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consulenza pedagogica

  • Diventare genitori: consigli pedagogici pratici

    Diventare genitori è un’esperienza meravigliosa e estremamente complessa, le gioie che la genitorialità può dare sono davvero indescrivibili.

    Per quanti consigli o suggerimenti si possano ascoltare non esistono ricette preconfezionate o manuali di istruzioni in grado di preparare in assoluto a questo compito.

    Ciascuno di noi prima di essere genitore, è un individuo con una sua storia e un suo bagaglio di esperienze che lo rendono quello che è oggi.

    Ciascuna famiglia ha le sue peculiarità e specificità che la rendono unica e irripetibile.

    Non ci sono ricette e neppure regole scritte che valgano per tutti e indistintamente.

    Diventare madre e padre, infatti, avviene direttamente sul campoagendosbagliandoimparando dai propri errori, a volte ricorrendo al sostegno di esperti nel caso in cui vi siano particolari difficoltà o semplicemente per chiedere un parere o un consiglio.

    Diventare genitori è un desiderio che accomuna tantissime coppie ma fattori esterni, fisici oppure psicologici possono influire notevolmente sulla capacità di concepire: su ciò vi consigliamo di leggere questo articolo.

    Sono tanti poi gli aspetti da considerare quando si parla di genitorialità: comunicazione, regole, base sicura, ascolto, educazione.

    Innanzitutto, la famiglia è il luogo dove avviene la primissima socializzazione del bambino.

    E’, infatti, il primo luogo dove il bambino sperimenta il contatto con una rete sociale.

    Da qui si costruiscono le strutture relazionali, la personalità, i ruoli, le risorse cognitive ed emotive.

    Per un bambino i genitori rappresentano una guida e una base sicura e il loro rapporto si sviluppa tra attaccamento e progressiva conquista dell’indipendenza.

    Diventare genitori e la scoperta della genitorialità

    L’arrivo di un figlio comporta un vero e proprio atto di responsabilità.

    Con l’arrivo di un figlio la coppia riconosce il proprio nuovo ruolo, ovvero il ruolo di genitori.

    Si trovano, infatti, a dover compiere scelte, elaborare decisioni, individuare obiettivi e traguardi in condivisione.

    La genitorialità è, proprio, l’insieme delle scelte educative e delle modalità di dialogo che i genitori decidono di instaurare con il proprio figlio.

    La genitorialità può essere definita come la capacità di adempiere al ruolo di genitore.

    E’, dunque, il processo dinamico attraverso il quale si impara a diventare genitori; si diventa, cioè, capaci di prendersi cura e di rispondere in modo sufficientemente adeguato ai bisogni dei figli.

    L’essere genitori cambia nel tempo, in base all’età e alle esigenze specifiche dei figli: non si può essere genitori sempre allo stesso modo.

    Molto importante, fin dalla nascita e anche prima, è il concetto di coerenza educativa.

    I genitori devono, infatti, essere coerenti e condividere le scelte e le modalità educative nei confronti del proprio figlio.

    Cosa si intende con modalità educative?

    Sono tutte quelle modalità educative che ognuno di noi utilizza nell’educazione e nella comunicazione con i propri figli, più o meno consapevolmente.

    Le modalità educative sono specifiche e corrispondono, infatti, ad uno stile educativo piuttosto che ad un altro.

    Sull’argomento vi consigliamo di leggere questo nostro articolo sugli stili educativi.

    La consulenza di sostegno alla genitorialità

    Nel momento in cui si diventa genitori si devono affrontare problematiche, incertezze, dilemmi riguardanti l’educazione dei propri figli.

    La coppia si trova di fronte ad un momento di grande cambiamento e, allo stesso tempo, di adattamento.

    Ebbene sì, l’equilibrio creato nella coppia sarà inevitabilmente cambiato dall’arrivo del bambino.

    Sarà dunque necessario stabilire un nuovo equilibrio.

    Come già anticipato, non esistono ricette preconfezionate per affrontare il cambiamento e stabilire il nuovo equilibrio, ogni coppia può trovare la propria strada per organizzare la nuova vita quotidiana.

    Genitori non si nasce, bensì lo si diventa ogni giorno, insieme 🙂

    Diventare genitori comporta la necessità di ristabilire il nuovo equilibrio e può essere fonte di frustrazioni e disagi, molto importante è sapere di poter contare l’uno sull’altra: affrontate sempre insieme la nuova sfida genitoriale.

    Nell’affrontare questa nuova sfida potreste trovarvi, infatti, di fronte a dubbi o incertezze sulle scelte o sulle modalità educative.

    In questo, la figura del consulente pedagogico può essere di grande aiuto e sostegno nell’affrontare e risolvere tali situazioni.

    Non esitate a chiedere un parere o una consulenza, a volte basta semplicemente un piccolo orientamento per affrontare una situazione specifica.

    In questo senso, di grande aiuto sono i percorsi educativi di sostegno e di accompagnamento propri della consulenza pedagogica.

    Questi percorsi, infatti, non sono solo rivolti a famiglie problematiche, o in situazioni particolarmente conflittuali, ma possono essere un cammino utile a qualsiasi genitore per migliorare la relazione e la comunicazione con i propri figli e le dinamiche familiari.

    Lo scopo è proprio quello di fornire ai genitori strumenti operativi per affrontare in maniera più adeguata i problemi evolutivi ed educativi che riguardano i propri figli.

    Clicca qui per richiedere la tua consulenza pedagogica con la pedagogista.

  • Giochi educativi per bambini: strategie pedagogiche ed educative

    I giochi educativi sono alla base dell’apprendimento, della crescita e dello sviluppo dei bambini in età infantile e scolare.

    Il gioco, infatti, è lo spazio privilegiato in cui il bambino racconta a se stesso e agli altri le esperienze, le emozioni, le percezioni.

    Attraverso il gioco il bambini apprende.

    Il bambino che gioca si procura occasioni privilegiate per apprendere e, nel vero senso della parola, occasioni di crescita, in quanto il gioco stesso promuove e sviluppa:

    • Maturazione affettiva;
    • Capacità socio-cognitive, pensiero divergente, capacità riflessiva, sviluppo del linguaggio sociale;
    • Competenze trasversali.

    Giochi educativi al centro del processo di apprendimento

    Cosa significa mettere il gioco al centro del processo educativo e di apprendimento dei bambini?

    Innanzitutto, il gioco aiuta i bambini nella costruzione delle proprie esperienze e per promuovere lo sviluppo delle competenze sociali, affettive, cognitive e trasversali.

    Nel predisporre l’ambiente è necessario allestire spazi dedicati, flessibili e modificabili secondo l’età dei bambini e l’evoluzione del gioco.

    Importante è utilizzare materiali aperti e non del tutto strutturati che si prestino ad un uso laterale e creativo, cui il bambino possa dare significati propri.

    E’ inoltre opportuno pensare a spazi dedicati che possano stimolare vari approcci, varie modalità di espressione e comunicazione, ad esempio:

    • Il gioco del far finta per stimolare l’immaginazione;
    • Il gioco motorio per stimolare la coordinazione;
    • La manipolazione e l’espressività per stimolare la creatività

    Giochi educativi come i giochi simbolici, di costruzione e di socialità, i giochi da tavolo, i giochi creativi, nonché i libri per bambini e ragazzi.

    Cliccando su questo link potete trovare alcuni esempi di giochi educativi per i bambini: www.bbragazzi.it

    Il gioco educativo e lo sviluppo dei bambini

    I giochi educativi possiedono una fondamentale valenza educativa per la crescita e lo sviluppo dei bambini.

    Incrementano, infatti, varie funzioni, quali:

    • Cognitiva, ovvero le capacità pratiche e le conoscenze;
    • Emotiva, ovvero le capacità di gestire i conflitti;
    • Socializzante, in quanto permette di entrare in contatto con gli altri.

    Il gioco costituisce una parte integrante del suo mondo.

    Rappresenta, infatti, il suo modo di comunicare e il mezzo di scambio con cui include ed insieme domina la realtà circostante.

    Giocare permette al bambino di costruire progressivamente la sua identità, stimolando l’acquisizione di abilità sociali e relazionali. 

    Stadi di sviluppo del gioco

    In quanto strumenti di crescita e di formazione, i giochi educativi possono avere obiettivi differenti e possono sviluppare competenze e abilità specifiche, in base alla fascia di età dei bambini a cui si rivolge.

    E’ molto importante, infatti, sapere quale gioco proporre in base all’età del bambino, in quanto ogni età ha bisogni e competenze differenti da stimolare e sviluppare.

    Ecco alcuni spunti di riflessione 🙂

    Ad ogni fascia di età corrispondono capacità e abilità diverse, come

    • La coordinazione;
    • La memoria;
    • L’associazione di idee;
    • La manipolazione.

    Starà quindi ad ogni educatore scegliere un gioco che sia adatto all’età dei bambini a cui è rivolto e calibrare la quantità di stimoli, regole e metodi educativi in base alle loro caratteristiche ed esigenze.

    Dalla nascita ai 2 anni

    Il primo stadio corrisponde allo stadio senso motorio, con giochi di esercizi volti proprio a sviluppare le capacità e l’intelligenza senso motoria.

    Qui sono da preferire giochi sensoriali, di manipolazione e il gioco dei travasi con vari materiali, come pasta, riso, farina, zucchero, per sviluppare la motricità fine, la concentrazione e la coordinazione,

    Molto interessanti, in questo senso, sono i libri sensoriali, i libri tattili e sonori, il “cesto dei tesori”, le bottiglie sensoriali, i giochi di manipolazione.

    Le attività sensoriali e di manipolazione aiutano i bambini a scoprire e a stimolare le percezioni e le abilità sensoriali.

    Dai 2 ai 7 anni

    In questo stadio si sviluppa l’intelligenza pre-operatoria, per cui il bambino inizia a comprendere la realtà che gli sta intorno ed avverte il desiderio di rappresentarla a suo modo.

    Il bambino inizia a sperimentare, infatti, il gioco simbolico, detto anche “far finta di”, inteso proprio come modalità di relazione e di sperimentazione della realtà.

    Qui sono da preferire i giochi motori e di movimentoi giochi di memoria e di coordinazione.

    I percorsi motori, ad esempio, possono essere molto utili per stimolare la coordinazione nei bambini,

    Dai 7 agli 11 anni

    Questo è lo stadio operatorio concreto e formale, in quanto il bambino è in grado di fare piccoli ragionamenti e inferenze.

    I bambini iniziano a sentire il bisogno di giochi più strutturati e progettati che prevedano anche la partecipazione degli adulti o dei coetanei.

    Molto interessanti qui sono i giochi creativi e di costruzione, anche con materiali naturali e di riciclo.

  • Educazione all’aperto: riflessioni pedagogiche e educative

    L’educazione all’aperto, o “outdoor education”, comprende tutte le attività educative svolte all’aria aperta.

    L’outdoor education intesa, dunque, come l’insieme di tutte le attività educative all’aperto, è di fondamentale importanza per lo sviluppo e la crescita dei bambini.

    In queste attività si riconosce la centralità dell’ambiente esterno visto come luogo privilegiato proprio per lo sviluppo e la crescita.

    Tutto può essere outdoor education, purché svolto all’aperto, in un giardino, nella natura, nel bosco 🙂

    L’educazione all’aperto è un approccio educativo che si inserisce in modo spontaneo nel processo evolutivo dei bambini.

    Dunque, un approccio educativo basato su una metodologia attiva che prevede la centralità dei bambini nella natura.

    Questo approccio offre loro molteplici occasioni di scoperta, sperimentazione, conoscenza e apprendimento in modo del tutto “naturale”!

    L’apprendimento e la conoscenza avvengono attraverso la scoperta, il gioco e la manipolazione.

    Il pensiero filosofico e pedagogico è quello di John Dewey e del suo principio dell’imparare facendo.

    Educazione all’aperto

    Il mondo della natura offre ai bambini esperienze che coinvolgono tutti i sensi: la vista, l’udito, il tatto, il gusto e l’olfatto.

    L’educazione all’aperto favorisce lo sviluppo di tantissime abilità trasversali, come la curiosità e la creatività, il problem solving, l’autonomia.

    I bambini, infatti, scelgono in autonomia con cosa e come giocare.

    L’outdoor influisce moltissimo anche sullo sviluppo fisico e cognitivo dei bambini, nonché sullo sviluppo sociale.

    All’opposto numerosi studi scientifici sottolineino le gravi conseguenze che potrebbero derivare dalla mancanza di esperienza e di socialità in contesti naturali all’aria aperta.

    L’ambiente all’aria aperta deve essere inteso come reale ambiente di apprendimento, al pari dell’ambiente interno della classe.

    Nelle scuole è di fondamentale importanza ripensare alla didattica tradizionale e prevedere più corsi di consumo consapevole per studenti attenti all’inclusione, alla sostenibilità e all’educazione all’aperto come potete leggere cliccando questo link.

    Nelle scuole molto spesso, e purtroppo, l’utilizzo dell’ambiente esterno non è vista come una priorità educativa per diverse ragioni: se non fa troppo freddo, se non piove, se non c’è troppo caldo, se non c’è vento, se non c’è fango, ecc.

    Le attività all’aperto, invece, devono essere sempre privilegiate, naturalmente considerando gli eventi atmosferici, senza però lasciarsi condizionare o bloccare da essi.

    Se fa freddo possiamo coprire bene i bambini, se ha piovuto e nel giardino c’è molto fango possiamo utilizzare impermeabili e stivaletti di gomma e pensare a delle attività di manipolazione dei fango per esempio 🙂

    Ora che è autunno perché non usciamo in giardino a raccogliere le foglie, i rametti e tutto quello che i bambini trovano interessante.

    E se c’è la neve? Possiamo fare un bel pupazzo di neve e scoprire le proprietà della neve.

    Ogni attività è educativa e può permettere lo sviluppo dei famosi campi di esperienza.

    Attività all’aria aperta nella scuola dell’infanzia

    Quante l’ambiente esterno può aiutare i bambini nell’apprendimento? Quante cose si possono fare ed imparare nella natura?

    Innanzitutto, il bambino inizia ad entrare in contatto con la natura, osserva, sperimenta spontaneamente, sceglie su cosa soffermare la propria attenzione, esprime il proprio potenziale ed apprende.

    Le attività di educazione all’aperto possono essere più o meno strutturate: la spontaneità però è la parola d’ordine dell’outdoor!

    L’educatore o il genitore può collocarsi “accanto” ai bambini, è presente ma non necessariamente interviene.

    Ecco qualche esempio di attività educative da svolgere all’aperto.

    Una bellissima idea sarebbe quella di allestire in giardino una cucina naturale, ovvero un angolo con cucina, tavolo in legno e accessori “veri” per cucinare con tutto quello che trovano e che preferiscono: fiori, rametti, erba, sassi, sabbia, fango e altro.

    Oppure allestire in giardino degli angoli tematici con materiali naturali di diverso tipo e lasciare i bambini liberi di esplorare e scoprire le caratteristiche dei diversi materiali, liscio, ruvido, gommoso, sentire i profumi, imparare i colori e le categorie.

    In questo modo, infatti, è possibile stimolare l’apprendimento di abilità cognitive fondamentali.

    Un’altra idea molto interessante potrebbe essere quella di creare un orto insieme ai bambini dove poter toccare con mano e vedere la crescita delle piantine.

    Perché no anche una bella gita in un bosco o in una fattoria didattica dove stare completamente a contatto con la natura ed apprendere liberamente, insieme al sostegno dell’adulto.

    L’ambiente esterno è, dunque, un luogo estremamente ricco di opportunità educative e formative, alcune più intenzionali se pensate dall’adulto, altre più spontanee se guidate direttamente dall’esplorazione e dalla manipolazione da parte dei bambini.

    Questa la chiave di lettura dell’educazione all’aperto: ogni cosa può essere educazione!

  • Rapporto tra genitori e figli nell’adolescenza: consigli pratici

    Nell’articolo precedente abbiamo parlare del rapporto tra genitori e figli nell’infanzia; oggi affrontiamo invece il rapporto tra genitori e figli nell’adolescenza.

    L’adolescenza è un periodo dello sviluppo che rappresenta il passaggio dall’infanzia a all’età adulta.

    La parola adolescenza infatti significa crescere 😉

    Questo periodo si configura come un periodo di sperimentazione del sé, dove i ragazzi e le ragazze sperimentano e vivono con incertezza la propria identità, cercando di comprendere quali sono i propri obiettivi di sviluppo.

    L’adolescente è alla continua ricerca della propria identità. 

    In questa fase, inoltre, si compiono tutta una serie di cambiamenti fisici sotto l’influsso dei processi di maturazione biologica.

    Alla ricerca della propria identità

    L’adolescente è alla continua ricerca di uno “status” di adulto: necessita, infatti, di spazi di libertà per esplorare da solo il mondo circostante e rispondere alla domanda “chi sono io?”.

    Durante il periodo adolescenziale, infatti, i ragazzi sperimentano nuove conoscenze, capiscono di più del mondo che li circonda e delle sue regole, ed in famiglia tendono ad introdurre nuove idee e nuovi valori, mettendo a volte in discussione le figure genitoriali.

    I ragazzi iniziano a volersi muovere in modo sempre più autonomo nell’ambiente sociale e ad assumere un atteggiamento di sfida nei confronti dei genitori e delle regole.

    Questo è assolutamente normale 😉

    Il ruolo del genitore

    La famiglia deve raggiungere un equilibrio tra due compiti opposti:

    • Favorire il cambiamento e l’indipendenza emotiva;
    • Essere e fornire una “base sicura” per il ragazzo, soprattutto nei momenti di difficoltà.

    Il genitore, infatti, deve essere una base sicura dalla quale partire per esplorare il mondo circostante in autonomia: il ragazzo, però, sa che il genitore sarà sempre lì a sostenerlo nei momenti di difficoltà.

    Questo è molto importante.

    Fondamentale è incoraggiare sempre l’autonomia: pian piano il loro livello di autonomia aumenta, sosteniamoli in ogni passo, anche quando questa autonomia non viene usata come ci aspettiamo.

    Il rapporto tra genitori e figli nell’adolescenza non si interrompe, si modifica ed evolve verso forme più mature con più flessibilità e capacità di cambiamento.

    I genitori devono dare al ragazzo, progressivamente, sempre più fiducia, facendogli capire che lo ritengono competente ma anche in via di formazione, devono accettare le sue opinioni in modo criticamente costruttivo e chiedere sempre di più (rispettandolo!) il suo punto di vista.

    L’atteggiamento dei genitori deve essere caratterizzato da:

    • Dialogo e ascolto attivo;
    • Comprensione;
    • Sincerità e fiducia reciproca;
    • Rispetto e partecipazione attiva;
    • Empatia e comunicazione assertiva.

    Ciò sicuramente richiede impegno e perseveranza da parte dei genitori 😉

    Non esitate a contattarci per altri consigli!

  • Rapporto tra genitori e figli durante l’infanzia: consigli pratici

    In questo articolo approfondiamo insieme il rapporto tra genitori e figli durante l’infanzia: come si sviluppa e cosa comporta.

    Essere genitori è un’esperienza meravigliosa e estremamente complessa, le gioie che può dare sono davvero indescrivibili.

    Per quanti consigli o suggerimenti si possano ascoltare non esistono ricette preconfezionate o manuali di istruzioni in grado di preparare in assoluto a questo compito.

    Diventare madre e padre avviene direttamente sul campo, agendo, sbagliando, imparando dai propri errori, a volte ricorrendo al sostegno di esperti nel caso in cui vi siano particolari difficoltà o semplicemente per chiedere un parere o un consiglio.

    Rapporto genitori-figli

    Il rapporto tra genitori e figli è centrale nella vita di ogni individuo, dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta.

    La famiglia è il luogo dove avviene la primissima socializzazione del bambino.

    E’, infatti, il primo luogo dove il bambino sperimenta il contatto con una rete sociale.

    Da qui si costruiscono le strutture relazionali, la personalità, i ruoli, le risorse cognitive ed emotive.

    Per un bambino i genitori rappresentano una guida e una base sicura e il loro rapporto si sviluppa tra attaccamento e progressiva conquista dell’indipendenza.

    In questo di fondamentale importanza è la comunicazione positiva tra genitori e figli caratterizzata da ascolto attivo, comprensione e dialogo.

    Consigli per coltivare un buon rapporto genitori-figli

    Innanzitutto, nel rapporto genitori-figli la comunicazione riveste un ruolo fondamentale.

    Una comunicazione, però, funzionale, non a senso unico, bensì un contenitore di reale ascolto e comprensione.

    Per creare un rapporto di fiducia che duri nel tempo, è necessario dedicare del tempo di qualità ai figli.

    E’ importantissimo trovare del tempo per stare con i propri figli: parlare, giocare con loro, fare delle attività insieme.

    All’interno della giornata dovrebbero esserci alcuni momenti per il dialogo.

    Questi momenti sono preziosi ed è soprattutto importante sapersi ascoltare a vicenda.

    Prima si instaura questa buona abitudine, più sarà facile portarla avanti nella crescita del bambino fino all’adolescenza.

    Alcuni buoni momenti di dialogo possono essere il momento del pranzo o della cena, oppure prima di andare a dormire.

    Provate a fare domande specifiche e non generiche: al posto di “come è andata a scuola?” domandate “qual è stata la cosa più bella che hai fatto oggi?”.

    Ciò aiuta sicuramente a stimolare la capacità di riflessione dei bambini e aiutare lui stesso a conoscersi meglio e scoprire i propri gusti.

    Indagare sulle emozioni che hanno accompagnato un dato avvenimento è, di solito, il modo più coinvolgente per dialogare insieme.

    Non esitare a contattarci per altri consigli in merito alla tua relazione con tuo figlio 😉

  • Le regole per i bambini: una guida per i genitori consapevoli!

    Le regole per i bambini sono fondamentali per permettere la loro crescita e il loro sviluppo in modo equilibrato.

    Perché sono così importanti?

    Pensiamoci un attimo insieme 😉

    Se ti dico di pensare al significato della parola REGOLA, cosa ti viene in mente?

    Un divieto, un’imposizione, un limite oppure una norma di comportamento?

    una regola è una norma di comportamento che definisce il modo in cui comportarsi in determinate circostanze e in determinati contesti.

    Proprio per questo le regole per i bambini sono così importanti: perché orientano e guidano i nostri comportamenti nei diversi contesti sociali e nelle interazioni con le altre persone e con il mondo circostante.

    Infatti, in famiglia, a scuola, nello sport e in tutti i contesti sociali dobbiamo conoscere, seguire e rispettare regole ben precise.

    Definire delle regole però non è sufficiente per farle rispettare!

    Per essere realmente rispettate le regole devono essere comprese e interiorizzate dai bambini.

    In questo i genitori hanno un ruolo importantissimo.

    Ecco alcuni consigli 😉

    Ricordatevi sempre che il bambino ha bisogno di approvazione ma anche di regole, limiti e contenimenti. Questo sempre per responsabilizzarlo e non farlo sentire impreparato di fronte agli ostacoli e alle difficoltà della vita.

    Mantenere in casa un clima positivo e disteso può essere sicuramente di grande aiuto così come prevedere dei “momenti in famiglia”.

    Approfittate di ogni momento per dialogare con i vostri figli: la colazione o il viaggio in auto verso la scuola e alla sera, condividere il racconto della giornata.

    Interagite con loro e costruite un rapporto basato sul dialogo e sulla fiducia.

    Altra cosa importante: cercate di mantenere la calma di fronte a un capriccio insistente, senza partire subito in quarta con i rimproveri.

    E’ sempre meglio evitare di reagire nel modo sbagliato, bensì ribadire la regola comunicandola con tono fermo e deciso.

    Un “no” non deve mai diventare un “si” per sfinimento: la coerenza, infatti, in questo è fondamentale; siate sempre coerenti con le regole definite.

    Il “no” deve mirare a costruire l’autostima del bambino e non a distruggerla. Bisogna quindi fare molta attenzione a come si pone il divieto, che deve essere focalizzato sull’azione o sull’oggetto in questione e non sulla persona.

    I “no” non devono essere eccessivi: meglio fissare pochi obiettivi, semplici e raggiungibili, e impegnarsi a fondo affinché vengano rispettati. 

    Non devono esserci troppe regole e i bambini devono comprenderne il significato.

    Dunque, argomentate sempre una regola o un “no” con una spiegazione.

  • Rispetto delle regole scuola primaria: cosa sapere sulle regole di classe

    Oggi voglio parlarvi di rispetto delle regole scuola primaria.

    Ebbene sì, le regole sono fondamentali in tutti i contesti di crescita, primo fra tutti, dopo la famiglia, troviamo la scuola.

    Ogni contesto in cui una persona vive, infatti, ha delle regole che permettono di convivere e raggiungere degli obiettivi specifici per ogni contesto.

    Il rispetto delle regole è alla base dello stare bene in gruppo e la maggior parte dei problemi che si incontrano nella gestione della classe dipendono dal loro mancato rispetto. 

    Rispetto delle regole scuola primaria

    All’interno della scuola sono presenti regole per:

    • Un buon rapporto tra insegnanti e studenti;
    • Il funzionamento del gruppo classe;
    • La creazione di un contesto adatto all’apprendimento.

    Le regole vengono definite insieme agli studenti e condivise con loro.

    Devono essere differenti in base all’età degli studenti.

    E’ sempre fondamentale esplicitarle e chiarirle a tutti gli studenti per aiutarli a interiorizzarle e rispettarle.

    Di grande importante è anche la coerenza: tutti devono rispettare le regole definite, anche gli insegnanti!

    Condividete le regole con gli alunni all’inizio dell’anno scolastico e siate coerenti 😉

    Il cartellone delle regole

    Il modo più efficace per indicare le regole è quello di creare un cartellone che rimanga sempre appeso in classe e visibile agli alunni così da essere utilizzato come punto di riferimento.

    Un cartellone, perché no, creato insieme agli studenti!

    Alla scuola dell’infanzia, ad esempio, il cartellone delle regole può essere composto da disegni che richiamano la regola, spiegata dalla maestra a parole. 

    Qui è molto importante instaurare con i bambini delle routine giornaliere per favorire la crescita e l’apprendimento.

    Alla scuola primaria, invece, il cartellone può essere composto da immagini e, quando i bambini hanno imparato a leggere, brevi frasi che esprimano il concetto in modo semplice e chiaro.

    Ecco l’esempio di un cartellone realizzato in una scuola della provincia di Ferrara per favorire l’apprendimento delle regole sanitarie.
  • Come insegnare il rispetto delle regole ai bambini: un’introduzione

    Come favorire il rispetto delle regole nei bambini?

    Le regole sono fondamentali e necessarie per una crescita dei bambini equilibrata e consapevole.

    Riuscire a far “rispettare” le regole, però, è una delle principali difficoltà dei genitori nell’educazione dei propri figli.

    Vuoi saperne di più?

    Entriamo nel mondo delle regole 😉

    Cosa sono le regole

    Se ti dico di pensare al significato della parola regola, cosa ti viene in mente?

    Un divieto, un’imposizione, un limite oppure una norma di comportamento?

    una regola è una norma di comportamento che definisce il modo in cui comportarsi in determinate circostanze e in determinati contesti.

    Le regole, dunque, guidano i nostri comportamenti nei diversi contesti sociali e nelle interazioni con le altre persone.

    Sono presenti in tutti i contesti: in famiglia, a scuola, nello sport, ecc, regole naturalmente diverse in riferimento al contesto.

    Le regole servono per crescere bene e vivere, nel mondo, insieme agli altri.

    Per essere realmente “rispettate” però le regole devono essere conosciute, apprese e interiorizzate!

    Il rispetto delle regole è proprio condizionato dal grado di apprendimento e di interiorizzazione di essa.

    Quali sono le funzioni delle regole?

    La parola regola deriva da educere che significa guidare, senza essere autoritari o permissivi, bensì autorevoli 😉

    Le regole hanno ben quattro funzioni, sei curioso di sapere quali sono? 😉

    La sua prima funzione è quella di fornire una guida al comportamento del bambino.

    Crescere il bambini, infatti, in un contesto privo di regole, senza una guida e un orientamento, potrebbe aumentare il rischio di comportamenti problematici e disorientamento.

    Una seconda fondamentale funzione delle regole è quella di rendere l’ambiente prevedibile, fornendo ai bambini un ordine e una prevedibilità nel contesto di vita.

    La presenza di regole è poi il prerequisito essenziale per fondare l’appartenenza ad un gruppo, ad esempio al gruppo famiglia.

    Infine, la presenza di regole è fondamentale per garantire al bambino il diritto alla disubbidienza.

    Sembra paradossale ma è così, il soggetto in età evolutiva deve talvolta trasgredire, al fine di riconoscere l’esistenza di un limite che è opportuno non oltrepassare in futuro. Il bambino deve sperimentare e conoscere per imparare le conseguenze delle proprie azioni.

    Segui i nostri prossimi articoli per continuare il viaggio alla scoperta delle regole educative e scopri il percorso Educhiamoci alle Regole, un percorso di cambiamento rivolto a tutti i genitori che vogliono rivoluzionare il loro metodo educativo.

    Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la guida “SOS Regole”!

  • Sostegno alla genitorialità: che cos’è e quando è necessario?

    Oggi voglio parlarvi dei percorsi di sostegno alla genitorialità mostrandovi quando potrebbero essere necessari e come si struttura l’intervento da parte del pedagogista.

    Siete pronti? Partiamo subito 😉

    Il sostegno alla genitorialità è un intervento rivolto agli adulti che incontrano alcune difficoltà e problematiche nel loro ruolo genitoriale.

    L’obiettivo è proprio quello di potenziare nei genitori la consapevolezza del proprio ruolo, nonché di comprendere meglio le modalità educative utilizzate e, se necessario, rinforzarle.

    Con il termine modalità educativa si intende, infatti, lo stile educativo utilizzato dal genitore nell’educazione e nella comunicazione con i propri figli.

    È molto importante conoscere ed essere consapevoli della propria modalità educativa perché essa influenza positivamente o negativamente la crescita e lo sviluppo dei bambini.

    Conoscere la propria modalità educativa permette, inoltre, al genitore di orientare e potenziare la propria azione educativa.

    È proprio questo che fa il pedagogista nella consulenza pedagogica di sostegno alla genitorialità: comprendere insieme al genitore il proprio stile educativo e, dove necessario, fornire consigli e strategie utili per modificarlo e renderlo più efficace.

    Il pedagogista, attraverso il dialogo, l’ascolto attivo e assertivo, orienta il genitore nel ritrovare il senso del proprio agire educativo.

    Non calerà, cioè, ricette preconfezionate, ma attraverso le sue competenze saprà ascoltare ed analizzare la situazione presentata per accompagnare il genitore ad attivare le proprie risorse personali e a ridisegnare il proprio cammino in modo autonomo.

    Cosa è il percorso di sostegno alla genitorialità

    I percorsi di sostegno alla genitorialità possono essere un cammino utile a qualsiasi genitore per migliorare la relazione con i figli, le dinamiche familiari e la crescita di ogni membro della famiglia.

    Tali percorsi sono rivolti a coppie o a singoli genitori.

    Si svolgono con una serie di incontri e colloqui volti a:

    • Comprendere il vissuto dei genitori rispetto la relazione con il proprio figlio, al fine di orientarli e sostenerli nel trovare una strategia efficace e ad hoc in riferimento alla specifica situazione;
    • Potenziare le capacità relazionali e le loro competenze educative;
    • Favorire una maggiore comprensione del figlio, accogliere i suoi bisogni, saperli leggere e fornire risposte adeguate allo sviluppo evolutivo del minore;
    • Aprire una riflessione su sé stessi e sul proprio ruolo genitoriale;
    • Attivare le risorse interne al soggetto al fine di favorire un processo di empowerment volto al superamento delle situazioni critiche;
    • Creare nuove forme e nuovi pensieri rispetto al proprio agire educativo.

    I genitori hanno sempre più bisogno di spazi di confronto e di riflessione, per meglio comprendere le difficoltà dei propri figli o per individuare le modalità più adeguate per aiutarli a crescere e per migliorare la propria modalità educativa.

    Non è, dunque, solo un luogo in cui si ricevono consigli e tecniche. 

    Le strategie devono essere personalizzate e mai generiche.

    Il sostegno alla genitorialità è un percorso di crescita dei genitori stessi che, con l’aiuto dell’esperto, acquisiscono la capacità di affrontare e risolvere quei problemi, che fanno parte del processo di sviluppo dei loro figli o che subentrano in particolari momenti di passaggio nelle fasi del ciclo vitale.

    Per saperne di più e richiedere una prima consulenza contattaci!

  • Autonomia bambini: come educarli ad essere autonomi

    Oggi vogliamo parlarvi di autonomia bambini.

    Cosa significa educare i bambini all’autonomia? Quanto è importante educarli ad essere autonomi?

    La risposta è…….moltissimo 😉

    Durante la crescita dei bambini arriva una tappa fondamentale che richiede particolare attenzione ed energie da parte dei genitori: l’autonomia.

    Essa è una fase che inizia nell’infanzia attorno ai due anni e che procede per tutta la giovinezza, in un qualche modo per tutta la vita.

    I bambini non nascono autonomi.

    Infatti, sono i genitori che hanno il delicato compito di sostenerli e fornire loro una base sicura, dalla quale partire per esplorare l’ambiente circostante e fare le proprie esperienze.

    Esplorazione e sostegno in questo senso devono andare di pari passo: i bambini in questa fase hanno bisogno di conoscere il mondo e, allo stesso tempo, anche di sostegno, di un porto sicuro.

    Di sapere, cioè, che è amato sia quando riesce, sia quando cade.

    Autonomia bambini: età e gradi

    Ogni età presenta dei differenti e graduali compiti di autonomia.

    Possiamo parlare proprio di un percorso di acquisizione all’autonomia che prevede tappe e compiti differenti.

    Dai 2 ai 3 anni, ad esempio, il bambino potrà acquisire le seguenti attività:

    • Organizzare i giocattoli;
    • Mangiare da solo;
    • Annaffiare le piante;
    • Portare i vestiti nella propria stanza.

    Dai 4 ai 5 anni, invece:

    • Vestirsi da solo;
    • Apparecchiare la tavola;
    • Andare in bagno da solo;
    • Lavare i piatti insieme all’adulto.

    Dai 6 agli 8 anni:

    • Rifare il letto;
    • Organizzare la propria scrivania;
    • Preparare il proprio zaino;
    • Lavarsi da solo e occuparsi della propria igiene personale.

    Infine, dai 10 ai 12 anni:

    • Pulire la propria stanza;
    • Portare a spasso il cane;
    • Buttare la spazzatura;
    • Stendere la biancheria.

    Strategie e consigli pratici

    Molto importante è educare il bambino all’autonomia e all’indipendenza: accompagnarli, cioè, e permettere loro di raggiungere le loro piccole conquiste.

    Non impedite al bambino di fare qualcosa perché «è troppo piccolo».

    Ogni bambino è diverso ed è bene conoscere le su peculiarità per capire cosa riesce a fare, lasciamogli comunque la possibilità di provare sempre sotto la nostra supervisione 😉

    Favorire il contatto con la natura è molto importante per promuovere nei bambini un atteggiamento di cura, attenzione e premura. Ad esempio la cura del giardino o di un animale domestico.

    Coinvolgete sempre i bambini nella vita pratica in casa sviluppando le sue abilità e competenze.

    Evitate correzioni svalutanti e invadenti, giudizi, etichette e continui interventi: il vostro obiettivo è sempre quello di stimolare l’autonomia!

    Per altri consigli non esitate a scriverci!

  • Inclusione e integrazione: la pedagogia interculturale

    Quando parliamo di inclusione e integrazione non possiamo non parlare della pedagogia interculturale.

    Cominciamo subito con una importante distinzione.

    Multiculturale e interculturale

    Il termine multiculturale indica una situazione in cui le diverse culture coesistono fra loro, senza occasioni di confronto, scambio, parità, reciprocità, incontro ed apertura.

    Il termine interculturale, invece, indica una situazione di interazione e di integrazione fra le diverse culture, caratterizzata da pluralismo culturale, incontro e confronto democratico.

    L’intercultura, infatti, presuppone l’idea e l’impegno a ricercare forme, strumenti ed occasioni per sviluppare un confronto e un dialogo costruttivo e creativo.

    E’ un concetto dinamico che vuole presupporre l’idea e l’impegno di sviluppare un dialogo costruttivo e creativo nonché un reale confronto.

    Valorizzare le differenze senza annullarle!

    Il tutto attraverso una scambio attivo che porta al rispetto reciproco.

    Ad impedire la costruzione di una società disponibile al confronto e allo scambio culturale, bloccandola alla dimensione multiculturale, vi sono sia atteggiamenti contradditori di apertura e chiusura da parte dei gruppi di immigrati, sia resistenze messe in atto dalla popolazione autoctona.

    Passare ad una società interculturale richiede necessariamente un progetto pedagogico.

    Un progetto cioè finalizzato alla costruzione e allo sviluppo di un pensiero aperto e flessibile, problematico ed antidogmatico, capace di decentrarsi dai propri riferimenti mentali e morali, per riconoscere e comprendere le differenze e le analogie con le altre culture.

    In tal senso l’inter della parola interculturalità sta a designare non soltanto un’istanza di comparazione, ma bensì un’esigenza di reciproca solidarietà nel costruire, insieme, progetti di convivenza democratica.

    Le culture hanno bisogno di interrogarsi sui propri aspetti, di confrontarsi e di arricchirsi di elementi innovativi 😉

    Oggi l’interculturalità rappresenta il più alto grado di civilizzazione e va perseguita, nella società e nelle scuole.

    Inclusione e integrazione

    Molto spesso si tende anche a confondere il termine inclusione con quello di integrazione.

    L’integrazione è un processo basato principalmente su strategie per portare l’alunno “diverso” ad essere quanto più possibile simile agli altri.

    Alla base di tale prospettiva rimane un’interpretazione della disabilità come problema di una minoranza, a cui occorre dare opportunità uguali a quelle degli altri alunni.

    Nell’integrazione l’azione si focalizza sul singolo soggetto.

    L’inclusione, invece, si basa sul riconoscimento della rilevanza della piena partecipazione alla vita scolastica da parte di tutti i soggetti e della valorizzazione delle differenze e peculiarità di ciascuno.

    Ogni alunno è portatore di una propria identità e cultura, di esperienze affettive, emotive e cognitive: peculiarità che devono essere valorizzate.

    In questo senso, l’inclusione non va pensata come un modo di “normalizzare il diverso”, bensì come un modo per ripensare i nostri ambienti di apprendimento e renderli più fruibili per quella stessa “normalità” per cui sono stati concepiti.

    Fondamentale per un’efficace inclusione è la valorizzazione di tutte le differenze!

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