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Internet e bullismo

  • Educazione ai media, ai social e ai videogiochi: consigli per i genitori

    educazione ai media

    Introduzione

    Oggi vogliamo parlarvi di educazione ai media, fornendovi consigli educativi e pratici per promuovere tale educazione con i vostri figli.

    Innanzitutto, cosa intendiamo con questo termine?

    Siamo ormai tutti consapevoli della grande diffusione e della grande influenza che i nuovi media hanno su ognuno di noi, anche su bambini e adolescenti.

    Con la parola media intendiamo tutte le nuove tecnologie: Internet, Smartphone, Social Netwrok, Videogiochi, giochi on line, e così via.

    I media sono ormai presenti nelle vita di ognuno di noi, grandi e piccini.

    Non possiamo, e non dobbiamo, eliminarli, evitarli o esserne spaventati.

    Quello che possiamo fare è imparare a conviverci, utilizzando tutte questo nuove tecnologie in modo educativo, critico, consapevole, positivo.

    E’ fondamentale per i genitori, così come per gli insegnanti o gli adulti che hanno a che fare con minori, conoscerlo in tutte le sue potenzialità ed essere pratici di alcuni aspetti di alcuni aspetti, per poter educare i propri figli ad un uso consapevole di tutte le tecnologie. 

    Ecco perché Privacy, funzionamento di Facebook, educazione ai media e sicurezza informatica devono essere concetti che tutti i genitori con figli, bambini e adolescenti, dovrebbero conoscere e padroneggiare.

    Vogliamo dedicare questo approfondimento al tema attualissimo dei videogiochi.

    I videogiochi e il loro utilizzo

    I videogiochi, ormai, fanno parte, come le altre tecnologie, della vita di moltissimi ragazzi che vi passano ore e ore della loro giornata.

    A volte anche per tutto il pomeriggio si isolano a giocare ai videogiochi: giocano da soli oppure giocano online con gli amici.

    Teniamo presente però che l’uso dei videogiochi non è in sé nocivo, come si crede, anzi, un utilizzo adeguato può anche favorire tutta una serie di abilità importanti come:

    • Il problem solving;
    • La risoluzione dei problemi;
    • L’attenzione prolungata;
    • La capacità di concentrazione;
    • La reattività.

    I videogiochi possono far parte della vita dei vostri figli se si conoscono i rischi e i pericoli e se vengono utilizzati in modo adeguato e consapevole. 

    Ricordate sempre che:

    Non è lo strumento in sé ad essere un problema, ma il suo utilizzo.

    Se vostro figlio riesce a portare a termine tutti i compiti, fare sport, vedere gli amici, dedicarsi alle attività del tempo libero, non sarà un problema se si dedicherà ai videogiochi per un paio di ore al giorno, sempre facendo attenzione alla sua sicurezza.

    Il problema può manifestarsi quando il videogioco assorbe completamente il bambino e arriva a sostituire i momenti dedicati allo studio, allo sport e alle relazioni sociali, creando isolamento.

    Cosa deve fare il genitore

    Di seguito trovate alcuni consigli pratici che potranno permettervi di promuovere una buona educazione ai media e ai videogiochi.

    Solo così sarà possibile educare i vostri figli ad un utilizzo critico e attivo delle nuove tecnologie, senza essere sopraffatti dalle tecnologie.

    La vera sfida per un genitore non sta nel vietare assolutamente i videogiochi, per paura, ma nell’aiutare il figlio a conoscere e ad utilizzare in modo critico e consapevole le tecnologie e i videogiochi. 

    Non tutti i videogiochi sono negativi

    Non tutti i videogiochi sono uguali, non sono tutti rischiosi e pericolosi.

    Alcuni permettono anche di stimolare lo sviluppo di abilità cognitive, il ragionamento, la presa di decisioni e lo sviluppo degli obiettivi.

    Parlate con loro dei rischi e delle pericolosità

    Dialogate con loro, dite loro quali sono i rischi e i pericoli delle nuove tecnologie, dei social, dei videogiochi.

    Ovviamente per parlare con loro dei videogiochi e delle tecnologie dovete per prima cosa conoscerle.

    Dunque, documentatevi.

    Siate sempre sinceri con loro, capiranno e vi ascolteranno.

    Promuovete un dialogo positivo, chiedendo proprio a loro se conoscono i rischi e quali sono.

    Avvicinatevi al mondo dei vostri figli

    Dovete cercare di cogliere, nel rapporto con la tecnologia, il loro punto di vista e avvicinarvi a questo mondo che rappresenta comunque una parte della loro vita.

    Stategli vicino, dialogate con loro, fate loro molte domande.

    Domande, mi raccomando, positive, interessate, non giudicanti o inquisitorie.

    Non dovete indagare, ma parlare con loro.

    Proponete anche di giocare insieme a loro, fatevi insegnare a giocare. Perché no, sarà molto divertente 😉

    Concordate insieme il tempo di gioco

    E’ importante stabilire insieme un tempo da trascorrere a giocare, magari utilizzando anche un orologio in modo che si rendano conto del tempo che hanno passato davanti allo schermo e mantengano un filo con la realtà.

    Molto utile può essere posizionare l’orologio proprio di fianco alla televisione, per responsabilizzarli, renderli sempre più autonomi e dargli fiducia.

    Stabilite insieme il tempo di gioco: parlatene insieme, definite una regola che deve essere condivisa.

    Le regole, ricordate, devono sempre essere condivise, chiare, comprensibile e motivate.

    A tal proposito, vi consiglio di leggere il nostro articolo proprio dedicato alle regole!

    Per approfondire queste tematiche e consigli che riguardano l’educazione ai media e ai videogiochi, non esitate a contattarci!

  • Bullismo a scuola: per un piano di prevenzione e contrasto

    bullismo a scuola

    Nella nostra pratica quotidiana e lavorativa, ci troviamo sempre più di fronte a casi di bullismo a scuola.

    Sono sempre di più i genitori o gli insegnanti che ci contattano, chiedendoci di fare qualcosa, chiedendoci di agire in prevenzione.

    Ormai, i nostri lettori fedeli, sanno di cosa ci occupiamo, ma facciamo un po’ di chiarezza per chi ci legge per la prima volta 😉

    Noi siamo Non Solo Pedagogia, una società di consulenza, che lavora in prima linea nell’ambito del sostegno famigliare e della tutela minorile.

    Ma, entriamo più nel dettaglio.

    Una pedagogista e una criminologa

    Ebbene sì, noi siamo una Pedagogista e una Criminologa, due professionalità diverse ma che si completano alla perfezione per offrirvi una tutela e un sostegno a 360 gradi.

    La Criminologia studia i comportamenti a rischio, i reati, gli autori e le vittime dei reati, promuovendo interventi di prevenzione, di sensibilizzazione e di contrasto, soprattutto in riferimento ai minori.

    La Pedagogia studia, invece, l’educazione e i problemi relativi all’educazione, occupandosi di elaborare progetti e percorsi di rieducazione per risolvere un problema specifico, lavorando con il minore, i genitori o l’intero nucleo famigliare

    Il Criminologo lavora sul prima, il Pedagogista lavora sul dopo: ecco perché ci integriamo alla perfezione!

    Cosa possiamo fare per il bullismo a scuola

    Unendo le nostre professionalità siamo in grado di agire per prevenire e contrastare i comportamenti a rischio e le condotte devianti a scuola.

    Come?

    Con progetti ed interventi specifici di prevenzione, contrasto e sensibilizzazione.

    Interventi e percorsi che progettiamo ad hoc e realizziamo nelle scuole, di vario grado di istruzione, rivolti agli studenti, agli insegnanti e ai genitori.

    Ogni percorso progettuale è diverso, viene costruito ad hoc sulla realtà della scuola, le esigenze e i problemi riscontrati.

    Solo così, infatti, l’intervento riesce ad essere efficace.

    Ora vi presento il nostro Progetto “Noi Siamo Insieme”, volto proprio a contrastare e prevenire ogni forma di devianza e di bullismo a scuola.

    Il Progetto “Noi Siamo Insieme”

    Questo progetto nasce dall’esigenza di fare qualcosa per contrastare una serie di atti vandalici e condotte devianti avvenuti nella Provincia di Ferrara.

    Siamo state chiamate, in qualità di esperte in progettazione, a trovare una soluzione, a pensare e fare qualcosa, per rispondere a questa particolare situazione.

    Ci siamo trovate e confrontate a lungo per ideare una proposta progettuale in grado di rappresentare una reale soluzione, con i giusti tempi e le giuste modalità di attuazione.

    E così, in una giornata senza soste e senza pausa, è nato il Progetto “Noi Siamo Insieme”.

    Un Progetto articolato, innovativo, che vede scendere in campo diversi soggetti e diverse realtà, con competenze e professionalità specifiche, che però lavorano insieme.

    “Noi Siamo Insieme” significa, infatti, Unione, Compattezza, mettere assieme i propri pezzi, in un puzzle, in un meccanismo.

    Significa Appartenere, Condividere le proprie conoscenze e le forze verso un unico obiettivo, guardando nella stessa direzione.

    Insieme siamo più forti.

    Obiettivi e caratteristiche innovative

    “Noi Siamo Insieme” nasce da un’idea comune: difendere, proteggere e sostenere la realtà territoriale e le famiglie che vi appartengono, da tutte le fragilità educative che possono essere presenti.

    Sostenere le famiglie, i genitori, i figli, con momenti formativi ed informativi che stimolano la partecipazione e l’interazione.

    Per i ragazzi, laboratori all’interno delle classi, con lo scopo di incrementare in loro la conoscenza dei comportamenti a rischio con attività partecipative e progettate ad hoc.

    Al di fuori della scuola, invece, sono previsti laboratori extrascolastici che si svolgono nel pomeriggio, su tematiche educative e modalità innovative.

    In questo modo offriamo ai ragazzi la possibilità di trascorrere il pomeriggio facendo qualcosa di divertente e di educativo insieme ai loro coetanei 😉

    E’ previsto, infine, un grande coinvolgimento degli adulti: genitori e adulti di riferimento, che hanno un ruolo fondamentale nell’educazione dei ragazzi.

    Incontri formativi rivolti proprio ai genitori, su vari argomenti di attualità, in chiave completamente pratica.

    Modalità necessaria per fornire ai genitori conoscenze, competenze e strumenti che possono usare nella loro pratica educativa.

    Questo è uno dei tanti nostri progetti.

    Seguiteci per approfondimenti e aggiornamenti e contattateci per pensare insieme percorsi progettuali!

  • Mio figlio è la vittima del bullismo: cosa fare e come comportarsi

    vittima del bullismo

    Molti genitori, nei nostri incontri formativi, ci domandano come possono accorgersi che loro figlio è la vittima del bullismo a scuola.

    E, una volta compreso, come devono comportarsi, cosa devono fare per aiutarlo e sostenerlo.

    Ormai, quasi ogni giorno la cronaca affronta il delicato tema del bullismo, nelle sue molteplici manifestazioni.

    L’importanza della prevenzione

    Nel caso del bullismo agire in prevenzione è fondamentale, arrivare prima e non dopo assume un’importanza fondamentale.

    Noi lavoriamo molto, con progetti e interventi formativi, per sensibilizzare, prevenire e contrastare i comportamenti a rischio e le dinamiche di devianza minorile.

    Cerchiamo di fornire a genitori e insegnanti gli strumenti per riconoscere tali dinamiche e riconoscere quelli che possono essere i cosiddetti “campanelli d’allarme” da conoscere e osservare nei comportamenti dei ragazzi.

    Vediamo insieme quali sono questi campanelli d’allarme, queste modalità di comportamenti che dovete osservare, per chiedere il sostegno di un professionista esperto.

    Le caratteristiche della vittima

    La prima cosa che dovete sempre osservare sono i cambiamenti nel comportamento.

    Improvvisamente, appare insicuro, più ansioso, chiuso in se stesso, tende ad isolarsi, a non parlare più con voi, a chiudersi in camera.

    A scuola spesso è solo o viene escluso dal gruppo dei coetanei, durante la ricreazione, in classe e in giardino.

    Alla domanda “c’è qualcosa che non va scuola?” risponderà sempre con “niente”.

    Tenderà, infatti, a negare l’esistenza del problema e la propria sofferenza, senza vedere una reale soluzione.

    Comportamenti tipici della vittima

    Il primo passo che puoi fare, per capire se tuoi figlio può essere vittima del bullismo, è osservare e prestare attenzione ad alcuni “campanelli d’allarme”.

    Se ritrovi alcuni di questi segnali in tuo figlio, potrebbe essere esposto a bullismo.

    • E’ spesso triste o scontento quando torna a casa;
    • Manifesta disagi ricorrenti prima di andare a scuola;
    • Si ammala con facilità e ha scarso appetito;
    • Presenta disturbi e dolori che non ha mai avuto prima;
    • Dimentica o perde spesso il materiale scolastico, ha il diario o i libri rovinati;
    • Può avere lividi, ferite, vestiti strappati;
    • Ha un sonno agitato con incubi ricorrenti;
    • Fatica a comunicare in casa;
    • Potrebbe avere un legame protettivo molto forte con un genitore;
    • Perde interesse nelle attività scolastiche e il suo rendimento cala;
    • Ha frequenti sbalzi d’umore;
    • Perdita di interesse verso le passioni e gli hobby e ritiro sociale.

    Cosa fare e come comportarsi

    Se avete scoperto che vostro figlio è vittima di bullismo, ecco alcuni consigli e strategie utili che potete utilizzare da subito: provare per credere 😉

    Date loro ascolto e vicinanza

    Ascolto e vicinanza, dialogo e comprensione, empatia. 

    Vostro figlio deve capire che siete sempre presenti per lui, in ogni situazione, anche se difficile.

    Rispettate i loro spazi e i loro momenti.

    Con il tempo, questa fase può essere superata e arriverà a confidarsi.

    Comprendete i vostri figli e adattate le vostre aspettative alle loro capacità.

    Per esempio, provate a fare una lista di ciò che è importante per loro: la musica, lo sport, gli interessi, le passioni, e partite da lì, incoraggiateli in queste attività.

    Potenziate la loro autostima

    Insegnate loro ad essere resilienti.

    Ad essere forti, ad affrontare le difficoltà con proprie risorse e proprie strategie.

    Affiancateli, ma lasciategli sperimentare in modo autonomo.

    Insegnate loro a scegliere per sé stessi e prendersi le proprie responsabilità.

    Se vostro figlio non ottiene il risultato desiderato, rispondi con un feedback costruttivo e aiutalo chiedendogli “Come puoi migliorare? Come potresti farlo in modo diverso?”.

    Ha bisogno di cadere, per imparare e, soprattutto, di trovare le proprie soluzioni.

    Favorite momenti di socializzazione positiva

    Invitate gli amici di tuo figlio a giocare a casa.

    Parlate con gli altri genitori, proponendo che trascorrano insieme una giornata.

    Conoscete gli amici dei vostri figli.

    Ricordate sempre che:

    Agire prima è di vitale importanza per prevenire le situazioni di bullismo.

    Per qualsiasi approfondimento, dubbio, consiglio, non esitate a chiedere un nostro parere.

  • Chi sono i bulli di scuola? Caratteristiche e comportamenti

    bulli di scuola

    Ogni giorno la cronaca affronta il delicato tema del bullismo, nelle sue molteplici manifestazioni.

    Noi ne abbiamo parlato a lungo, in vari articoli e approfondimenti, ma non è mai abbastanza.

    Con il termine bullismo intendiamo l’insieme di abusi e condotte oppressive, perpetrate in modo fisico o psicologico, ripetute per settimane, mesi o perfino anni.

    Il principale luogo in cui esso si manifesta è la scuola.

    Vediamo ora le caratteristiche e i comportamenti dei bulli e delle vittime.

    Chi sono i bulli di scuola

    Con il termine bullo ci si riferisce a un ragazzo o un bambino che prende di mira un coetaneo e ogni giorno, per lungo tempo lo “bullizza”.

    In altre parole, il bullo è colui che, attraverso la propria forza o la propria posizione di superiorità, colpisce la vittima con violenze di tipo fisico, verbale o psicologico.

    Caratteristiche del bullo: cosa osservare

    Come sapere se vostro figlio è un bullo?

    Quali comportamenti dovete osservare?

    Prestate attenzione a questi “campanelli d’allarme”:

    • Il bambino mostra sottomissione con uno dei genitori o può vivere una situazione di trascuratezza ed eccessiva libertà;
    • Parla poco in casa di sé, delle proprie giornate, dei propri stati emotivi;
    • Mancanza di senso di colpa, autocritica e responsabilità, non sa chiedere scusa;
    • Ha difficoltà ad affrontare gli insuccessi;
    • Ha rendimento scolastico basso;
    • Mostra violenza e aggressività per stare al centro dell’attenzione e può avere un rapporto negativo con le figure autoritarie;
    • Mostra scarsa tolleranza alla frustrazione.

    Ciò che possiamo consigliare qualora vostro figlio mostri comportamenti prevaricatori è affidarsi ad un esperto pedagogista che possa intervenire con un percorso di rieducazione mirato e specifico.

    Non bisogna colpevolizzare un bullo, bensì lavorare insieme a lui sui concetti di responsabilità, consapevolezza ed empatia, in un percorso mirato ed affiancato dai genitori.

  • Bullismo in classe: proposte di intervento pedagogico

    bullismo in classe

    In questo articolo, parliamo di bullismo in classe, proponendo alcune strategie e proposte di intervento pedagogico che potete svolgere.

    In articoli precedenti abbiamo ampiamente trattato il fenomeno del bullismo, ponendo l’attenzione sulle caratteristiche e sui ruoli di vittima e bullo, come riconoscere il fenomeno.

    Il nostro intento è sempre quello di fornire strumenti  buone pratiche a genitori e  insegnanti, per riconoscere, contrastare e prevenire atti di bullismo.

    Cosa può fare la scuola

    Ciò che la scuola può fare è fornire una formazione specifica al proprio personale: agli insegnanti, educatori e chiunque lavori all’interno della scuola.

    I corsi di sensibilizzazione sulle tematiche del bullismo si rivelano molto importanti per sapere riconoscere il fenomeno e prevenirlo.

    È necessario attuare un piano anti-bullismo ben definito e strutturato, con regole chiare da rispettare, da fornire a tutte le classi.

    E, ancora:

    • È bene non tollerare né sottovalutare episodi di bullismo ma intervenire sempre
    • Favorire momenti di riflessione in gruppo e attività pro-sociali
    • Essere aperti al dialogo, individuare soggetti a rischio
    • Preparare questionari anonimi nelle classi
    • Organizzare laboratori che valorizzino le differenze individuali, la conoscenza reciproca

    In questo senso, progettiamo percorsi di formazione, proprio su queste tematiche, rivolti alle scuole di grado con lo scopo di informare gli studenti, sensibilizzarli, prevenire e contrastare fenomeni devianti.

    Progettiamo anche percorsi di formazione rivolti agli insegnanti, per fornire gli strumenti necessari per riconoscere e contrastare i fenomeni di bullismo.

    Se interessati ad approfondire, non esitate a contattarci 😉

  • Il mondo delle dipendenze: cosa osservare e come intervenire

    dipendenze

    Durante i nostri seminari e incontri con genitori e figure di riferimento, quando parliamo di dipendenze giovanili, queste sono le domande che ci pongono maggiormente.

    “Come posso fare per accorgermene? Cosa devo osservare?”

    “Come posso intervenire?”

    “A chi devo rivolgermi?

    Vediamo insieme cosa è possibile osservare e come è possibile intervenire.

    Dipendenze: cosa osservare

    Le dipendenze sono molte, possiamo parlare di dipendenze da fumo di sigaretta, alcol e droghe, ma anche da gioco offline o online, da uso di mezzi elettronici, dai videogiochi… e altri.

    Le diverse forme di dipendenza possono variare secondo l’età e le abitudini del bambino; troviamo dipendenze da gioco, televisione e da Internet nei più piccini, da materiale pornografico, alcol e fumo, man mano che i ragazzi sono più grandi.

    Fare un discorso generale sui “sintomi” da individuare non è mai corretto, ma di certo è possibile individuare alcuni comportamenti che accomunano le dipendenze nei ragazzi, come:

    • Difficoltà di concentrazione;
    • Mancanza di interessi variegati o perdita di interesse per particolari hobby;
    • Tratti di aggressività nel comportamento;
    • Disturbi di alimentazione e del sonno;
    • Calo del rendimento scolastico;
    • Isolamento sociale.

    I bambini e i ragazzi che “dipendono” vivono in un mondo proprio che impedisce loro di riconoscere le proprie responsabilità e le conseguenze dei loro comportamenti!

    Ancora, faticano a progettare qualcosa per il loro futuro, a fare scelte; la dipendenza rappresenta infatti l’unica cosa di cui hanno bisogno, l’unico desiderio del qui ed ora, in un vortice di perdita di controllo.

    Come prevenire le dipendenze

    Ci accorgiamo che i genitori vogliono affrontare le dipendenze con i loro figli, ma spesso non sanno quando o come affrontare l’argomento.

    Ecco alcune cose che dovete sapere per parlare ai vostri figli di dipendenze.

    Iniziate presto

    Parlatene con i vostri figli, agendo sempre in prevenzione; parlate con loro, per esempio, prima che inizi ad uscire da solo con il gruppo di amici, o primi che inizi la scuola media.

    Naturalmente, la conversazione con loro deve sempre essere rapportata all’età.

    Siate onesti e rispondete alle loro domande

    Come sempre, sincerità e onestà sono al centro di ogni conversazione educativa.

    Non mentite o sminuite sui rischi che le dipendenze possono comportare.

    Seguite le domande dei vostri figli e cercate di riportargli esempi concreti, in modo che possa comprendere realmente la problematica.

    Non insistete, se hanno domande vi chiederanno loro.

    L’importante è fare capire ai vostri figli che voi ci siete, che siete presenti, e che possono sempre confidarsi e parlare con voi.

    In questo, fondamentale sempre l’ascolto empatico e la vicinanza emotiva.

    Per approfondire il tema delle dipendenze giovanili o richiedere una consulenza specifica, non esitate a scriverci!

  • Adolescenza e comportamenti a rischio vittimizzazione

    adolescenza e comportamenti a rischio

    Nel nostro blog abbiamo parlato spesso di adolescenza e comportamenti a rischio devianza.

    Abbiamo trattato di bullismo, cyberbullismo, dipendenze, con particolare attenzione alla prevenzione degli atti antisociali e devianti.

    In questo articolo vorremmo porre alla vostra attenzione un altro tipo di rischi: i rischi della vittimizzazione.

    Abbiamo parlato di vittime di bullismo e di come attivare strategie di contrasto e di rinforzo delle proprie risorse personali.

    Qui parleremo un po’ di alcuni pericoli che caratterizzano la quotidianità dei ragazzi: le trappole che si nascondono in rete, nei social network, nel gioco online.

    Il caso

    E’ di poche settimane fa la notizia relativa ad un tentativo di adescamento online, ad opera di un uomo adulto, nei confronti di un bambino di circa 8 anni, frequentante un Istituto Comprensivo di Modena.

    Per alcuni giorni si è diffusa, infatti, sui social network, la circolare emessa dalla Dirigente dell’Istituto, per rendere noto l’episodio a tutti i genitori, mettendoli in guardia dell’accaduto.

    Il tentativo di adescamento sarebbe avvenuto all’interno della chat dell’applicazione Tik Tok, scoperta dal padre sul cellulare del bambino.

    Posta la questione alla nostra attenzione, abbiamo deciso di preparare un Progetto di sensibilizzazione sui pericoli del web, rivolto a bambini e genitori, in diverse palestre di Modena e Provincia.

    Quando si parla di adolescenza e comportamenti a rischio è necessario ricordare sempre che vi sono tanti pericoli a cui i ragazzi sono esposti e in cui possono incorrere, se non ben educati a riconoscerli e denunciarli.

    Web, adolescenza e comportamenti a rischio

    Ci troviamo oggi nel pieno di una rivoluzione digitale caratterizzata da grande velocità nel cambiamento, prodotti tecnologici sempre nuovi, innovazioni che richiedono sempre più competenza.

    La rivoluzione virtuale è certo indice di un progresso, anche scientifico, molto importante, ma che porta con sé fattori di rischio da non sottovalutare.

    È del grande studioso Zygmunt Bauman, importante multipremiato sociologo, scomparso nel 2017, che vi consiglio la lettura!

    Il suo libro “Modernità liquida” descrive, infatti, una società circondata da caos e caratterizzata dal disorientamento.

    In un certo senso, è a questa condizione che l’ondata di progresso tecnologico può portare noi ed i nostri ragazzi, se non faremo qualcosa per sensibilizzarci ed educarci al loro uso.

    Se parliamo di adolescenza e comportamenti a rischio, parliamo necessariamente di quelli che sono stati definiti “i nuovi adolescenti”, i figli del progresso virtuale, i nati dopo il Duemila, fino ad arrivare ai bambini “che nascono con il telefono in mano”.

    Nonostante sia innegabile il contatto precoce dei bambini con le nuove tecnologie, non si può d’altro canto definirli geni futuristi poiché la loro capacità di riconoscere uno smartphone o muovere sopra di esso il dito, nel tentativo di sbloccarlo, non è altro che una normale reazione di apprendimento a ciò che osservano dagli adulti!

    È proprio dall’osservazione anche i bambini più piccoli cominciano ad identificare lo smartphone come un qualsiasi altro oggetto d’uso quotidiano: un cucchiaio, un telecomando, per esempio.

    Ciò che nei nostri interventi facciamo presente ai genitori è il grande divario generazionale che si è creato tra i “figli della rivoluzione online” e gli adulti, i genitori.

    Tale distacco alimenta la mancanza di comunicazione, di interesse, di spazi di dialogo genitori-figli ed amplifica l’esposizione ai comportamenti a rischio vittimizzazione.

    I rischi del progresso

    Vogliamo riportarvi due dei principali rischi a cui possono incorrere i ragazzi nel web: il cyberbullismo e l’adescamento online a scopo di produzione di materiale pedopornografico.

    Che si adoperi un telefonino, un computer o una consolle, diversi sono i canali con cui addentrarsi nel “deep web”, nel profondo mondo della rete, dell’online, del virtuale.

    Avere il controllo di ciò che i nostri figli fanno sulla rete, monitorare i loro comportamenti online, non significa violare la loro privacy bensì proteggerli ed educarli verso un uso corretto e consapevole.

    Si rivela necessario imporre regole educative e limiti all’uso dei dispositivi tecnologici e di Internet già dalla prima infanzia.

    È nostra responsabilità, degli adulti, accompagnare i ragazzi e non lasciarli soli in questa rivoluzione tecnologica. Vediamo assieme alcuni dei rischi a cui è possibile incorrere:

    • Tentativi di adescamento online su chat room o forum virtuali, presenti anche in diversi giochi online;
    • Dipendenza da gioco e da Internet, modificazioni del comportamento, dell’umore;
    • Truffe online, phishing, furti di dati personali;
    • Dipendenza da social network;
    • Incorrere in profili ed identità false;
    • Subire cyberbullismo all’interno di chat di gruppo di WhatsApp.

    Conseguenze della vittimizzazione virtuale

    Nelle giornate del 24, 25, 26 ottobre abbiamo partecipato al Congresso della Società Italiana di Criminologia, che si è tenuto a Modena, con particolare attenzione ai nuovi rischi nel digitale.

    Ha parlato di adolescenza e comportamenti a rischio il dottor Giovanni Ziccardi, docente di informatica giuridica all’Università di Milano, massimo esperto di cybercrime ed autore di fantastici saggi, di cui consigliamo la lettura.

    Ziccardi elenca alcune delle conseguenze di una vittimizzazione online, come:

    • L’amplificazione del danno creato;
    • La viralità dell’informazione e della fotografia oggetto di violenza;
    • Il disimpegno morale di chi commette il fatto, dovuto alla distanza tra vittima e perpetratore
    • L’anonimità, spesso garantita, di chi commette cyberbullismo.

    I videogiochi online

    Parlare di adolescenza e comportamenti a rischio è anche parlare di dipendenza da videogiochi; ci sentiamo di esprimere due parole in merito.

    È notizia di queste ore che il Governo cinese abbia introdotto nuove misure restrittive sui video game, nel tentativo di frenarne la dipendenza nei giovani giocatori.

    La Cina ha difatti vietato il gioco online nelle ore notturne ed ha imposto un tetto di spesa ed un budget massimo per gli acquisti online.

    Che sia uno strumento di controllo utile per il contrasto dei comportamenti a rischio?

    Secondo noi non è necessario demonizzare la tecnologia né impedirla bensì educare ad essa fin da subito!

    Trascorrere molte ore in modo sregolato e non controllato davanti ai videogiochi, spesso violenti e spara-tutto, non è mai consigliato!!

    Ma non è solo la violenza il problema; qualsiasi dipendenza dallo schermo può causare ritardi nello sviluppo ed avere conseguenze nefaste, in un momento di crescita e sviluppo cerebrale massimo.

    Ciò che ci sentiamo di consigliarvi è di conoscere i giochi che acquistate ai vostri figli, di informarvi sui rischi dei social network, sul funzionamento delle chat online, di essere presenti, con interesse, di continuare a rappresentare un riferimento insostituibile da qualsiasi tipo di tecnologia!

    Per informazioni pratiche, strumenti di parental control, corsi o seminari contattaci!

    Bibliografia.

    Bauman Z. (2002) Modernità liquida, Laterza.

    Ziccardi G., (2014) Entro 48 ore, Gli specchi.

  • L’educazione tra pari a scuola: caratteristiche e vantaggi

    l'educazione tra pari

    Sapete cosa si intende con il termine “educazione tra pari” o “peer education”?

    E’ un processo di apprendimento innovativo che vede gli studenti come protagonisti attivi del loro apprendimento.

    Gli studenti, in questo modo, sono maggiormente coinvolti e più motivati ad imparare, rispetto alla modalità di insegnamento tradizionale.

    Le metodologie didattiche utilizzate sono innovative e prevedono la partecipazione attiva dei ragazzi con attività partecipative e pratiche.

    I vantaggi dell’educazione tra pari nell’apprendimento sono notevoli.

    Cosa è l’educazione tra pari

    Come anticipato, è una proposta educativa e didattica innovativa, molto utile soprattutto in contesti di apprendimento particolari, per facilitare anche la comunicazione e le relazioni tra i ragazzi.

    E’ una proposta educativa in base alla quale alcuni membri di un gruppo vengono formati per svolgere il ruolo di educatore e tutor per il gruppo dei propri pari.

    Gli studenti sono, dunque, al centro del sistema educativo.

    Per approfondire questo metodo di apprendimento innovativo, contattateci!

  • Educare alle emozioni a scuola: attività e metodologie

    educare alle emozioni a scuola

    Le emozioni svolgono un ruolo essenziale nella vita di tutti noi, influenzando il nostro comportamento e i nostri modi di agire.

    Per questo motivo, è fondamentale educare i bambini a riconoscere e gestire la propria emotività: aiutarli cioè nella scoperta delle loro emozioni.

    I bambini devono imparare a riconoscere tutti i tipi di emozioni, anche quelle negative, come rabbia e tristezza, dare loro un nome, accettarle ed esprimerle.

    Questo contributo si rivolge sia agli insegnanti che ai genitori, per offrire consigli, buone pratiche, attività per educare i bambini alle emozioni a scuola e a casa.

    Le emozioni: cosa sono e a cosa servono

    Le emozioni nascono e si manifestano in maniera spontanea e involontaria, “capitano” senza lasciare alla persona la possibilità di decidere quale provare e quando

    Si generano in base ai significati e ai valori che ognuno di noi attribuisce ad un determinato evento e divengono così la conseguenza di un processo di valutazione.

    Dunque, possiedono una forte componente situazionale che pone in evidenza la dimensione soggettiva e personale dell’esperienza.

    Per questo variano da persona a persona e possono cambiare.

    Inducono un’attivazione generale dell’organismo con la comparsa di reazioni motorie, fisiologiche ed espressive precise e rilevanti.

    Possono essere definite, infatti, come uno schema composto da aspetti fisiologici, comportamentali e da aspetti di pensiero.

    Le emozioni esercitano le funzioni di:

    • Preparare il soggetto all’emergenza o ad affrontare le situazioni impreviste;
    • Far percepire alla persona le sensazioni buone o cattive provocate da alcuni eventi;
    • Far conoscere agli altri il proprio stato emotivo.

    Le emozioni ci aiutano a leggere cosa ci succede: sono la nostra prima finestra sul mondo.

    La capacità di riconoscere le nostre emozioni, di viverle in modo consapevole, ci permette di comprendere non solo quello che accade dentro di noi, ma anche quello che accade attorno a noi.

    Una parte importante del vantaggio delle emozioni, sta nella capacità di nominarle e descriverle.

    La consapevolezza aiuta la conoscenza del mondo e di se stessi nella misura in cui io riesco, attraverso di essa, a dare parole alle emozioni stesse.

    Le emozioni primarie e secondarie

    Le emozioni primarie sono una risposta automatica e istintiva agli stimoli esterni e vengono espresse da tutti allo stesso modo: sono innate e universali.

    Quelle secondarie invece hanno origine dalla combinazione delle emozioni primarie, e si sviluppano con la crescita e l’interazione sociale: sono complesse e sociali.

    Sono, quindi, delle emozioni più complesse e hanno bisogno di più elementi esterni o pensieri eterogenei per essere attivate.

    Le emozioni primarie o di base sono:

    1. Rabbia, generata dalla frustrazione che si può manifestare attraverso l’aggressività;

    2. Paura, emozione che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una situazione pericolosa;

    3. Tristezza, si origina a seguito di una perdita o da uno scopo non raggiunto;

    4. Gioia, stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri;

    5. Sorpresa, si origina da un evento inaspettato, seguito da paura o gioia;

    6. Disprezzo, sentimento e atteggiamento di totale mancanza di stima e disdegnato rifiuto verso persone o cose, considerate prive di dignità morale o intellettuale;

    7. Disgusto, risposta repulsiva caratterizzata da un’espressione facciale specifica.

    L’importanza di educare alle emozioni

    Le emozioni determinano la nostra relazione con il mondo.

    Quando nasciamo, non abbiamo sviluppato né il pensiero né il linguaggio, né tanto meno possiamo pianificare quello che facciamo, ma nonostante questo, le emozioni ci permettono di comunicare e di identificare quello che è positivo e negativo per noi stessi.

    Attraverso il pianto, il sorriso o dei comportamenti rudimentali ci relazioniamo con il mondo e con il resto delle persone.

    Le emozioni ci apportano informazioni sulla relazione che abbiamo con l’ambiente circostante.

    Le emozioni sono come un sistema di allarme che si attiva quando individuiamo qualche cambiamento nella situazione che ci circonda.

    Durante l’infanzia provare emozioni positive spesso favorisce il possibile sviluppo di una personalità ottimista, confidente ed estroversa, mentre avviene il contrario se si provano emozioni negative.

    Un’adeguata educazione emotiva, dunque, permetterà di acquisire destrezza per la gestione degli stati emotivi, di ridurre le emozioni negative e di aumentare in buona parte le emozioni positive.

    In questo senso possiamo citare, ad esempio, il saper risolvere in maniera positiva i conflitti, il mettere da parte una frustrazione a breve termine in cambio di una ricompensa a lungo termine, e il gestire gli stati d’animo per motivarci.

    Educare alle emozioni a scuola

    La scuola ha un ruolo centrale nell’educazione emotiva.

    Per educazione emotiva si intende la capacità di riconoscere e comprendere le emozioni, dominarle senza reprimerle, a trasformarle in uno strumento prezioso per la conoscenza dell’altro da sé, in sintesi, a gestirle.

    La formazione emotiva avviene inizialmente in famiglia ed in stretta collaborazione, poi, con la scuola.

    La scuola è lo spazio ideale per lavorare sulle emozioni, perché è il luogo in cui la maggior parte degli individui passa più tempo negli anni fondamentali della propria formazione e perché quel tempo è molto significativo in termini di trasmissione di valori, oltre che di conoscenze.

    L’educazione emotiva in aula non deve diventare una disciplina a sé, rigidamente intesa, da aggiungere alle materie curricolari e per la quale l’insegnante sia chiamato a trovare il tempo, il luogo e i materiali necessari al fine di sviluppare e portare a termine il programma.

    Deve e può, invece, diventare una compagna di strada dei saperi cognitivi, dello sviluppo delle competenze e delle abilità.

    In tutto questo il compito fondamentale spetta agli insegnanti che devono essere in grado di attivare, costruire, implementare nei bambini le capacità di identificare, gestire e modulare il loro mondo emozionale interno.

    Consigli e buone pratiche

    Ancora una volta le storie, le fiabe, sono protagoniste.

    Le storie sono strumenti molto utili per arrivare al cuore dei bambini, per mettere in atto l’educazione emotiva e promuovere l’apprendimento del linguaggio delle emozioni.

    Una risorsa per me molto innovativa che vi propongo è il libro l’Emozionario: dimmi cosa senti, nell’edizione del 2015 di Scalabrini e Pereira, in versione illustrata.

    E’ una sorta di dizionario delle emozioni, contenente 42 voci, ciascuna riferita ad una emozione e accompagnata da un’illustrazione che rappresenta l’emozione e da una breve descrizione delle caratteristiche della stessa.

    In questo modo, i bambini inizieranno a comprendere, dare un senso, riconoscere le emozioni ed imparano piano piano, con il sostegno degli adulti, a gestirle, verbalizzarle ma soprattutto a regolarle.

  • Diversità e inclusione: due concetti da insegnare ai bambini

    diversità e inclusione

    Sentiamo spesso parlare di diversità, inclusione e integrazione, a scuola ma anche nella vita di tutti i giorni.

    Sono concetti fondamentali per l’educazione e per la società, che devono essere conosciuti, padroneggiati ed utilizzati da tutti noi, giovani e adulti.

    Ma cosa significano realmente? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

    La diversità spiegata ai bambini

    I bambini notano le differenze. 

    I bambini sono attenti osservatori e percepiscono odori diversi, colori diversi, forme diverse.

    A differenza di noi adulti, però, i bambini, notano le diversità ma non giudicano.

    Fanno domande, certamente, ma perché sono curiosi, e vogliono sapere: perché io sono bianco e lui è marrone? Perché io cammino e lui usa la carrozzina? Perché a casa mia non vive un papà e a casa sua sì?

    Come parlare di diversità

    Teniamo sempre presente che dalle differenze possono nascere nuove opportunità di crescita e di sviluppo.

    E’ importante, per questo, parlare delle diversità, non nasconderle o accettarle incondizionatamente.

    Se i bambini vi pongono domande del tipo “perché lui è diverso da me?” rispondetegli sinceramente, con onestà e tranquillità, in modo semplice e rispettoso.

    Rispondete loro dicendo che tutti noi siamo unici: abbiamo tutti un diverso aspetto, dei gusti diversi, dei diversi modi di fare, dei diversi interessi.

    Trovare due persone uguali uguali è davvero impossibile!

    Vedrete, la comprensione dei bambini vi stupirà 😉

    Fingere che le diversità non esistono è controproducente per la crescita dei bambini.

    Elmer, l’elefante variopinto: un modo per spiegare la diversità ai bambini

    Di grande aiuto per parlare di diversità sono proprio i libri.

    Oggi vi propongo la storia di Elmer, l’elefante variopinto, di David Mckee.

    I colori qui diventano sinonimo di diversità e la diversità è ciò che rende speciale Elmer. 

    Elmer, infatti, invece di essere del solito color elefante, è di tutti i colori: rosa, rosso, arancione, verde, blu… e questo lo rende unico e speciale 😉

    Ogni tanto si sente diverso dagli altri e vorrebbe assomigliare al resto degli elefanti.

    Ma cosa succederebbe se, per un giorno, Elmer diventasse tutto grigio?

    Questo è solo una delle tante illustrazioni per bambini che possono essere utilizzate per spiegare temi importanti come la diversità: ce ne sono tantissimi, usateli!

    Essi sono molto utili per acquisire uno sguardo interculturale, o per meglio dire un atteggiamento curioso, accogliente, aperto a tutto ciò che è diverso, divergente, nuovo.

    Contattateci per condividere o richiedere progetti ad hoc sui temi della diversità! 😉

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