoltà riscontrate nell’area degli apprendimenti scolastici di base (lettura, scrittura e calcolo).

    Difficoltà presenti nonostante le buone competenze intellettive del bambino ed un ambiente socio-culturale adeguato.

    Tali disturbi sono diagnosticati da psicologi e/o neuropsichiatri e la loro identificazione è di pertinenza del settore sanitario.

    Sulla base di una diagnosi di DSA la scuola dovrà adottare le strategie didattiche opportune e dovrà elaborare un Piano Didattico Personalizzato. 

    Nella maggior parte dei casi, infatti, a seguito a tale diagnosi, il lavoro della scuola viene integrato con interventi e strumenti didattici dispensativi e compensativi, da parte di un pedagogista.

    Le caratteristiche dei Dsa sono le seguenti:

    • Il disturbo interessa uno specifico dominio di abilità in modo significativo e circoscritto;
    • Il funzionamento intellettive generale è intatto;
    • Il disturbo è innato;
    • E’ sempre presente nel percorso evolutivo;
    • Gli adattamenti didattici non sono sufficienti a migliorare il quadro clinico;
    • La prestazione è resistente all’automazione;
    • La modificabilità è modesta.

    Una caratteristiche molto importante è proprio la specificità di questi disturbi che riguardano, infatti, l’alterazione di una specifica funzione.

    Il disturbo, dunque, è circoscritto, ad un determinato dominio di abilità.

    Bes: definizioni e caratteristiche

    Con il termine Bisogni Educativi Speciali intendiamo:

    qualsiasi difficoltà evolutiva di funzionamento, permanente o transitoria, in ambito educativo e/o apprenditivo, dovuta all’interazione di diversi fattori, e che necessita di educazione speciale individualizzata.

    Non è un concetto clinico, non viene diagnosticato, bensì è una condizione di difficoltà che deve essere riconosciuta per garantire all’alunno un programma su misura.

    La persona con bisogno educativo speciale vive una particolare condizione di svantaggio culturale, familiare, sociale, psicologico che non gli permette di sviluppare appieno le proprie competenze.

    Si tratta di situazioni di disagio e disadattamento scolastico, come:

    • Svantaggio o deprivazione sociale;
    • Provenienza e bagaglio linguistico-culturale;
    • Difficoltà di integrazione sociale e culturale;
    • Alunni con famiglie difficili e/o multiproblematiche;
    • Contesti familiari svantaggiati.

    Dsa Bes: strategie educativo-didattiche

    Quali strategie educativo-didattiche risultano fondamentali per il potenziamento degli apprendimenti?

    Alcune ricerche hanno evidenziato che a Dsa e Bes si accompagnano stili di apprendimento e altre caratteristiche cognitive specifiche, che è importante riconoscere per la predisposizione di una didattica personalizzata efficace.

    Per il riconoscimento di un potenziale disturbo dell’apprendimento o bisogno educativo speciale, quindi, è molto importante:

    • Individuare le caratteristiche cognitive su cui puntare per il raggiungimento del successo formativo;
    • Riconoscere e valorizzare gli stili di apprendimento preferiti;
    • Individuare gli stili cognitivi e di apprendimento utilizzati: globale/analitico, verbale/visuale, sistematico/intuitivo, convergente/divergente, impulsivo/riflessivo.

    In questo senso, risulta di fondamentale importanza promuovere un apprendimento inclusivo attento, cioè, all’unicità del soggetto e alla valorizzazione di tutte le specificità e diversità.

    Un insegnamento di qualità, infatti, si basa sui seguenti principi:

    1. E’ importante comprendere i bisogni dei singoli allievi
    2. Occorre utilizzare diversi canali comunicativi in riferimento ai bisogni specifici
    3. Gli stili di insegnamento e apprendimento devono essere peculiari alle caratteristiche degli alunni
    4. La scuola deve promuovere un clima di partecipazione, serenità, accoglienza e convivialità
    5. La valorizzazione e accettazione incondizionata di tutte le diversità e specificità
    6. Le strategie educative e didattiche devono essere creative e flessibili per adattarsi alla caratteristiche e ai bisogni di ciascun allievo.

    Una didattica di questo tipo, infatti, è necessaria per favorire l’apprendimento di bambini con Disturbi Specifici dell’Apprendimento o Bisogni Educativi Speciali.

    Seguiteci: nel prossimo articolo approfondiremo le strategie didattiche ed educative per favorire l’inclusività in classe 😉

  • Discalculia evolutiva: le difficoltà di calcolo nella scuola primaria

    In questo articolo vi parliamo della discalculia evolutiva.

    Innanzitutto, che cosa è la discalculia evolutiva?

    E’ un disturbo dell’apprendimento, insieme alla dislessia e alla disgrafia, riferito però alla difficoltà di calcolo.

    E’ una difficoltà di produzione o di comprensione delle quantità, dei simboli numerici e delle operazioni aritmetiche di base.

    Coinvolge, dunque, sia le componenti di cognizione numerica basale, come il conteggio, comprensione e produzione di quantità, sia quelle di tipo procedurale, come l’esecuzione di algoritmi di calcolo.

    Discalculia evolutiva: definizione

    Si definisce come un disturbo a carico delle abilità numeriche e aritmetiche, che si manifesta in bambini con intelligenza normale.

    Può presentarsi con una certa frequenza in associazione alla dislessia, o a difficoltà di tipo visuo-spaziale.

    La discalculia non si riferisce in modo generico a tutta la matematica, ma solo ad alcune abilità di base, che corrispondono all’elaborazione del numero e alle procedure necessarie al calcolo, sia a mente che per iscritto.

    E’ possibile differenziare le difficoltà specifiche di calcolo, distinguendo i disturbi che riguardano la conoscenza numerica da quelli relativi al calcolo vero e proprio.

    La valutazione dell’apprendimento

    L’apprendimento della matematica implica aspetti diversi e anche la valutazione delle competenze in quest’ambito deve essere condotta su più livelli.

    E’ opportune approfondire sia le competenze di base del calcolo sia un’analisi qualitativa degli errori.

    La valutazione deve, dunque, prevedere prove diverse che indagano le componenti fondamentali del sistema numerico:

    • Calcolo a mente e scritto;
    • Conoscenza dei fatti aritmetici;
    • Giudizio di numerosità e di grandezza;
    • Ordinamento di serie di numeri;
    • Scrittura e lettura di numeri.

    Il caso di Camilla

    Riportiamo di seguito una descrizione di un caso di discalculia tratto dal volume “In classe ho un bambino che” di Cesare Cornoldi e Sara Zaccaria.

    Camilla è una bambina minuta, bionda, dall’apparenza un po’ più piccola dei suoi 10anni, si dimostra subito socievole e aperta.

    E’ lei a raccontare dei suoi interessi e della sua passione per la danza, ma quando si arriva a parlare della scuola si fa seria.

    Racconta che in classe seconda “non leggeva bene” ma che, nel corso dell’anno, si era così impegnata a casa, leggendo tanti libri, che alla fine aveva risolto il problema.

    I genitori confermano che attualmente, anche se Camilla è meno veloce delle sue compagne, legge senza errori e comprende bene il testo.

    Le difficoltà restano invece in matematica.

    I genitori affermano che già dalla classe terza della scuola primaria le maestre avevano segnalato qualche difficoltà, attribuendola tuttavia alla distrazione e allo scarso impegno.

    Decisero poi di rivolgersi ad uno specialista.

    Procedendo nella valutazione, si osserva una leggera lentezza nella lettura del testo, ma buone prestazioni nell’ambito della scrittura e della comprensione.

    Camilla dimostra una buona padronanza delle procedure e delle strategie di calcolo a mente e scritto.

    Incontra, invece, maggiori difficoltà in compiti apparentemente più semplici, che sondano la conoscenza e la comprensione del sistema dei numeri.

    In questo caso, dunque, una difficoltà più sugli aspetti di conoscenza numerica che a quelli relativi alle procedure di risoluzione.

  • Gli strumenti compensativi e la rappresentazione con mappe concettuali

    Quando parliamo di strumenti compensativi ci riferiamo a qualsiasi prodotto o sistema, in grado di bilanciare un’eventuale disabilità o disturbo riducendone gli effetti negativi.

    Ci riferiamo, dunque, all’insieme di procedimenti, stili di lavoro o apprendimento in grado di ridurre, se non superare, i limiti della disabilità o del disturbo.

    Gli strumenti compensativi possono essere utili a tutti i ragazzi e quindi possono essere proposti all’intera classe.

    Non hanno, infatti, nessuna caratteristica stigmatizzante e possono essere proposte a tutti gli alunni, facilitandone così la condivisione, l’accettazione e l’inclusione.

    Per gli alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento si propongono abitualmente strumenti differenti per efficacia e flessibilità, come la tabella dell’alfabeto, la tavola pitagorica, la calcolatrice, i computer.

    Non è sufficiente, però, che l’insegnante consenta l’uso in classe delle strategie compensative, senza insegnare agli allievi come si utilizzano.

    Il computer, infatti, è uno strumento compensativo che funziona solo se c’è vera competenza, ovvero solo se il ragazzo lo sa usare bene, con piena sicurezza, sapendolo adattare con flessibilità alle proprie esigenze di studio.

    In questo senso, parliamo di “didattica compensativa“.

    Le strategie compensative

    Le strategie compensative possono essere elaborate autonomamente dall’alunno, spesso per tentativi ed errori, altre possono essere proposte o suggerite dagli adulti.

    Esistono delle strategie che incidono più o meno direttamente sull’efficacia dei processi cognitivi, di comprensione e memorizzazione, e migliorano sensibilmente il metodo di studio.

    Una strategia può riguardare la capacità di integrare o mediare la comunicazione scritta attraverso altri codici, in particolare grafico-visivi: utilizzare schemi, grafici, mappe, diagrammi.

    In questo caso, con l’utilizzo di rappresentazioni grafiche è possibile integrare e rafforzare la comunicazione scritta.

    La rappresentazione per mappe concettuali

    La rappresentazione per mappe è una delle più potenti strategie compensative a disposizione degli alunni con DSA, in particolare nel caso di difficoltà di lettura e di studio, perché sostituisce o integra la comunicazione testuale con quella visiva.

    È una strategia che ha quasi sempre una componente tecnologica, perché le mappe si producono con il computer, ma le capacità individuali sono determinanti.

    Questa strategia compensativa, dunque, non può essere sviluppata e applicata in autonomia dagli studenti, in riferimento proprio alla sua complessità ed importanza.

    Richiede un attento e specifico intervento formativo, non tanto sulle capacità informatiche, bensì soprattutto sulla capacità di organizzare e strutturare le informazioni che si vogliono rappresentare.

    La costruzione di una mappa concettuale, infatti, è un’operazione complessa e richiede una specifica attività formativa.

    Non ci si riferisce tanto all’esecuzione grafica, quanto alla capacità di sintesi e di attenta rilettura dei contenuti, ovvero individuare i nodi e i concetti associati, assegnare ad essi delle etichette, individuare i collegamenti.

    Per molti versi, le mappe sono utili per gli alunni con DSA come lo sono per i loro compagni, in quanto li aiutano a:

    • Organizzare le conoscenze già possedute;
    • Facilitano l’elaborazione di nuove informazioni;
    • Potenziare la comprensione e la memorizzazione di nuovi concetti.

    La mappa aiuta i ragazzi a memorizzare i contenuti perché ne favorisce l’organizzazione logica ed evidenzia i collegamenti tra le informazioni possedute.

  • I Disturbi Specifici dell’Apprendimento: Dislessia definizione

    Nello scorso articolo abbiamo parlato dei Disturbi Specifici dell’apprendimento, focalizzando l’attenzione sulla Disgrafia.

    Oggi approfondiamo, invece, la Dislessia: definizione origine e caratteristiche, cominciando proprio dal suo significato.

    Dislessia definizione: una disabilità dell’apprendimento caratterizzata dalla difficoltà a effettuare una lettura accurata e fluente e da scarse abilità nella scrittura.

    La dislessia è un disturbo che ostacola il normale processo di interpretazione dei segni grafici con cui si rappresentano per iscritto le parole.

    È un disturbo della capacità di leggere.

    Dislessia definizione e origine

    Non è ancora possibile affermare, con certezza, quali siano le cause dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

    Tuttavia, studi recenti indicano che le difficoltà incontrate dalle persone con DSA debbano essere attribuite a disfunzioni in alcuni meccanismi cerebrali.

    Le cause sarebbero da ricercarsi in un diverso funzionamento di alcune aree del cervello e in modo più specifico, a una difficoltà diffusa ne coordinare le informazioni provenienti dalle diverse aree cerebrali implicate nei complessi processi di lettura, scrittura, calcolo e ragionamento matematico.

    Infatti, i soggetti con DSA non sono tutti uguali poiché ogni soggetto
    presenta uno o più processi deficitari differenti per entità e tipologia
    che la diagnosi e il profilo funzionale descriveranno in maniera dettagliata analizzando le componenti del sistema mentale nella sua globalità e nelle specifiche aree di apprendimento.

    Ad ogni modo, nulla ha a che vedere con l’intelligenza.

    Le caratteristiche della dislessia

    La dislessia si può presentare in modo diverso da bambino a bambino.

    Vediamo insieme le caratteristiche più comuni che possono presentarsi.

    1. Scarsa discriminazione dei grafemi diversamente orientati nello spazio: il soggetto mostra chiare difficoltà nel discriminare grafemi uguali o simili, ma diversamente orientati.
      Egli, ad esempio, confonde la “p” e la “b”; la “d” e la “q”; la “u” e la “n”; la “a” e la “e”; la “b” e la “d”.
    2. Scarsa discriminazione di grafemi che differiscono per piccoli particolari: il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi che presentano somiglianze.
      Egli, ad esempio può confondere la “m” con la “n”; la “c” con la “e”; la “f” con la “t”.
    3. Difficoltà di decodifica sequenziale: leggere richiede al lettore di procedere con lo sguardo in direzione sinistra – destra e dall’alto in basso.
      tale processo appare complesso per tutti gli individui nelle fasi iniziali di apprendimento della lettura, ma, con l’affinarsi della tecnica e con l’uso della componente intuitiva la difficoltà diminuisce gradualmente fino a scomparire. Nel soggetto dislessico talvolta ci troviamo di fronte, invece a un vero e proprio ostacolo.
    4. Omissione di grafemi e sillabe: il soggetto omette la lettura di parti della parola; può tralasciare la decodifica di consonanti oppure di vocali, e spesso anche di sillabe.
    5. Salti di parole e salti da un rigo all’altro: il soggetto dislessico presenta evidenti difficoltà a procedere sul rigo e ad andare a capo, per cui sono frequenti anche “salti” di intere parole o di intere righe di lettura.
    6. Inversioni di sillabe: spesso la sequenza dei grafemi viene invertita provocando errori particolari di decodifica della sillaba.
    7. Aggiunte e ripetizioni: la difficoltà a procedere con lo sguardo nella direzione sinistra – destra può dare origine anche ad errori di decodifica caratterizzati dall’aggiunta di un grafema o di una sillaba.

    La dislessia evolutiva: come riconoscerla

    Con tale termine intendiamo uno specifico disturbo nell’automatizzazione
    funzionale dell’abilità di lettura decifrativa
    (lettura di testi o parole ad alta voce).

    La mancata automatizzazione si può osservare sia in una eccessiva lentezza nella lettura, che in un abbondante numero di errori di lettura.

    Tutti gli studi dimostrano che anche il dislessico lieve mantiene per lunghi anni una differenza significativa rispetto ai suoi compagni di classe. Non si può dire che egli non migliori in assoluto, ma manterrà sempre una differenza di velocità e accuratezza di lettura rispetto ai suoi coetanei.

    Dunque la dislessia evolutiva non è una malattia perché non è transitoria né ci sono rimedi chiari e rapidi per eliminarla.

    Intervenire tempestivamente è fondamentale per realizzare un intervento educativo mirato: il tipo di proposte didattiche e strategiche che vengono fatte ai bambini possono facilitarne il superamento o complicarla.

    In questo senso, risulta di fondamentale importanza l’osservazione sistematica e periodica.

    In qualità di studio di consulenza pedagogica, ci occupiamo di progettare e realizzare, a seguito dell’individuazione di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, percorsi di sostegno allo studio individuali ed integrativi alla scuola.

    Non esitare a contattarci per una prima consulenza gratuita.

  • I disturbi specifici dell’apprendimento: Disgrafia significato

    La comparsa di una difficoltà inattesa, in quanto non preannunciata, può generare un senso di sconforto negli adulti e disorientamento e frustrazione nel bambino che fino a quel momento non aveva ricevuto segnali di inadeguatezza per le sue prestazioni.

    Questo cambiamento di comportamento può essere dovuto a diversi motivi, uno dei quali possono essere i Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

    Cosa si intende con la sigla DSA?

    I DSA riguardano le difficoltà riscontrate nell’area degli apprendimenti scolastici di base, ovvero lettura, scrittura e calcolo, nonostante le buone competenze intellettive del bambino e un ambiente socio-culturale adeguato.

    E’ un disturbo “specifico” perché riguarda l’alterazione di una specifica funzione: è, cioè. circoscritto ad un determinato dominio di abilità.

    Inoltre, è un disturbo innato, è sempre presente nel percorso evolutivo.

    In questo articolo approfondiamo la Disgrafia, per poi proseguire con l’approfondimento degli altri disturbi.

    Disgrafia significato: un disturbo specifico dell’apprendimento che riguarda esclusivamente il grafismo, ovvero la riproduzione di segni alfabetici e numerici.

    Si tratta, dunque, di un disordine delle componenti periferiche, cioè esecutivo-motorie, e non riguarda le regole ortografiche e sintattiche.

    La disgrafia deve essere distinta dalla disortografia che rappresenta, invece, un disordine di decodifica del testo scritto che risale ad un deficit di funzionamento delle componenti centrali del processo di scrittura.

    La disgrafia è proprio un deficit di natura motoria, ovvero nei processi di realizzazione dei grafemi.

    Caratteristiche della disgrafia

    • Fatica sul piano di scrittura;
    • Impugnatura della penna scorretta;
    • Pressione della mano sul foglio troppo forte o troppo leggera;
    • Capacità di utilizzare lo spazio a disposizione per scrivere;
    • Dimensioni delle lettere non rispettate;
    • Scrittura incomprensibile al bambino stesso;
    • Minore fluenza e qualità dell’aspetto grafico della scrittura.

    Le difficoltà nella scrittura possono, dunque, essere riconosciute con errori e difficoltà nell’attività grafo-motoria e lentezza nell’evocazione dello schema grafo-motorio.

    Per individuare un alunno con un potenziale Disturbo, è molto importante l’osservazione delle prestazioni nei vari ambiti di apprendimento interessati.

    Ad esempio, per ciò che riguarda la scrittura, è possibile osservare la presenza di errori ricorrenti, che possono essere comuni in una fase di apprendimento o in una classe precedente, ma che si presentano a lungo e in modo non occasionale.

    Nei ragazzi più grandi, invece, è possibile notare l’estrema difficoltà a controllare le regole ortografiche o la punteggiatura.

    Individuazione del rischio DSA

    Queste difficoltà sono relegate al mondo scolastico, poiché non è possibile evidenziare un DSA a un bambino senza chiedergli di leggere, scrivere o fare calcoli.

    Infatti, non è possibile fare diagnosi di DSA finché il bambino non ha raggiunto la scuola primaria.

    Nonostante ciò, possono essere individuati alcuni segnali d’allarme anche all’inizio dell’apprendimento, come l’eccessiva stanchezza e impegno nell’eseguire compiti scolastici.

    Già dalla scuola dell’infanzia, infatti, si possono rilevare casi a rischio di DSA e porre in atto tutti gli interventi conseguenti, ossia tutte le strategie didattiche adatte.

    Per individuare i fattori di rischio è importante utilizzare allo stesso tempo più fonti di informazione:

    • Anamnesi;
    • Osservazioni sistematiche;
    • Valutazioni da parte degli insegnanti;
    • Questionari e colloqui con i genitori.

    Anamnesi, colloqui con i genitori, osservazioni sistematiche e periodiche sono fondamentali per accorgersi tempestivamente dell’eventuale presenza di difficoltà di questo tipo per poi realizzare attività didattiche e pedagogiche mirate con il sostegno di pedagogista esperto.

    Il tempestivo riconoscimento, infatti, permette la realizzazione di un intervento immediato, con l’attivazione di percorsi educativi mirati.

    In qualità di studio di consulenza pedagogica, ci occupiamo di progettare e realizzare, a seguito dell’individuazione di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, percorsi di sostegno allo studio individuali ed integrativi alla scuola.

    Non esitare a contattarci per una prima consulenza gratuita.

  • Bisogni educativi speciali: l’importante ruolo della pedagogia

    Sentiamo spesso parlare di Bisogni Educativi Speciali e della necessità di promuovere un intervento didattico individualizzato e personalizzato.

    Ma sappiamo realmente cosa è un BES?
    Sappiamo quando è il momento di contattare un esperto?
    Siamo consapevoli dell’importanza di promuovere un intervento individualizzato?

    Oggi vogliamo parlarvi proprio di questo.

    I Bisogni Educativi Speciali

    Vediamo innanzitutto cosa è un Bisogno Educativo Speciale.

    E’ una qualsiasi difficoltà di apprendimento e di comportamento, che si presenta durante l’età evolutiva, non necessariamente riconducibile ad un disturbo o ad una disabilità.

    Non è, dunque, un concetto clinico, e non deve essere diagnosticato con test specifici.

    Può essere riconosciuto attraverso l’osservazione da parte di un Pedagogista esperto nell’età evolutiva.

    I bambini con Bisogni Educativi Speciali vivono una particolare condizione di svantaggio culturale, familiare, sociale, linguistico, psicologico, che non gli permettono di apprendere e sviluppare pienamente le loro competenze.

    Si tratta proprio di tutte quelle situazioni di disagio e disadattamento scolastico, ad esempio:

    • Svantaggio o deprivazione sociale;  
    • Provenienza e bagaglio linguistico-culturale;
    • Difficoltà di integrazione sociale e culturale;
    • Ambienti famigliari difficili e/o multiproblematici;
    • Contesti familiari svantaggiati.

    Il ruolo della pedagogia e del Piano Didattico Individualizzato

    Tale situazione particolare, che compromette il pieno sviluppo delle capacità, deve essere riconosciuta per garantire ai bambini di arrivare comunque ad apprendere con modalità diverse e programmi su misura.

    In questo senso, molto importante risulta la capacità di osservazione, da parte degli insegnanti, dei pedagogisti e anche dei genitori.

    Soprattutto insegnanti e pedagogisti.

    Un’analisi profonda, approfondita e obiettiva che possa delineare un quadro completo e utilizzabile, per poi andare a definire un intervento educativo-formativo-didattico, le misure e le strategie, per i bambini con Bisogni Educativi Speciali.

    Il Piano Didattico Personalizzato e Individualizzato deve essere, infatti, uno strumento di lavoro che include progettazioni didattico-educative “su misura”.

    E’ un intervento ad hoc, su misura, calibrato sui bisogni specifici del bambino, che diviene personalizzato, dandogli la possibilità di sviluppare al meglio le proprie potenzialità.

    Nei casi di Bisogni Educativi Speciali si rivela indispensabile l’intervento del pedagogista in grado di:

    Individuare e identificare un Bisogno Educativo Speciale in un bambino, per favorire il processo di apprendimento autonomo e la sua integrazione nella classe e nel gruppo di pari.

    Progettare percorsi di intervento come supporto individuale al bambino ed integrativo nella scuola.

    Accorgersi per tempo di un Bisogno Educativo Speciale garantirà al bambino di avere successo e di sentirsi protagonista del suo percorso di apprendimento, senza rimanere indietro, ma acquisendo ugualmente, seppur in modalità diverse e specifiche, le competenze e le conoscenze fondamentali.

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