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consulenza pedagogica

  • L’educazione affettiva come educazione alla vita: strategie e consigli

    L’educazione affettiva è un compito molto importante che spetta  alla famiglia, alla scuola e alla società intera.

    Sappiamo che il primo gruppo sociale del bambino è la famiglia, dopo di che c’è la scuola.

    L’educazione affettiva è centrale nello sviluppo dell’essere umano fin dalla sua infanzia.

    Piaget, uno dei più importanti psicologi dell’età infantile, considera essenziale ai fini dell’apprendimento l’interazione fra lo sviluppo dell’affettività e quello delle funzioni intellettuali già dal periodo preverbale. 

    Il bambino, in quanto “essere sociale”, già dai primi mesi di vita inizia a sviluppare competenze interpersonali, come:

    • Decifrare segnali sociali ed emozionali;
    • Ascoltare;
    • Mettersi dal punto di vista dell’altro;
    • Capire quale comportamento sia accettabile in una situazione.

    L’importanza dell’educazione affettiva

    La preadolescenza e l’adolescenza sono periodi di grandi cambiamenti.

    Il preadolescente e l’adolescente vivono di estremi, possono sentirsi esaltati, eccitati, profondamente incompresi, tristi o arrabbiati, e l’oscillazione tra questi estremi è veloce, repentina, senza controllo.

    Questo fluttuare è tipico di questa fase di vita, in quanto, nel preadolescente e nell’adolescente
    convivono polarità opposte come la spinta verso l’autonomia ed il bisogno di sentirsi dipendenti.

    Questo è il momento in cui si fanno le prove di un’identità indipendente ed è quindi necessario investire al di fuori della sfera familiare, cercando altrove modelli da imitare.

    Molto importante, dunque, in questa fase è proporre progetti di educazione affettiva in grado di:

    • Aiutare i ragazzi e le ragazze preadolescenti a vivere in modo consapevole e sicuro le relazioni
      interpersonali, l’affettività e la sessualità nel pieno rispetto di se stessi e degli altri;
    • Favorire l’accesso ad una capacità introspettiva di ascolto e riflessione su di sé;
    • Rassicurare i preadolescenti di fronte alle incertezze della crescita fornendo loro la possibilità di
      confrontarsi sui delicati temi dello sviluppo sessuale ed affettivo;
    • Affrontare i temi dell’innamoramento e dei diversi modi in cui si possono vivere le esperienze
      affettive in adolescenza;
    • Esplorare gli aspetti legati alla costruzione della propria identità e della sessualità.

    L’intelligenza emotiva

    L’intelligenza emotiva, secondo lo psicologo statunitense Goleman, è costituita da precise abilità emozionali quali l’autoconsapevolezza, la capacità di identificare, esprimere e controllare i sentimenti, la capacità di frenare gli impulsi e rimandare la gratificazione, la capacità di controllare la tensione e l’ansia.

    Prevedere momenti in cui bambini e ragazzi possono condividere emozioni e stati d’animo crea rispetto e fiducia nell’altro che accoglie.

    Diventano, quindi, occasioni importanti per de-costruire vecchi e nuovi stereotipi e conoscere e valorizzare le differenze.

    L’educazione affettiva, in questo senso, vuol dire anche educare alle differenze di genere.

    Il riconoscimento delle differenze di genere può produrre un’apertura sulle differenze e sulla capacità relazionale che è anche capacità di convivenza.

    Ecco alcuni esempi di alcune attività di educazione affettiva per insegnanti di scuola primaria e secondaria.

    Il circle time

    Il tempo del cerchio è lo strumento principale dell’educazione socioaffettiva che aiuta a:

    • Facilitare la conoscenza reciproca e la comunicazione;
    • Stabilire un clima di classe favorevole;
    • Stimolare l’assunzione di responsabilità;
    • Valorizzare le risorse e le differenze individuali;
    • Educare all’uguaglianza e alle pari opportunità di genere.

    Parola d’ordine: sedie in cerchio e via all’ascolto reciproco 😉

    Come funziona?

    La comunicazione avviene secondo regole condivise, finalizzate a promuovere l’ascolto attivo e la partecipazione di tutti.

    Molto utile è stabilire che i turni di parola siano ritualizzati dal passaggio di un oggetto!

    Prima di concludere il circle time, è fondamentale che l’insegnante faccia una restituzione dei contenuti emersi, mettendo in evidenza gli elementi importanti e valorizzando i vissuti emotivi di ciascuno rispetto all’attività svolta.

  • L’educazione nella scuola: il ruolo e l’importanza degli insegnanti

    educazione nella scuola

    L’educazione nella scuola assume un ruolo importantissimo nella crescita dei bambini.

    La scuola è, infatti, subito dopo la famiglia, la principale agenzia di socializzazione e formazione della personalità del bambino e del preadolescente.

    Il suo compito fondamentale è quello di:

    • Fornire gli strumenti necessari per crescere culturalmente, psicologicamente e socialmente;
    • Acquisire un certo grado di responsabilità e autonomia;
    • Formare alla cittadinanza e alla vita democratica.

    La scuola è prima di tutto studio, conoscenza, cultura, apprendimento dei saperi, ma è anche educazione.

    E’ anche il luogo in cui nascono e crescono affetti, sentimenti, e si affermano le prime amicizie.

    L’educazione nella scuola

    Il compito della scuolanon è solo quello di istruire, ma anche quello di formare ed educare.

    I rapidi cambiamenti economici e sociali fanno pensare che la scuola debba fornire gli strumenti fondamentali per accrescere, approfondire e modificare le conoscenze, senza accontentarsi di trasmettere agli individui solamente un bagaglio di nozioni.

    A differenza degli altri interventi educativi, il carattere formativo della scuola presenta due componenti interconnesse:

    • L’intenzionalità, in quanto compito specifico della scuola è quello di educare attraverso l’istruzione;
    • La sistematicità, in quanto questa istituzione fissa gli obiettivi da raggiungere in base alle finalità formative generali stabilite e, a tale scopo, ricerca i metodi, i materiali didattici e le soluzioni pedagogiche.

    La scuola ha la caratteristica di essere una comunità educante.

    Essa, inoltre in quanto tale, genera una diffusa convivialità relazionale, intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi, ed è anche in grado di promuovere la condivisione di quei valori che fanno sentire i membri della società come parte di una comunità vera e viva.

    La scuola affianca al compito dell’insegnare ad apprendere quello dell’insegnare ad essere.

    Va intesa, dunque, come una comunità inclusiva.

    La scuola si pone come luogo di dialogo, di approfondimento culturale e antropologico e
    di reciproca formazione tra genitori e insegnanti per:

    • Affrontare insieme questi temi e proporre ai bambini un modello di ascolto e di rispetto;
    • Convenire come aiutare ciascun bambino a trovare risposta alle grandi domande in coerenza con le scelte della sua famiglia.

    Essa si confronta con le famiglie per condividere le regole che consentono di realizzare le finalità educative e propone ai bambini prime forme di dialogo sulle domande che essi pongono, sugli eventi della vita quotidiana, sulle regole del vivere insieme.

    Il ruolo dell’insegnante

    Se l’educazione è un viaggio, se la vita stessa è un viaggio fatto d’incontri, l’incontro con un maestro è una tappa decisiva.

    L’alunno costruisce la sua identità anche nell’interazione con figure adulte significative esterne alla famiglia, ovvero gli insegnanti.

    Quindi, i contesti scolastici sono tra quelli più importanti da prendere in considerazione in questo processo.

    Infatti, la qualità della relazione con gli insegnanti è un aspetto di particolare rilievo nel processo di individuazione, per come contribuisce a formare l’immagine di sé dell’alunno.

    L’atteggiamento degli insegnanti incide sull’autostima degli studenti, in una fase in cui l’autonomia dagli adulti è una conquista ancora incompiuta, messa spesso in discussione

    Una caratteristica della scuola, infatti, è quella di fornire contesti di relazioni contemporaneamente con adulti e coetanei, e quindi occasioni di sperimentare in più direzioni, ma dentro una cornice diversa dalla famiglia, e più complessa.

    Dunque, è fondamentale che gli insegnanti non ignorino l’importanza della qualità della loro relazione con gli studenti.

    È auspicabile, inoltre, che l’insegnante riesca a porsi non solo come facilitatore e guida sul piano cognitivo, ma anche come facilitatore sul piano relazionale e affettivo: come figura d’identificazione positiva.

    In prima istanza, infatti, l’insegnante è un facilitatore che, grazie alla propria capacità empatica, sa costruire rapporti interpersonali “utili” e creare contesti di collaborazione che favoriscono lo sviluppo armonico della persona e un apprendimento sereno.

  • Per una educazione di genere a scuola e in famiglia

    educazione di genere

    Oggi voglio parlarvi dell’importanza dell’educazione di genere a scuola e in famiglia.

    Che cosa significa educare alla differenza di genere per aiutare a trasformare questa differenza in risorsa per la vita?

    Innanzitutto, l’educazione di genere dovrebbe essere parte integrante del progetto educativo di ogni famiglia e di ogni scuola.

    Negli ultimi anni, però, è stata oggetto di molte controversie e polemiche.

    Crescere maschi o femmine nel terzo millennio dovrebbe significare, infatti, aiutare i nostri alunni a confrontarsi in modo critico e consapevole con gli stereotipi culturali e sociali che spesso impongono a chi sta crescendo di aderire ad aspettative e modelli predefiniti.

    Un piccolo dizionario

    Le parole sono importanti e hanno un significato, cerchiamo di usarle adeguatamente, soprattutto con i bambini.

    Non confondiamo il significato di sesso con il significato di genere!

    • Il sesso è l’insieme delle caratteristiche biologiche, genetiche e fisiologiche dell’individuo, che distinguono il corpo del maschio da quello della femmina;
    • Il genere è quel qualcosa che viene ‘aggiunto’ dalle convenzioni sociali, ed è diverso da paese a paese.

    L’identità di genere è il sentimento precoce, profondo e duraturo che fa sì che ciascuno di noi si senta effettivamente donna oppure uomo.

    Lo stereotipo di genere, invece, indipendentemente da come mi sento, talvolta immagino di dovermi comportare in un certo modo (questo non è da maschio / questo non è da femmina)

    Uno stereotipo è innanzitutto una semplificazione della nostra mente: una strategia per semplificare la realtà.

    Gli stereotipi di genere si comportano nello stesso modo, ma riguardano la distinzione tra maschi e femmine, e le loro caratteristiche generalizzate.

    Inevitabilmente ci condizionano la vita sin da bambini: ad esempio le scelte scolastiche o lavorative.

    Si parla di polarizzazione dei generi, proprio per dire che la nostra società ci spinge a stare su due poli opposti, etichettando tutto come: cose da femmine, e cose da maschi.

    Chiede dunque alle bambine di essere calme e gentili, e concede ai bambini di essere energici e aggressivi.

    Promuovere l’educazione di genere: consigli pratici

    Fare educazione di genere già a partire dalla scuola dell’infanzia significa compiere un progetto a sostegno dei bambini e delle bambine e dell’intera società.

    Si tratta, cioè, di porre le basi per permettere a ogni futuro uomo e donna di vivere pienamente la propria esistenza e di realizzare il proprio progetto di vita senza condizionamenti e limiti.

    1. Le parole sono importanti: cerchiamo di non fare distinzioni di genere quando parliamo con i nostri figli: facciamogli capire che da grandi potranno fare tutti i lavori del mondo!
    2. In casa, dividiamoci i compiti, in modo che i figli vedano che le responsabilità appartengono a tutti, sia uomini che donne.
    3. Compriamo giochi e vestiti adatti a tutti, senza differenze, e sempre in base ai gusti dei figli: non sarà una cucina, a rendere omosessuale un bambino!
    4. Educhiamo i figli alla parità, aiutiamo i nostri figli a capire che da grandi potranno studiare e lavorare tutti insieme, e che devono essere parimenti rispettati.

    L’educazione di genere a scuola

    La scuola rappresenta il luogo primario in cui si forma l’identità di genere e la personalità dei ragazzi.

    Proprio questo, dovrebbe spingere i docenti a proporre percorsi di educazione all’identità e alle relazioni di genere agli studenti, a cominciare dai più piccoli.

    Le pari opportunità di genere, la valorizzazione delle differenze devono essere temi trasversali e fondativi di un’istituzione scolastica, per favorire la crescita di cittadine e cittadini consapevoli e attivi in tutti i contesti di vita.

    Educare le nuove generazioni al rispetto e alla valorizzazione delle differenze e della parità di genere, in termini di linguaggio, espressioni, atteggiamenti è diventata un’emergenza sociale.

    La promozione dell’educazione e della formazione alla cittadinanza di genere rappresentano, infatti, strumenti di prevenzione e contrasto di ogni violenza, soprattutto per le giovani generazioni.

    E, allo stesso tempo, di sensibilizzazione a riconoscere gli stereotipi di genere presenti nei prodotti mediatici (pubblicità, giochi, libri).

    Gli stereotipi sessisti, infatti, sono presenti nelle fiabe, nella pubblicità, nei libri di testo, nel linguaggio stesso.

     

  • Come dire no ai bambini in modo positivo: una possibilità di crescita

    come dire no ai bambini

    Come dire no ai bambini in modo positivo?

    I “no” sono importanti, così come lo sono le regole e i limiti, ma non sempre è facile definire un sistema di regole in modo positivo.

    Spesso, infatti, non si sa come porre limiti ai più piccoli, affinché crescano in un ambiente affettuoso ma anche con delle regole.

    Dire sempre di “si”, infatti, non fa bene ai bambini, sia perché non possiamo effettivamente realizzare tutte le loro richieste ma anche per questioni di sicurezza.

    Spesso non riusciamo a dire “no” ai nostri figli per paura di ferirli, di apparire poco disponibili o perché abbiamo timore del conflitto.

    Eppure i “no” sono indispensabili alla crescita del bambino.

    Nonostante ciò, non sempre è facile saper dire di no, spesso perché gli stessi genitori per primi si sentono colpevoli.

    Negare qualcosa ai propri figli può essere un vantaggio per la loro vita da adulti, soprattutto se i rifiuti sono accompagnati da spiegazioni per evitare che i bambini inizino a non darci retta.

    Proibire costantemente può essere altrettanto negativo che dire sempre “si”.

    Per questo, è necessario trovare un equilibrio e soprattutto dire di “no” senza pronunciare questa parola e facendolo in maniera positiva.

    Come dire no ai bambini in modo positivo

    Una tendenza comune dei genitori è quella di utilizzare costantemente la parola no: “non fare questo” “no quello no”: una incessante ripetizione della parola no.

    La continua negazione, però, trasmette ai figli un messaggio negativo, lo stesso messaggio sbagliato che trasmettono i genitori che dicono sempre di si.

    In educazione, è fondamentale riuscire a dire no ai bambini in modo positivo, ovvero senza pronunciare la parola no!

    Questo comporta un grande beneficio nei bambini:

    • Riusciranno a comprendere meglio il motivo delle regole che devono rispettare;
    • Diverranno più responsabili e autonomi;
    • Capiranno che determinate azioni producono delle conseguenze;
    • Aumenterà la loro autostima.

    Consigli per genitori

    Le regole devono essere chiare e comprensibili

    E’ indispensabile spiegare al bambino quali sono le regole fondamentali.

    Raccontiamogli il perché di queste regole e le eventuali conseguenze se non vengono rispettati i limiti.

    I bambini devono imparare che ogni azione ha delle conseguenze. 

    In questo modo instaureremo un dialogo con il bambino, aiutandolo a modificare autonomamente il proprio comportamento, con la possibilità di prevenire che si producano queste azioni, magari pericolose o negative.

    Proponiamo delle alternative

    Se vogliamo impedire che il bambino svolga una determinata attività perché pericolosa o semplicemente perché non è il momento per farla, invece di pronunciare la parola “no”, cerchiamo di proporre un’alternativa.

    In questo modo, non solo si offre un’altra possibilità ma si rende partecipe il bambino delle decisioni.

    Usiamo un linguaggio e un tono di voce adatto

    Se perdiamo noi per primi il controllo, probabilmente non riusciremo ad ottenere i risultati sperati e avremo speso energie inutili gridando, rimproverando o lasciandoci andare alla rabbia.

    Cerchiamo di parlare con nostro figlio in maniera calma e assertiva.

    In questo modo, il bambino si sentirà accolto e magari compreso e probabilmente non metterà in atto comportamenti di tipo oppositivo.

    Per approfondire iscrivetevi al nostro corso dedicato proprio alla definizione delle regole in modo positivo 😉

  • Per una educazione dei figli all’attesa e alla pazienza

    educazione dei figli

    Oggi parliamo di educazione dei figli.

    Come aiutare il bambino ad imparare il valore dell’attesa?

    La pazienza e la capacità di aspettare sono abilità molto importanti.

    Necessarie a poter convivere con gli altri, a mantenere la calma ed evitare stress e molte situazioni negative.

    Proprio in quanto abilità, non si tratta di qualcosa di innato.

    Esse richiedono di essere apprese ed allenate con il tempo, esattamente come si farebbe nel caso di un muscolo fisico!

    Per una educazione dei figli alla pazienza

    Nel caso dei bambini più piccoli è importante che il genitore risponda prontamente alle esigenze manifestate.

    Infatti, il bambino non ha la capacità di comprendere lo scorrere del tempo e mal tollera le frustrazioni, mentre invece ha la necessità di strutturare una modalità relazionale sicura con l’adulto di riferimento.

    Con la crescita però i genitori devono interrogarsi su come fare per aiutare i bambini a capire che non tutti i loro desideri o richieste possono essere presi in considerazione al momento stesso, ma che esiste la necessità di imparare ad attendere.

    Fino ai 3 anni non è semplice perché il bambino, come ci dice anche la Montessori, non ha ancora sviluppato una volontà cosciente, ma è guidato soprattutto da una modalità impulsiva.

    Tuttavia, il genitore può intervenire per l’educazione dei figli e gettare le basi di questo processo di sviluppo della capacità di “attesa”.

    Come?

    Servendosi di alcune strategie pedagogiche e, soprattutto, ricorrendo ad una adeguata preparazione dell’ambiente.

    Offrite il buon esempio

    Come possiamo aspettarci che i nostri bambini siano pazienti se noi siamo i primi a non esserlo?

    Prima regola: siate pazienti con il bambino.

    Cercate, quindi, di mantenere la calma anche nelle situazioni più frustranti.

    Dunque, per insegnare ad essere pazienti dobbiamo coltivare prima la nostra pazienza 😉

    Insegnate a rispettare i tempi e gli altri

    Limitate gli oggetti.

    Il bambino non ha bisogno di 5 bambole o 30 macchinine, ne basta una, due.

    Se si ha più di un figlio poi non è necessario avere tutto doppio o triplo, così facendo si insegna ad attendere, a rispettare l’altro, nonchè a comprendere anche il valore degli oggetti.

    L’attesa dei turni, la pazienza durante quel momento, sono un importante insegnamento che costituiscono un vero e proprio atto educativo che il genitore deve compiere verso il bambino.

    E’ nell’attesa della realizzazione che impariamo a gestire la frustrazione alimentando l’autocontrollo e il rispetto per l’altro.

    Predisporre un ambiente adatto ad insegnare questo al bambino mette in minore difficoltà anche l’adulto.

    Infatti, tutto passa attraverso l’ambiente e non attraverso divieti o negazioni che spesso portano a battaglie verbali estenuanti dove se ne esce entrambi insoddisfatti.

    La scelta educativa di limitare gli oggetti, di sceglierne solo di reali, fatti con cura, porta con sè numerosi insegnamenti.

    Il bambino saprà che per essere felice non ha bisogno di una camera piena di giocattoli: imparerà a prendersi cura delle sue cose perché uniche e preziose.

    La comprensione dell’atteggiamento corretto da tenere, comprensione che nasce da lui e non dall’adulto, permette al bambino di innalzare la sua autostima.

    Predisponete il giusto ambiente

    Innanzitutto, l’ambiente deve essere a misura di bambino.

    Oggetti e arredi devono essere alla sua altezza e alla sua portata, proporzionati alla sua forza.

    Ogni cosa ha un suo posto e ogni posto una sua cosa.

    Così facendo sarà più facile eseguire il riordino 🙂

  • Educare alla libertà: alcuni interessanti spunti di riflessione

    educare alla libertà

    Oggi voglio parlarvi del concetto di “educare alla libertà“, fornendovi alcuni spunti di riflessione davvero interessanti.

    Avete mai riflettuto sul concetto di libertà?

    Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo?

    E quando la libertà si trasforma in licenza?

    Vi consiglio un’illuminante libro “I ragazzi felici di Summerhill”: l’esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo.

    Il libro è scritto da Alexander Neill, educatore vissuto nel novecento che ha fondato, in Inghilterra, la scuola di Summerhill.

    L’esperienza della scuola “non repressiva” di Summerhill, a cui l’autore ha dedicato la sua esistenza, è un esempio geniale di reinserimento nella società di ragazzi disadattati, il quale dimostra soprattutto che il metodo della libertà funziona.

    Perché i ragazzi della sua scuola possono definirsi felici?

    Educare i bambini facendo appello alla loro curiosità e al loro istinto: è l’insegnamento della scuola di Summerhill, che negli anni Venti del ‘900 rappresentò un’occasione educativa rivoluzionaria.

    Questo libro suggerisce nuovi significati alle parole amore, approvazione, libertà.

    Lo scopo dell’educatore, lo scopo della vita, è quello di lavorare con gioia e di trovare la felicità. La felicità secondo Neill significa provare interesse per la vita.

    La scuola di Sumerhill

    Che cosa succedeva in questa scuola di così speciale da renderla un caso interessante?

    Innanzitutto, le lezioni sono facoltative 😉

    I bambini possono frequentarle o farne a meno, anche per anni se così desiderano.

    C’è un orario, ma vale solo per gli insegnanti.

    Di solito i bambini sono divisi in classi a seconda dell’età, ma talvolta anche a seconda degli interessi.

    Non vengono seguiti nuovi metodi didattici poiché non si dà eccessiva importanza alla didattica in se stessa.

    Come scrive Neill:

    Il bambino deve vivere la sua vita, non quella che i suoi ansiosi genitori pensano che dovrebbe vivere e nemmeno una vita che segue i precetti di un educatore che pensa di sapere dove stia il suo bene.
    Le interferenze ed i tentativi di guida da parte degli adulti producono solamente generazioni di automi.
    Non si può insegnare ai bambini la musica, o qualsiasi altra cosa, senza mutarli in qualche modo in adulti privi di volontà propria.

    E continua:

    Se uno dei genitori ha paura del futuro, si può dare con certezza una prognosi infausta per la salute dei figli. Questa paura, abbastanza stranamente, si manifesta nel desiderare che i figli imparino più di quanto egli ha imparato. Questo tipo di genitore non si accontenta di lasciar imparare Willy a leggere quando vuole farlo, ma teme che Willy sarà un fallimento nella vita se non lo si spinge. Genitori simili non sono capaci di lasciar andare il figlio al passo che gli é congeniale. si domandano: “se mio figlio ha dodici anni non sa leggere che probabilità ha di riuscire nella vita? Se non riesce a superare gli esami di ammissione ha diciotto anni che cosa gli rimane da fare se non un lavoro subalterno?” .
    Io invece, nel caso di un bambino che non fa progressi ho imparato ad aspettare e a osservare. Non ho mai dubitato che, alla fine, se non lo si molesta e non lo si danneggia, anche lui avrà successo nella vita.

    L’autogoverno

    Summerhill è una scuola auto governata in forma democratica.

    Ogni fatto collegato alla vita sociale o di gruppo, comprese le punizioni per le offese sociali, viene deciso mediante l’assemblea generale del sabato sera.

    Ogni membro del corpo insegnante ed ogni allievo, senza riguardo per l’età dispongono di un voto.

    Come funziona l’Assemblea Generale?

    All’inizio di ogni trimestre viene eletto un presidente che durerà in carica per una nuova seduta.

    Alla fine della seduta egli nomina il suo successore e la procedura si ripete per tutto il trimestre.

    Chiunque abbia un’accusa, una lamentela, un suggerimento o una nuova legge da proporre li può esporre dinanzi all’Assemblea.

    Secondo Neill:

    Non si darà mai troppa importanza ai benefici, sotto il profilo educativo, dello spirito sociale messo in pratica nelle Assemblee. A Summerhill gli allievi lotterebbero a morte per il diritto di governarsi da soli.
    A mio parere, vale più una sola Assemblea, dal punto di vista educativo, di un’intera settimana di lezioni su argomenti scolastici.
    E’ un’eccellente palestra in cui ci s’impratichisce nei discorsi in pubblico, e dove la maggior parte dei bambini parla bene e senza timidezza.
    Ho spesso sentito, da bambini che non sapevano né leggere né scrivere, discorsi pieni di buon senso.

    Ecco l’essenza di “educare alla libertà”: educare il bambino, ascoltare e rispondere ai suoi interessi e bisogni, senza pressioni o condizionamenti.

  • Il gioco educativo: quali attività pratiche e creative da fare in casa

    gioco educativo

    Il gioco educativo è fondamentale per uno sviluppo sereno ed equilibrato del bambino.

    Conoscere e comprendere questo suo lato educativo è molto importante per proporre ai bambini attività pratiche e creative.

    In grado, cioè, di stimolare la loro mente e la loro creatività.

    Tutto ciò acquista un significato maggiore in questo particolare momento di emergenza sanitaria, dove i bambini sono costretti a trascorrere le giornate in casa.

    Non possono, infatti, andare a scuola, praticare sport o attività del tempo libero.

    Il gioco educativo

    Il gioco possiede una straordinaria valenza educativa.

    Esso permette, infatti, al bambino di formarsi armonicamente nelle differenti dimensioni personali.

    Incrementa varie funzioni, quali:

    • Cognitiva, ovvero le capacità pratiche e le conoscenze;
    • Emotiva, ovvero le capacità di gestire i conflitti;
    • Socializzante, in quanto permette di entrare in contatto con gli altri.

    Ognuna di esse, se ben realizzate e connesse con le altre, contribuiscono ad irrobustire i molteplici aspetti personali del bambino.

    Il gioco è un’attività in cui il bambino si abbandona totalmente sentendosi a proprio agio e costituisce una parte integrante del suo mondo.

    Rappresenta, infatti, il suo modo di comunicare e il mezzo di scambio con cui include ed insieme domina la realtà circostante.

    Giocare fin dai primi anni di vita, da soli, con fratelli/sorelle, genitori/educatori o compagni, permette al bambino di costruire progressivamente la sua identità.

    Il gioco, pertanto, grazie all’incontro/scontro con l’altro, permette al bambino di superare progressivamente il periodo egocentrico acquisendo le necessarie abilità sociali e relazionali per integrarsi nella società adulta.

    Aspetti e caratteristiche positive

    L’attività ludica è più che un semplice divertimento.

    In realtà, essa è qualcosa di spontaneo e automotivato e costituisce un mezzo attraverso il quale l’ambiente viene sperimentato e conosciuto, la realtà manipolata e trasformata, e attraverso tale attività è possibile la scoperta e la conoscenza di se stessi.

    Il gioco educativo offre innumerevoli opportunità per apprendere a gestire le inevitabili e formative situazioni di conflitto che potranno presentarsi nella vita adulta.

    Favorisce  la socializzazione, consentendo l’apprendimento di regole e abilità sociali utili per lo sviluppo e la crescita positiva del bambino.

    Inoltre, il gioco sviluppa la creatività del bambino, permettendogli di immaginare, costruire, elaborare, comporre e scomporre, in un moto incessante di possibili scenari.

    Giocare, pertanto, significa scoprire se stessi e l’altro, sviluppare ed attuare le prime forme di empatia, imparare a negoziare continuamente proprie opinioni e convinzioni, rispettando la libertà altrui e acquisendo il valore della tolleranza, solidarietà e cooperazione.

    Il gioco, dunque, costituisce un ponte necessario tra l’attività manifesta del bambino e le sue profonde esperienze emotive.

    E’ una modalità di rivelarsi, di acquisire nuove informazioni, di muoversi e guardare e di stare insieme.

    Stadi di sviluppo del gioco

    In quanto strumento di crescita e di formazione, il gioco educativo può avere obiettivi differenti e può sviluppare competenze e abilità specifiche, in base alla fascia di età dei bambini a cui si rivolge.

    Ad ogni fascia di età, infatti, corrispondono capacità e abilità diverse, ad esempio:

    • La coordinazione;
    • La memoria;
    • L’associazione di idee;
    • La manipolazione.

    Starà quindi ad ogni educatore scegliere un gioco che sia adatto all’età dei bambini a cui è rivolto e calibrare la quantità di stimoli, regole e metodi educativi in base alle loro caratteristiche ed esigenze.

    Dalla nascita ai 2 anni

    Il primo stadio corrisponde allo stadio senso motorio, con giochi di esercizi volti proprio a sviluppare le capacità e l’intelligenza senso motoria.

    Qui sono da preferire giochi sensoriali di manipolazione e il gioco dei travasi con vari materiali per sviluppare la motricità fine, la concentrazione e la coordinazione.

    Dai 2 ai 7 anni

    In questo stadio si sviluppa l’intelligenza pre-operatoria, per cui il bambino inizia a comprendere la realtà che gli sta intorno ed avverte il desiderio di rappresentarla a suo modo.

    Il bambino inizia a sperimentare, infatti, il gioco simbolico, inteso proprio come modalità di relazione e di sperimentazione della realtà.

    Qui sono da preferire i giochi motori e di movimento, i giochi di memoria e di coordinazione.

    Dai 7 agli 11 anni

    Questo è lo stadio operatorio concreto e formale, in quanto il bambino è in grado di fare piccoli ragionamenti e inferenze.

    I bambini iniziano a sentire il bisogno di giochi più strutturati e progettati che prevedano anche la partecipazione degli adulti o dei coetanei.

    Nel Quarto Modulo del Ciclo di Incontri Formativi “EduchiAmo Noi Stessi” vedremo tutto questo!

    Di cosa parleremo

    Nella prima parte viene presentato il gioco educativo, con le sue caratteristiche e funzioni, focalizzando l’attenzione sull’importanza di differenziare e proporre i giochi in base all’età del bambino, in quanto ogni età ha bisogni e competenze differenti.

    Nella seconda parte vengono presentate le attività e i giochi da proporre ai bambini per fascia di età, con consigli e spunti pratici, facendo particolare riferimento all’arte di diversificare le varie attività.

    L’ultima parte, invece, è costituita da approfondimenti, teorici e pratici, su alcune attività e giochi che permettono lo sviluppo di particolari competenze e abilità nei bambini: dai giochi di manipolazione e di costruzione, ai giochi motori e sensoriali, fino al gioco simbolico.

    Non esitate a scriverci per informazioni.

    Vi aspettiamo!!

  • Il concetto di resilienza sportiva: uno strumento di vita

    concetto di resilienza

    Il concetto di resilienza si rivela fondamentale per affrontare i cambiamenti che la vita inevitabilmente ci propone.

    Cambiamenti, si, come quelli che stiamo vivendo in questo periodo e che hanno trasformato le nostre abitudini e i nostri modi di vivere.

    Ma, come possiamo adattarci, in modo positivo, a questi cambiamenti?

    Con la resilienza 😉

    Essa indica proprio la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici e di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.

    E, partendo dal presupposto che lo sport allena alla vita, la resilienza può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi, superare le difficoltà e rispondere al cambiamento.

    Vedremo qui come, nel concreto, questo sia possibile 😉

    Il concetto di resilienza

    In ambito psicologico, la resilienza può essere definita come la capacità dell’individuo di adattarsi in maniera positiva ad una condizione negativa e traumatica.

    La capacità, cioè, di affrontare con successo un evento molto stressante che suscita sentimenti negativi e provoca sofferenze, ritornando alla condizione precedente l’evento in questione e uscendone rinforzati se non addirittura trasformati.

    E’ proprio un modo positivo di adattarsi e rispondere al cambiamento o alle situazioni particolari e stressanti.

    Gli individui resilienti sono coloro che, di fronte a difficoltà ed eventi traumatici, non si arrendono o si oppongono.

    Bensì, al contrario, trovano la forza di andare avanti e sono addirittura capaci di trasformare l’evento negativo in una fonte di apprendimento che consente loro di acquisire competenze utili per migliorare la propria vita.

    I meccanismi di resilienza sono presenti in ciascun essere umano e possono essere messi in atto da chiunque.

    Pertanto, ciascuna persona è, potenzialmente, un individuo resiliente.

    Tuttavia, non tutti sono in grado di mettere in pratica la resilienza e, anche se quest’ultima dovesse attivarsi, non è detto che i risultati ottenuti siano positivi e di miglioramento.

    I soggetti resilienti sono, dunque, “attori” dei propri cambiamenti per riportarsi in una situazione di benessere.

    La resilienza sportiva

    Da sempre, lo sport è metafora della vita.

    Superare gli ostacoli (soprattutto i propri limiti), raggiungere un obiettivo chiaro, competere con gli altri, sviluppare spirito di sacrificio.

    Ancora di più, possiamo dire che lo sport allena alla vita.

    Vi starete chiedendo perché.

    Beh, se ci pensate, lo sport è uno stile di vita.

    Infatti, come nella vita, praticare un’attività sportiva, significa intraprendere un percorso nel quale si definiscono mete ed obiettivi da raggiungere, non senza ostacoli da superare che, di volta in volta, richiedono impegno.

    Ostacoli che vanno superati mettendo in campo ogni possibile soluzione al problema.

    Con attività sportiva si intende, però, una vera e propria scelta dello sport da praticare, secondo le proprie aspirazioni ed inclinazioni.

    La dedizione e la convinzione giocano un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi.

    La resilienza come atteggiamento mentale

    Proprio così, un atteggiamento mentale, in grado di mettere in campo l’adattamento alle novità e ai cambiamenti, che è capace sconfiggere tutti quei falsi miti come:

    “Non ce la faccio” “Non ho le doti necessarie” “Non sono predisposto al cambiamento”.

    Adattarsi al cambiamento richiede impegno e costanza e, a volte, è proprio l’elevate richiesta di impegno che tende a farci desistere o rinunciare.

    Questo avviene in campo sportivo ma anche nella vita quotidiana di tutti i giorni e in tutte le situazioni: lavorative, scolastiche, famigliari, del tempo libero.

    Il cambiamento comporta anche un grande sforzo da parte del cervello il quale, a livello inconscio, ci spinge a non cambiare la condizione attuale, inviandoci segnali di stanchezza e spossatezza, e portandoci così a desistere.

    Alcuni sintomi potrebbero essere: dolori muscolari, crampi, segni di malessere, stanchezza.

    L’attività fisica, dunque, crea in noi le basi necessarie al cambiamento, in quanto ci permette di prenderci cura di noi stessi  aiutandoci a stare meglio, sia fisicamente che mentalmente.

    Per superare gli ostacoli che incontriamo nella vita, infatti, occorre una grande forza di volontà ed un atteggiamento mentale capace di attenuare, se non addirittura eliminare, angosce, paure e ansie.

    Ed è di tutto questo che parleremo nel Terzo Modulo del Ciclo di incontri formativi “EduchiAmo Noi Stessi”.

    Di cosa parleremo

    In questo modulo l’attenzione è focalizzata sulle condizioni di cambiamento che, giorno dopo giorno, possono portare novità e trasformazioni al nostro quotidiano modo di vivere, come sicuramente l’attuale situazione di emergenza.

    La capacità di adattarsi a questi cambiamenti, prende il nome di “resilienza”.

    Nella prima parte, infatti, viene descritto il concetto di resilienza, inteso come capacità di adattamento e di azione, in grado di portarci a intraprendere nuovi percorsi che, il più delle volte, ci consentono di adeguarci alle nuove situazioni.

    Le ultime parti ci parlano, in concreto, di quali possono essere gli strumenti da adottare per permettere a questi cambiamenti di avvenire.

    In questo senso, lo sport e l’attività sportiva, in quanto stili di vita orientati al raggiungimento di obiettivi e al superamento di ostacoli e difficoltà, possono sicuramente aiutarci.

    Per informazioni scriveteci.

    Vi aspettiamo!

  • Regole, tempi e routine: consigli pratici per organizzare la giornata

    organizzare la giornata

    In questo particolare momento che stiamo vivendo è molto importante trovare una nuova routine e organizzare la giornata in casa al meglio.

    L’emergenza sanitaria in cui ci troviamo, infatti, ha catapultato le famiglie in una condizione insolita e straordinaria, mai vista prima.

    I bambini sono a casa da scuola, non possono praticare sport, le attività del tempo libero o vedere gli amici.

    Ciò ha, dunque, modificato le routine famigliari, scolastiche e lavorative e ha sollevato in tantissimi genitori domande, dubbi e incertezze rispetto al benessere e la sicurezza dei loro bambini.

    L’assenza dalla scuola e la ridotta socialità possono generare in loro ansia e paura.

    In questi casi, le regole e le routine ancora più importanti per il benessere e la sicurezza dei bambini.

    Mantenere una routine e organizzare la giornata al meglio possono, infatti, aiutare a dare calma e serenità ai bambini.

    Il ruolo di regole e routine

    Creare e instaurare delle routine con i bambini è molto importante e lo è, soprattutto, in questo momento dove le abitudini sono cambiate senza darci un preavviso.

    La costruzione della routine permette che il bambino, anche molto piccolo, interiorizzi lo schema della giornata e quindi sappia che cosa aspettarsi nel suo prossimo futuro.

    Essa, in questo senso, è rassicurante e riduce moltissimo l’ansia del non sapere che cosa accadrà.

    Inoltre, permette al bambino di sentirsi in un ambiente che gli fornisce delle certezze e delle costanti.

    La routine rende l’ambiente comprensibile al bambino, che interiorizza ciò che viene prima e ciò che viene dopo.

    Il bambino, dunque, è il protagonista e non solo un fruitore passivo.

    E’ lui stesso che partecipa alla costruzione di quella routine che gli adulti hanno pensato per lui.

    Allo stesso tempo, la routine permette al bambini di acquisire una certa autonomia.

    Proprio per le sue caratteristiche di ripetitività e prevedibilità, essa fa sì che il bambino impari a muoversi in maniera sempre più indipendente.

    L’importanza di mantenere una routine

    In queste settimane è, dunque, necessario stabilire una nuova routine, incastrando come in un puzzle, le attività e i compiti di ogni membro della famiglia.

    Gli orari e le attività vanno riprogrammati e ridefiniti ma è opportuno mantenere sempre una routine.

    Rispettate comunque gli orari e le vostre principali abitudini, cercando di mantenere una certa regolarità, in modo che sia voi sia i vostri figli non perdano il ritmo quotidiano a cui sono abituati.

    Cercate, quindi, di rispettare l’orario della sveglia mattutina, possibilmente sempre allo stesso orario, e dei pasti.

    Inoltre, ricordate di coinvolgere i vostri figli nella programmazione delle attività della giornata: chiedete anche a loro come pianificare le varie attività e ascoltateli, si sentiranno partecipi e responsabili.

    Sentendosi partecipi saranno anche più propensi a rispettare volentieri 😉

    Fate anche insieme a loro un bel cartellone con raffigurate le cose da fare durante la giornata e i tempi da rispettare.

    Ed è proprio di regole, routine e tempi che parleremo nel Modulo 2 del Ciclo di Incontri Formativi “EduchiAmo Noi Stessi”.

    Di cosa parleremo

    Nella prima parte di questo modulo viene descritto il concetto di regola, fondamentale in educazione, le sue caratteristiche e le sue funzioni nella crescita e nello sviluppo dei bambini.

    Dare regole chiare e comprensibili, ma soprattutto condivise e partecipate, è fondamentale per uno sviluppo positivo e coerente.

    Vedremo insieme come è possibile definire delle regole partecipate, con tanti consigli e strumenti pratici.

    Nella seconda parte, invece, viene descritto il concetto di routine, le sue caratteristiche e la sua funzione, focalizzando l’attenzione su come è possibile instaurare routine positive e come organizzare al meglio i tempi e le attività della giornata.

    La terza parte è dedicata al cambiamento e alle emergenze che possono modificare le routine quotidiane già presenti, come sta accadendo in questo particolare momento.

    Viene, dunque, presentato, con consigli e strumenti pratici, come modificare regole, routine e ridisegnare la giornata per fronteggiare la particolare emergenza che stiamo vivendo e che ci obbliga a stare tutti in casa.

    I risultati attesi sono proprio quelli di:

    • Conoscere l’approccio educativo alle regole e alle routine positive;
    • Organizzare la giornata al meglio;
    • Essere in grado di instaurare routine positive e funzionali e ridisegnare regole, tempi e routine in situazioni di emergenza.

    incontri formativi

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  • Gestione dell’ansia: come riconoscere i segnali e quali strategie utilizzare

    gestione dell'ansia

    Stiamo vivendo un periodo delicato e impegnativo.

    In questi giorni, di emergenza sanitaria e psicologica, infatti, la gestione dell’ansia e della paura possono risultare più difficili.

    Potremmo, dunque, scoprirci nervosi, più irritabili e scontrosi nei confronti degli altri.

    Emozioni quali l’ansia e la paura possono entrare a far parte delle nostre giornate.

    Questo è normale: è una risposta della nostra mente e del nostro corpo ai cambiamenti e alle situazioni in cui avvertiamo incertezze e confusione.

    L’ansia, come anche la paura, ha, dunque, un ruolo adattivo, in quanto ci permette di mobilitare tutte le nostre risorse per affrontare una minaccia o, in alternativa, fuggire da essa.

    Un adeguato grado di ansia ci permette, infatti, di essere più performanti, di mantenerci in allerta quando avvertiamo un pericolo e di affrontare una situazione di emergenza facendo leva sulle nostre risorse, potenzialità e resilienza.

    L’ansia può essere una forza.

    Quando l’ansia diventa nostra nemica

    Qualora l’allerta tendesse a mantenersi e ad aumentare nel tempo, potrebbe impedirci di vivere in serenità ed interferire quindi negativamente nella nostra quotidianità.

    L’ansia si nutre delle nostre energie, e il suo potere è capace di crescere al punto da riempire ogni singolo aspetto della vita di chi ne soffre.

    Perché succede questo?

    Perché chi soffre d’ansia è talmente schiacciato da questa emozione che, non riuscendo a combatterla, è costretto ad assorbirla.

    Ma quanto questo è produttivo?

    Serve davvero “combattere” l’ansia?

    Queste sono domande che dobbiamo porci per comprendere al meglio cosa è l’ansia e quali sono gli strumenti che abbiamo per gestirla.

    “Come” ti rendi ansioso?

    E non “cosa” ti mette ansia.

    Lo sguardo in questo modo è rivolto all’interno e la gestione dell’ansia diventa possibile.

    La persona diventa responsabile della propria ansia e allo stesso tempo è maggiormente capace di riconoscerla, distinguerla dalle altre emozioni e gestirla.

    Ridimensionare l’ansia, fare attenzione al linguaggio che si usa per descriverla e imparare a  circoscriverla sono solo alcune delle strategie da utilizzare per modulare per la gestione dell’ansia.

    Bisogna affrontare le cause della propria ansia.

    Scappare non è possibile, è necessario risalire all’origine del problema, trovarlo e cercare una soluzione.

    Questo a volte richiede molto tempo ed è per questo che è importante avere anche delle soluzioni efficaci nell’immediato, utili e pratiche per affrontare le situazione di emergenza e che ci permettono di vivere il cambiamento come un’opportunità.

    E’ proprio di questo che parleremo nel Modulo 1 del Ciclo di Incontri Formativi “EduchiAmo Noi Stessi”.

    Di cosa parleremo

    In questo modulo verrà descritta nella prima parte l’ansia e gli aspetti cognitivi, comportamentali ed emotivi ad essa connessa.

    Sarà, infatti, distinta l’ansia dalla sensazione di paura, stabilendo quando la persona riesce ad associare il proprio stato con una causa specifica e quando no; sono diversi i sistemi per ridurre lo stato di ansia che in alcuni casi può diventare un vero disagio, influenzando negativamente la vita quotidiana.

    Tali sistemi e tecniche saranno descritti a livello teorico nella seconda parte del modulo presentato, delineando alcune tecniche di respirazione efficaci per ridurre il livello di stress e per migliorare la nostra salute.

    La terza parte è interamente pratica/esperienziale e verranno illustrate differenti modalità di gestione dell’ansia e della paura (attività di rilassamento, ricreative e di scrittura).

    Gli obiettivi sono proprio quelli di:

    • Riconoscere i propri stati emotivi;
    • Imparare a gestire l’ansia e la paura;
    • Apprendere ed utilizzare tecniche di rilassamento e di gestione dell’ansia efficaci e positive;

    incontri formativi

    Scrivete per informazioni o chiarimenti.

    Vi aspettiamo!

  • Un ciclo di incontri formativi: EduchiAmo Noi Stessi

    Ecco il nostro nuovo ciclo di incontri formativi, in modalità e-learning, da seguire su Moodle, la piattaforma per la formazione a distanza:

    EduchiAmo Noi Stessi

    Quello che stiamo vivendo nei primi mesi del nuovo anno è un particolare momento di emergenza, che ha mutato il nostro stile di vita, le nostre abitudini, ma anche le nostre certezze e sicurezze.

    L’emergenza sanitaria in cui ci troviamo, infatti, ha catapultato le famiglie in una condizione insolita e straordinaria.

    I bambini sono a casa da scuola, non possono praticare sport, le attività del tempo libero o vedere gli amici.

    I genitori, ove possibile, lavorano da casa.

    Le nostre routine, famigliari, scolastiche e lavorative, dunque, sono notevolmente cambiate.

    Diciamoci la verità… in questa situazione abbattersi è facile.

    Accettare il cambiamento è ancora più difficile!

    Il nostro ciclo di incontri formativi

    EduchiAmo Noi Stessi nasce proprio da qui: dalla necessità di trovare e utilizzare strategie funzionali per rispondere al cambiamento e far fronte alle emergenze.

    Vi starete chiedendo, come?

    Innanzitutto, potenziando la conoscenza e la comprensione di noi stessi.

    Occorre, infatti, ri-scoprire le nostre risorse personali e trovare strategie positive, funzionali ed immediate per affrontare il cambiamento.

    In questo modo possiamo vivere il cambiamento come un’opportunità, e lo è proprio 😉

    Tutto ciò verrà mostrato, in modo teorico e pratico, attraverso quattro moduli differenti ma tutti rivolti al benessere, all’educazione della persona e alla salute sia fisica, sia mentale che sociale.

    A chi è rivolto 

    A tutti 😉

    Sì! A tutti coloro che vogliono prendersi cura di Sé e andare verso il cambiamento in modo positivo!

    A chi non capita di domandarsi, per esempio;

    Esiste un modo per riuscire a gestire l’ansia, per ridimensionarla? Esistono delle strategie che possono essere apprese e utilizzate per gestire l’ansia?”.

    La risposta è assolutamente si!

    E ancora:

    “Come si possono stabilire delle “nuove” routine e regole in famiglia? Come ristrutturare e ridisegnare la “nuova” quotidianità, rispettando i tempi e gli spazi di tutti?”.

    Per questo, esistono strategie e tecniche che potete apprendere ed  utilizzare fin da subito!

    Il primo modulo: un approccio psicologico

    Ha lo scopo di fornire  strumenti per riconoscere i propri stati emotivi, distinguere l’ansia dalla paura e imparare a gestire gli stati ansiosi, che in alcuni casi possono diventare un vero disagio, influenzando negativamente la vita quotidiana.

    Il tutto è accompagnato da una parte interamente pratica, dove verranno illustrate differenti modalità di gestione dell’ansia e della paura.

    Ad esempio, tecniche di rilassamento, di respirazione, attività ricreative e di scrittura per modulare lo stato di tensione, e tanto altro 😉

    Il secondo modulo: ridisegnare la quotidianità 

    Qui si parlerà di regole, tempi e routine, tre concetti fondamentali da conoscere e padroneggiare, illustrati con i consigli della nostra Pedagogista.

    Vedremo come è possibile:

    • Stabilire delle regole in modo condiviso e partecipato, e funzionale!
    • Programmare, definire e ri-definire delle routine positive;
    • Organizzare al meglio le attività durante la giornata.

    Con tante strategie e consigli utili da utilizzare subito!

    Il terzo modulo: la resilienza sportiva nella vita

    Sentiamo tanto parlare del concetto di resilienza e della sua importanza, anche nella vita di tutti i giorni.

    Ebbene sì, indica proprio la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.

    E, partendo dal presupposto che lo sport allena alla vita, la resilienza può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi, superare le difficoltà e rispondere al cambiamento.

    Vedremo qui come, nel concreto, questo sia possibile 😉

    Il quarto modulo: attività pratiche e educative

    Questo modulo si rivolge principalmente a genitori, educatori e insegnanti, e a tutti coloro che si approcciano alla pratica educativa: zii, nonni, cugini.

    Le attività da proporre ai bambini sono svariate ma, non tutte, sono educative, in grado di stimolare la loro mente o adatte alla loro età.

    Un gioco per ogni età è proprio vero: i bambini hanno differenti bisogni e competenze da sviluppare, in base all’età e, per questo motivo, richiedono attività e proposte educative diverse.

    Insieme vedremo quali sono le attività pratiche e creative più idonee per ciascuna fascia di età.

    Dai giochi educativi e creativi a quelli di manipolazione e costruzione, da attività motorie alla lettura di libri, fino ai giochi sensoriali e simbolici.

    Sarà molto stimolante 😉

    incontri formativi

    L’intero corso si propone di offrire non solo tecniche e strumenti per far fronte all’emergenza e al cambiamento, ma mira a fornire degli spunti di riflessione e della alternative di comportamento che possono influenzare positivamente il nostro pensiero, accrescendo il benessere psico-fisico.

    Vi aspettiamo!

    Scrivici per maggiori informazioni sul nostro ciclo di incontri formativi e seguici per gli approfondimenti!

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