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Internet e bullismo

  • Il concetto di resilienza sportiva: uno strumento di vita

    concetto di resilienza

    Il concetto di resilienza si rivela fondamentale per affrontare i cambiamenti che la vita inevitabilmente ci propone.

    Cambiamenti, si, come quelli che stiamo vivendo in questo periodo e che hanno trasformato le nostre abitudini e i nostri modi di vivere.

    Ma, come possiamo adattarci, in modo positivo, a questi cambiamenti?

    Con la resilienza 😉

    Essa indica proprio la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici e di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.

    E, partendo dal presupposto che lo sport allena alla vita, la resilienza può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi, superare le difficoltà e rispondere al cambiamento.

    Vedremo qui come, nel concreto, questo sia possibile 😉

    Il concetto di resilienza

    In ambito psicologico, la resilienza può essere definita come la capacità dell’individuo di adattarsi in maniera positiva ad una condizione negativa e traumatica.

    La capacità, cioè, di affrontare con successo un evento molto stressante che suscita sentimenti negativi e provoca sofferenze, ritornando alla condizione precedente l’evento in questione e uscendone rinforzati se non addirittura trasformati.

    E’ proprio un modo positivo di adattarsi e rispondere al cambiamento o alle situazioni particolari e stressanti.

    Gli individui resilienti sono coloro che, di fronte a difficoltà ed eventi traumatici, non si arrendono o si oppongono.

    Bensì, al contrario, trovano la forza di andare avanti e sono addirittura capaci di trasformare l’evento negativo in una fonte di apprendimento che consente loro di acquisire competenze utili per migliorare la propria vita.

    I meccanismi di resilienza sono presenti in ciascun essere umano e possono essere messi in atto da chiunque.

    Pertanto, ciascuna persona è, potenzialmente, un individuo resiliente.

    Tuttavia, non tutti sono in grado di mettere in pratica la resilienza e, anche se quest’ultima dovesse attivarsi, non è detto che i risultati ottenuti siano positivi e di miglioramento.

    I soggetti resilienti sono, dunque, “attori” dei propri cambiamenti per riportarsi in una situazione di benessere.

    La resilienza sportiva

    Da sempre, lo sport è metafora della vita.

    Superare gli ostacoli (soprattutto i propri limiti), raggiungere un obiettivo chiaro, competere con gli altri, sviluppare spirito di sacrificio.

    Ancora di più, possiamo dire che lo sport allena alla vita.

    Vi starete chiedendo perché.

    Beh, se ci pensate, lo sport è uno stile di vita.

    Infatti, come nella vita, praticare un’attività sportiva, significa intraprendere un percorso nel quale si definiscono mete ed obiettivi da raggiungere, non senza ostacoli da superare che, di volta in volta, richiedono impegno.

    Ostacoli che vanno superati mettendo in campo ogni possibile soluzione al problema.

    Con attività sportiva si intende, però, una vera e propria scelta dello sport da praticare, secondo le proprie aspirazioni ed inclinazioni.

    La dedizione e la convinzione giocano un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi.

    La resilienza come atteggiamento mentale

    Proprio così, un atteggiamento mentale, in grado di mettere in campo l’adattamento alle novità e ai cambiamenti, che è capace sconfiggere tutti quei falsi miti come:

    “Non ce la faccio” “Non ho le doti necessarie” “Non sono predisposto al cambiamento”.

    Adattarsi al cambiamento richiede impegno e costanza e, a volte, è proprio l’elevate richiesta di impegno che tende a farci desistere o rinunciare.

    Questo avviene in campo sportivo ma anche nella vita quotidiana di tutti i giorni e in tutte le situazioni: lavorative, scolastiche, famigliari, del tempo libero.

    Il cambiamento comporta anche un grande sforzo da parte del cervello il quale, a livello inconscio, ci spinge a non cambiare la condizione attuale, inviandoci segnali di stanchezza e spossatezza, e portandoci così a desistere.

    Alcuni sintomi potrebbero essere: dolori muscolari, crampi, segni di malessere, stanchezza.

    L’attività fisica, dunque, crea in noi le basi necessarie al cambiamento, in quanto ci permette di prenderci cura di noi stessi  aiutandoci a stare meglio, sia fisicamente che mentalmente.

    Per superare gli ostacoli che incontriamo nella vita, infatti, occorre una grande forza di volontà ed un atteggiamento mentale capace di attenuare, se non addirittura eliminare, angosce, paure e ansie.

    Ed è di tutto questo che parleremo nel Terzo Modulo del Ciclo di incontri formativi “EduchiAmo Noi Stessi”.

    Di cosa parleremo

    In questo modulo l’attenzione è focalizzata sulle condizioni di cambiamento che, giorno dopo giorno, possono portare novità e trasformazioni al nostro quotidiano modo di vivere, come sicuramente l’attuale situazione di emergenza.

    La capacità di adattarsi a questi cambiamenti, prende il nome di “resilienza”.

    Nella prima parte, infatti, viene descritto il concetto di resilienza, inteso come capacità di adattamento e di azione, in grado di portarci a intraprendere nuovi percorsi che, il più delle volte, ci consentono di adeguarci alle nuove situazioni.

    Le ultime parti ci parlano, in concreto, di quali possono essere gli strumenti da adottare per permettere a questi cambiamenti di avvenire.

    In questo senso, lo sport e l’attività sportiva, in quanto stili di vita orientati al raggiungimento di obiettivi e al superamento di ostacoli e difficoltà, possono sicuramente aiutarci.

    Per informazioni scriveteci.

    Vi aspettiamo!

  • Educazione ai media, ai social e ai videogiochi: consigli per i genitori

    educazione ai media

    Introduzione

    Oggi vogliamo parlarvi di educazione ai media, fornendovi consigli educativi e pratici per promuovere tale educazione con i vostri figli.

    Innanzitutto, cosa intendiamo con questo termine?

    Siamo ormai tutti consapevoli della grande diffusione e della grande influenza che i nuovi media hanno su ognuno di noi, anche su bambini e adolescenti.

    Con la parola media intendiamo tutte le nuove tecnologie: Internet, Smartphone, Social Netwrok, Videogiochi, giochi on line, e così via.

    I media sono ormai presenti nelle vita di ognuno di noi, grandi e piccini.

    Non possiamo, e non dobbiamo, eliminarli, evitarli o esserne spaventati.

    Quello che possiamo fare è imparare a conviverci, utilizzando tutte questo nuove tecnologie in modo educativo, critico, consapevole, positivo.

    E’ fondamentale per i genitori, così come per gli insegnanti o gli adulti che hanno a che fare con minori, conoscerlo in tutte le sue potenzialità ed essere pratici di alcuni aspetti di alcuni aspetti, per poter educare i propri figli ad un uso consapevole di tutte le tecnologie. 

    Ecco perché Privacy, funzionamento di Facebook, educazione ai media e sicurezza informatica devono essere concetti che tutti i genitori con figli, bambini e adolescenti, dovrebbero conoscere e padroneggiare.

    Vogliamo dedicare questo approfondimento al tema attualissimo dei videogiochi.

    I videogiochi e il loro utilizzo

    Negli ultimi anni sono sempre più numerosi i bambini e i ragazzi che si appassionano ai videogiochi e che vengono calamitati dagli schermi, trascorrendo moltissime ore, anche consecutive, a giocare.

    I videogiochi si sono enormemente evoluti dal punto di vista tecnologico, hanno ambientazioni realistiche e modalità interattive che permettono di giocare online con amici o sconosciuti anche dall’altra parte del mondo.

    L’uso dei videogiochi però non è in sé nocivo, come si crede, anzi, un utilizzo adeguato può anche favorire tutta una serie di abilità importanti come:

    • Il problem solving;
    • La risoluzione dei problemi;
    • L’attenzione prolungata;
    • La capacità di concentrazione;
    • La reattività.

    Un uso adeguato dei videogiochi può fare tranquillamente parte della crescita di vostro figlio.

    Ricordate sempre che:

    Non è lo strumento in sé ad essere un problema, ma il suo utilizzo.

    Se vostro figlio riesce a portare a termine tutti i compiti e le attività extrascolastiche in programma, alterna anche con attività non virtuali e ha delle relazioni amicali anche offline, non ci si deve eccessivamente preoccupare se trascorre un po’ di tempo a giocare ai videogiochi.

    Il problema può manifestarsi quando il videogioco arriva a sostituire i momenti dedicati alle attività quotidiane, annullando le relazioni e favorendo l’isolamento.

    Quando è presente, cioè, un condizionamento da un punto di vista emotivo e comportamentale.

    Cosa deve fare il genitore

    Di seguito trovate alcuni consigli pratici che potranno permettervi di promuovere una buona educazione ai media e ai videogiochi.

    Solo così sarà possibile educare i vostri figli ad un utilizzo critico e attivo delle nuove tecnologie.

    La vera sfida per un genitore non sta nel vietare assolutamente i videogiochi, ma nell’aiutare il figlio a bilanciare le proprie attività di svago e ad essere consapevole del valore del tempo che ha a disposizione.

    Non tutti i videogiochi sono negativi

    Per prima cosa, non demonizzate i videogiochi.

    Non tutti i videogiochi sono uguali, non sono tutti rischiosi e pericolosi.

    Alcuni permettono anche di stimolare lo sviluppo di abilità cognitive, il ragionamento, la presa di decisioni e lo sviluppo degli obiettivi.

    Parlate con loro dei rischi e delle pericolosità

    Il dialogo con i vostri figli è sempre la migliore arma da utilizzare.

    Dialogate con loro, dite loro quali sono i rischi e i pericoli delle nuove tecnologie, dei social, dei videogiochi.

    Siate sempre sinceri con loro, capiranno e vi ascolteranno.

    Promuovete un dialogo positivo, chiedendo proprio a loro se conoscono i rischi e quali sono.

    Ricordatevi di evitare le domande inquisitorie o giudicanti, non deve essere mai un interrogatorio.

    Avvicinatevi al mondo dei vostri figli

    Dovete cercare di cogliere, nel rapporto con la tecnologia, il loro punto di vista e avvicinarvi a questo mondo che rappresenta comunque una parte della loro vita.

    Stategli vicino, dialogate con loro, fate loro molte domande.

    Domande, mi raccomando, positive, interessate, non giudicanti o inquisitorie.

    Non dovete indagare, ma parlare con loro.

    Proponete anche di giocare insieme a loro, fatevi insegnare a giocare. Perché no 😉

    Concordate insieme il tempo di gioco

    E’ importante stabilire insieme un tempo da trascorrere a giocare, magari utilizzando anche un orologio in modo che si rendano conto del tempo che hanno passato davanti allo schermo e mantengano un filo con la realtà.

    Molto utile può essere posizionare l’orologio proprio di fianco alla televisione, per responsabilizzarli, renderli sempre più autonomi e dargli fiducia.

    Stabilite insieme il tempo di gioco: parlatene insieme, definite una regola che deve essere condivisa.

    Le regole, ricordate, devono sempre essere condivise, chiare, comprensibile e motivate.

    A tal proposito, vi consiglio di leggere il nostro articolo proprio dedicato alle regole!

    Integrate i videogiochi con le interazioni sociali

    Fondamentale è integrare sempre il tempo trascorso sui videogiochi e il tempo dedicato allo sport, alle attività del tempo libero e alle interazioni sociali.

    Proponetegli delle valide alternative, in base naturalmente all’età e agli interessi, per stimolarli e spronarli ad uscire per svolgere delle positive attività di aggregazione con i coetanei.

    Per approfondire queste tematiche e consigli che riguardano l’educazione ai media e ai videogiochi, non esitate a contattarci!

  • Bullismo a scuola: per un piano di prevenzione e contrasto

    bullismo a scuola

    Nella nostra pratica quotidiana e lavorativa, ci troviamo sempre più di fronte a casi di bullismo a scuola.

    Sono sempre di più i genitori o gli insegnanti che ci contattano, chiedendoci di fare qualcosa, chiedendoci di agire in prevenzione.

    Ormai, i nostri lettori fedeli, sanno di cosa ci occupiamo, ma facciamo un po’ di chiarezza per chi ci legge per la prima volta 😉

    Noi siamo Non Solo Pedagogia, una società di consulenza, che lavora in prima linea nell’ambito del sostegno famigliare e della tutela minorile.

    Ma, entriamo più nel dettaglio.

    Una pedagogista e una criminologa

    Ebbene sì, noi siamo una Pedagogista e una Criminologa, due professionalità diverse ma che si completano alla perfezione per offrirvi una tutela e un sostegno a 360 gradi.

    La Criminologia studia i comportamenti a rischio, i reati, gli autori e le vittime dei reati, promuovendo interventi di prevenzione, di sensibilizzazione e di contrasto, soprattutto in riferimento ai minori.

    La Pedagogia studia, invece, l’educazione e i problemi relativi all’educazione, occupandosi di elaborare progetti e percorsi di rieducazione per risolvere un problema specifico, lavorando con il minore, i genitori o l’intero nucleo famigliare

    Il Criminologo lavora sul prima, il Pedagogista lavora sul dopo: ecco perché ci integriamo alla perfezione!

    Cosa possiamo fare per il bullismo a scuola

    Unendo le nostre professionalità siamo in grado di agire per prevenire e contrastare i comportamenti a rischio e le condotte devianti a scuola.

    Come?

    Con progetti ed interventi specifici di prevenzione, contrasto e sensibilizzazione.

    Interventi e percorsi che progettiamo ad hoc e realizziamo nelle scuole, di vario grado di istruzione, rivolti agli studenti, agli insegnanti e ai genitori.

    Ogni percorso progettuale è diverso, viene costruito ad hoc sulla realtà della scuola, le esigenze e i problemi riscontrati.

    Solo così, infatti, l’intervento riesce ad essere efficace.

    Ora vi presento il nostro Progetto “Noi Siamo Insieme”, volto proprio a contrastare e prevenire ogni forma di devianza e di bullismo a scuola.

    Il Progetto “Noi Siamo Insieme”

    Questo progetto nasce dall’esigenza di fare qualcosa per contrastare una serie di atti vandalici e condotte devianti avvenuti nella Provincia di Ferrara.

    Siamo state chiamate, in qualità di esperte in progettazione, a trovare una soluzione, a pensare e fare qualcosa, per rispondere a questa particolare situazione.

    Ci siamo trovate e confrontate a lungo per ideare una proposta progettuale in grado di rappresentare una reale soluzione, con i giusti tempi e le giuste modalità di attuazione.

    E così, in una giornata senza soste e senza pausa, è nato il Progetto “Noi Siamo Insieme”.

    Un Progetto articolato, innovativo, che vede scendere in campo diversi soggetti e diverse realtà, con competenze e professionalità specifiche, che però lavorano insieme.

    “Noi Siamo Insieme” significa, infatti, Unione, Compattezza, mettere assieme i propri pezzi, in un puzzle, in un meccanismo.

    Significa Appartenere, Condividere le proprie conoscenze e le forze verso un unico obiettivo, guardando nella stessa direzione.

    Insieme siamo più forti.

    Obiettivi e caratteristiche innovative

    “Noi Siamo Insieme” nasce da un’idea comune: difendere, proteggere e sostenere la realtà territoriale e le famiglie che vi appartengono, da tutte le fragilità educative che possono essere presenti.

    Sostenere le famiglie, i genitori, i figli, con momenti formativi ed informativi che stimolano la partecipazione e l’interazione.

    Per i ragazzi, laboratori all’interno delle classi, con lo scopo di incrementare in loro la conoscenza dei comportamenti a rischio con attività partecipative e progettate ad hoc.

    Al di fuori della scuola, invece, sono previsti laboratori extrascolastici che si svolgono nel pomeriggio, su tematiche educative e modalità innovative.

    In questo modo offriamo ai ragazzi la possibilità di trascorrere il pomeriggio facendo qualcosa di divertente e di educativo insieme ai loro coetanei 😉

    E’ previsto, infine, un grande coinvolgimento degli adulti: genitori e adulti di riferimento, che hanno un ruolo fondamentale nell’educazione dei ragazzi.

    Incontri formativi rivolti proprio ai genitori, su vari argomenti di attualità, in chiave completamente pratica.

    Modalità necessaria per fornire ai genitori conoscenze, competenze e strumenti che possono usare nella loro pratica educativa.

    Questo è uno dei tanti nostri progetti.

    Seguiteci per approfondimenti e aggiornamenti e contattateci per pensare insieme percorsi progettuali!

  • Mio figlio è la vittima del bullismo: cosa fare e come comportarsi

    vittima del bullismo

    Molti genitori, nei nostri incontri formativi, ci domandano come possono accorgersi che loro figlio è la vittima del bullismo a scuola.

    E, una volta compreso, come devono comportarsi, cosa devono fare per aiutarlo e sostenerlo.

    Ormai, quasi ogni giorno la cronaca affronta il delicato tema del bullismo, nelle sue molteplici manifestazioni.

    L’importanza della prevenzione

    Nel caso del bullismo la prevenzione non è affatto un luogo comune; il primo passo consiste proprio
    nell’acquisire gli strumenti per riconoscere il fenomeno.

    Il bullismo, infatti, si manifesta attraverso una serie di campanelli d’allarme che possono essere
    identificati precocemente.

    Se non individuati per tempo o non riconosciuti, le conseguenze legate al bullismo possono
    accrescersi: lo sviluppo e l’integrazione sociale essere irreparabilmente compromessi.

    Vediamo insieme quali sono i segnali che dovete notare….

    Le caratteristiche della vittima

    Solitamente, è’ un soggetto più debole della media dei coetanei, ansioso, insicuro, sensibile, tranquillo.

    Ha una bassa autostima, un’opinione negativa di se stesso e delle proprie competenze, che
    viene ulteriormente svalutata dalle continue prevaricazioni subite.

    A scuola spesso è solo, escluso dal gruppo dei coetanei.

    Tende a negare l’esistenza del problema e la propria sofferenza e finisce per accettare passivamente
    quanto accade.

    Molto spesso si auto colpevolizza.

    Alla domanda “c’è qualcosa che non va scuola?” risponderà sempre con “niente”.

    Comportamenti tipici della vittima

    Il primo passo che puoi fare, per capire se tuoi figlio può essere vittima del bullismo, è osservare e prestare attenzione ad alcuni “campanelli d’allarme”.

    Se ritrovi alcuni di questi segnali in tuo figlio, potrebbe essere esposto a bullismo.

    • E’ spesso triste o scontento quando torna a casa;
    • Manifesta disagi ricorrenti prima di andare a scuola;
    • Si ammala con facilità e ha scarso appetito;
    • Presenta disturbi e dolori che non ha mai avuto prima;
    • Dimentica o perde spesso il materiale scolastico, ha il diario o i libri rovinati;
    • Può avere lividi, ferite, vestiti strappati;
    • Ha un sonno agitato con incubi ricorrenti;
    • Fatica a comunicare in casa;
    •  Potrebbe avere un legame protettivo molto forte con un genitore;
    • Perde interesse nelle attività scolastiche e il suo rendimento cala;
    • Ha frequenti sbalzi d’umore;
    • Perdita di interesse verso le passioni e gli hobby e ritiro sociale.

    Le conseguenze per la vittima

    La vittima, nell’immediato, può manifestare disturbi di vario genere, a livello sia fisico che
    psicologico, e può sperimentare il desiderio di non frequentare più i luoghi dove solitamente incontra il suo persecutore, percepiti come pericolosi e quindi da evitare.

    Vive una sofferenza molto profonda, che implica spesso una svalutazione della propria identità, con tratti di personalità insicura.

    Nell’immediato può manifestare alcuni comportamenti specifici, quali:

    • Sintomi fisici: mal di pancia o mal di testa;
    • Disturbi del sonno o incubi;
    • Problemi di rendimento scolastico;
    • Disinteresse per la scuola e per le attività;
    • Bassa autostima e svalutazione di sé.

    A lungo termine, invece:

    • Comportamenti autodistruttivi e autolesivi;
    • Abbandono scolastico;
    • Insicurezza e bassa autostima;
    • Difficoltà relazionali;
    • Ritiro, solitudine.

    Cosa fare e come comportarsi

    Se avete scoperto che vostro figlio è vittima di bullismo, ecco alcuni consigli e strategie utili che potete utilizzare da subito: provare per credere 😉

    Date loro ascolto e vicinanza

    Sono fondamentali l’ascolto e la vicinanza, rispettando sempre i loro spazi.

    E’ indispensabile mantenere aperto il dialogo, rispettando sempre il suo silenzio.

    Non dovete, in nessun modo, mettere il ragazzo sotto pressione.

    Niente frasi, tipo: “Ma dai, parla, insomma, cosa sta succedendo a scuola?” Un atteggiamento del
    genere lo farebbe chiudere ancora di più.

    Vostro figlio deve capire che siete sempre presenti per lui, in ogni situazione, anche se difficile.

    Con il tempo, questa fase può essere superata e arriverà a confidarsi.

    Comprendete i vostri figli e adattate le vostre aspettative alle loro capacità.

    Per esempio, provate a fare una lista di ciò che è importante per loro: la musica, lo sport, gli interessi, le passioni, e partite da lì, incoraggiateli in queste attività.

    Potenziate la loro autostima

    Insegnate loro ad essere resilienti.

    Ad essere forti, ad affrontare le difficoltà con proprie risorse e proprie strategie.

    Affiancateli, ma lasciategli sperimentare in modo autonomo.

    Insegnate loro a scegliere per sé stessi e prendersi le proprie responsabilità.

    Se vostro figlio non ottiene il risultato desiderato, rispondi con un feedback costruttivo e aiutalo
    chiedendo “Come puoi migliorare? Come potresti farlo in modo diverso?”.

    Ha bisogno di cadere, per imparare e, soprattutto, di trovare le proprie soluzioni.

    Favorite momenti di socializzazione positiva

    Invitate gli amici di tuo figlio a giocare a casa.

    Parlate con gli altri genitori, proponendo che trascorrano insieme una giornata.

    Conoscete gli amici dei vostri figli.

    Ricordate sempre che:

    Agire prima è di vitale importanza per prevenire le situazioni di bullismo.

    Per qualsiasi approfondimento, dubbio, consiglio, non esitate a chiedere un nostro parere.

  • Chi sono i bulli di scuola? Caratteristiche e comportamenti

    bulli di scuola

    Ogni giorno la cronaca affronta il delicato tema del bullismo, nelle sue molteplici manifestazioni.

    Noi ne abbiamo parlato a lungo, in vari articoli e approfondimenti, ma non è mai abbastanza.

    Con il termine bullismo intendiamo l’insieme di abusi e condotte oppressive, perpetrate in modo fisico o psicologico, ripetute per settimane, mesi o perfino anni.

    Il principale luogo in cui esso si manifesta è la scuola.

    Vediamo ora le caratteristiche e i comportamenti dei bulli e delle vittime.

    Chi sono i bulli di scuola

    Il bullo è una persona che usa la propria forza o la propria posizione di superiorità per fare del male a qualcun altro in modo fisico, verbale o psicologico.

    Con il termine bullo ci si riferisce a un ragazzo o un bambino che prende di mira un coetaneo e ogni giorno, per lungo tempo lo “bullizza”.

    Ovvero mette in atto nei suoi confronti violenze di vario genere alle quali non riesce a difendersi.

    Caratteristiche del bullo

    I bulli di scuola possono presentare le seguenti caratteristiche.

    • Ha un forte bisogno di potere, di dominio e di autoaffermazione: prova soddisfazione nel
      sottomettere, nel controllare e nell’umiliare gli altri;
    • E’ impulsivo e irascibile: ha difficoltà nel controllo delle pulsioni e una bassa tolleranza alle
      frustrazioni;
    • Ha difficoltà nel rispettare le regole;
    • Assume comportamenti aggressivi non solo verso i coetanei, ma anche verso gli adulti;
    • Mostra scarsa empatia e manca di comportamenti pro sociali;
    • Ha scarsa consapevolezza delle conseguenze delle prepotenze commesse, non mostra sensi
      di colpa ed è sempre pronto a giustificare i propri comportamenti, rifiutando di assumersene
      le responsabilità.

    Caratteristiche della vittima

    • E’ un soggetto più debole della media dei coetanei;
    • E’ ansioso, insicuro, sensibile, tranquillo;
    • Ha una bassa autostima, un’opinione negativa di se stesso e delle proprie competenze, che
      viene ulteriormente svalutata dalle continue prevaricazioni subite;
    • A scuola spesso è solo, escluso dal gruppo dei coetanei;
    • Nega l’esistenza del problema e la propria sofferenza e finisce per accettare passivamente
      quanto accade: spesso si auto colpevolizza.

    Comportamenti tipici del bullo

    Il primo passo che può essere fatto da un genitore è quello di saper riconoscere il bullismo, senza
    confonderlo con altri tipi di comportamento.

    Se ritrovi alcuni di questi segnali in tuo figlio, potrebbe attuare atti di bullismo:

    • Può essere poco presente in casa, fare ritardo e non rispettare le regole;
    • Può essere stato bocciato o essere in classe con compagni di età inferiore;
    • Presenta un rendimento scolastico basso;
    • Può avere un gruppo stabile di amici e rapporto stretto con uno o due coetanei;
    • Tiene comportamenti spericolati;
    • Non comunica e non condivide in casa;
    • Può avere problemi famigliari;
    • Fatica a fare progetti e preferisce vivere alla giornata;
    • Può presentare impulsività, propensione alla violenza e aggressività verso gli adulti;
    • Può presentare un disturbo della condotta, iperattività o problemi di ADHD certificati, con
      sostegno scolastico.

    Le conseguenze del bullismo

    Nonostante il problema sia da molti sottovalutato, il bullismo produce effetti che si protraggono nel
    tempo e che comportano dei rischi evolutivi tanto per chi agisce quanto per chi subisce prepotenze.

    I bulli acquisiscono modalità relazionali non appropriate in quanto caratterizzate da forte aggressività
    e dal bisogno di dominare sugli altri.

    Tale atteggiamento può diventare trasversale ai vari contesti di vita poiché il soggetto tenderà a riproporre in tutte le situazioni lo stesso stile comportamentale.

    Di conseguenza, a lungo termine si delinea per i bulli di scuola il rischio di sviluppare condotte antisociali e devianti in età adolescenziale e adulta.

    Nel breve termine:

    • Basso rendimento scolastico;
    • Incapacità a rispettare le regole;
    • Difficoltà relazionali.

    A lungo termine:

    • Abbandono scolastico;
    • Comportamenti devianti e antisociali;
    • Violenza e aggressività.

    Nel caso del bullismo la prevenzione non è affatto un luogo comune; il primo passo consiste nell’acquisire gli strumenti per riconoscere il fenomeno.

    Il bullismo, infatti, si manifesta attraverso una serie di campanelli d’allarme che possono essere
    identificati precocemente.

    Se non individuati per tempo o non riconosciuti, le conseguenze legate al bullismo possono
    accrescersi, lo sviluppo e l’integrazione sociale essere irreparabilmente compromessi.

    La rilevazione dei segnali di disagio deve riguardare ogni soggetto della rete sociale e coinvolgere
    più discipline e professioni, poiché è necessario studiare sia fattori socioculturali che psicologici.

    La famiglia, il mondo della scuola e degli amici possono costituire, in questo senso, una risorsa
    preziosa.

    La prevenzione è dunque possibile, a condizione che esista un sistema (familiare e sociale) attento
    ai segnali del disagio, ma anche capace di promuovere risorse, potenzialità, competenze.

    Agire subito, e insieme, è fondamentale per fare prevenzione.

  • Bullismo in classe: proposte di intervento pedagogico

    bullismo in classe

    In questo articolo, parliamo di bullismo in classe, proponendo alcune strategie e proposte di intervento pedagogico che potete svolgere.

    In articoli precedenti abbiamo ampiamente trattato il fenomeno del bullismo, ponendo l’attenzione sulle caratteristiche e sui ruoli di vittima e bullo, come riconoscere il fenomeno.

    Il nostro intento è sempre quello di fornire strumenti  buone pratiche a genitori e  insegnanti, per riconoscere, contrastare e prevenire atti di bullismo.

    Il bullismo in classe

    Sappiamo bene che il bullismo è un fenomeno che si attua principalmente all’interno della classe.

    La collaborazione tra i genitori e gli insegnanti si rivela fondamentale per non essere vittima di bullismo e la prevenzione del fenomeno.

    In classe, è necessario prestare molta attenzione ai bambini soli, senza amici, con i quali l’insegnante dovrebbe instaurare un rapporto di fiducia, per comprendere ciò che provano.

    Comprendere gli stati d’animo degli alunni è, per gli insegnanti, un compito tanto importante quanto difficile.

    Gli studenti si aspettano che gli insegnanti li giudichino solo in base al rendimento scolastico e non, invece, per come si comportanoalimentando, soprattutto nei bulli, sentimenti di rancore e rabbia.

    Difatti, la bassa produttività dei bambini bulli è spesso influenzata dal loro stato d’animo.

    Il muro del silenzio della vittima-bambino che prova vergogna e non vuole che nulla sia raccontato deve essere infranto. La cooperazione scuola-genitori è un’arma vincente.

    Alcune proposte pedagogiche

    Promuovere la cooperazione

    I bambini più cooperativi presentano minori difficoltà relazionali: sono meno prepotenti e più accettati dai compagni.

    Secondo alcune ricerche, infatti, i bulli e le vittime risultano essere meno cooperativi rispetto ad altri bambini.

    La scarsa cooperazione del bullo dipenderebbe dalla sua scarsa empatia e dall’atteggiamento ostile nei confronti degli altri; mentre nella vittima può derivare dalla scarsa accettazione sociale.

    L’approccio migliore per contrastare il fenomeno del bullismo a scuola sarebbe quello di potenziare i comportamenti cooperativi tra i bambini e, a tale scopo, è di fondamentale importanza il ruolo dei docenti.

    La cooperazione comporta necessariamente la presenza di un obiettivo comune e condiviso tra tutte le persone coinvolte, bambini e insegnanti.

    Creare una classe cooperativa non è certamente un compito semplice, in quanto non basta far lavorare insieme più bambini.

    L’approccio cooperativo permette di modificare il clima e la qualità delle relazioni nella classe.

    I giochi cooperativi

    I giochi cooperativi sono utili per contrastare il fenomeno del bullismo in quanto si fondano sul lavoro di
    squadra in cui i partecipanti devono collaborare tra loro per assolvere ai compiti ludici, migliorando la
    qualità dei risultati con il livello di cooperazione che si basa sull’aiuto reciproco.

    Nei giochi cooperativi, infatti, i compiti possono essere realizzati solo se i componenti del gruppo uniscono le loro abilità facendo la fondamentale esperienza di apprendimento prosociale.

    Il valore pratico del lavoro di gruppo si evidenzia quando nei giochi affiorano dei conflitti conseguenti al
    dover prendere decisioni difficili o quando vi sono diverse strategie di soluzione.

    Questo sono importanti occasioni di apprendimento in cui aiutando gli altri e lasciando che essi ci aiutino si manifesta l’impegno verso di loro, ma anche la disponibilità a riconoscere i propri limiti permettendo loro di esserci di aiuto.

    Cosa può fare la scuola

    Ciò che la scuola può fare è fornire una formazione specifica al proprio personale: agli insegnanti, educatori e chiunque lavori all’interno della scuola.

    I corsi di sensibilizzazione sulle tematiche del bullismo si rivelano molto importanti per sapere riconoscere il fenomeno e prevenirlo.

    È necessario attuare un piano anti-bullismo ben definito e strutturato, con regole chiare da rispettare, da fornire a tutte le classi.

    E, ancora:

    • È bene non tollerare né sottovalutare episodi di bullismo ma intervenire sempre
    • Favorire momenti di riflessione in gruppo e attività pro-sociali
    • Essere aperti al dialogo, individuare soggetti a rischio
    • Preparare questionari anonimi nelle classi
    • Organizzare laboratori che valorizzino le differenze individuali, la conoscenza reciproca

    In questo senso, progettiamo percorsi di formazione, proprio su queste tematiche, rivolti alle scuole di grado con lo scopo di informare gli studenti, sensibilizzarli, prevenire e contrastare fenomeni devianti.

    Progettiamo anche percorsi di formazione rivolti agli insegnanti, per fornire gli strumenti necessari per riconoscere e contrastare i fenomeni di bullismo.

    Se interessati ad approfondire, non esitate a contattarci 😉

  • Il mondo delle dipendenze: cosa osservare e come intervenire

    dipendenze

    Durante i nostri seminari e incontri con genitori e figure di riferimento, quando parliamo di dipendenze giovanili, queste sono le domande che ci pongono maggiormente.

    “Come posso fare per accorgermene? Cosa devo osservare?”

    “Come posso intervenire?”

    “A chi devo rivolgermi?

    Vediamo insieme cosa è possibile osservare e come è possibile intervenire.

    Le dipendenze

    Seconda la definizione generale per dipendenza si intende “l’assuefazione di una sostanza, o comportamento, la cui sottrazione induce disturbi fisici e psichici.

    Può trattarsi, infatti, di assuefazione e relativi disturbi da sostanze con potere psicoattivo (droghe, alcol o nicotina) o da abitudini, comportamenti, stili di vita (uso di internet, del cellulare, lavoro, shopping, gioco d’azzardo).

    Le dipendenze sono caratterizzate da:

    • Tolleranza, ossia bisogno di aumentare progressivamente la dose per produrre l’effetto ottenuto originariamente con dosi minori;
    • Dipendenza fisica, stato di adattamento fisiologico a una sostanza che si manifesta con una sindrome da sospensione (astinenza), malessere psicofisico che si manifesta quando si interrompe o si riduce il comportamento o l’uso dello strumento;
    • Dipendenza psicologica, si associa a sensazioni di soddisfazione e al desiderio di ripetere l’esperienza della sostanza o di evitare il disagio di non averla.
    • Conflittualità nei rapporti interpersonali e conflitti intrapersonali; cambiamenti di umore e di comportamento.
    • Dominanza, in quanto la dipendenza domina i pensieri, i sentimenti e i comportamenti dell’individuo, assumendo un valore primario tra tutti i suoi interessi.

    Dipendenze: cosa osservare

    Le diverse forme di dipendenza possono variare secondo l’età e le abitudini.

    Un discorso generale sui “sintomi” da individuare, infatti, non è mai corretto, ma di certo è possibile individuare alcuni comportamenti che accomunano le dipendenze nei ragazzi, come:

    • Difficoltà di concentrazione;
    • Mancanza di interessi variegati o perdita di interesse per particolari hobby;
    • Tratti di aggressività nel comportamento;
    • Disturbi di alimentazione e del sonno;
    • Calo del rendimento scolastico;
    • Isolamento sociale.

    Le dipendenze tecnologiche

    Esse si caratterizzano per un rapporto patologico dell’individuo con i nuovi mezzi tecnologici, il cui continuo diffondersi ed evolversi stanno definendo l’emergere di nuovi sindromi comportamentali e vissuti emotivi.

    Già da alcuni anni si parla del rapporto tra l’uomo e la tecnologia che oggi diventa sempre più complesso ed articolato.

    La grande rete che connette ed avvicina riesce anche talvolta a modificare lo stile di vita, il modo di pensare ed influenza le scelte dei singoli e della collettività.

    Ciò è possibile notarlo soprattutto negli adolescenti, ma anche nei bambini.

    Gli studi riconoscono una serie di comportamenti osservabili che rivelano la caduta nella dipendenza tecnologica:

    • Quantità significativa di ore trascorsa in rete;
    • Connessioni notturne prolungate e problemi con il sonno;
    • Attività fisica ridotta;
    • Evitamento con i familiari;
    • Isolamento sociale;
    • Irritabilità o rabbia;
    • Rinuncia o disinteresse per attività non collegate alla rete.

    Come prevenire le dipendenze

    Ci accorgiamo che i genitori vogliono affrontare le dipendenze con i loro figli, ma spesso non sanno quando o come affrontare l’argomento.

    Ma è immensamente importante che lo facciano.

    I bambini sono molto più esperti oggi, e le conversazioni oneste e aperte che si svolgono ora possono preparare le basi per mantenere le sostanze fuori dal loro futuro.

    Ecco alcune cose che dovete sapere per parlare ai vostri figli di dipendenze.

    Iniziate presto

    E’ importante parlarne con i vostri figli molto prima che ogni bambino sia esposto a sostanze nei suoi gruppi di pari.

    Iniziando la conversazione in anticipo, i genitori possono infondere l’idea che saranno sempre una risorsa e che i loro figli potranno venire da loro con qualsiasi domanda o dubbio.

    Naturalmente, partire presto non significa entrare in tutti i dettagli della dipendenza.

    Occorre sempre mantenere una discussione appropriata all’età.

    Con i bambini più piccoli, la conversazione può iniziare intorno alle vitamine e all’armadietto dei medicinali.

    Siate onesti e rispondete alle loro domande

    L’onestà è la chiave quando i genitori stanno conversando con i loro figli sulla dipendenza.

    La dipendenza potrebbe sembrare un argomento travolgente per un bambino piccolo, quindi lasciate che dirigano gran parte della conversazione.

    Se hanno domande, vi chiederanno loro.

    Fate loro sapere “Sono qui, se commetti un errore, puoi ancora venire da me e parlare con me”.

    Ascoltateli, rispondete alle loro domande e partite da quello che dicono loro.

    Alcuni consigli per i genitori

    Prendetevi il tempo per sedersi accanto ai vostri figli e chiedere loro cosa fanno online, senza giudicarli in anticipo o additarli come nulla facenti.

    Cercate di stabilire un momento di disintossicazione dalle nuove tecnologie condiviso da tutti i membri della famiglia.

    Potrebbe trattarsi di tre ore senza cellulare, anche voi genitori, dove si gioca, si ricorre a strategie creative e si fanno lavori manuali, si va dai nonni o si esce per una passeggiata.

    E’ possibile arrivare ad un uso intelligente e consapevole delle tecnologie: provate a condividere delle regole e rispettatele tutti.

    A tavola durante a cena state tutti senza cellulare e conversate sulla giornata appena trascorsa.

    Per approfondire il tema delle dipendenze giovanili o richiedere una consulenza specifica, non esitate a scriverci!

  • Adolescenza e comportamenti a rischio vittimizzazione

    adolescenza e comportamenti a rischio

    Nel nostro blog abbiamo parlato spesso di adolescenza e comportamenti a rischio devianza.

    Abbiamo trattato di bullismo, cyberbullismo, dipendenze, con particolare attenzione alla prevenzione degli atti antisociali e devianti.

    In questo articolo vorremmo porre alla vostra attenzione un altro tipo di rischi: i rischi della vittimizzazione.

    Abbiamo parlato di vittime di bullismo e di come attivare strategie di contrasto e di rinforzo delle proprie risorse personali.

    Qui parleremo un po’ di alcuni pericoli che caratterizzano la quotidianità dei ragazzi: le trappole che si nascondono in rete, nei social network, nel gioco online.

    Il caso

    E’ di poche settimane fa la notizia relativa ad un tentativo di adescamento online, ad opera di un uomo adulto, nei confronti di un bambino di circa 8 anni, frequentante un Istituto Comprensivo di Modena.

    Per alcuni giorni si è diffusa, infatti, sui social network, la circolare emessa dalla Dirigente dell’Istituto, per rendere noto l’episodio a tutti i genitori, mettendoli in guardia dell’accaduto.

    Il tentativo di adescamento sarebbe avvenuto all’interno della chat dell’applicazione Tik Tok, scoperta dal padre sul cellulare del bambino.

    Posta la questione alla nostra attenzione, abbiamo deciso di preparare un Progetto di sensibilizzazione sui pericoli del web, rivolto a bambini e genitori, in diverse palestre di Modena e Provincia.

    Quando si parla di adolescenza e comportamenti a rischio è necessario ricordare sempre che vi sono tanti pericoli a cui i ragazzi sono esposti e in cui possono incorrere, se non ben educati a riconoscerli e denunciarli.

    Web, adolescenza e comportamenti a rischio

    Ci troviamo oggi nel pieno di una rivoluzione digitale caratterizzata da grande velocità nel cambiamento, prodotti tecnologici sempre nuovi, innovazioni che richiedono sempre più competenza.

    La rivoluzione virtuale è certo indice di un progresso, anche scientifico, molto importante, ma che porta con sé fattori di rischio da non sottovalutare.

    È del grande studioso Zygmunt Bauman, importante multipremiato sociologo, scomparso nel 2017, che vi consiglio la lettura!

    Il suo libro “Modernità liquida” descrive, infatti, una società circondata da caos e caratterizzata dal disorientamento.

    In un certo senso, è a questa condizione che l’ondata di progresso tecnologico può portare noi ed i nostri ragazzi, se non faremo qualcosa per sensibilizzarci ed educarci al loro uso.

    Se parliamo di adolescenza e comportamenti a rischio, parliamo necessariamente di quelli che sono stati definiti “i nuovi adolescenti”, i figli del progresso virtuale, i nati dopo il Duemila, fino ad arrivare ai bambini “che nascono con il telefono in mano”.

    Nonostante sia innegabile il contatto precoce dei bambini con le nuove tecnologie, non si può d’altro canto definirli geni futuristi poiché la loro capacità di riconoscere uno smartphone o muovere sopra di esso il dito, nel tentativo di sbloccarlo, non è altro che una normale reazione di apprendimento a ciò che osservano dagli adulti!

    È proprio dall’osservazione anche i bambini più piccoli cominciano ad identificare lo smartphone come un qualsiasi altro oggetto d’uso quotidiano: un cucchiaio, un telecomando, per esempio.

    Ciò che nei nostri interventi facciamo presente ai genitori è il grande divario generazionale che si è creato tra i “figli della rivoluzione online” e gli adulti, i genitori.

    Tale distacco alimenta la mancanza di comunicazione, di interesse, di spazi di dialogo genitori-figli ed amplifica l’esposizione ai comportamenti a rischio vittimizzazione.

    I rischi del progresso

    Vogliamo riportarvi due dei principali rischi a cui possono incorrere i ragazzi nel web: il cyberbullismo e l’adescamento online a scopo di produzione di materiale pedopornografico.

    Che si adoperi un telefonino, un computer o una consolle, diversi sono i canali con cui addentrarsi nel “deep web”, nel profondo mondo della rete, dell’online, del virtuale.

    Avere il controllo di ciò che i nostri figli fanno sulla rete, monitorare i loro comportamenti online, non significa violare la loro privacy bensì proteggerli ed educarli verso un uso corretto e consapevole.

    Si rivela necessario imporre regole educative e limiti all’uso dei dispositivi tecnologici e di Internet già dalla prima infanzia.

    È nostra responsabilità, degli adulti, accompagnare i ragazzi e non lasciarli soli in questa rivoluzione tecnologica. Vediamo assieme alcuni dei rischi a cui è possibile incorrere:

    • Tentativi di adescamento online su chat room o forum virtuali, presenti anche in diversi giochi online;
    • Dipendenza da gioco e da Internet, modificazioni del comportamento, dell’umore;
    • Truffe online, phishing, furti di dati personali;
    • Dipendenza da social network;
    • Incorrere in profili ed identità false;
    • Subire cyberbullismo all’interno di chat di gruppo di WhatsApp.

    Conseguenze della vittimizzazione virtuale

    Nelle giornate del 24, 25, 26 ottobre abbiamo partecipato al Congresso della Società Italiana di Criminologia, che si è tenuto a Modena, con particolare attenzione ai nuovi rischi nel digitale.

    Ha parlato di adolescenza e comportamenti a rischio il dottor Giovanni Ziccardi, docente di informatica giuridica all’Università di Milano, massimo esperto di cybercrime ed autore di fantastici saggi, di cui consigliamo la lettura.

    Ziccardi elenca alcune delle conseguenze di una vittimizzazione online, come:

    • L’amplificazione del danno creato;
    • La viralità dell’informazione e della fotografia oggetto di violenza;
    • Il disimpegno morale di chi commette il fatto, dovuto alla distanza tra vittima e perpetratore
    • L’anonimità, spesso garantita, di chi commette cyberbullismo.

    I videogiochi online

    Parlare di adolescenza e comportamenti a rischio è anche parlare di dipendenza da videogiochi; ci sentiamo di esprimere due parole in merito.

    È notizia di queste ore che il Governo cinese abbia introdotto nuove misure restrittive sui video game, nel tentativo di frenarne la dipendenza nei giovani giocatori.

    La Cina ha difatti vietato il gioco online nelle ore notturne ed ha imposto un tetto di spesa ed un budget massimo per gli acquisti online.

    Che sia uno strumento di controllo utile per il contrasto dei comportamenti a rischio?

    Secondo noi non è necessario demonizzare la tecnologia né impedirla bensì educare ad essa fin da subito!

    Trascorrere molte ore in modo sregolato e non controllato davanti ai videogiochi, spesso violenti e spara-tutto, non è mai consigliato!!

    Ma non è solo la violenza il problema; qualsiasi dipendenza dallo schermo può causare ritardi nello sviluppo ed avere conseguenze nefaste, in un momento di crescita e sviluppo cerebrale massimo.

    Ciò che ci sentiamo di consigliarvi è di conoscere i giochi che acquistate ai vostri figli, di informarvi sui rischi dei social network, sul funzionamento delle chat online, di essere presenti, con interesse, di continuare a rappresentare un riferimento insostituibile da qualsiasi tipo di tecnologia!

    Per informazioni pratiche, strumenti di parental control, corsi o seminari contattaci!

    Bibliografia.

    Bauman Z. (2002) Modernità liquida, Laterza.

    Ziccardi G., (2014) Entro 48 ore, Gli specchi.

  • L’educazione alla libertà come pratica di educazione alla vita

    educazione alla libertà

    Maria Montessori nel 1909 pubblica “Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini” che rimarrà alla base di tutta la pedagogia moderna.

    Questo metodo mette al centro il rispetto per la spontaneità del bambino ed è il primo a offrire un’alternativa all’educazione autoritaria dell’epoca.

    Di seguito vengono presentate le caratteristiche e i principi di questa “educazione alla libertà” proposta da Maria Montessori nel suo famoso Metodo.

    Il Metodo Montessori ha, infatti, rivoluzionato completamente la concezione d’istruzione ed educazione del bambino, dimostrandosi, ancora oggi, estremamente attuale ed efficace.

    Il metodo Montessori

    E’ una disciplina il cui obiettivo è quello di dare libertà al bambino di manifestare la sua spontaneità.

    La vera salute fisica e mentale è il risultato della “liberazione dell’anima”: in questo percorso di liberalizzazione del bambino, l’adulto deve intervenire solo per aiutarlo a conquistarla.

    L’adulto, dunque, deve essere un “angelo custode” che osserva e non interviene quasi mai: deve rispettare il bambino che commette errori e guidarlo a migliorarsi da solo.

    Interferendo sul suo operato, l’adulto gli toglierà la dignità e la libertà di riuscirci da solo e non gli darà la possibilità di correggersi in autonomia.

    Non interferire permetterà al bambino di autocorreggersi e pensare a soluzioni per risolvere eventuali ostacoli.

    Mai aiutare un bambino mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di poter avere successo!

    L’educazione alla libertà come educazione di vita

    Il principio fondamentale dell’educazione è quello della libertà, dell’autonomia e dell’indipendenza.

    Secondo questa prospettiva il bambino viene visto come un essere completo, dotato naturalmente di una energia creativa, innata e affettiva: un piccolo adulto e una persona pensante già da piccolissimo.

    I bambini non devono essere semplicemente indirizzati e guidati dagli adulti; devono piuttosto essere lasciati liberi di esplorare e scoprire da soli il mondo circostante.

    Devono, cioè, essere educati all’indipendenza, per allenare le proprie capacità ed inclinazioni personali.

    Fondamentale è lasciarli liberi di esplorare, scoprire e imparare da soli, senza forzarli in alcun modo.

    Per educare i bambini ad essere autonomi, gli adulti, infatti, non devono intervenire ed aiutarli mentre stanno svolgendo un compito.

    Ciò significa vigilare sulla loro sicurezza ma intervenire il meno possibile: guidarli senza condurli in ogni azione e movimento.

    I bambini non devono essere “serviti” dai genitori, bensì educati a fare da soli e a compiere da soli le loro conquiste.

    Devono imparare a responsabilizzarsi, per prendere coscienza delle loro azioni.

    Educare i bambini al silenzio

    Il silenzio nella pedagogia ha un valore molto importante e profondo, ed è un mezzo molto prezioso per crescere ed educare i bambini.

    Ogni individuo, adulto o piccolo che sia, ha bisogno del silenzio per riposare, rigenerarsi ma anche riflettere, concentrarsi e capire.

    Il silenzio è, infatti, la quiete dei sensi: trasmette quella “giusta” tranquillità che permette al corpo e alla mente di rigenerarsi.

    Il rumore, al contrario, ha degli effetti devastanti sul nostro organismo: ci distrae, ci stanca, ci confonde e ci agita.

    Nei bambini tali effetti sono amplificati e il rumore rappresenta un pesante ostacolo, non solo al loro stesso sviluppo sensitivo ma anche al loro benessere generale.

    Il silenzio permette così ai bambini di riequilibrarsi.

    Fargli vivere ogni giorno un pò di sano silenzio gli permette di apprezzarlo, di capirne il significato e il valore e sopratutto gli permette di riflettere sul rapporto che hanno con loro stessi e con gli altri.

    I bambini non devono temerlo, ma conoscerlo e apprezzarlo per saperne trarre tutti i benefici che esso comporta, ovvero:

    • La concentrazione;
    • Il saper ascoltare;
    • La meditazione;
    • Il rapportarsi con gli altri;
    • La comprensione;
    • La calma.

    Educare i bambini al contatto con la natura

    La natura può fortemente influenzare e potenziare lo sviluppo e l’educazione dei bambini.

    Nella società l’uomo “civilizzato” è costretto in limiti e restrizioni che si ripercuotono inevitabilmente anche nella vita del bambino.

    Grazie alla natura è possibile riportare agli occhi del bambino la vita libera che segue la natura stessa.

    Osservare, studiare e vivere la natura sono gli obiettivi del Metodo Montessori.

    Il bambino a contatto con la natura riesce a sviluppare le percezioni su ciò che lo circonda e instaura una moralità importante verso la cura e la vita della natura stessa.

    Nell’infanzia il bambino è un vero ed ottimo osservatore che può assimilare moltissimo da un contatto importante e diretto con la natura.

    Permettere al bambino di curare la natura risponde ad uno dei suoi desideri ed istinti più forti: rendersi pienamente attivo alle cure di qualcosa.

    Moltissime sono le attività che possono essere utilizzate per permettere un contatto diretto con la natura, quali:

    • Ripulire lo spazio esterno dalle foglie secche cadute;
    • Ripulire le aiuole da foglie, fiori o rami rovinati;
    • Raccogliere i frutti da alberi e piante;
    • Raccogliere, riconoscendo gli odori, diverse erbe aromatiche;
    • Seminare e curare un piccolo orto dove raccogliere poi i suoi frutti e imparare a conoscerli.

    L’ambiente a misura di bambino e i materiali sensoriali

    La predisposizione dell’ambiente educativo riveste un ruolo primario per lo sviluppo, con l’utilizzo di materiali selezionati sempre a portata del bambino.

    Un ambiente che riproduce quello di vita naturale, assecondando il movimento, la scoperta, la libertà di scelta del materiale da utilizzare, svincolato dalla necessità di imposizione dell’educatore o da vincoli di tipo strutturale.

    Ciò consente il rispetto dei tempi di sviluppo di ciascuno e accompagna una solida acquisizione di competenze fondata sulla conquista attraverso le proprie capacità personali.

    Maria Montessori iniziò col progettare e preparare diversi materiali sensoriali: oggetti aventi lo scopo specifico di favorire l’esercizio e lo sviluppo dei cinque sensi dei bambini.

    I materiali sono diversificati in base alla fascia d’età dei bambini e sono proposti gradualmente a seconda delle capacità acquisite.

    Per un “corretto utilizzo” di questi oggetti, rimane fondamentale sempre il ruolo dell’adulto che deve lasciare libero il bambino di manifestare la sua spontaneità senza interferire sul suo operato.

    Sarà la manipolazionel’esplorazione e la concentrazione stessa del bambino sull’oggetto a sviluppare le sue abilità.

    L’adulto deve rispettare sempre le sue scelte, i suoi tempi e i suoi ritmi. Deve permettere al bambino di muoversi liberamente e in “autonomia” di autocorreggersi.

    Di seguito, vengono presentati e proposti  alcuni esempi di materiali che potete utilizzare per lo sviluppo sensoriale dei vostri bambini, sulla base dei cinque sensi.

    Lo sviluppo della vista

    Il senso della vista riveste un ruolo primario nella comunicazione.

    L’occhio riesce a percepire le forme, la profondità, la distanza, i colori, il movimento stesso attraverso gli oggetti che lo circondano.

    Vi propongo la torre rosa, composta da dieci cubi decrescenti, in grado di coadiuvare lo sviluppo percettivo della tridimensionalità, della geometria e dell’impatto del colore.

    Lo sviluppo del tatto

    Il tatto per il bambino è un altro importante strumento che gli permette di conoscere ed esplorare sé stesso e l’ambiente circostante.

    Come materiale vi propongo le tavolette tattili, del liscio e del ruvido, molto utili per stimolare i bambini a riconoscere le caratteristiche fisiche dei vari materiali.

    Lo sviluppo dell’udito

    I bambini amano ascoltare i suoni già da quando sono neonati.

    E’ molto importante per loro affinare l’udito e imparare a riconoscere i diversi suoni presenti nell’ambiente.

    Per sviluppare tale senso vi propongo i cilindri dei rumori, che permettono di sviluppare e affinare la percezione sulla differenza di un suono.

    Lo sviluppo dell’olfatto e del gusto

    Affinare questi sensi permetterà al bambino di imparare a riconoscere i vari odori e ad apprezzare ogni sapore.

    Come materiali sensoriali molto interessanti sono le boccette degli odori o sacchetti profumati, con odori differenti che il bambino dovrà riconoscere e associare tra loro.

    Similmente troviamo le boccette del gusto, contenenti i quattro sapori principali, dove il bambino deve assaggiare i sapori, riconoscerli e abbinare le bottigliette con lo stesso sapore.

    Rispettare la spontaneità del bambino è uno snodo cruciale per una buona educazione ed una crescita armoniosa di vostro figlio.

  • L’educazione tra pari a scuola: caratteristiche e vantaggi

    l'educazione tra pari

    L’educazione tra pari, o peer education, può essere definita come la nuova frontiera dell’apprendimento che vede i giovani al centro del processo educativo.

    E’ una proposta innovativa ed alternativa, che rende possibile un maggiore coinvolgimento degli studenti mediante pratiche partecipative e stimolanti.

    Conoscerla, proporla e utilizzarla a scuola può influenzare notevolmente l’apprendimento degli studenti, sia in termini di didattica sia di abilità sociali e relazionali.

    Cosa è l’educazione tra pari

    Con tale termine intendiamo un metodo d’intervento particolarmente utilizzato in ambito educativo e in particolare nella prevenzione dei comportamenti a rischio.

    E’ una proposta educativa in base alla quale alcuni membri di un gruppo vengono formati per svolgere il ruolo di educatore e tutor per il gruppo dei propri pari.

    Essendo un metodo prevede obiettivi, tempi, modi, ruoli e materiali strutturati.

    Può essere anche definito come un processo di comunicazione globale, caratterizzato da un’esperienza profonda ed intensa e da un forte atteggiamento di ricerca di autenticità e di sintonia tra i soggetti coinvolti.

    L’educazione tra pari comporta un radicale cambio di prospettiva nel processo di apprendimento, ponendo gli studenti al centro del sistema educativo.

    Il gruppo dei pari costituisce, dunque, una sorta di laboratorio sociale dove sviluppare dinamiche, sperimentare attività, progettare, condividere, migliorando l’autostima, le abilità relazionali e comunicative.

    L’importanza delle relazioni tra i pari

    Le relazioni tra pari, soprattutto tra gli adolescenti all’interno della scuola, hanno una grande influenza sul loro sviluppo sociale e sulla loro crescita complessiva.

    I processi di socializzazione, in tutta la loro ricchezza e complessità, sono favoriti dalla partecipazione del ragazzo alla vita del gruppo dei pari, che gli permette di sperimentare esperienze diversificate di relazione.

    Per gli adolescenti, in particolare, il contesto sociale è essenziale ai fini della costruzione di un’identità e più complessivamente della personalità.

    La possibilità di vivere bene nel gruppo dei pari consente di affrontare meglio i compiti difficili e peculiari di questa età.

    Fondamentale per i ragazzi è riuscire ad attivare rapporti di amicizia e sapersi inserire nella vita di gruppo, in maniera da poter sviluppare una maggiore indipendenza ed autonomia dal mondo degli adulti (genitori ed insegnanti).

    Come funziona: principi e punti di forza

    Innanzitutto, la trasmissione di conoscenze deve avvenire tra “pari grado”, cioè tra persone simili, per età, status e problematiche.

    Il primo passo è, dunque, proprio quello di individuare questi “peer“, cioè questi pari grado, che non hanno un ruolo di insegnanti nei confronti dei loro coetanei, bensì di tutor, persone con cui intraprendere uno scambio attivo di idee ed esperienze.

    Formati i giovani peer, si passa poi al lavoro di gruppo con i coetanei.

    Il loro punto di forza è quello di utilizzare la comunicazione paritaria, vale a dire lo stesso linguaggio dei destinatari, che può essere perfettamente compreso e accettato.

    Nel gruppo, i peer sono agenti di cambiamento e, pur essendo protagonisti dell’azione di trasmissione della conoscenza, non instaurano un rapporto gerarchico con gli altri studenti, non giudicano, non tengono lezioni: continuano a stare sullo stesso piano.

    I peer sono dunque chiamati ad aiutare e a supportare i coetanei durante i laboratori o le attività di gruppo organizzate dagli educatori in qualità di facilitatori.

    Ciò comporta un principio molto importante per l’educazione: il “learning by doing”, ovvero imparare attraverso l’azione.

    Studi scientifici dimostrano che questa è la miglior tecnica per comprendere a fondo tematiche e concetti complessi.

    I pari facilitano anche la riflessione che segue l’azione, permettendo agli altri studenti di acquisire la consapevolezza delle proprie azioni.

    Questo metodo, comunque, non annulla in alcun modo l’autorità degli adulti (insegnanti, formatori, educatori), che hanno il ruolo di supervisori e di facilitatori dell’interazione tra giovani.

    Considerato l’obiettivo finale che è quello di rinforzare l’autostima degli studenti, oltre che accrescere le loro conoscenze, il docente dovrà imparare a non essere l’unico dispensatore del sapere per i propri discenti, rimanendo in disparte e lasciando spazio e tempo agli alunni.

    Perché utilizzare l’educazione tra pari a scuola

    E’ una modalità di apprendimento informale in grado di potenziare maggiormente l’apprendimento degli studenti, rispetto alla lezione frontale.

    Gli obiettivi di questo sistema sono diversi:

    • Il potenziamento delle abilità individuali degli studenti;
    • La prevenzione di comportamenti socialmente negativi, come il bullismo, attraverso meccanismi di influenza sociale ed emozionale;
    • Il miglioramento dell’autostima e delle abilità sociali e relazionali, così come della fiducia e della collaborazione;
    • L’incremento dell’apprendimento.

    Questo sistema di trasmissione delle conoscenze ha numerosi vantaggi, sia per i peer, sia per i coetanei.

    L’insegnamento reciproco consente agli studenti di accrescere e perfezionare le proprie conoscenze, i metodi di studio e la capacità di problem solving.

    Migliora l’autostima dei peer, li mette alla prova, migliora le loro abilità relazionali e di comunicazione.

    I coetanei apprendono meglio in un ambiente di lavoro in cui si sentono a proprio agio, senza voti o giudizi, sviluppando competenze e risorse.

    Favorisce relazioni migliori all’interno del gruppo e promuove l’instaurarsi di un rapporto di educazione reciproca, come evidenzia la moderna psicologia dello sviluppo.

    L’educazione tra pari, infine, è da considerarsi anche un sistema di prevenzione, soprattutto negli adolescenti, verso fenomeni negativi, come il bullismo.

    Una strategia preventiva nell’adolescenza

    Il gruppo dei pari rappresenta un riferimento importantissimo nel processo di crescita e di conquista dell’autonomia: fornisce sostegno, protezione, rassicurazione e confronto.

    Al suo interno i ragazzi possono sperimentare e consolidare la propria autoefficacia, condividere esperienze e sviluppare le proprie capacità di socializzazione.

    Il gruppo influenza notevolmente i ragazzi, orientandoli verso atteggiamenti positivi o negativi.

    Il metodo dell’educazione tra pari si rivela particolarmente indicato nella prevenzione di comportamenti a rischio nell’adolescenza.

    Uno degli scopi del metodo è proprio quello di permettere agli adolescenti di acquistare l’autoefficacia, intesa come capacità di assumere un ruolo attivo e positivo nelle scelte della propria vita.

    Gli interventi sono strutturati per far vivere ai ragazzi l’esperienza dell’autonomia, ovvero del portare avanti da soli le attività, unita all’esperienza di essere guidati dagli adulti in modo non intrusivo.

    Per approfondire questo metodo di apprendimento innovativo, contattateci!

  • Educare alle emozioni a scuola: attività e metodologie

    educare alle emozioni a scuola

    Le emozioni svolgono un ruolo essenziale nella vita di tutti noi, influenzando il nostro comportamento e i nostri modi di agire.

    Per questo motivo, è fondamentale educare i bambini a riconoscere e gestire la propria emotività: aiutarli cioè nella scoperta delle loro emozioni.

    I bambini devono imparare a riconoscere tutti i tipi di emozioni, anche quelle negative, come rabbia e tristezza, dare loro un nome, accettarle ed esprimerle.

    Questo contributo si rivolge sia agli insegnanti che ai genitori, per offrire consigli, buone pratiche, attività per educare i bambini alle emozioni a scuola e a casa.

    Le emozioni: cosa sono e a cosa servono

    Le emozioni nascono e si manifestano in maniera spontanea e involontaria, “capitano” senza lasciare alla persona la possibilità di decidere quale provare e quando

    Si generano in base ai significati e ai valori che ognuno di noi attribuisce ad un determinato evento e divengono così la conseguenza di un processo di valutazione.

    Dunque, possiedono una forte componente situazionale che pone in evidenza la dimensione soggettiva e personale dell’esperienza.

    Per questo variano da persona a persona e possono cambiare.

    Inducono un’attivazione generale dell’organismo con la comparsa di reazioni motorie, fisiologiche ed espressive precise e rilevanti.

    Possono essere definite, infatti, come uno schema composto da aspetti fisiologici, comportamentali e da aspetti di pensiero.

    Le emozioni esercitano le funzioni di:

    • Preparare il soggetto all’emergenza o ad affrontare le situazioni impreviste;
    • Far percepire alla persona le sensazioni buone o cattive provocate da alcuni eventi;
    • Far conoscere agli altri il proprio stato emotivo.

    Le emozioni ci aiutano a leggere cosa ci succede: sono la nostra prima finestra sul mondo.

    La capacità di riconoscere le nostre emozioni, di viverle in modo consapevole, ci permette di comprendere non solo quello che accade dentro di noi, ma anche quello che accade attorno a noi.

    Una parte importante del vantaggio delle emozioni, sta nella capacità di nominarle e descriverle.

    La consapevolezza aiuta la conoscenza del mondo e di se stessi nella misura in cui io riesco, attraverso di essa, a dare parole alle emozioni stesse.

    Le emozioni primarie e secondarie

    Le emozioni primarie sono una risposta automatica e istintiva agli stimoli esterni e vengono espresse da tutti allo stesso modo: sono innate e universali.

    Quelle secondarie invece hanno origine dalla combinazione delle emozioni primarie, e si sviluppano con la crescita e l’interazione sociale: sono complesse e sociali.

    Sono, quindi, delle emozioni più complesse e hanno bisogno di più elementi esterni o pensieri eterogenei per essere attivate.

    Le emozioni primarie o di base sono:

    1. Rabbia, generata dalla frustrazione che si può manifestare attraverso l’aggressività;

    2. Paura, emozione che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una situazione pericolosa;

    3. Tristezza, si origina a seguito di una perdita o da uno scopo non raggiunto;

    4. Gioia, stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri;

    5. Sorpresa, si origina da un evento inaspettato, seguito da paura o gioia;

    6. Disprezzo, sentimento e atteggiamento di totale mancanza di stima e disdegnato rifiuto verso persone o cose, considerate prive di dignità morale o intellettuale;

    7. Disgusto, risposta repulsiva caratterizzata da un’espressione facciale specifica.

    L’importanza di educare alle emozioni

    Le emozioni determinano la nostra relazione con il mondo.

    Quando nasciamo, non abbiamo sviluppato né il pensiero né il linguaggio, né tanto meno possiamo pianificare quello che facciamo, ma nonostante questo, le emozioni ci permettono di comunicare e di identificare quello che è positivo e negativo per noi stessi.

    Attraverso il pianto, il sorriso o dei comportamenti rudimentali ci relazioniamo con il mondo e con il resto delle persone.

    Le emozioni ci apportano informazioni sulla relazione che abbiamo con l’ambiente circostante.

    Le emozioni sono come un sistema di allarme che si attiva quando individuiamo qualche cambiamento nella situazione che ci circonda.

    Durante l’infanzia provare emozioni positive spesso favorisce il possibile sviluppo di una personalità ottimista, confidente ed estroversa, mentre avviene il contrario se si provano emozioni negative.

    Un’adeguata educazione emotiva, dunque, permetterà di acquisire destrezza per la gestione degli stati emotivi, di ridurre le emozioni negative e di aumentare in buona parte le emozioni positive.

    In questo senso possiamo citare, ad esempio, il saper risolvere in maniera positiva i conflitti, il mettere da parte una frustrazione a breve termine in cambio di una ricompensa a lungo termine, e il gestire gli stati d’animo per motivarci.

    Educare alle emozioni a scuola

    La scuola ha un ruolo centrale nell’educazione emotiva.

    Per educazione emotiva si intende la capacità di riconoscere e comprendere le emozioni, dominarle senza reprimerle, a trasformarle in uno strumento prezioso per la conoscenza dell’altro da sé, in sintesi, a gestirle.

    La formazione emotiva avviene inizialmente in famiglia ed in stretta collaborazione, poi, con la scuola.

    La scuola è lo spazio ideale per lavorare sulle emozioni, perché è il luogo in cui la maggior parte degli individui passa più tempo negli anni fondamentali della propria formazione e perché quel tempo è molto significativo in termini di trasmissione di valori, oltre che di conoscenze.

    L’educazione emotiva in aula non deve diventare una disciplina a sé, rigidamente intesa, da aggiungere alle materie curricolari e per la quale l’insegnante sia chiamato a trovare il tempo, il luogo e i materiali necessari al fine di sviluppare e portare a termine il programma.

    Deve e può, invece, diventare una compagna di strada dei saperi cognitivi, dello sviluppo delle competenze e delle abilità.

    In tutto questo il compito fondamentale spetta agli insegnanti che devono essere in grado di attivare, costruire, implementare nei bambini le capacità di identificare, gestire e modulare il loro mondo emozionale interno.

    Consigli e buone pratiche

    Ancora una volta le storie, le fiabe, sono protagoniste.

    Le storie sono strumenti molto utili per arrivare al cuore dei bambini, per mettere in atto l’educazione emotiva e promuovere l’apprendimento del linguaggio delle emozioni.

    Una risorsa per me molto innovativa che vi propongo è il libro l’Emozionario: dimmi cosa senti, nell’edizione del 2015 di Scalabrini e Pereira, in versione illustrata.

    E’un libro pensato per adulti e bambini da utilizzare come risorsa didattica per aiutarci a definire quello che proviamo, le sue cause e la sua influenza.

    E’ una sorta di dizionario delle emozioni, contenente 42 voci, ciascuna riferita ad una emozione e accompagnata da un’illustrazione che rappresenta l’emozione e da una breve descrizione delle caratteristiche della stessa.

    Può essere molto utile come strumento di supporto all’educazione emotiva sia per i genitori che per gli insegnanti.

    In questo modo, i bambini inizieranno a comprendere, dare un senso, riconoscere le emozioni ed imparano piano piano, con il sostegno degli adulti, a gestirle, verbalizzarle ma soprattutto a regolarle.

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