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consulenza pedagogica

  • Per una educazione dei figli all’attesa e alla pazienza

    educazione dei figli

    Oggi parliamo di educazione dei figli.

    Come aiutare il bambino ad imparare il valore dell’attesa?

    La pazienza e la capacità di aspettare sono abilità molto importanti.

    Necessarie a poter convivere con gli altri, a mantenere la calma ed evitare stress e molte situazioni negative.

    Proprio in quanto abilità, non si tratta di qualcosa di innato.

    Esse richiedono di essere apprese ed allenate con il tempo, esattamente come si farebbe nel caso di un muscolo fisico!

    Per una educazione dei figli alla pazienza

    Nel caso dei bambini più piccoli è importante che il genitore risponda prontamente alle esigenze manifestate.

    Infatti, il bambino non ha la capacità di comprendere lo scorrere del tempo e mal tollera le frustrazioni, mentre invece ha la necessità di strutturare una modalità relazionale sicura con l’adulto di riferimento.

    Con la crescita però i genitori devono interrogarsi su come fare per aiutare i bambini a capire che non tutti i loro desideri o richieste possono essere presi in considerazione al momento stesso, ma che esiste la necessità di imparare ad attendere.

    Fino ai 3 anni non è semplice perché il bambino, come ci dice anche la Montessori, non ha ancora sviluppato una volontà cosciente, ma è guidato soprattutto da una modalità impulsiva.

    Tuttavia, il genitore può intervenire per l’educazione dei figli e gettare le basi di questo processo di sviluppo della capacità di “attesa”.

    Come?

    Servendosi di alcune strategie pedagogiche e, soprattutto, ricorrendo ad una adeguata preparazione dell’ambiente.

    Offrite il buon esempio

    Come possiamo aspettarci che i nostri bambini siano pazienti se noi siamo i primi a non esserlo?

    Prima regola: siate pazienti con il bambino.

    Cercate, quindi, di mantenere la calma anche nelle situazioni più frustranti.

    Dunque, per insegnare ad essere pazienti dobbiamo coltivare prima la nostra pazienza 😉

    Insegnate a rispettare i tempi e gli altri

    Limitate gli oggetti.

    Il bambino non ha bisogno di 5 bambole o 30 macchinine, ne basta una, due.

    Se si ha più di un figlio poi non è necessario avere tutto doppio o triplo, così facendo si insegna ad attendere, a rispettare l’altro, nonchè a comprendere anche il valore degli oggetti.

    L’attesa dei turni, la pazienza durante quel momento, sono un importante insegnamento che costituiscono un vero e proprio atto educativo che il genitore deve compiere verso il bambino.

    E’ nell’attesa della realizzazione che impariamo a gestire la frustrazione alimentando l’autocontrollo e il rispetto per l’altro.

    Predisporre un ambiente adatto ad insegnare questo al bambino mette in minore difficoltà anche l’adulto.

    Infatti, tutto passa attraverso l’ambiente e non attraverso divieti o negazioni che spesso portano a battaglie verbali estenuanti dove se ne esce entrambi insoddisfatti.

    La scelta educativa di limitare gli oggetti, di sceglierne solo di reali, fatti con cura, porta con sè numerosi insegnamenti.

    Il bambino saprà che per essere felice non ha bisogno di una camera piena di giocattoli: imparerà a prendersi cura delle sue cose perché uniche e preziose.

    La comprensione dell’atteggiamento corretto da tenere, comprensione che nasce da lui e non dall’adulto, permette al bambino di innalzare la sua autostima.

    Predisponete il giusto ambiente

    Innanzitutto, l’ambiente deve essere a misura di bambino.

    Oggetti e arredi devono essere alla sua altezza e alla sua portata, proporzionati alla sua forza.

    Ogni cosa ha un suo posto e ogni posto una sua cosa.

    Così facendo sarà più facile eseguire il riordino 🙂

  • Educare alla libertà: alcuni interessanti spunti di riflessione

    educare alla libertà

    Oggi voglio parlarvi del concetto di “educare alla libertà“, fornendovi alcuni spunti di riflessione davvero interessanti.

    Avete mai riflettuto sul concetto di libertà?

    Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo?

    E quando la libertà si trasforma in licenza?

    Vi consiglio un’illuminante libro “I ragazzi felici di Summerhill”: l’esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo.

    Il libro è scritto da Alexander Neill, educatore vissuto nel novecento che ha fondato, in Inghilterra, la scuola di Summerhill.

    L’esperienza della scuola “non repressiva” di Summerhill, a cui l’autore ha dedicato la sua esistenza, è un esempio geniale di reinserimento nella società di ragazzi disadattati, il quale dimostra soprattutto che il metodo della libertà funziona.

    Perché i ragazzi della sua scuola possono definirsi felici?

    Educare i bambini facendo appello alla loro curiosità e al loro istinto: è l’insegnamento della scuola di Summerhill, che negli anni Venti del ‘900 rappresentò un’occasione educativa rivoluzionaria.

    Questo libro suggerisce nuovi significati alle parole amore, approvazione, libertà.

    Lo scopo dell’educatore, lo scopo della vita, è quello di lavorare con gioia e di trovare la felicità. La felicità secondo Neill significa provare interesse per la vita.

    La scuola di Sumerhill

    Che cosa succedeva in questa scuola di così speciale da renderla un caso interessante?

    Innanzitutto, le lezioni sono facoltative 😉

    I bambini possono frequentarle o farne a meno, anche per anni se così desiderano.

    C’è un orario, ma vale solo per gli insegnanti.

    Di solito i bambini sono divisi in classi a seconda dell’età, ma talvolta anche a seconda degli interessi.

    Non vengono seguiti nuovi metodi didattici poiché non si dà eccessiva importanza alla didattica in se stessa.

    Come scrive Neill:

    Il bambino deve vivere la sua vita, non quella che i suoi ansiosi genitori pensano che dovrebbe vivere e nemmeno una vita che segue i precetti di un educatore che pensa di sapere dove stia il suo bene.
    Le interferenze ed i tentativi di guida da parte degli adulti producono solamente generazioni di automi.
    Non si può insegnare ai bambini la musica, o qualsiasi altra cosa, senza mutarli in qualche modo in adulti privi di volontà propria.

    E continua:

    Se uno dei genitori ha paura del futuro, si può dare con certezza una prognosi infausta per la salute dei figli. Questa paura, abbastanza stranamente, si manifesta nel desiderare che i figli imparino più di quanto egli ha imparato. Questo tipo di genitore non si accontenta di lasciar imparare Willy a leggere quando vuole farlo, ma teme che Willy sarà un fallimento nella vita se non lo si spinge. Genitori simili non sono capaci di lasciar andare il figlio al passo che gli é congeniale. si domandano: “se mio figlio ha dodici anni non sa leggere che probabilità ha di riuscire nella vita? Se non riesce a superare gli esami di ammissione ha diciotto anni che cosa gli rimane da fare se non un lavoro subalterno?” .
    Io invece, nel caso di un bambino che non fa progressi ho imparato ad aspettare e a osservare. Non ho mai dubitato che, alla fine, se non lo si molesta e non lo si danneggia, anche lui avrà successo nella vita.

    L’autogoverno

    Summerhill è una scuola auto governata in forma democratica.

    Ogni fatto collegato alla vita sociale o di gruppo, comprese le punizioni per le offese sociali, viene deciso mediante l’assemblea generale del sabato sera.

    Ogni membro del corpo insegnante ed ogni allievo, senza riguardo per l’età dispongono di un voto.

    Come funziona l’Assemblea Generale?

    All’inizio di ogni trimestre viene eletto un presidente che durerà in carica per una nuova seduta.

    Alla fine della seduta egli nomina il suo successore e la procedura si ripete per tutto il trimestre.

    Chiunque abbia un’accusa, una lamentela, un suggerimento o una nuova legge da proporre li può esporre dinanzi all’Assemblea.

    Secondo Neill:

    Non si darà mai troppa importanza ai benefici, sotto il profilo educativo, dello spirito sociale messo in pratica nelle Assemblee. A Summerhill gli allievi lotterebbero a morte per il diritto di governarsi da soli.
    A mio parere, vale più una sola Assemblea, dal punto di vista educativo, di un’intera settimana di lezioni su argomenti scolastici.
    E’ un’eccellente palestra in cui ci s’impratichisce nei discorsi in pubblico, e dove la maggior parte dei bambini parla bene e senza timidezza.
    Ho spesso sentito, da bambini che non sapevano né leggere né scrivere, discorsi pieni di buon senso.

    Ecco l’essenza di “educare alla libertà”: educare il bambino, ascoltare e rispondere ai suoi interessi e bisogni, senza pressioni o condizionamenti.

  • Il gioco educativo: quali attività pratiche e creative da fare in casa

    gioco educativo

    Il gioco educativo è fondamentale per uno sviluppo sereno ed equilibrato del bambino.

    Conoscere e comprendere questo suo lato educativo è molto importante per proporre ai bambini attività pratiche e creative.

    In grado, cioè, di stimolare la loro mente e la loro creatività.

    Tutto ciò acquista un significato maggiore in questo particolare momento di emergenza sanitaria, dove i bambini sono costretti a trascorrere le giornate in casa.

    Non possono, infatti, andare a scuola, praticare sport o attività del tempo libero.

    Il gioco educativo

    Il gioco possiede una straordinaria valenza educativa.

    Esso permette, infatti, al bambino di formarsi armonicamente nelle differenti dimensioni personali.

    Incrementa varie funzioni, quali:

    • Cognitiva, ovvero le capacità pratiche e le conoscenze;
    • Emotiva, ovvero le capacità di gestire i conflitti;
    • Socializzante, in quanto permette di entrare in contatto con gli altri.

    Ognuna di esse, se ben realizzate e connesse con le altre, contribuiscono ad irrobustire i molteplici aspetti personali del bambino.

    Il gioco è un’attività in cui il bambino si abbandona totalmente sentendosi a proprio agio e costituisce una parte integrante del suo mondo.

    Rappresenta, infatti, il suo modo di comunicare e il mezzo di scambio con cui include ed insieme domina la realtà circostante.

    Giocare fin dai primi anni di vita, da soli, con fratelli/sorelle, genitori/educatori o compagni, permette al bambino di costruire progressivamente la sua identità.

    Il gioco, pertanto, grazie all’incontro/scontro con l’altro, permette al bambino di superare progressivamente il periodo egocentrico acquisendo le necessarie abilità sociali e relazionali per integrarsi nella società adulta.

    Aspetti e caratteristiche positive

    L’attività ludica è più che un semplice divertimento.

    In realtà, essa è qualcosa di spontaneo e automotivato e costituisce un mezzo attraverso il quale l’ambiente viene sperimentato e conosciuto, la realtà manipolata e trasformata, e attraverso tale attività è possibile la scoperta e la conoscenza di se stessi.

    Il gioco educativo offre innumerevoli opportunità per apprendere a gestire le inevitabili e formative situazioni di conflitto che potranno presentarsi nella vita adulta.

    Favorisce  la socializzazione, consentendo l’apprendimento di regole e abilità sociali utili per lo sviluppo e la crescita positiva del bambino.

    Inoltre, il gioco sviluppa la creatività del bambino, permettendogli di immaginare, costruire, elaborare, comporre e scomporre, in un moto incessante di possibili scenari.

    Giocare, pertanto, significa scoprire se stessi e l’altro, sviluppare ed attuare le prime forme di empatia, imparare a negoziare continuamente proprie opinioni e convinzioni, rispettando la libertà altrui e acquisendo il valore della tolleranza, solidarietà e cooperazione.

    Il gioco, dunque, costituisce un ponte necessario tra l’attività manifesta del bambino e le sue profonde esperienze emotive.

    E’ una modalità di rivelarsi, di acquisire nuove informazioni, di muoversi e guardare e di stare insieme.

    Stadi di sviluppo del gioco

    In quanto strumento di crescita e di formazione, il gioco educativo può avere obiettivi differenti e può sviluppare competenze e abilità specifiche, in base alla fascia di età dei bambini a cui si rivolge.

    Ad ogni fascia di età, infatti, corrispondono capacità e abilità diverse, ad esempio:

    • La coordinazione;
    • La memoria;
    • L’associazione di idee;
    • La manipolazione.

    Starà quindi ad ogni educatore scegliere un gioco che sia adatto all’età dei bambini a cui è rivolto e calibrare la quantità di stimoli, regole e metodi educativi in base alle loro caratteristiche ed esigenze.

    Dalla nascita ai 2 anni

    Il primo stadio corrisponde allo stadio senso motorio, con giochi di esercizi volti proprio a sviluppare le capacità e l’intelligenza senso motoria.

    Qui sono da preferire giochi sensoriali di manipolazione e il gioco dei travasi con vari materiali per sviluppare la motricità fine, la concentrazione e la coordinazione.

    Dai 2 ai 7 anni

    In questo stadio si sviluppa l’intelligenza pre-operatoria, per cui il bambino inizia a comprendere la realtà che gli sta intorno ed avverte il desiderio di rappresentarla a suo modo.

    Il bambino inizia a sperimentare, infatti, il gioco simbolico, inteso proprio come modalità di relazione e di sperimentazione della realtà.

    Qui sono da preferire i giochi motori e di movimento, i giochi di memoria e di coordinazione.

    Dai 7 agli 11 anni

    Questo è lo stadio operatorio concreto e formale, in quanto il bambino è in grado di fare piccoli ragionamenti e inferenze.

    I bambini iniziano a sentire il bisogno di giochi più strutturati e progettati che prevedano anche la partecipazione degli adulti o dei coetanei.

    Nel Quarto Modulo del Ciclo di Incontri Formativi “EduchiAmo Noi Stessi” vedremo tutto questo!

    Di cosa parleremo

    Nella prima parte viene presentato il gioco educativo, con le sue caratteristiche e funzioni, focalizzando l’attenzione sull’importanza di differenziare e proporre i giochi in base all’età del bambino, in quanto ogni età ha bisogni e competenze differenti.

    Nella seconda parte vengono presentate le attività e i giochi da proporre ai bambini per fascia di età, con consigli e spunti pratici, facendo particolare riferimento all’arte di diversificare le varie attività.

    L’ultima parte, invece, è costituita da approfondimenti, teorici e pratici, su alcune attività e giochi che permettono lo sviluppo di particolari competenze e abilità nei bambini: dai giochi di manipolazione e di costruzione, ai giochi motori e sensoriali, fino al gioco simbolico.

    Non esitate a scriverci per informazioni.

    Vi aspettiamo!!

  • Il concetto di resilienza sportiva: uno strumento di vita

    concetto di resilienza

    Il concetto di resilienza si rivela fondamentale per affrontare i cambiamenti che la vita inevitabilmente ci propone.

    Cambiamenti, si, come quelli che stiamo vivendo in questo periodo e che hanno trasformato le nostre abitudini e i nostri modi di vivere.

    Ma, come possiamo adattarci, in modo positivo, a questi cambiamenti?

    Con la resilienza 😉

    Essa indica proprio la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici e di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.

    E, partendo dal presupposto che lo sport allena alla vita, la resilienza può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi, superare le difficoltà e rispondere al cambiamento.

    Vedremo qui come, nel concreto, questo sia possibile 😉

    Il concetto di resilienza

    In ambito psicologico, la resilienza può essere definita come la capacità dell’individuo di adattarsi in maniera positiva ad una condizione negativa e traumatica.

    La capacità, cioè, di affrontare con successo un evento molto stressante che suscita sentimenti negativi e provoca sofferenze, ritornando alla condizione precedente l’evento in questione e uscendone rinforzati se non addirittura trasformati.

    E’ proprio un modo positivo di adattarsi e rispondere al cambiamento o alle situazioni particolari e stressanti.

    Gli individui resilienti sono coloro che, di fronte a difficoltà ed eventi traumatici, non si arrendono o si oppongono.

    Bensì, al contrario, trovano la forza di andare avanti e sono addirittura capaci di trasformare l’evento negativo in una fonte di apprendimento che consente loro di acquisire competenze utili per migliorare la propria vita.

    I meccanismi di resilienza sono presenti in ciascun essere umano e possono essere messi in atto da chiunque.

    Pertanto, ciascuna persona è, potenzialmente, un individuo resiliente.

    Tuttavia, non tutti sono in grado di mettere in pratica la resilienza e, anche se quest’ultima dovesse attivarsi, non è detto che i risultati ottenuti siano positivi e di miglioramento.

    I soggetti resilienti sono, dunque, “attori” dei propri cambiamenti per riportarsi in una situazione di benessere.

    La resilienza sportiva

    Da sempre, lo sport è metafora della vita.

    Superare gli ostacoli (soprattutto i propri limiti), raggiungere un obiettivo chiaro, competere con gli altri, sviluppare spirito di sacrificio.

    Ancora di più, possiamo dire che lo sport allena alla vita.

    Vi starete chiedendo perché.

    Beh, se ci pensate, lo sport è uno stile di vita.

    Infatti, come nella vita, praticare un’attività sportiva, significa intraprendere un percorso nel quale si definiscono mete ed obiettivi da raggiungere, non senza ostacoli da superare che, di volta in volta, richiedono impegno.

    Ostacoli che vanno superati mettendo in campo ogni possibile soluzione al problema.

    Con attività sportiva si intende, però, una vera e propria scelta dello sport da praticare, secondo le proprie aspirazioni ed inclinazioni.

    La dedizione e la convinzione giocano un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi.

    La resilienza come atteggiamento mentale

    Proprio così, un atteggiamento mentale, in grado di mettere in campo l’adattamento alle novità e ai cambiamenti, che è capace sconfiggere tutti quei falsi miti come:

    “Non ce la faccio” “Non ho le doti necessarie” “Non sono predisposto al cambiamento”.

    Adattarsi al cambiamento richiede impegno e costanza e, a volte, è proprio l’elevate richiesta di impegno che tende a farci desistere o rinunciare.

    Questo avviene in campo sportivo ma anche nella vita quotidiana di tutti i giorni e in tutte le situazioni: lavorative, scolastiche, famigliari, del tempo libero.

    Il cambiamento comporta anche un grande sforzo da parte del cervello il quale, a livello inconscio, ci spinge a non cambiare la condizione attuale, inviandoci segnali di stanchezza e spossatezza, e portandoci così a desistere.

    Alcuni sintomi potrebbero essere: dolori muscolari, crampi, segni di malessere, stanchezza.

    L’attività fisica, dunque, crea in noi le basi necessarie al cambiamento, in quanto ci permette di prenderci cura di noi stessi  aiutandoci a stare meglio, sia fisicamente che mentalmente.

    Per superare gli ostacoli che incontriamo nella vita, infatti, occorre una grande forza di volontà ed un atteggiamento mentale capace di attenuare, se non addirittura eliminare, angosce, paure e ansie.

    Ed è di tutto questo che parleremo nel Terzo Modulo del Ciclo di incontri formativi “EduchiAmo Noi Stessi”.

    Di cosa parleremo

    In questo modulo l’attenzione è focalizzata sulle condizioni di cambiamento che, giorno dopo giorno, possono portare novità e trasformazioni al nostro quotidiano modo di vivere, come sicuramente l’attuale situazione di emergenza.

    La capacità di adattarsi a questi cambiamenti, prende il nome di “resilienza”.

    Nella prima parte, infatti, viene descritto il concetto di resilienza, inteso come capacità di adattamento e di azione, in grado di portarci a intraprendere nuovi percorsi che, il più delle volte, ci consentono di adeguarci alle nuove situazioni.

    Le ultime parti ci parlano, in concreto, di quali possono essere gli strumenti da adottare per permettere a questi cambiamenti di avvenire.

    In questo senso, lo sport e l’attività sportiva, in quanto stili di vita orientati al raggiungimento di obiettivi e al superamento di ostacoli e difficoltà, possono sicuramente aiutarci.

    Per informazioni scriveteci.

    Vi aspettiamo!

  • Regole, tempi e routine: consigli pratici per organizzare la giornata

    organizzare la giornata

    In questo particolare momento che stiamo vivendo è molto importante trovare una nuova routine e organizzare la giornata in casa al meglio.

    L’emergenza sanitaria in cui ci troviamo, infatti, ha catapultato le famiglie in una condizione insolita e straordinaria, mai vista prima.

    I bambini sono a casa da scuola, non possono praticare sport, le attività del tempo libero o vedere gli amici.

    Ciò ha, dunque, modificato le routine famigliari, scolastiche e lavorative e ha sollevato in tantissimi genitori domande, dubbi e incertezze rispetto al benessere e la sicurezza dei loro bambini.

    L’assenza dalla scuola e la ridotta socialità possono generare in loro ansia e paura.

    In questi casi, le regole e le routine ancora più importanti per il benessere e la sicurezza dei bambini.

    Mantenere una routine e organizzare la giornata al meglio possono, infatti, aiutare a dare calma e serenità ai bambini.

    Il ruolo di regole e routine

    Creare e instaurare delle routine con i bambini è molto importante e lo è, soprattutto, in questo momento dove le abitudini sono cambiate senza darci un preavviso.

    La costruzione della routine permette che il bambino, anche molto piccolo, interiorizzi lo schema della giornata e quindi sappia che cosa aspettarsi nel suo prossimo futuro.

    Essa, in questo senso, è rassicurante e riduce moltissimo l’ansia del non sapere che cosa accadrà.

    Inoltre, permette al bambino di sentirsi in un ambiente che gli fornisce delle certezze e delle costanti.

    La routine rende l’ambiente comprensibile al bambino, che interiorizza ciò che viene prima e ciò che viene dopo.

    Il bambino, dunque, è il protagonista e non solo un fruitore passivo.

    E’ lui stesso che partecipa alla costruzione di quella routine che gli adulti hanno pensato per lui.

    Allo stesso tempo, la routine permette al bambini di acquisire una certa autonomia.

    Proprio per le sue caratteristiche di ripetitività e prevedibilità, essa fa sì che il bambino impari a muoversi in maniera sempre più indipendente.

    L’importanza di mantenere una routine

    In queste settimane è, dunque, necessario stabilire una nuova routine, incastrando come in un puzzle, le attività e i compiti di ogni membro della famiglia.

    Gli orari e le attività vanno riprogrammati e ridefiniti ma è opportuno mantenere sempre una routine.

    Rispettate comunque gli orari e le vostre principali abitudini, cercando di mantenere una certa regolarità, in modo che sia voi sia i vostri figli non perdano il ritmo quotidiano a cui sono abituati.

    Cercate, quindi, di rispettare l’orario della sveglia mattutina, possibilmente sempre allo stesso orario, e dei pasti.

    Inoltre, ricordate di coinvolgere i vostri figli nella programmazione delle attività della giornata: chiedete anche a loro come pianificare le varie attività e ascoltateli, si sentiranno partecipi e responsabili.

    Sentendosi partecipi saranno anche più propensi a rispettare volentieri 😉

    Fate anche insieme a loro un bel cartellone con raffigurate le cose da fare durante la giornata e i tempi da rispettare.

    Ed è proprio di regole, routine e tempi che parleremo nel Modulo 2 del Ciclo di Incontri Formativi “EduchiAmo Noi Stessi”.

    Di cosa parleremo

    Nella prima parte di questo modulo viene descritto il concetto di regola, fondamentale in educazione, le sue caratteristiche e le sue funzioni nella crescita e nello sviluppo dei bambini.

    Dare regole chiare e comprensibili, ma soprattutto condivise e partecipate, è fondamentale per uno sviluppo positivo e coerente.

    Vedremo insieme come è possibile definire delle regole partecipate, con tanti consigli e strumenti pratici.

    Nella seconda parte, invece, viene descritto il concetto di routine, le sue caratteristiche e la sua funzione, focalizzando l’attenzione su come è possibile instaurare routine positive e come organizzare al meglio i tempi e le attività della giornata.

    La terza parte è dedicata al cambiamento e alle emergenze che possono modificare le routine quotidiane già presenti, come sta accadendo in questo particolare momento.

    Viene, dunque, presentato, con consigli e strumenti pratici, come modificare regole, routine e ridisegnare la giornata per fronteggiare la particolare emergenza che stiamo vivendo e che ci obbliga a stare tutti in casa.

    I risultati attesi sono proprio quelli di:

    • Conoscere l’approccio educativo alle regole e alle routine positive;
    • Organizzare la giornata al meglio;
    • Essere in grado di instaurare routine positive e funzionali e ridisegnare regole, tempi e routine in situazioni di emergenza.

    incontri formativi

    Per informazioni scriveteci 😉

    Vi aspettiamo!

  • Gestione dell’ansia: come riconoscere i segnali e quali strategie utilizzare

    gestione dell'ansia

    Stiamo vivendo un periodo delicato e impegnativo.

    In questi giorni, di emergenza sanitaria e psicologica, infatti, la gestione dell’ansia e della paura possono risultare più difficili.

    Potremmo, dunque, scoprirci nervosi, più irritabili e scontrosi nei confronti degli altri.

    Emozioni quali l’ansia e la paura possono entrare a far parte delle nostre giornate.

    Questo è normale: è una risposta della nostra mente e del nostro corpo ai cambiamenti e alle situazioni in cui avvertiamo incertezze e confusione.

    L’ansia, come anche la paura, ha, dunque, un ruolo adattivo, in quanto ci permette di mobilitare tutte le nostre risorse per affrontare una minaccia o, in alternativa, fuggire da essa.

    Un adeguato grado di ansia ci permette, infatti, di essere più performanti, di mantenerci in allerta quando avvertiamo un pericolo e di affrontare una situazione di emergenza facendo leva sulle nostre risorse, potenzialità e resilienza.

    L’ansia può essere una forza.

    Quando l’ansia diventa nostra nemica

    Qualora l’allerta tendesse a mantenersi e ad aumentare nel tempo, potrebbe impedirci di vivere in serenità ed interferire quindi negativamente nella nostra quotidianità.

    L’ansia si nutre delle nostre energie, e il suo potere è capace di crescere al punto da riempire ogni singolo aspetto della vita di chi ne soffre.

    Perché succede questo?

    Perché chi soffre d’ansia è talmente schiacciato da questa emozione che, non riuscendo a combatterla, è costretto ad assorbirla.

    Ma quanto questo è produttivo?

    Serve davvero “combattere” l’ansia?

    Queste sono domande che dobbiamo porci per comprendere al meglio cosa è l’ansia e quali sono gli strumenti che abbiamo per gestirla.

    “Come” ti rendi ansioso?

    E non “cosa” ti mette ansia.

    Lo sguardo in questo modo è rivolto all’interno e la gestione dell’ansia diventa possibile.

    La persona diventa responsabile della propria ansia e allo stesso tempo è maggiormente capace di riconoscerla, distinguerla dalle altre emozioni e gestirla.

    Ridimensionare l’ansia, fare attenzione al linguaggio che si usa per descriverla e imparare a  circoscriverla sono solo alcune delle strategie da utilizzare per modulare per la gestione dell’ansia.

    Bisogna affrontare le cause della propria ansia.

    Scappare non è possibile, è necessario risalire all’origine del problema, trovarlo e cercare una soluzione.

    Questo a volte richiede molto tempo ed è per questo che è importante avere anche delle soluzioni efficaci nell’immediato, utili e pratiche per affrontare le situazione di emergenza e che ci permettono di vivere il cambiamento come un’opportunità.

    E’ proprio di questo che parleremo nel Modulo 1 del Ciclo di Incontri Formativi “EduchiAmo Noi Stessi”.

    Di cosa parleremo

    In questo modulo verrà descritta nella prima parte l’ansia e gli aspetti cognitivi, comportamentali ed emotivi ad essa connessa.

    Sarà, infatti, distinta l’ansia dalla sensazione di paura, stabilendo quando la persona riesce ad associare il proprio stato con una causa specifica e quando no; sono diversi i sistemi per ridurre lo stato di ansia che in alcuni casi può diventare un vero disagio, influenzando negativamente la vita quotidiana.

    Tali sistemi e tecniche saranno descritti a livello teorico nella seconda parte del modulo presentato, delineando alcune tecniche di respirazione efficaci per ridurre il livello di stress e per migliorare la nostra salute.

    La terza parte è interamente pratica/esperienziale e verranno illustrate differenti modalità di gestione dell’ansia e della paura (attività di rilassamento, ricreative e di scrittura).

    Gli obiettivi sono proprio quelli di:

    • Riconoscere i propri stati emotivi;
    • Imparare a gestire l’ansia e la paura;
    • Apprendere ed utilizzare tecniche di rilassamento e di gestione dell’ansia efficaci e positive;

    incontri formativi

    Scrivete per informazioni o chiarimenti.

    Vi aspettiamo!

  • Un ciclo di incontri formativi: EduchiAmo Noi Stessi

    Ecco il nostro nuovo ciclo di incontri formativi, in modalità e-learning, da seguire su Moodle, la piattaforma per la formazione a distanza:

    EduchiAmo Noi Stessi

    Quello che stiamo vivendo nei primi mesi del nuovo anno è un particolare momento di emergenza, che ha mutato il nostro stile di vita, le nostre abitudini, ma anche le nostre certezze e sicurezze.

    L’emergenza sanitaria in cui ci troviamo, infatti, ha catapultato le famiglie in una condizione insolita e straordinaria.

    I bambini sono a casa da scuola, non possono praticare sport, le attività del tempo libero o vedere gli amici.

    I genitori, ove possibile, lavorano da casa.

    Le nostre routine, famigliari, scolastiche e lavorative, dunque, sono notevolmente cambiate.

    Diciamoci la verità… in questa situazione abbattersi è facile.

    Accettare il cambiamento è ancora più difficile!

    Il nostro ciclo di incontri formativi

    EduchiAmo Noi Stessi nasce proprio da qui: dalla necessità di trovare e utilizzare strategie funzionali per rispondere al cambiamento e far fronte alle emergenze.

    Vi starete chiedendo, come?

    Innanzitutto, potenziando la conoscenza e la comprensione di noi stessi.

    Occorre, infatti, ri-scoprire le nostre risorse personali e trovare strategie positive, funzionali ed immediate per affrontare il cambiamento.

    In questo modo possiamo vivere il cambiamento come un’opportunità, e lo è proprio 😉

    Tutto ciò verrà mostrato, in modo teorico e pratico, attraverso quattro moduli differenti ma tutti rivolti al benessere, all’educazione della persona e alla salute sia fisica, sia mentale che sociale.

    A chi è rivolto 

    A tutti 😉

    Sì! A tutti coloro che vogliono prendersi cura di Sé e andare verso il cambiamento in modo positivo!

    A chi non capita di domandarsi, per esempio;

    Esiste un modo per riuscire a gestire l’ansia, per ridimensionarla? Esistono delle strategie che possono essere apprese e utilizzate per gestire l’ansia?”.

    La risposta è assolutamente si!

    E ancora:

    “Come si possono stabilire delle “nuove” routine e regole in famiglia? Come ristrutturare e ridisegnare la “nuova” quotidianità, rispettando i tempi e gli spazi di tutti?”.

    Per questo, esistono strategie e tecniche che potete apprendere ed  utilizzare fin da subito!

    Il primo modulo: un approccio psicologico

    Ha lo scopo di fornire  strumenti per riconoscere i propri stati emotivi, distinguere l’ansia dalla paura e imparare a gestire gli stati ansiosi, che in alcuni casi possono diventare un vero disagio, influenzando negativamente la vita quotidiana.

    Il tutto è accompagnato da una parte interamente pratica, dove verranno illustrate differenti modalità di gestione dell’ansia e della paura.

    Ad esempio, tecniche di rilassamento, di respirazione, attività ricreative e di scrittura per modulare lo stato di tensione, e tanto altro 😉

    Il secondo modulo: ridisegnare la quotidianità 

    Qui si parlerà di regole, tempi e routine, tre concetti fondamentali da conoscere e padroneggiare, illustrati con i consigli della nostra Pedagogista.

    Vedremo come è possibile:

    • Stabilire delle regole in modo condiviso e partecipato, e funzionale!
    • Programmare, definire e ri-definire delle routine positive;
    • Organizzare al meglio le attività durante la giornata.

    Con tante strategie e consigli utili da utilizzare subito!

    Il terzo modulo: la resilienza sportiva nella vita

    Sentiamo tanto parlare del concetto di resilienza e della sua importanza, anche nella vita di tutti i giorni.

    Ebbene sì, indica proprio la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.

    E, partendo dal presupposto che lo sport allena alla vita, la resilienza può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi, superare le difficoltà e rispondere al cambiamento.

    Vedremo qui come, nel concreto, questo sia possibile 😉

    Il quarto modulo: attività pratiche e educative

    Questo modulo si rivolge principalmente a genitori, educatori e insegnanti, e a tutti coloro che si approcciano alla pratica educativa: zii, nonni, cugini.

    Le attività da proporre ai bambini sono svariate ma, non tutte, sono educative, in grado di stimolare la loro mente o adatte alla loro età.

    Un gioco per ogni età è proprio vero: i bambini hanno differenti bisogni e competenze da sviluppare, in base all’età e, per questo motivo, richiedono attività e proposte educative diverse.

    Insieme vedremo quali sono le attività pratiche e creative più idonee per ciascuna fascia di età.

    Dai giochi educativi e creativi a quelli di manipolazione e costruzione, da attività motorie alla lettura di libri, fino ai giochi sensoriali e simbolici.

    Sarà molto stimolante 😉

    incontri formativi

    L’intero corso si propone di offrire non solo tecniche e strumenti per far fronte all’emergenza e al cambiamento, ma mira a fornire degli spunti di riflessione e della alternative di comportamento che possono influenzare positivamente il nostro pensiero, accrescendo il benessere psico-fisico.

    Vi aspettiamo!

    Scrivici per maggiori informazioni sul nostro ciclo di incontri formativi e seguici per gli approfondimenti!

  • Il progetto pedagogico e educativo nei servizi per la prima infanzia

    progetto pedagogico e educativo

    Il progetto pedagogico e educativo è un documento fondamentale che ogni servizio per la prima infanzia deve possedere.

    Il progetto pedagogico è, infatti, la “carta dì identità” con cui ogni singolo servizio si presenta alla collettività.

    Esso è, dunque, un documento ufficiale, in cui figurano valori, principi, finalità e struttura organizzativa del servizio.

    Ma, concretamente, quali informazioni deve contenere?

    Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza 😉

    Il progetto pedagogico

    Come anticipato, è un documento che contiene l’insieme delle scelte pedagogiche, culturali, organizzative, gestionali, didattiche e operative che caratterizzano il servizio educativo, nei confronti sia dei bambini che delle famiglie.

    Così inteso appare proprio come uno strumento indispensabile per fissare e rendere visibile anche all’esterno le linee educative del servizio rispetto ai principali ambiti d’intervento.

    Il progetto pedagogico comprende i valori di riferimento, le finalità generali, gli orientamenti pedagogici su cui si fonda la gestione educativa del servizio e ai quali deve fare riferimento il progetto educativo.

    Occorre perciò tenere presente che:

    • Può ispirarsi a modelli e tradizioni pedagogiche e al contesto socio-culturale di riferimento;
    • Non entra nel dettaglio rispetto ai tempi e ai modi di realizzazione;
    • E’ reso “pubblico” e pertanto è una precisa assunzione di responsabilità;
    • Per essere attuato richiede la condivisione di tutti coloro che sono chiamati a realizzarlo;
    • Non è soggetto a verifica, ma ad aggiornamento periodico.

    Ogni Servizio alla Prima Infanzia è autonomo nella progettazione e organizzazione educativa, naturalmente attenendosi a quelle che sono le linee di indirizzo pedagogico.

    Tale compito è svolto dal gruppo degli educatori, con il sostegno del coordinatore pedagogico, che vengono coinvolti per gli aspetti di loro competenza.

    Il coordinamento pedagogico, infatti, affianca e aiuta il gruppo educativo, come supporto tecnico.

    Il progetto educativo

    A differenza del progetto pedagogico, quello educativo ha durata annuale e prende in esame alcuni aspetti specifici.

    1. L’assetto organizzativo del servizio educativo, in particolare il calendario, gli orari di apertura, le modalità di iscrizione, l’organizzazione dell’ambiente, l’organizzazione dei gruppi di bambini e l’eventuale turnazione del personale.

    2. Gli elementi costitutivi della programmazione educativa, in particolare l’organizzazione della giornata educativa, l’impiego di strumenti di osservazione e di documentazione.

    3. I contesti formali, ad esempio i colloqui individuali, e non formali, come feste e laboratori, nonché le altre attività e le iniziative per la partecipazione attiva delle famiglie alla vita del servizio educativo.

    4. La valutazione complessiva della gestione del servizio.

    Anche il progetto educativo può essere redatto con il sostegno del coordinatore pedagogico.

    I principi del progetto pedagogico

    La dimensione pedagogica rende espliciti i valori, le finalità e gli orientamenti pedagogici a cui si deve riferire il progetto educativo, organizzativo e gestionale del servizio, nell’azione educativa che ciascun educatore e il servizio nel suo insieme mettono in atto.

    I principi valoriali sono alla base del servizio educativo e hanno come riferimento fondante:

    • Il bambino come persona titolare di diritti;
    • La famiglia come soggetto portatore di una propria cultura educativa;
    • L’educatore come professionista con specifica competenza;
    • Un principio valoriale che li accomuna: il valore delle differenze.

    Gli elementi

    Inclusione e integrazione, ma anche il grande rilievo dato all’autonomia e alle iniziative spontanee dei bambini, insieme alla costante attenzione a spazi e materiali, costituiscono i cardini di tutta l’impostazione del progetto pedagogico.

    Gli spazi

    La progettazione dello spazio tiene conto della pluralità di significati che questo elemento concentra in sé.

    Lo spazio, infatti, è un elemento simbolico di comunicazione: la luminosità, i colori dell’arredamento, l’ampiezza ecc. veicolano messaggi ben precisi.

    Un ambiente curato, nel senso di non casuale, mostra il pensiero di chi si è occupato della sua predisposizione: è già un modo di prendersi cura dei bambini.

    Nella progettazione degli spazi occorre tenere presente:

    • L’equilibrio tra vuoti e pieni, tra ordine e disordine;
    • La giusta quantità di materiali;
    • L’accessibilità;
    • La fruibilità.

    La disposizione dello spazio e la collocazione di arredi e materiali influisce anche sulla possibilità di scelta e di utilizzo autonomo da parte del bambino.

    Inclusione e integrazione

    Due concetti fondamentali nei Servizi per la Prima Infanzia.

    Il termine “inclusione” si riferisce alla necessità di mantenere tutti i bambini il più possibile all’interno della normale vita quotidiana del servizio e del gruppo, minimizzando le differenze che derivano da
    condizioni – personali, sociali o culturali – particolari e che potrebbero ostacolare lo stare dentro ad un’attività collettiva.

    “Integrazione” invece si riferisce alla volontà di non eliminare le differenze, ma di utilizzarle come occasione di crescita per tutti i bambini, dando pari dignità e visibilità a tutti i modi di essere.

    Solo l’insieme delle due prospettive ci consente di avere la miglior visione teorica e metodologica
    per salvaguardare il diritto all’educazione e all’istruzione per tutti i bambini.

    Vi consiglio la lettura di alcuni nostri articoli proprio sull’inclusione e l’integrazione a scuola 😉

  • Come essere buoni genitori: consigli, buone pratiche e falsi miti

    come essere buoni genitori

    Come essere buoni genitori? Esiste una formula perfetta? Chi è un buon genitore? Come deve comportarsi?

    Domande molto comuni che vi sarete posti sicuramente come genitori.

    Queste sono proprio alcune domande che ci rivolgono, nella maggior parte dei casi, i genitori durante i nostri corsi o incontri formativi.

    Partiamo dal presupposto che non si è mai buoni genitori o cattivi genitori: chi può dirci infatti se siamo buoni o cattivi genitori? Nessuno!

    Capita a tutti di commettere degli errori o prendere delle decisioni non adeguate per i propri figli, l’importante è accorgersene e rendersi conto che effettivamente qualcosa non va.

    Rendersi conto di ciò è il primo passo: se c’è qualcosa che non va la cosa fondamentale è riconoscerlo e chiedere un sostegno al pedagogista professionista dell’educazione.

    Diventare genitori

    Quando un figlio viene concepito e, poi, dato alla luce, avviene una profondo mutamento nei due individui che da uomo e donna si trasformano in padre e madre, ossia in genitori.

    Una trasformazione che riguarda anche la coppia che adotta un figlio, che diventa coppia di genitori non per atto biologico, ma giuridico.

    La genitorialità non si riduce al solo evento fisico della procreazione e della nascita, o del riconoscimento legale, ma ha un significato molto più profondo.

    L’arrivo di un figlio comporta un atto di responsabilità e il riconoscimento di un nuovo ruolo da parte dei genitori che si trovano a dover svolgere una nuova funzione, compiere scelte, elaborare decisioni, individuare obiettivi e traguardi in un’ottica comune.

    La genitorialità è, quindi, un processo dinamico rappresentato dalla nascita non solo di un figlio, ma di una nuova relazione, in perenne trasformazione, e di nuove identità.

    La coppia modifica le proprie dinamiche interne, dovendo riconoscere il cambiamento dei reciproci ruoli, e delle modalità di dialogo tra gli elementi che la compongono, in vista di nuovi obiettivi comuni.

    La genitorialità è, proprio, l’insieme delle scelte educative e delle modalità di dialogo che i genitori decidono di instaurare con il proprio figlio.

    Scelte e modalità educative che equivalgono agli stili educativi genitoriali.

    La genitorialità

    Il significato di questo termine è, in questi ultimi anni, continuamente in evoluzione.

    Sempre maggiore diventa la sua complessità e sempre più ramificato il suo intrecciarsi con altri aspetti della ricerca pedagogica e clinica.

    La concezione pedagogica vede la genitorialità come il lungo e continuo apprendistato per imparare l’arte di essere genitori.

    E’, dunque, il processo dinamico attraverso il quale si impara a diventare genitori capaci di prendersi cura e di rispondere in modo sufficientemente adeguato ai bisogni dei figli.

    Bisogni estremamente diversi a seconda dell’età evolutiva.

    La genitorialità è, infatti, dinamica: cambia nel tempo, e nel contesto sociale in cui cresce, ma cambia anche all’interno della stessa relazione, in base alle varie fasi della crescita del figlio.

    Non si può essere genitori sempre allo stesso modo, e con ciascun figlio.

    In questo senso, la genitorialità può essere definita come la capacità di espletare il ruolo di genitore.

    Un compito estremamente complesso che si realizza attraverso l’adozione di un assetto comportamentale che richiede diverse competenze e abilità finalizzate a:

    • Nutrire;
    • Accudire;
    • Proteggere;
    • Dare affetto e sostegno;
    • Promuovere l’autonomia e l’indipendenza;
    • Garantire un buon adattamento tra stadio evolutivo del minore e ambiente.

    Vale a dire, tutti quei comportamenti volti all’educazione, alla protezione e al sostegno del bambino, che possono essere definiti anche “parenting“.

    Come essere buoni genitori?

    La domanda che ricorre più frequentemente nei nostri incontri, e che sicuramente anche voi ora vi state chiedendo è:

    Come si può essere un buon genitore?

    Innanzitutto, sappiate che non ci sono ricette e neppure regole scritte che valgano per tutti e indistintamente.

    Ciascuna famiglia ha le sue peculiarità e specificità che la rendono unica e irripetibile.

    Ciascuno di noi prima di essere genitore, è un individuo con una sua storia e un suo bagaglio di esperienze che lo rendono quello che è oggi.

    Alcuni consigli

    Ecco alcuni semplici consigli, che potete utilizzare fin da subito nell’educazione dei vostri figli 😉

    Stabilite delle regole a seconda delle loro esigenze e fate seguire i fatti alle parole: non promettete qualcosa, sia positiva che negativa, e poi non rispettate tale promessa.

    Parlate in modo chiarofate richieste precise, controllate il tono di voce e il modo in cui comunicate le cose; se necessario, ripetete anche più volte e chiaramente quello che gli chiedete di fare.

    Ascoltateli e accogliete le loro esigenze, parlandogli in prima persona: devono sapere che li ascoltate e comprendete profondamente le loro richieste.

    Incentivateli piuttosto che minacciarli con punizione: credetemi troppe punizioni, per ogni cosa, sono controproducenti.

    Una punizione, comunque, deve essere misurata, coerente ed essere accompagnata da una spiegazione.

    Insegnate sempre ai vostri figli ad assumersi le proprie responsabilità e ad essere autonomi ed indipendenti.

    Devono imparare a fare le cose da soli e a prendere autonomamente le loro decisioni, senza sentirsi abbandonati.

    Loro sanno che voi siete al loro fianco, pronti ad aiutarli, ma sanno anche di poter decidere da soli.

  • Lo stile educativo genitoriale autorevole e lo sviluppo del bambino

    stile educativo genitoriale

    Lo stile educativo genitoriale può influenzare notevolmente lo sviluppo dei bambini.

    Esistono, infatti, più stili educativi, con caratteristiche e peculiarità, che occorre conoscere per modificare, se necessario, il proprio comportamento.

    Conoscere il proprio stile educativo è, dunque, fondamentale per orientare la propria azione e sostenere la relazione educativa con i propri figli.

    Cosa sono gli stili educativi

    L’insieme delle modalità educative che ognuno di noi, consapevolmente o meno, si trova ad utilizzare con i propri figli.

    Ad ogni stile educativo corrispondono modalità specifiche che comportano possibili esiti a lungo termine sulla personalità dei figli.

    Infatti, i modelli educativi genitoriali, così come lo stile di attaccamento del bambino, influiscono sul suo modo di relazionarsi all’interno della famiglia e nel mondo sociale.

    Questo perché genitori e figli si influenzano reciprocamente.

    Gli stili educativi dei genitori contribuiscono e possono avere effetti, positivi o negativi, sulla crescita e sullo sviluppo dei bambini, anche a lungo termine.

    Per questo motivo, come anticipavo, risulta di fondamentale importanza conoscere e mettere in atto lo stile migliore per favorire uno sviluppo armonioso e coerente.

    Individuare lo stile educativo genitoriale più adatto per l’educazione dei propri figli, spesso diventa uno dei compiti più ardui e difficili per i genitori.

    Le componenti degli stili educativi

    Gli stili educativi derivano dalla combinazione di due livelli:

    • Di controllo, riferito alle pressioni esercitate dei genitori per stimolare comportamenti socialmente adeguati nei figli, attivando meccanismi di controllo e di supervisione;
    • Di supporto, riferito al sostegno, alla vicinanza emotiva e alla disponibilità a soddisfare i bisogni dei figli, attivando meccanismi che stimolano l’autoregolazione e l’affermazione di sé.

    Dalla combinazione di queste due dimensioni nascono tre stili educativi genitoriali, molto diversi tra loro, per non dire opposti.

    Questi tre stili si sviluppano lungo un continuum che va dallo stile educativo autoritario allo stile educativo permissivo passando per lo stile educativo autorevole.

    Vediamo ora le caratteristiche dello stile educativo genitoriale permissivo e autoritario, i due poli opposti, per poi focalizzare l’attenzione sullo stile autorevole.

    Lo stile permissivo e lo stile autoritario

    Due stili proprio opposti con caratteristiche ed effetti sullo sviluppo dei bambini molto diversi tra loro.

    Lo stile permissivo

    Lo stile educativo permissivo è caratterizzato da basse aspettative nei confronti del figlio, soprattutto in termini di maturità ed autocontrollo.

    Il genitore permissivo è aperto al dialogo e affettuoso, soddisfa le richieste e i bisogni del bambinosenza però fornire regole e modelli di condotta.

    Offre, quindi, molto nutrimento affettivo, ma spesso si relaziona al figlio più come un “amico” che come una figura genitoriale.

    Gli effetti di uno stile parentale permissivo sul bambino si ritrovano nella mancanza di disciplina, scarse abilità sociali e relazionali, insicurezza a causa della mancanza di confini e modelli di comportamento a cui fare riferimento.

    Lo stile autoritario

    Il genitore autoritario ha elevate aspettative nei confronti del figlio, è rigido e inflessibile, molto esigente: non riesce a sentire i bisogni dei figli e ad ascoltarli.

    Il figlio deve rispettare delle regole rigide e imposte, il cui mancato rispetto comporta punizioni di tipo fisico o verbale.

    Non suggerisce, infatti, al bambino come gestire i propri comportamenti, non lo aiuta a identificare alternative e valutare le conseguenze delle proprie azioni.

    Anziché premiare i comportamenti positivi e socialmente desiderabili, fornisce solo feedback negativi sotto forma di punizioni per comportamento scorretti adottati.

    I bambini cresciuti da genitori con stile autoritario non vengono stimolati ad essere indipendenti, autonomi e a conoscere i propri limiti, ma viene loro insegnato ad aderire passivamente alle richieste e alle aspettative della società.

    Gli effetti di questo stile sul bambino si riscontrano in una bassa autostima e in una forte difficoltà nella socializzazione e nella relazione.

    Lo stile educativo genitoriale autorevole

    Alla luce di quanto detto sullo stile permissivo e autoritario, sicuramente noterete che hanno effetti diversi sullo sviluppo dei bambini, ma entrambi non positivi.

    Entrambi, infatti, possono essere la causa di uno sviluppo negativo e potenzialmente problematico.

    L’autorevolezza corrisponde al modello educativo più adeguato poiché permette di fornire al bambino regole chiare, coerenti e adeguate al livello di sviluppo del figlio attraverso la spiegazione dei motivi per cui sussistono divieti o proibizioni.

    Qui troviamo un concetto fondamentale per l’educazione: regole, che devono essere chiare, condivise e partecipate.

    Il genitore autorevole, infatti, stabilisce regole e linee guida che il figlio è tenuto a seguire in modo democratico.

    Capace, inoltre, di impartire poche ma chiare norme di comportamento con un atteggiamento assertivo non invadente o restrittivo.

    Aperto alla negoziazione e disponibile a mettere in discussione il proprio punto di vista.

    Gli effetti positivi sulla crescita del bambino

    Gli effetti di un’educazione autorevole sul bambino sono molto positivi, e ne permettono uno sviluppo coerente ed armonioso.

    Il bambino è in grado di sviluppare le seguenti caratteristiche:

    • Autonomia, responsabilità e indipendenza;
    • Competenza sul piano delle relazioni sociali, apertura al dialogo con i genitori ed i coetanei;
    • Assertività, ovvero più competenza nell’espressione delle proprie idee ed opinioni;
    • Buona fiducia in sé e nelle proprie capacità;
    • Rispetto delle regole che però non segue passivamente ma solo dopo averle comprese, interiorizzate e fatte proprie.
    • Sviluppo del senso critico e buone capacità di adattamento.

    Lo stile educativo genitoriale autorevole è sicuramente quello più idoneo per promuovere lo sviluppo emotivo, sociale e relazionale dei bambini.

    Quello più idoneo, si, ma anche quello più difficile da mettere in atto.

    Non esitare a contattarci per un consiglio, un parere o un approfondimento 😉

  • Educare alle regole e al compromesso: istruzioni per l’uso

    educare alle regole

    Educare alle regole rispettando i bisogni e i desideri del bambino non solo è possibile, ma è anche più efficace.

    Porre i limiti, dunque, attraverso l’ascolto e il rispetto.

    Vediamo insieme l’importanza di educare alle regole i vostri figli con qualche consiglio del pedagogista 🙂

    Educare alle regole e al compromesso

    Mettere regole e confini chiari ai comportamenti dei figli è sicuramente il compito più difficile che i genitori son chiamati ad affrontare, specialmente quando si trovano davanti a figli in età adolescenziale.

    Acquisire le regole vuol dire diventare persone costruttive e sviluppare una sensazione di sicurezza e non di dispersione o di assenza di punti di riferimento.

    A che cosa servono le regole? 

    Spesso, infatti, di esse prevale una visione puramente limitativa, in base alla quale vengono identificate con una serie di divieti ai quali il bambino cerca di sottrarsi.

    Viceversa, se recuperiamo l’etimologia del termine, scopriamo che la parola deriva da règere, ossia “guidare”.

    In questo senso, allora, la prima funzione delle regole è quella di fornire una guida al comportamento del bambino.

    Si tratta di un compito critico, soprattutto in soggetti che hanno ancora una conoscenza limitata del mondo circostante. C

    ome si può facilmente intuire, l’assenza di regole significa lasciare il bambino privo di guida, il che aumenta il rischio di comportamenti problematici.

    Una seconda fondamentale funzione delle regole è quella di rendere l’ambiente prevedibile.

    Spesso, infatti, i bambini manifestano i comportamenti più problematici nel momento in cui non riescono a trovare un ordine e una prevedibilità nel contesto di vita, sperimentando sensazioni di disorientamento e di ansia.

    In terzo luogo, la presenza di regole condivise è il prerequisito essenziale per fondare l’appartenenza al gruppo.

    L’importanza delle regole

    Condotte educative autorevoli (non autoritarie!) basate su regole e divieti, stabiliti in modo opportuno, fanno bene al cervello dei figli, aumentando addirittura numero, grandezza e funzionalità dei neuroni.

    I bambini abituati fin da piccoli a regole e impegni, ad aspettare e rispettare, diventeranno adulti sereni e sicuri.

    Mentre un’educazione basata sul permissivismo rischia di crescere bambini fragili e adolescenti a rischio.

    Inoltre attraverso l’educazione emotiva i bambini sviluppano l’autonomia e l’autostima, la capacità di relazionarsi con gli altri.

    Strumenti fondamentali per vivere bene e realizzarsi da adulti.

    I no aiutano a crescere e hanno un forte valore educativo.

    I problemi dovuti alla mancanza di regole

    Qualcuno può pensare che risparmiando ai bambini le regole si diventi automaticamente dei “buoni genitori”, apprezzati dai piccoli.

    A livello educativo non è così.

    Il genitore non dovrebbe mai essere un caporale, ma unicamente un leader; quella figura autorevole che spiega al bambino cosa può fare, che lo indirizza ad esplorare i suoi interessi e che, quando fa qualcosa di sbagliato, sa correggerlo, anche con decisione.

    Ed è proprio la figura di guida, di esperto, di base sicura che fa bene ai bambini e li aiuta a crescere.

    Un bambino senza regole vive con disagio, è sottoposto a un grande stress: deve imparare a vivere come un adulto, ad arrangiarsi, a fare tutto da sé.

    Con il piccolo particolare che il suo sistema cognitivo non è quello di un adulto, che non ha ancora le risorse per gestirsi in autonomia.

    Bambini sregolati sono sottoposti a fonti maggiori di stress, rischiano di sviluppare patologie comportamentali e sono più a rischio degli altri.

    Al contrario, avere delle norme, sapere quali regole bisogna rispettare, sapere che c’è una figura buona ma decisa che corregge gli errori e guida nella giusta direzione è un incentivo notevole, ma anche un aiuto a crescere.

    • Ricordatevi che i bambini senza regole sono più stressati e rischiano problemi comportamentali seri;
    • Le regole, se sono ragionevoli, aiutano il bambino a vivere meglio, più sicuro;
    • Il buon genitore non è quello che lascia fare di tutto, ma quello che sa essere un leader.

    Il consiglio del pedagogista

    Educare alle regole è uno dei compiti genitoriali più importanti.

    Ecco qualche consiglio.

    Date regole chiare e comprensibili.

    Molti genitori oscillano tra un atteggiamento passivo a uno aggressivo: dal chiedere ai figli di fare qualcosa in modo equivoco, per poi sfociare in un atteggiamento aggressivo se il bambino non risponde a queste richieste.

    Fino a ricorrere a minacce esagerate: “non ti faccio più uscire con i tuoi amici” o addirittura a punizioni fisiche.

    Non è così però che riuscirete a farvi ascoltare dai vostri figli.

    Evitate gli ordini in forma di domande retoriche, l’uso del “sei sempre…”, “sei il solito…” e il ricorso alle minacce.

    Per essere ancora più efficaci quando date una regola, avvicinatevi a vostro figlio, aspettate che vi guardie ditegli “ecco” e poi spiegategli bene che cosa deve fare.

    Spiegate cosa succede se decide di disobbedire.

    Davanti a un comportamento volontariamente sbagliato non dovete avere né un atteggiamento permissivo (non permette di imparare dall’errore), né un atteggiamento punitivo (rischia solo di far sentire il bambino in colpa).

    Spiegate le conseguenze delle azioni, invece, sviluppano nei figli il valore della responsabilità e la capacità di rispondere in modo adeguato alle situazioni.

    Conseguenze, però, che non devono essere delle minacce: spiegategli quello cosa può succedere se agisce in un certo modo.

    Se volete approfondire l’educazione alle regole, non esitate a contattarci 😉

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