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consulenza pedagogica

  • Per una educazione di genere a scuola e in famiglia

    educazione di genere

    Oggi voglio parlarvi dell’importanza dell’educazione di genere a scuola e in famiglia.

    Che cosa significa educare alla differenza di genere i bambini, maschi e femmine, già da molto piccoli?

    Perché è così importante per la loro crescita?

    Quello che possiamo, e dobbiamo fare, come genitori, insegnanti o educatori, è educare i bambini a confrontarsi in modo critico e consapevole con gli stereotipi culturali e sociali che spesso vengono imposti, anche inconsapevolmente, dalla società. 

    Un piccolo dizionario

    Innanzitutto, le parole sono importanti ed è opportuno utilizzarle opportunamente, soprattutto quando parliamo o siamo ascoltati dai bambini

    Vediamo insieme qualche definizione che dobbiamo conoscere: 

    • Il sesso è l’insieme delle caratteristiche biologiche, genetiche e fisiologiche dell’individuo, che distinguono il corpo del maschio da quello della femmina;
    • Il genere è quel qualcosa che viene ‘aggiunto’ dalle convenzioni sociali, ed è diverso da paese a paese.

    Ma che cosa sono gli stereotipi?

    Teniamo presente che gli stereotipi ci aiutano a semplificare la realtà circostante e, in questo senso, se usati correttamente, possono risultare utili. 

    Capita però di utilizzarli in modo improprio, per andare a categorizzare, per esempio, il genere o l’etnia. 

    Gli stereotipi di genere, infatti, riguardano proprio la distinzione tra maschi e femmine. 

    Spesso sentiamo dire “questa cosa è da maschio” oppure “non fare la femminuccia”, categorizzando inevitabilmente i bambini nel genere maschile e le bambine nel genere femminile. 

    Ciò condiziona i bambini a comportarsi da maschio e le bambine a comportarsi da femmine, non permettendo la loro libera espressione. 

    Promuovere l’educazione di genere: consigli pratici

    Fare educazione di genere è importante già a partire dalla scuola dell’infanzia, ponendo le basi per la crescita equilibrata dei bambini. 

    Un’educazione che possa gettare le basi per permettere a ogni futuro uomo o donna di vivere pienamente la propria esistenza, senza vincoli o condizionamenti di genere. 

    Ricordiamoci sempre quanto è importante educare in prevenzione!

    Come abbiamo detto, le parole hanno un grande significato.

    Cerchiamo, dunque, di non fare distinzioni di genere quando parliamo con i bambini, facendogli capire che possono fare quelle che preferiscono, giocare a calcio o danzare 😉

  • Come dire no ai bambini in modo positivo: una possibilità di crescita

    come dire no ai bambini

    Come dire no ai bambini in modo positivo?

    I “no” sono importanti, così come lo sono le regole e i limiti, ma non sempre è facile definire un sistema di regole in modo positivo.

    Spesso, infatti, non si sa come porre limiti ai più piccoli, affinché crescano in un ambiente affettuoso ma anche con delle regole.

    Dire no, infatti, funziona come con le regole; se sono infatti comunicati nel modo giusto e specifici avranno un ruolo positivo.

    Eppure i “no” sono indispensabili alla crescita del bambino.

    Per questo, è necessario trovare un equilibrio e soprattutto dire di “no” senza pronunciare questa parola e facendolo in maniera positiva.

    Come dire no ai bambini in modo positivo

    Una tendenza comune dei genitori è quella di utilizzare costantemente la parola no: “non fare questo” “no quello no”.

    In educazione, è fondamentale riuscire a dire no ai bambini in modo positivo, ovvero senza pronunciare la parola no!

    Questo comporta un grande beneficio nei bambini:

    • Riusciranno a comprendere meglio il motivo delle regole che devono rispettare;
    • Diverranno più responsabili e autonomi;
    • Capiranno che determinate azioni producono delle conseguenze;
    • Aumenterà la loro autostima.

    Consigli per genitori

    Le regole devono essere chiare e comprensibili

    E’ indispensabile spiegare al bambino quali sono le regole fondamentali.

    Raccontiamogli il perché di queste regole e le eventuali conseguenze se non vengono rispettati i limiti.

    I bambini devono imparare che ogni azione ha delle conseguenze. 

    In questo modo instaureremo un dialogo con il bambino, aiutandolo a modificare autonomamente il proprio comportamento, con la possibilità di prevenire che si producano queste azioni, magari pericolose o negative.

    Proponete delle alternative

    Se vogliamo impedire che il bambino svolga una determinata attività perché pericolosa o semplicemente perché non è il momento per farla, invece di pronunciare la parola “no”, cerchiamo di proporre un’alternativa.

    In questo modo, non solo si offre un’altra possibilità ma si rende partecipe il bambino delle decisioni.

    Per approfondire iscrivetevi al nostro corso dedicato proprio alla definizione delle regole in modo positivo 😉

  • Per una educazione dei figli all’attesa e alla pazienza

    educazione dei figli

    Oggi parliamo di educazione dei figli.

    Come aiutare il bambino ad imparare il valore dell’attesa?

    La pazienza e la capacità di aspettare sono abilità molto importanti.

    In quanto abilità, devono essere imparate e apprese con il tempo, cominciando da piccoli 😉

    Per una educazione dei figli alla pazienza

    I bambini molto piccoli sono guidati dall’impulsività e non hanno ancora sviluppato una volontà cosciente.

    Non hanno, inoltre, chiaro il concetto di tempo e di attesa: se diciamo ad un bambino, per esempio, domani andiamo al parco, per loro la parola domani è adesso.

    Infatti, vi chiederanno “è arrivato domani?” “andiamo adesso” “e adesso?”, senza rendersi conto che in realtà sono passati solo cinque minuti.

    Possiamo però, con alcune strategie pedagogiche, cominciare a gettare le basi del processo di sviluppo di questa capacità di attendere.

    Come?

    Date il buon esempio

    Cercate, quindi, di mantenere la calma anche nelle situazioni più frustranti, per dare loro il buon esempio.

    Coltivate anche voi la vostra pazienza 😉

    Insegnate a rispettare i tempi e gli altri

    E’ nell’attesa che i bambini imparano a gestire la frustrazione alimentando l’autocontrollo e il rispetto per l’altro.

  • Educare alla libertà: alcuni interessanti spunti di riflessione

    educare alla libertà

    Oggi voglio parlarvi del concetto di “educare alla libertà“, fornendovi alcuni spunti di riflessione davvero interessanti.

    Avete mai riflettuto sul concetto di libertà?

    Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo?

    E quando la libertà si trasforma in licenza?

    Vi consiglio un’illuminante libro “I ragazzi felici di Summerhill”, di Alexander Neill: l’esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo.

    Il libro è scritto da Alexander Neill, educatore vissuto nel novecento che ha fondato, in Inghilterra, la scuola di Summerhill.

    L’esperienza della scuola “non repressiva” di Summerhill, a cui l’autore ha dedicato la sua esistenza, è un esempio geniale di reinserimento nella società di ragazzi disadattati, il quale dimostra soprattutto che il metodo della libertà funziona.

    Perché i ragazzi della sua scuola possono definirsi felici?

    Educare i bambini facendo appello alla loro curiosità e al loro istinto: è l’insegnamento della scuola di Summerhill, che negli anni Venti del ‘900 rappresentò un’occasione educativa rivoluzionaria.
     

    Questo libro suggerisce nuovi significati alle parole amore, approvazione, libertà.

    Lo scopo dell’educatore, lo scopo della vita, è quello di lavorare con gioia e di trovare la felicità. La felicità secondo Neill significa provare interesse per la vita.

    La scuola di Sumerhill

    Che cosa succedeva in questa scuola di così speciale da renderla un caso interessante?

    Innanzitutto, le lezioni sono facoltative 😉

    I bambini possono frequentarle o farne a meno, anche per anni se così desiderano.

    C’è un orario, ma vale solo per gli insegnanti.

    Di solito i bambini sono divisi in classi a seconda dell’età, ma talvolta anche a seconda degli interessi.

    Non vengono seguiti nuovi metodi didattici poiché non si dà eccessiva importanza alla didattica in se stessa.

    Come scrive Neill:

    Il bambino deve vivere la sua vita, non quella che i suoi ansiosi genitori pensano che dovrebbe vivere e nemmeno una vita che segue i precetti di un educatore che pensa di sapere dove stia il suo bene.
    Le interferenze ed i tentativi di guida da parte degli adulti producono solamente generazioni di automi.
    Non si può insegnare ai bambini la musica, o qualsiasi altra cosa, senza mutarli in qualche modo in adulti privi di volontà propria.

    E continua:

    Se uno dei genitori ha paura del futuro, si può dare con certezza una prognosi infausta per la salute dei figli. Questa paura, abbastanza stranamente, si manifesta nel desiderare che i figli imparino più di quanto egli ha imparato. Questo tipo di genitore non si accontenta di lasciar imparare Willy a leggere quando vuole farlo, ma teme che Willy sarà un fallimento nella vita se non lo si spinge. Genitori simili non sono capaci di lasciar andare il figlio al passo che gli é congeniale. si domandano: “se mio figlio ha dodici anni non sa leggere che probabilità ha di riuscire nella vita? Se non riesce a superare gli esami di ammissione ha diciotto anni che cosa gli rimane da fare se non un lavoro subalterno?” .
    Io invece, nel caso di un bambino che non fa progressi ho imparato ad aspettare e a osservare. Non ho mai dubitato che, alla fine, se non lo si molesta e non lo si danneggia, anche lui avrà successo nella vita.

    L’autogoverno

    Summerhill è una scuola auto governata in forma democratica.

    Ogni fatto collegato alla vita sociale o di gruppo, comprese le punizioni per le offese sociali, viene deciso mediante l’assemblea generale del sabato sera.

    Ogni membro del corpo insegnante ed ogni allievo, senza riguardo per l’età dispongono di un voto.

    Come funziona l’Assemblea Generale?

    All’inizio di ogni trimestre viene eletto un presidente che durerà in carica per una nuova seduta.

    Alla fine della seduta egli nomina il suo successore e la procedura si ripete per tutto il trimestre.

    Chiunque abbia un’accusa, una lamentela, un suggerimento o una nuova legge da proporre li può esporre dinanzi all’Assemblea.

    Secondo Neill:

    Non si darà mai troppa importanza ai benefici, sotto il profilo educativo, dello spirito sociale messo in pratica nelle Assemblee. A Summerhill gli allievi lotterebbero a morte per il diritto di governarsi da soli.
    A mio parere, vale più una sola Assemblea, dal punto di vista educativo, di un’intera settimana di lezioni su argomenti scolastici.
    E’ un’eccellente palestra in cui ci s’impratichisce nei discorsi in pubblico, e dove la maggior parte dei bambini parla bene e senza timidezza.
    Ho spesso sentito, da bambini che non sapevano né leggere né scrivere, discorsi pieni di buon senso.

    Ecco l’essenza di “educare alla libertà”: educare il bambino, ascoltare e rispondere ai suoi interessi e bisogni, senza pressioni o condizionamenti.

    Bibliografia

    Neill A, (2013), I ragazzi felici di Summerhill, Edizioni Red

  • Il gioco educativo: quali attività pratiche e creative da fare in casa

    gioco educativo

    Il gioco educativo è fondamentale per uno sviluppo sereno ed equilibrato del bambino.

    Conoscere e comprendere questo suo lato educativo è molto importante per proporre ai bambini attività pratiche e creative.

    In grado, cioè, di stimolare la loro mente e la loro creatività.

    Tutto ciò acquista un significato maggiore in questo particolare momento di emergenza sanitaria, dove i bambini sono costretti a trascorrere le giornate in casa.

    Non possono, infatti, andare a scuola, praticare sport o attività del tempo libero.

    Il gioco educativo

    Il gioco possiede una straordinaria valenza educativa. 

    Incrementa, infatti, varie funzioni, quali:

    • Cognitiva, ovvero le capacità pratiche e le conoscenze;
    • Emotiva, ovvero le capacità di gestire i conflitti;
    • Socializzante, in quanto permette di entrare in contatto con gli altri.

    Il gioco costituisce una parte integrante del suo mondo.

    Rappresenta, infatti, il suo modo di comunicare e il mezzo di scambio con cui include ed insieme domina la realtà circostante.

    Giocare permette al bambino di costruire progressivamente la sua identità, stimolando l’acquisizione di abilità sociali e relazionali. 

    Stadi di sviluppo del gioco

    In quanto strumento di crescita e di formazione, il gioco educativo può avere obiettivi differenti e può sviluppare competenze e abilità specifiche, in base alla fascia di età dei bambini a cui si rivolge.

    Ad ogni fascia di età, infatti, corrispondono capacità e abilità diverse, ad esempio:

    • La coordinazione;
    • La memoria;
    • L’associazione di idee;
    • La manipolazione.

    Starà quindi ad ogni educatore scegliere un gioco che sia adatto all’età dei bambini a cui è rivolto e calibrare la quantità di stimoli, regole e metodi educativi in base alle loro caratteristiche ed esigenze.

    Dalla nascita ai 2 anni

    Il primo stadio corrisponde allo stadio senso motorio, con giochi di esercizi volti proprio a sviluppare le capacità e l’intelligenza senso motoria.

    Qui sono da preferire giochi sensoriali di manipolazione e il gioco dei travasi con vari materiali per sviluppare la motricità fine, la concentrazione e la coordinazione.

    Dai 2 ai 7 anni

    In questo stadio si sviluppa l’intelligenza pre-operatoria, per cui il bambino inizia a comprendere la realtà che gli sta intorno ed avverte il desiderio di rappresentarla a suo modo.

    Il bambino inizia a sperimentare, infatti, il gioco simbolico, inteso proprio come modalità di relazione e di sperimentazione della realtà.

    Qui sono da preferire i giochi motori e di movimento, i giochi di memoria e di coordinazione.

    Dai 7 agli 11 anni

    Questo è lo stadio operatorio concreto e formale, in quanto il bambino è in grado di fare piccoli ragionamenti e inferenze.

    I bambini iniziano a sentire il bisogno di giochi più strutturati e progettati che prevedano anche la partecipazione degli adulti o dei coetanei.

    Nel Quarto Modulo del Ciclo di Incontri Formativi “EduchiAmo Noi Stessi” vedremo tutto questo!

    Di cosa parleremo

    Nella prima parte viene presentato il gioco educativo, con le sue caratteristiche e funzioni, focalizzando l’attenzione sull’importanza di differenziare e proporre i giochi in base all’età del bambino, in quanto ogni età ha bisogni e competenze differenti.

    Nella seconda parte vengono presentate le attività e i giochi da proporre ai bambini per fascia di età, con consigli e spunti pratici, facendo particolare riferimento all’arte di diversificare le varie attività.

    L’ultima parte, invece, è costituita da approfondimenti, teorici e pratici, su alcune attività e giochi che permettono lo sviluppo di particolari competenze e abilità nei bambini: dai giochi di manipolazione e di costruzione, ai giochi motori e sensoriali, fino al gioco simbolico.

    Non esitate a scriverci per informazioni.

    Vi aspettiamo!!

    Bibliografia

    Shaffer H. R, (2004), Psicologia dello sviluppo. Un’introduzione, Raffaello Cortina Editori

    Garvey C, (2009), Il gioco. L’attività ludica come apprendimento, Armando Editore

  • Regole, tempi e routine: consigli pratici per organizzare la giornata

    organizzare la giornata

    In questo particolare momento che stiamo vivendo è molto importante trovare una nuova routine e organizzare la nostra giornata in casa al meglio.

    I bambini sono a casa da scuola, non possono praticare sport, le attività del tempo libero o vedere gli amici.

    Ciò ha, dunque, modificato le routine famigliari, scolastiche e lavorative e ha sollevato in tantissimi genitori domande, dubbi e incertezze rispetto al benessere e la sicurezza dei loro bambini.

    L’assenza dalla scuola e la ridotta socialità possono generare in loro ansia e paura.

    In questi casi, le regole e le routine sono ancora più importanti per il benessere e la sicurezza dei bambini.

    Mantenere una routine e organizzare la giornata al meglio possono, infatti, aiutare a dare calma e serenità ai bambini.

    Il ruolo di regole e routine

    Creare e instaurare delle routine con i bambini è molto importante e lo è, soprattutto, in questo momento dove le abitudini quotidiani sono cambiate in modo molto veloce.

    Una routine altro non è che una sequenza di attività che si ripete nel tempo, in modo prevedibile.

    Essa, in questo senso, è rassicurante e riduce moltissimo l’ansia del non sapere che cosa accadrà.

    Proprio perché è prevedibile e organizzata ci permette di affrontare il cambiamento o gli eventi stressanti; questo vale anche per i bambini.

    La routine rende l’ambiente comprensibile al bambino, così è in grado di interiorizzare ciò che viene prima e ciò che viene dopo.

    L’importanza di mantenere una routine

    Gli orari e le attività vanno riprogrammati e ridefiniti e sarà necessario definire una nuova routine famigliare, incastrando tutte le attività e i compiti di ogni membro della famiglia.

    Cercate di rispettare comunque gli orari e le vostre principali abitudini, cercando di mantenere una certa regolarità, in modo da non perdere il ritmo quotidiano.

    Cercate, quindi, di rispettare l’orario della sveglia mattutina, possibilmente sempre allo stesso orario, e dei pasti.

    Inoltre, ricordate di coinvolgere i vostri figli nella programmazione delle attività della giornata: chiedete anche a loro come pianificare le varie attività e ascoltateli, si sentiranno partecipi e responsabili.

    Sentendosi partecipi saranno anche più propensi a rispettare volentieri 😉

    Fate anche insieme a loro un bel cartellone con raffigurate le cose da fare durante la giornata e i tempi da rispettare.

    Ed è proprio di regole, routine e tempi che parleremo nel Modulo 2 del Ciclo di Incontri Formativi “EduchiAmo Noi Stessi”.

    Di cosa parleremo

    Nella prima parte di questo modulo viene descritto il concetto di regola, fondamentale in educazione, le sue caratteristiche e le sue funzioni nella crescita e nello sviluppo dei bambini.

    Dare regole chiare e comprensibili, ma soprattutto condivise e partecipate, è fondamentale per uno sviluppo positivo e coerente.

    Vedremo insieme come è possibile definire delle regole partecipate, con tanti consigli e strumenti pratici.

    Nella seconda parte, invece, viene descritto il concetto di routine, le sue caratteristiche e la sua funzione, focalizzando l’attenzione su come è possibile instaurare routine positive e come organizzare al meglio i tempi e le attività della giornata.

    La terza parte è dedicata al cambiamento e alle emergenze che possono modificare le routine quotidiane già presenti, come sta accadendo in questo particolare momento.

    Viene, dunque, presentato, con consigli e strumenti pratici, come modificare regole, routine e ridisegnare la giornata per fronteggiare la particolare emergenza che stiamo vivendo e che ci obbliga a stare tutti in casa.

    I risultati attesi sono proprio quelli di:

    • Conoscere l’approccio educativo alle regole e alle routine positive;
    • Organizzare la giornata al meglio;
    • Essere in grado di instaurare routine positive e funzionali e ridisegnare regole, tempi e routine in situazioni di emergenza.

    incontri formativi

    Per informazioni scriveteci 😉

    Vi aspettiamo!

  • Gestione dell’ansia: come riconoscere i segnali e quali strategie utilizzare

    gestione dell'ansia

    Stiamo vivendo un periodo delicato e impegnativo.

    In questi giorni, di emergenza sanitaria e psicologica, infatti, la gestione dell’ansia e della paura possono risultare più difficili.

    Potremmo, dunque, scoprirci nervosi, più irritabili e scontrosi nei confronti degli altri.

    Emozioni quali l’ansia e la paura possono entrare a far parte delle nostre giornate.

    Questo è normale: è una risposta della nostra mente e del nostro corpo ai cambiamenti e alle situazioni in cui avvertiamo incertezze e confusione.

    L’ansia, come anche la paura, ha, dunque, un ruolo adattivo, in quanto ci permette di mobilitare tutte le nostre risorse per affrontare una minaccia o, in alternativa, fuggire da essa.

    Un adeguato grado di ansia ci permette, infatti, di essere più performanti, di mantenerci in allerta quando avvertiamo un pericolo e di affrontare una situazione di emergenza facendo leva sulle nostre risorse, potenzialità e resilienza.

    L’ansia può essere una forza.

    Quando l’ansia diventa nostra nemica

    Qualora l’allerta tendesse a mantenersi e ad aumentare nel tempo, potrebbe impedirci di vivere in serenità ed interferire quindi negativamente nella nostra quotidianità.

    L’ansia si nutre delle nostre energie, e il suo potere è capace di crescere al punto da riempire ogni singolo aspetto della vita di chi ne soffre.

    Perché succede questo?

    Perché chi soffre d’ansia è talmente schiacciato da questa emozione che, non riuscendo a combatterla, è costretto ad assorbirla.

    Ma quanto questo è produttivo?

    Serve davvero “combattere” l’ansia?

    Queste sono domande che dobbiamo porci per comprendere al meglio cosa è l’ansia e quali sono gli strumenti che abbiamo per gestirla.

    “Come” ti rendi ansioso?

    E non “cosa” ti mette ansia.

    Lo sguardo in questo modo è rivolto all’interno e la gestione dell’ansia diventa possibile.

    La persona diventa responsabile della propria ansia e allo stesso tempo è maggiormente capace di riconoscerla, distinguerla dalle altre emozioni e gestirla.

    Ridimensionare l’ansia, fare attenzione al linguaggio che si usa per descriverla e imparare a  circoscriverla sono solo alcune delle strategie da utilizzare per modulare per la gestione dell’ansia.

    Bisogna affrontare le cause della propria ansia.

    Scappare non è possibile, è necessario risalire all’origine del problema, trovarlo e cercare una soluzione.

    Questo a volte richiede molto tempo ed è per questo che è importante avere anche delle soluzioni efficaci nell’immediato, utili e pratiche per affrontare le situazione di emergenza e che ci permettono di vivere il cambiamento come un’opportunità.

    E’ proprio di questo che parleremo nel Modulo 1 del Ciclo di Incontri Formativi “EduchiAmo Noi Stessi”.

    Di cosa parleremo

    In questo modulo verrà descritta nella prima parte l’ansia e gli aspetti cognitivi, comportamentali ed emotivi ad essa connessa.

    Sarà, infatti, distinta l’ansia dalla sensazione di paura, stabilendo quando la persona riesce ad associare il proprio stato con una causa specifica e quando no; sono diversi i sistemi per ridurre lo stato di ansia che in alcuni casi può diventare un vero disagio, influenzando negativamente la vita quotidiana.

    Tali sistemi e tecniche saranno descritti a livello teorico nella seconda parte del modulo presentato, delineando alcune tecniche di respirazione efficaci per ridurre il livello di stress e per migliorare la nostra salute.

    La terza parte è interamente pratica/esperienziale e verranno illustrate differenti modalità di gestione dell’ansia e della paura (attività di rilassamento, ricreative e di scrittura).

    Gli obiettivi sono proprio quelli di:

    • Riconoscere i propri stati emotivi;
    • Imparare a gestire l’ansia e la paura;
    • Apprendere ed utilizzare tecniche di rilassamento e di gestione dell’ansia efficaci e positive;

    incontri formativi

    Scrivete per informazioni o chiarimenti.

    Vi aspettiamo!

  • Un ciclo di incontri formativi: EduchiAmo Noi Stessi

    Ecco il nostro nuovo ciclo di incontri formativi, in modalità e-learning, da seguire su Moodle, la piattaforma per la formazione a distanza:

    EduchiAmo Noi Stessi

    Quello che stiamo vivendo nei primi mesi del nuovo anno è un particolare momento di emergenza, che ha mutato il nostro stile di vita, le nostre abitudini, ma anche le nostre certezze e sicurezze.

    L’emergenza sanitaria in cui ci troviamo, infatti, ha catapultato le famiglie in una condizione insolita e straordinaria.

    I bambini sono a casa da scuola, non possono praticare sport, le attività del tempo libero o vedere gli amici.

    I genitori, ove possibile, lavorano da casa.

    Le nostre routine, famigliari, scolastiche e lavorative, dunque, sono notevolmente cambiate.

    Diciamoci la verità… in questa situazione abbattersi è facile.

    Accettare il cambiamento è ancora più difficile!

    Il nostro ciclo di incontri formativi

    EduchiAmo Noi Stessi nasce proprio da qui: dalla necessità di trovare e utilizzare strategie funzionali per rispondere al cambiamento e far fronte alle emergenze.

    Vi starete chiedendo, come?

    Innanzitutto, potenziando la conoscenza e la comprensione di noi stessi.

    Occorre, infatti, ri-scoprire le nostre risorse personali e trovare strategie positive, funzionali ed immediate per affrontare il cambiamento.

    In questo modo possiamo vivere il cambiamento come un’opportunità, e lo è proprio 😉

    Tutto ciò verrà mostrato, in modo teorico e pratico, attraverso quattro moduli differenti ma tutti rivolti al benessere, all’educazione della persona e alla salute sia fisica, sia mentale che sociale.

    A chi è rivolto 

    A tutti 😉

    Sì! A tutti coloro che vogliono prendersi cura di Sé e andare verso il cambiamento in modo positivo!

    A chi non capita di domandarsi, per esempio;

    Esiste un modo per riuscire a gestire l’ansia, per ridimensionarla? Esistono delle strategie che possono essere apprese e utilizzate per gestire l’ansia?”.

    La risposta è assolutamente si!

    E ancora:

    “Come si possono stabilire delle “nuove” routine e regole in famiglia? Come ristrutturare e ridisegnare la “nuova” quotidianità, rispettando i tempi e gli spazi di tutti?”.

    Per questo, esistono strategie e tecniche che potete apprendere ed  utilizzare fin da subito!

    Il primo modulo: un approccio psicologico

    Ha lo scopo di fornire  strumenti per riconoscere i propri stati emotivi, distinguere l’ansia dalla paura e imparare a gestire gli stati ansiosi, che in alcuni casi possono diventare un vero disagio, influenzando negativamente la vita quotidiana.

    Il tutto è accompagnato da una parte interamente pratica, dove verranno illustrate differenti modalità di gestione dell’ansia e della paura.

    Ad esempio, tecniche di rilassamento, di respirazione, attività ricreative e di scrittura per modulare lo stato di tensione, e tanto altro 😉

    Il secondo modulo: ridisegnare la quotidianità 

    Qui si parlerà di regole, tempi e routine, tre concetti fondamentali da conoscere e padroneggiare, illustrati con i consigli della nostra Pedagogista.

    Vedremo come è possibile:

    • Stabilire delle regole in modo condiviso e partecipato, e funzionale!
    • Programmare, definire e ri-definire delle routine positive;
    • Organizzare al meglio le attività durante la giornata.

    Con tante strategie e consigli utili da utilizzare subito!

    Il terzo modulo: la resilienza sportiva nella vita

    Sentiamo tanto parlare del concetto di resilienza e della sua importanza, anche nella vita di tutti i giorni.

    Ebbene sì, indica proprio la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.

    E, partendo dal presupposto che lo sport allena alla vita, la resilienza può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi, superare le difficoltà e rispondere al cambiamento.

    Vedremo qui come, nel concreto, questo sia possibile 😉

    Il quarto modulo: attività pratiche e educative

    Questo modulo si rivolge principalmente a genitori, educatori e insegnanti, e a tutti coloro che si approcciano alla pratica educativa: zii, nonni, cugini.

    Le attività da proporre ai bambini sono svariate ma, non tutte, sono educative, in grado di stimolare la loro mente o adatte alla loro età.

    Un gioco per ogni età è proprio vero: i bambini hanno differenti bisogni e competenze da sviluppare, in base all’età e, per questo motivo, richiedono attività e proposte educative diverse.

    Insieme vedremo quali sono le attività pratiche e creative più idonee per ciascuna fascia di età.

    Dai giochi educativi e creativi a quelli di manipolazione e costruzione, da attività motorie alla lettura di libri, fino ai giochi sensoriali e simbolici.

    Sarà molto stimolante 😉

    incontri formativi

    L’intero corso si propone di offrire non solo tecniche e strumenti per far fronte all’emergenza e al cambiamento, ma mira a fornire degli spunti di riflessione e della alternative di comportamento che possono influenzare positivamente il nostro pensiero, accrescendo il benessere psico-fisico.

    Vi aspettiamo!

    Scrivici per maggiori informazioni sul nostro ciclo di incontri formativi e seguici per gli approfondimenti!

  • Come essere buoni genitori: consigli, buone pratiche e falsi miti

    come essere buoni genitori

    Come essere buoni genitori? Esiste una formula perfetta? Chi è un buon genitore? Come deve comportarsi?

    Queste sono proprio alcune domande che ci rivolgono, nella maggior parte dei casi, i genitori durante i nostri corsi o incontri formativi.

    Partiamo dal presupposto che non si è mai buoni genitori o cattivi genitori: chi può dirci infatti se siamo buoni o cattivi genitori? Nessuno!

    Capita a tutti di commettere degli errori o prendere delle decisioni non adeguate per i propri figli, l’importante è accorgersene e rendersi conto che effettivamente qualcosa non va.

    Rendersi conto di ciò e porsi le domande “potevo comportarmi diversamente?” oppure “cosa potrei fare di diverso?” sono i primi passi.

    Se c’è qualcosa che non va, infatti, la cosa fondamentale è riconoscerlo e chiedere un sostegno al pedagogista professionista dell’educazione.

    Diventare genitori

    L’arrivo di un figlio comporta un atto di responsabilità.

    I genitori riconoscono il proprio nuovo ruolo, di genitori.

    Si trovano a dover compiere scelte, elaborare decisioni, individuare obiettivi e traguardi in condivisione.

    La genitorialità è, proprio, l’insieme delle scelte educative e delle modalità di dialogo che i genitori decidono di instaurare con il proprio figlio.

    Scelte e modalità educative che equivalgono agli stili educativi genitoriali.

    La genitorialità

    E’ il processo dinamico attraverso il quale si impara a diventare genitori; si diventa, cioè, capaci di prendersi cura e di rispondere in modo sufficientemente adeguato ai bisogni dei figli.

    Bisogni estremamente diversi a seconda dell’età evolutiva.

    L’essere genitori cambia nel tempo, in base all’età e alle esigenze specifiche dei figli.

    Non si può essere genitori sempre allo stesso modo.

    In questo senso, la genitorialità può essere definita come la capacità di adempiere al ruolo di genitore.

    Come essere buoni genitori?

    La domanda che ricorre più frequentemente nei nostri incontri, e che sicuramente anche voi ora vi state chiedendo è:

    Come si può essere un buon genitore?

    Innanzitutto, sappiate che non ci sono ricette e neppure regole scritte che valgano per tutti e indistintamente.

    Ciascuna famiglia ha le sue peculiarità e specificità che la rendono unica e irripetibile.

    Ciascuno di noi prima di essere genitore, è un individuo con una sua storia e un suo bagaglio di esperienze che lo rendono quello che è oggi.

    Alcuni consigli

    Ecco alcuni semplici consigli, che potete utilizzare fin da subito nell’educazione dei vostri figli 😉

    Stabilite delle regole semplici, chiare e comprensibili: poche regole ma efficaci e certe.

    I bambini, per interiorizzare e rispettare una regola, devono comprenderne la motivazione attraverso una vostra spiegazione.

    Parlate in modo chiarofate richieste precise, controllate il tono di voce e il modo in cui comunicate le cose, dovete essere il più chiari  semplici possibile.

    Ascoltateli e accogliete le loro esigenze, parlandogli in prima persona: devono sapere che comprendete profondamente le loro richieste.

    Insegnate sempre ai vostri figli ad assumersi le proprie responsabilità e ad essere autonomi ed indipendenti.

    Devono imparare a fare le cose da soli e a prendere autonomamente le loro decisioni, senza sentirsi abbandonati.

    Dovete essere per loro una base sicura e, allo stesso tempo, dovete spronarli ad esplorare il mondo circostante e a compiere azioni in autonomia, per crescere in modo equilibrato.

  • Lo stile educativo genitoriale autorevole e lo sviluppo del bambino

    stile educativo genitoriale

    Oggi parliamo dello stile educativo genitoriale e vedremo quanto può influenzare lo sviluppo dei bambini.

    Sapete che esistono diversi stili educativi? Con caratteristiche e peculiarità proprie?

    Ebbene sì, gli stili educativi che oggi vedremo insieme sono tre: permissivo, autoritario e autorevole.

    E’ importante conoscere la propria modalità educativa e di comportamento, per orientare l’azione educativa e andare a modificare o potenziare un certo comportamento nell’educazione dei propri figli.

    Il consulente pedagogico, nella sua attività di sostegno alla genitorialità, fa proprio questo: individua, insieme al genitore, la modalità educativa utilizzata, fornendo poi gli opportuni consigli e strumenti per potenziarla o modificarla.

    Cosa sono gli stili educativi

    Sono tutte quelle modalità educative che ognuno di noi utilizza nell’educazione e nella comunicazione con i propri figli, più o meno consapevolmente.

    Le modalità educative sono specifiche e corrispondono, infatti, ad uno stile piuttosto che ad un altro.

    Tali modalità possono influire, positivamente o negativamente, sullo sviluppo e sulla crescita dei figli, anche nel lungo periodo.

    Molto spesso, infatti, i genitori sono inconsapevoli del proprio stile educativo utilizzato o di tali conseguenze sullo sviluppo dei bambini.

    Per questo motivo, come anticipavo, risulta di fondamentale importanza conoscere e mettere in atto lo stile migliore per favorire uno sviluppo armonioso e coerente, anche con l’aiuto e il sostegno di un professionista esperto.

    Vediamo ora le caratteristiche dello stile educativo genitoriale permissivo e autoritario, i due poli opposti, per poi focalizzare l’attenzione sullo stile autorevole.

    Lo stile permissivo e lo stile autoritario

    Questi sono due stili proprio opposti con caratteristiche ed effetti sullo sviluppo dei bambini molto diversi tra loro.

    Lo stile permissivo

    In questo stile il genitore ha basse aspettative nei confronti del figlio, sia di successo sia di comportamento.

    E’ un genitore aperto al dialogo e affettuoso, soddisfa le richieste e i bisogni del bambinosenza però fornire un sistema di regole adeguato all’età e alle esigenze del bambino. 

    E’ presente e affettuoso, ma si rapporta con il figlio più come un “amico” che come una figura genitoriale, senza essere per lui un modello di comportamento e senza fornire regole e consigli per la crescita.

    “Fai quello che vuoi, puoi fare tutto per me”.

    Di conseguenza, il bambino crescerà senza aver interiorizzato un sistema di regole, dunque sarà presente una bassa disciplina e capacità di controllo, scarse abilità sociali e relazionali, un’insicurezza e una bassa autostima e fiducia in se stesso.

    Lo stile autoritario

    Le aspettative nei confronti del figlio, in questo stile, sono molto elevate: il genitore autoritario è, infatti, rigido e inflessibile, e non è in grado di ascoltare e comprendere i reali bisogni del figlio.

    Al contrario dello stile permissivo, qui il genitore definisce un sistema di regole molto rigido che viene imposto al bambino, e non condiviso con lui, come dovrebbe essere con un sistema di regole positivo.

    Il bambino rispetterà le regole, ma sempre nel terrore e nella paura, perché il mancato rispetto comporta punizioni di tipo fisico e verbale.

    Il genitore autoritario non conosce i bisogni del figlio e, non conoscendoli, non è in grado di soddisfarli, vorrebbe solo che il figlio si comportasse come vuole lui.

    Non è, dunque, per il figlio un modello di comportamento da seguire e non gli fornisce consigli e feedback positivi per una crescita equilibrata.

    A lungo termine, il bambino potrà sviluppare una bassa autostima, una bassa autonomia e indipendenza, una forte difficoltà nel socializzare e relazionarsi con il mondo circostante e con gli altri. 

    Lo stile educativo genitoriale autorevole

    Alla luce di quanto detto sullo stile permissivo e autoritario, sicuramente noterete che hanno effetti diversi sullo sviluppo dei bambini, ma entrambi non positivi.

    La modalità educativa autorevole corrisponde al modello educativo più adeguato per uno sviluppo e una crescita equilibrata del bambino.

    Vediamo insieme perché.

    Innanzitutto, il genitore autorevole fornisce al bambino un sistema di regole positivo, con regole chiare, coerenti e adeguate al livello di sviluppo del figlio spiegando sempre i motivi di tali regole.

    Qui troviamo un concetto fondamentale per l’educazione: regole, che devono essere chiare, condivise e partecipate.

    Il genitore autorevole, infatti, stabilisce regole e linee guida che il figlio è segue in modo democratico, condiviso e partecipato. 

    Non c’è imposizione, invadenza, ma condivisione, comunicazione e partecipazione tra genitori e figli.

    Capace, inoltre, di impartire poche ma chiare norme di comportamento con un atteggiamento assertivo non invadente o restrittivo.

    Lo stile educativo genitoriale autorevole è sicuramente quello più idoneo per promuovere lo sviluppo emotivo, sociale e relazionale dei bambini.

    Quello più idoneo, si, quello più equilibrato.

    Non esitare a contattarci per un consiglio, un parere o un approfondimento 😉

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