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consulenza pedagogica

  • Gestione delle emozioni nei bambini: consigli e strategie

    La gestione delle emozioni è molto importante nella crescita e nello sviluppo dei bambini.

    In realtà, tutto ciò che riguarda le emozioni è importante per la crescita dei bambini.

    Di emozioni abbiamo già parlato in un nostro precedente articolo, che puoi trovare cliccando qui, riguardante lo sviluppo emotivo e il linguaggio delle emozioni.

    Abbiamo visto, infatti, che un’emozione può essere definita come “una reazione soggettiva a un evento saliente, caratterizzata da cambiamenti fisiologici, esperienziali e comportamentali”.

    C’è sempre un evento scatenante specifico per ogni emozione, così come ci sono sempre cambiamenti fisiologici, esperienziali e comportamentali.

    Le emozioni ci accompagnano quotidianamente: alla base di ogni comportamento, infatti, si cela sempre un’emozione!

    Hanno funzioni positive e servono per comunicare i propri bisogni ed esigenze agli altri, hanno una valore di sopravvivenza e svolgono funzioni utili per la regolazione interpersonale.

    La gestione delle emozioni

    Rabbia, gioia, tristezza, paura sono tutte emozioni che i bambini, e anche gli adulti, possono provare in riferimento a diverse situazioni.

    Fondamentale è la modalità di gestione delle emozioni 😉

    A volte possono essere difficili da gestire, soprattutto la rabbia o la tristezza, e la modalità più utilizzata potrebbe essere quella di reprimerle o contenerle.

    Questa modalità però non è educativamente funzionale.

    Al contrario le emozioni devono essere sempre espresse, comunicate e gestite in modo positivo e costruttivo 😉

    I genitori in questo hanno un ruolo fondamentale nell’educare i bambini alla “giusta” espressione e gestione delle proprie emozioni.

    Ecco qualche consiglio per aiutare i bambini a regolare le proprie emozioni 😉

    Educare alle emozioni

    La capacità dei bambini di gestire le emozioni non è innata, ma si apprende con la crescita, soprattutto osservando i propri genitori e le altre persone a loro vicini.

    Sono i genitori, infatti, che aiutano i bambini a comprendere e orientare la tensione interna che si accompagna a un vissuto emotivo.

    In questo è importante accompagnare i bambini, già dalla tenera età, nella conoscenza e nella comprensione di tutte le emozioni, nonché nella loro espressione positiva.

    Dare l’esempio è fondamentale.

    Parlare delle proprie emozioni, mostrando come gestirle e verbalizzarle in modo appropriato e particolareggiato.

    Incoraggiare a propria volta il bambino a parlare di quello che sente.

    È importante evitare frasi come “non essere triste” o “non dovresti arrabbiarti per questo”, ma incoraggiare espressioni come “ho visto che sei triste. Cosa è successo? Ti va di parlarne?”.

    Oppure riportare esperienze personali per incoraggiare il bambino a parlarne, normalizzando il suo vissuto interno (“una volta anche io mi sono sentito in questo modo perché…”). 

    È importante far capire al bambino che uno stesso evento può attivare emozioni diverse fra le persone e che è anche normale provare più emozioni diverse allo stesso tempo.

    Non c’è nulla di sbagliato nel provare emozioni, ma che al contrario è naturale provarle!

    Bisogna soltanto imparare a capire come e quando è appropriato agirle.

    Per altri consigli o approfondimenti non esitare a contattarci e richiedere un percorso specifico per accompagnare e educare alle emozioni i tuoi bambini.

  • Educazione e rispetto delle regole: quale equilibrio

    Educazione e rispetto delle regole sono due concetti fondamentali per la crescita e lo sviluppo equilibrato dei bambini.

    Riuscire a far “rispettare” le regole, infatti, è una delle principali difficoltà dei genitori nell’educazione dei propri figli.

    Ricevo quotidianamente richieste da parte di genitori che non riescono a farsi ascoltare dai propri figli oppure faticano a gestire i loro capricci.

    Un papà, ad esempio, mi racconta di non riuscire a farsi ascoltare dal proprio bambino: ogni giorno diventa una lotta per andare a dormire, vestirsi per andare all’asilo o accettare un “no”.

    Ancora, una mamma mi scrive di non riuscire a gestire il momento della nanna, in quanto la bambina non vuole mai smettere di giocare e andare a dormire.

    Ciò sfocia, naturalmente, in pianti e urla.

    Un’altra coppia di genitori mi racconta che il proprio figlio in casa si oppone ad ogni regola, disubbidendo continuamente.

    Tutte queste situazioni hanno un denominatore comune: come facilitare l’interiorizzazione, la comprensione e il rispetto delle regole nei bambini?

    Proprio per questo ho ideato un percorso specifico dal nome “EDUCHIAMOCI ALLE REGOLE” con l’intento di sostenere i genitori nell’educazione e nel rispetto delle regole.

    Per saperne di più!

    Cosa sono le regole

    Le regole non devono essere intese come divieti o imposizioni, dall’alto, bensì come norme di comportamento necessaria per la vita sociale e comunitaria.

    In famiglia, a scuola e in società dobbiamo conoscere, seguire e rispettare delle regole ben precise.

    Sancire delle regole, infatti, non è sufficiente per farle rispettare, così rimangono soltanto dei condizionamenti esterni.

    Per essere realmente rispettate devono essere conosciute, apprese e interiorizzate 😉

    Educazione e rispetto delle regole

    I bambini, anche molto piccoli, osservano tantissimo tutto quello che accade intorno a loro, per capire come funziona il mondo circostante.

    Crescendo, poi, queste osservazioni si fanno sempre più sistematiche verso il mondo intero.

    I bambini iniziano a consolidare l’apprendimento del “come si fa a…” ottenere le cose desiderabili, entrare in contatto con gli altri, gestire i conflitti, padroneggiare gli eventi, e così via.

    In questo modo, dunque, i bambini conoscono e interiorizzano le norme sociali necessarie per il vivere civile e per una socialità basata sul riconoscimento e sul rispetto reciproco.

    Così il bambino sperimenta sia la realtà fisica sia gli atteggiamenti e le risposte degli adulti, assumendo atteggiamenti provocatori per provocare, appunto, risposte chiarificatrici.

    Pensate ad esempio a quando il bambino fa un capriccio o punta i piedi perché non vuole fare una cosa e lancia uno sguardo agli adulti presenti per vedere cosa pensano e cosa fanno, per imparare cosa è permesso e cosa non lo è!

    Questi “gesti provocatori” devono essere colti: è questo il momento in cui il bambino chiede che gli venga insegnata una regola. Sgridarlo e basta vuol dire perdere un’importante occasione di apprendimento.

    Interiorizzare le regole è, dunque, un processo conoscitivo che deve essere sostenuto da noi adulti.

  • La gestione dei conflitti in età scolare: strategie e competenze

    La gestione di conflitti in modo positivo è importante in tutti i contesti sociali, soprattutto a scuola e in famiglia.

    I bambini devono essere, infatti, educati ad una corretta gestione dei conflitti 😉

    I conflitti sono un qualcosa di positivo se espressi e gestiti nel modo giusto!

    Cosa è un conflitto

    Il conflitto è sempre l’espressione di un bisogno insoddisfatto.

    Ebbene sì, alla base di un conflitto c’è sempre un qualcosa che non va, un disagio insoddisfatto e inespresso.

    Disagio che, per tale ragione, deve essere conosciuto e compreso per essere risolto.

    In questo senso, il conflitto può essere visto in modo sano e positivo perché permette alle persone coinvolte di esprimere il proprio disagio e risolverlo.

    Il conflitto interpersonale, infatti, si sviluppa tra due persone quando la soddisfazione di un desiderio o il conseguimento di un obiettivo da parte di un singolo entra in contrasto con i desideri e gli obiettivi di altre persone.

    Entrare in conflitto significa iniziare a discutere con un’altra persona e aprire un contesto comunicativo e dialogico che favorisce e offre l’opportunità di uno scambio attivo e concreto.

    Ogni comunicazione, così come ogni conflitto, necessita di abilità di interazione sociale, come ascolto attivo e dialogo, assertività, negoziazione e comprensione.

    La gestione dei conflitti

    Come anticipato, il conflitto in sé per sé non è dannoso, anzi se gestito e risolto efficacemente può essere molto positivo.

    Conflitti che si protraggono nel tempo, non risolti, diventano causa di rancori, aggressività e stress; ciò è sicuramente deleterio per tutti i rapporti interpersonali.

    La gestione dei conflitti efficace non significa soltanto risolverli, bensì conoscere le cause e le motivazioni che li hanno generati e le strategie per poter giungere alla loro pacifica risoluzione.

    Questa capacità di gestire i conflitti in modo positivo non è semplice da attuare, soprattutto per i bambini e i ragazzi che devono essere educati in questo da noi adulti.

    Quello che molto spesso accade, infatti, è che i ragazzi adottino provocazioni vicendevoli che sfociano poi in un’aggressività fine a se stessa.

    L’aggressione comporta sempre dei comportamenti che mirano ad offendere e nuocere l’altra persona.

    Il conflitto, invece, si manifesta in condizioni di incompatibilità, in cui una persona si oppone apertamente alle azioni o alle motivazioni dell’altro, inizia con l’opposizione ma termina sempre con la risoluzione.

    L’obiettivo principale del conflitto è, infatti, quello di ristabilire l’equilibrio personale e interpersonale attraverso l’uso di specifiche strategie di gestione dei conflitti.

    Per la gestione efficace dei conflitti è necessario mettere in campo le proprie personali capacità, tra cui:

    • Assertività;
    • Dialogo e ascolto attivo;
    • Capacità di gestire le proprie e altrui emozioni;
    • Intelligenza emotiva.

    Sviluppando tutte queste capacità e competenze i bambini e i ragazzi saranno in grado di gestire efficacemente i conflitti e vivere in modo sereno le proprie relazioni.

  • Gestire la rabbia nei bambini: istruzioni per l’uso

    Perché gestire la rabbia nei bambini non è sempre facile? Perché molto spesso pensiamo di doverla reprimere e contenere senza invece esprimerla nel modo adeguato?

    La rabbia è una delle emozioni primarie ed è di vitale importanza per la crescita e lo sviluppo dei bambini.

    In questo senso, la rabbia è un’emozione legittima che i bambini possono, anzi devono provare.

    Non deve, dunque, essere repressa, bensì deve essere compresa.

    Vediamo insieme come 😉

    La rabbia

    La rabbia è un’emozione primaria, insieme alla gioia, alla paura, alla tristezza e al disgusto.

    Molto spesso, però, viene considerata un’emozione scomoda, non piacevole, che non dovrebbe essere provata o meglio non dovrebbe essere espressa.

    La rabbia produce un aumento della pressione sanguigna, l’innalzamento dei neurotrasmettitori legati allo stress e l’abbassamento di quelli legati al piacere.

    Essa non è un’emozione né negativa né positiva, spesso ha a che fare con paura, frustrazione, senso di inadeguatezza. 

    I bambini, infatti, sono i primi a sentire questo senso di malessere che li assale.

    Malessere che, soprattutto se molto piccoli e non educati a gestire la rabbia, faticano a canalizzare nel modo giusto.

    I bambini molto piccoli la sperimentano in continuazione essendo parte integrante del loro processo di crescita.

    Possibili cause della rabbia nei bambini

    I bambini si arrabbiano molto spesso, per le ragioni più disparate e con le reazioni più disparate, lo sappiamo bene 😉

    Ecco alcune possibili cause:

    • Promesse fatte e non mantenute: attenzione a quello che promettete, deve essere sempre realistico!
    • Un “no” o una regola non compresa e non accettata;
    • Una frustrazione, ad esempio volere un oggetto e non poterlo avere;
    • Stanchezza;
    • Un’ambiente troppo affollato o rumoroso;
    • Un modo per attirare l’attenzione dell’adulto.

    In tutte queste situazioni ricordate sempre di non giudicare o di non minimizzare l’emozione della rabbia: è sempre lecita, i bambini non conoscono il giusto modo di esprimerla, per questo devono essere indirizzati da noi adulti 😉

    Imparare a gestire la rabbia

    Molto importante è educare i bambini a gestire la rabbia; non reprimerla, non contenerla, bensì gestirla e canalizzarla nel modo giusto!

    E’ fondamentale educare i bambini al fatto che la rabbia è un’emozione che possono provare, non c’è nulla di male ad essere arrabbiati, l’importante però è canalizzare e “sfogare” questa rabbia nel modo giusto.

    Voglio riportarvi il pensiero e i consigli del Metodo Montessori per canalizzare la rabbia.

    Immaginate un bambino che esplode in un attacco di rabbia, urla e pianti: qual è secondo voi ciò che sente?

    Sicuramente sente che l’ambiente in cui si trova non si adatta alle sue aspettative: non può avere ciò che desidera, si sente offeso, infastidito da qualcuno o da qualcosa.

    Nel rapporto tra il bambino e le proprie emozioni i genitori hanno il compito di guidarli nella scoperta di tali emozioni e nel loro apprendimento.

    I genitori devono essere presenti nella scoperta emotiva dei loro bambini per poter rispondere a tutte le loro domande e fare attenzione a ognuna delle loro emozioni.

    I consigli della Montessori

    1. Non giudicate, sottovalutate o minimizzate nessuna parola o emozione dei bambini: ogni emozione è importante.
    2. Evitate di fare paragoni con altri bambini.
    3. Siate una base sicura per il bambino, dove egli possa sentirsi protetto e sicuro.
    4. Permettete ai bambini di sbagliare, hanno bisogno di fare le cose da soli per sentirsi capaci e autonomi.

    Una volta compreso il motivo della manifestazione della rabbia, è importante educare il bambino a controllarla e gestirla nel modo giusto, limitando al massimo ansia e frustrazioni.

    Per richiedere una consulenza educativa personalizzata su come aiutare i vostri figli nel gestire la rabbia contattaci!

  • L’educazione affettiva come educazione alla vita: l’importanza delle relazioni

    L’educazione affettiva ha un ruolo molto importante nella crescita e nello sviluppo di bambini e adolescenti.

    Ma cosa intendiamo quando parliamo di questa educazione?

    Per educazione affettiva si intende quella parte del processo educativo che si occupa di atteggiamenti, sentimenti, credenze ed emozioni delle persone.

    Implica, infatti, un’attenzione per lo sviluppo personale e sociale degli allievi, per la promozione della loro autostima, nonché per la dimensione interpersonale e alle capacità sociali.

    In questo senso, possiamo dire che unisce la parte di emozioni e sentimenti alla parte sociale e interpersonale.

    Abbiamo già trattato lo sviluppo emotivo, vediamo ora invece l’importanza dello sviluppo sociale in riferimento alla creazione di relazioni.

    Creare le relazioni

    Crescere è un processo che possiamo illustrare come una serie di compiti evolutivi che si presentano a varie età e che i bambini devono affrontare con l’aiuto delle persone che si prendono cura di loro.

    Instaurare relazioni è uno dei compiti più vitali dell’infanzia ed è uno dei primi a comparire.

    La costruzione delle relazioni è una questione che dura tutta la vita.

    Pensiamo a tutte le relazioni che un bambino instaura: con i genitori, con i fratelli e le sorelle, con i nonni, con gli insegnanti, con i pari.

    Ogni relazione è così ricca, complessa e sottile.

    Nelle relazioni, infatti, il bambino fa le sue prime incursioni nel mondo esterno, identifica gli aspetti più significativi e sviluppa modalità di considerare se stesso in relazione al mondo.

    La prima esperienza di relazione

    La prima esperienza di relazione dei bambini ha luogo nella famiglia.

    Questo gruppo è il contesto fondamentale all’interno del quale la maggior parte dei bambini viene introdotta alla convivenza sociale.

    Qui, infatti, vengono acquisite le regole di comportamento interpersonale.

    Facciamo però un passo indietro.

    Che cos’è una famiglia?

    I notevoli cambiamenti sociali che si sono registrati a partire dalle metà del ventesimo secolo nella società occidentale hanno messo fine all’ideale tradizionale di famiglia.

    Il matrimonio non è più considerato un requisito essenziale della vita familiare; il tasso di divorzi è drasticamente aumentato; le famiglie monogenitoriali sono molto comuni.

    Quanto questi fattori possono influenzare lo sviluppo dei bambini?

    Dall’esame di tutti gli studi sull’influenza delle caratteristiche della famiglia sullo sviluppo dei bambini emerge chiaramente che:

    la struttura della famiglia ha un ruolo molto meno significativo rispetto al suo funzionamento.

    Si è, dunque, riscontrato più volte che le variabili strutturali esercitano un’influenza limitato sul risultato psicologico dei bambini.

    La natura umana è flessibile e può svilupparsi in maniera soddisfacente in una vasta gamma di strutture familiari.

    E’ molto più importante la qualità della relazione che intercorre tra qualunque individue che compone l’ambiente domestico.


  • Per una educazione di genere a scuola e in famiglia

    educazione di genere

    Oggi voglio parlarvi dell’importanza dell’educazione di genere a scuola e in famiglia.

    Che cosa significa educare alla differenza di genere i bambini, maschi e femmine, già da molto piccoli?

    Perché è così importante per la loro crescita?

    Quello che possiamo, e dobbiamo fare, come genitori, insegnanti o educatori, è educare i bambini a confrontarsi in modo critico e consapevole con gli stereotipi culturali e sociali che spesso vengono imposti, anche inconsapevolmente, dalla società. 

    Un piccolo dizionario

    Innanzitutto, le parole sono importanti ed è opportuno utilizzarle opportunamente, soprattutto quando parliamo o siamo ascoltati dai bambini

    Vediamo insieme qualche definizione che dobbiamo conoscere: 

    • Il sesso è l’insieme delle caratteristiche biologiche, genetiche e fisiologiche dell’individuo, che distinguono il corpo del maschio da quello della femmina;
    • Il genere è quel qualcosa che viene ‘aggiunto’ dalle convenzioni sociali, ed è diverso da paese a paese.

    Ma che cosa sono gli stereotipi?

    Teniamo presente che gli stereotipi ci aiutano a semplificare la realtà circostante e, in questo senso, se usati correttamente, possono risultare utili. 

    Capita però di utilizzarli in modo improprio, per andare a categorizzare, per esempio, il genere o l’etnia. 

    Gli stereotipi di genere, infatti, riguardano proprio la distinzione tra maschi e femmine. 

    Spesso sentiamo dire “questa cosa è da maschio” oppure “non fare la femminuccia”, categorizzando inevitabilmente i bambini nel genere maschile e le bambine nel genere femminile. 

    Ciò condiziona i bambini a comportarsi da maschio e le bambine a comportarsi da femmine, non permettendo la loro libera espressione. 

    Promuovere l’educazione di genere: consigli pratici

    Fare educazione di genere è importante già a partire dalla scuola dell’infanzia, ponendo le basi per la crescita equilibrata dei bambini. 

    Un’educazione che possa gettare le basi per permettere a ogni futuro uomo o donna di vivere pienamente la propria esistenza, senza vincoli o condizionamenti di genere. 

    Ricordiamoci sempre quanto è importante educare in prevenzione!

    Come abbiamo detto, le parole hanno un grande significato.

    Cerchiamo, dunque, di non fare distinzioni di genere quando parliamo con i bambini, facendogli capire che possono fare quelle che preferiscono, giocare a calcio o danzare 😉

  • Come dire no ai bambini in modo positivo: una possibilità di crescita

    come dire no ai bambini

    Come dire no ai bambini in modo positivo?

    I “no” sono importanti, così come lo sono le regole e i limiti, ma non sempre è facile definire un sistema di regole in modo positivo.

    Spesso, infatti, non si sa come porre limiti ai più piccoli, affinché crescano in un ambiente affettuoso ma anche con delle regole.

    Dire no, infatti, funziona come con le regole; se sono infatti comunicati nel modo giusto e specifici avranno un ruolo positivo.

    Eppure i “no” sono indispensabili alla crescita del bambino.

    Per questo, è necessario trovare un equilibrio e soprattutto dire di “no” senza pronunciare questa parola e facendolo in maniera positiva.

    Come dire no ai bambini in modo positivo

    Una tendenza comune dei genitori è quella di utilizzare costantemente la parola no: “non fare questo” “no quello no”.

    In educazione, è fondamentale riuscire a dire no ai bambini in modo positivo, ovvero senza pronunciare la parola no!

    Questo comporta un grande beneficio nei bambini:

    • Riusciranno a comprendere meglio il motivo delle regole che devono rispettare;
    • Diverranno più responsabili e autonomi;
    • Capiranno che determinate azioni producono delle conseguenze;
    • Aumenterà la loro autostima.

    Consigli per genitori

    Le regole devono essere chiare e comprensibili

    E’ indispensabile spiegare al bambino quali sono le regole fondamentali.

    Raccontiamogli il perché di queste regole e le eventuali conseguenze se non vengono rispettati i limiti.

    I bambini devono imparare che ogni azione ha delle conseguenze. 

    In questo modo instaureremo un dialogo con il bambino, aiutandolo a modificare autonomamente il proprio comportamento, con la possibilità di prevenire che si producano queste azioni, magari pericolose o negative.

    Proponete delle alternative

    Se vogliamo impedire che il bambino svolga una determinata attività perché pericolosa o semplicemente perché non è il momento per farla, invece di pronunciare la parola “no”, cerchiamo di proporre un’alternativa.

    In questo modo, non solo si offre un’altra possibilità ma si rende partecipe il bambino delle decisioni.

    Per approfondire iscrivetevi al nostro corso dedicato proprio alla definizione delle regole in modo positivo 😉

  • Per una educazione dei figli all’attesa e alla pazienza

    educazione dei figli

    Educazione dei figli è un tema che interessa tutti noi: genitori, insegnanti, nonni, fratelli, sorelli, zii.

    In questo articolo vogliamo parlarvi dell’attesa e della pazienza, due abilità molto importanti da sviluppare e potenziare.

    Ai bambini si richiede di attendere sempre, senza però aiutarli a comprendere perché devono aspettare o che cosa realmente significhi la parola attesa. L’attesa dunque è soltanto una richiesta.

    In molte situazioni della vita quotidiana saper attendere il proprio turno, aspettare, sono importanti regole per una buona convivenza sociale e per il rispetto delle altre persone.

    All’asilo i bambini devono aspettare per utilizzare un gioco che sta usando un altro bambino, al parco giochi devono aspettare per andare sullo scivolo o sull’altalena..

    Ma come fanno ad imparare ad attendere se non gli viene insegnato con l’esperienza?

    Come aiutare, dunque, il bambino ad imparare il valore dell’attesa?

    In quanto abilità, devono essere imparate e apprese con il tempo, cominciando da piccoli 😉

    Per una educazione dei figli alla pazienza

    I bambini molto piccoli sono guidati dall’impulsività e non hanno ancora sviluppato una volontà cosciente.

    Non hanno, inoltre, chiaro il concetto di tempo e di attesa: se diciamo ad un bambino, per esempio, domani andiamo al parco, per loro la parola domani è adesso.

    Infatti, vi chiederanno “è arrivato domani?” “andiamo adesso” “e adesso?”, senza rendersi conto che in realtà sono passati solo cinque minuti.

    Possiamo però, con alcune strategie pedagogiche, cominciare a gettare le basi del processo di sviluppo di questa capacità di attendere 😉

    Saper aspettare aiuta i bambini a misurarsi con i loro desideri e le loro aspettative.

    L’attesa, infatti, porta al compimento dei nostri desideri ed è proprio ciò che li rende così belli e soddisfacenti. Se non ci fosse l’attesa non ci sarebbe il gusto!

    Per aiutare i bambini ad allenarsi all’attesa è importante insegnargli a gustare gli elementi che anticipano la gratificazione cercando, dunque, di “anticipare” nella propria mente la meta tanto attesa.

    La capacità di aspettare e farsi aspettative è legata al fantasticare e pensare e, in questo senso, aiuta ad allenare nel bambino la capacità di pensare.

    E’ nell’attesa, inoltre, che i bambini imparano a gestire la frustrazione alimentando l’autocontrollo e il rispetto per l’altro.

    Se ricevono tutto subito continueranno a vivere l’attesa con insofferenza, insoddisfazione e frustrazione.

    Imparare a supportare la frustrazione dell’attesa aiuta i bambini a rafforzare la loro crescita psicologica e il rispetto degli altri, piccoli e grandi.

    Perché l’attesa è importante

    La capacità di attendere è indispensabile per affinare la capacità introspettiva e analitica e per sperimentare diverse abilità:

    • Osservare con attenzione le situazioni che stiamo vivendo e cogliere tutti i dettagli;
    • Individuare le differenze e concentrarsi sui diversi aspetti;
    • Comprendere e rispettare i bisogni altrui.

    Attendere significare “stare”, essere presenti, esserci. 

    Aspettare vuol dire “dare e prendersi tempo”.

    In questo, molto importante è dare ai bambini il buon esempio 😉

    Ritagliatevi il tempo per stare con i vostri figli in tranquillità senza fretta, durante il weekend ad esempio. Cercate poi di recuperare l’opportunità e la ricchezza che ci concedono l’attendere e l’aspettare. Non ve ne pentirete!

  • Educare alla libertà: alcuni interessanti spunti di riflessione

    educare alla libertà

    Oggi voglio parlarvi del concetto di “educare alla libertà“, fornendovi alcuni spunti di riflessione davvero interessanti.

    Avete mai riflettuto sul concetto di libertà?

    Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo?

    E quando la libertà si trasforma in licenza?

    Vi consiglio un’illuminante libro “I ragazzi felici di Summerhill”, di Alexander Neill: l’esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo.

    Il libro è scritto da Alexander Neill, educatore vissuto nel novecento che ha fondato, in Inghilterra, la scuola di Summerhill.

    L’esperienza della scuola “non repressiva” di Summerhill, a cui l’autore ha dedicato la sua esistenza, è un esempio geniale di reinserimento nella società di ragazzi disadattati, il quale dimostra soprattutto che il metodo della libertà funziona.

    Perché i ragazzi della sua scuola possono definirsi felici?

    Educare i bambini facendo appello alla loro curiosità e al loro istinto: è l’insegnamento della scuola di Summerhill, che negli anni Venti del ‘900 rappresentò un’occasione educativa rivoluzionaria.
     

    Questo libro suggerisce nuovi significati alle parole amore, approvazione, libertà.

    Lo scopo dell’educatore, lo scopo della vita, è quello di lavorare con gioia e di trovare la felicità. La felicità secondo Neill significa provare interesse per la vita.

    La scuola di Sumerhill

    Che cosa succedeva in questa scuola di così speciale da renderla un caso interessante?

    Innanzitutto, le lezioni sono facoltative 😉

    I bambini possono frequentarle o farne a meno, anche per anni se così desiderano.

    C’è un orario, ma vale solo per gli insegnanti.

    Di solito i bambini sono divisi in classi a seconda dell’età, ma talvolta anche a seconda degli interessi.

    Non vengono seguiti nuovi metodi didattici poiché non si dà eccessiva importanza alla didattica in se stessa.

    Come scrive Neill:

    Il bambino deve vivere la sua vita, non quella che i suoi ansiosi genitori pensano che dovrebbe vivere e nemmeno una vita che segue i precetti di un educatore che pensa di sapere dove stia il suo bene.
    Le interferenze ed i tentativi di guida da parte degli adulti producono solamente generazioni di automi.
    Non si può insegnare ai bambini la musica, o qualsiasi altra cosa, senza mutarli in qualche modo in adulti privi di volontà propria.

    E continua:

    Se uno dei genitori ha paura del futuro, si può dare con certezza una prognosi infausta per la salute dei figli. Questa paura, abbastanza stranamente, si manifesta nel desiderare che i figli imparino più di quanto egli ha imparato. Questo tipo di genitore non si accontenta di lasciar imparare Willy a leggere quando vuole farlo, ma teme che Willy sarà un fallimento nella vita se non lo si spinge. Genitori simili non sono capaci di lasciar andare il figlio al passo che gli é congeniale. si domandano: “se mio figlio ha dodici anni non sa leggere che probabilità ha di riuscire nella vita? Se non riesce a superare gli esami di ammissione ha diciotto anni che cosa gli rimane da fare se non un lavoro subalterno?” .
    Io invece, nel caso di un bambino che non fa progressi ho imparato ad aspettare e a osservare. Non ho mai dubitato che, alla fine, se non lo si molesta e non lo si danneggia, anche lui avrà successo nella vita.

    L’autogoverno

    Summerhill è una scuola auto governata in forma democratica.

    Ogni fatto collegato alla vita sociale o di gruppo, comprese le punizioni per le offese sociali, viene deciso mediante l’assemblea generale del sabato sera.

    Ogni membro del corpo insegnante ed ogni allievo, senza riguardo per l’età dispongono di un voto.

    Come funziona l’Assemblea Generale?

    All’inizio di ogni trimestre viene eletto un presidente che durerà in carica per una nuova seduta.

    Alla fine della seduta egli nomina il suo successore e la procedura si ripete per tutto il trimestre.

    Chiunque abbia un’accusa, una lamentela, un suggerimento o una nuova legge da proporre li può esporre dinanzi all’Assemblea.

    Secondo Neill:

    Non si darà mai troppa importanza ai benefici, sotto il profilo educativo, dello spirito sociale messo in pratica nelle Assemblee. A Summerhill gli allievi lotterebbero a morte per il diritto di governarsi da soli.
    A mio parere, vale più una sola Assemblea, dal punto di vista educativo, di un’intera settimana di lezioni su argomenti scolastici.
    E’ un’eccellente palestra in cui ci s’impratichisce nei discorsi in pubblico, e dove la maggior parte dei bambini parla bene e senza timidezza.
    Ho spesso sentito, da bambini che non sapevano né leggere né scrivere, discorsi pieni di buon senso.

    Ecco l’essenza di “educare alla libertà”: educare il bambino, ascoltare e rispondere ai suoi interessi e bisogni, senza pressioni o condizionamenti.

    Bibliografia

    Neill A, (2013), I ragazzi felici di Summerhill, Edizioni Red

  • Il gioco educativo: quali attività pratiche e creative da fare in casa

    gioco educativo

    Il gioco educativo è fondamentale per uno sviluppo sereno ed equilibrato del bambino.

    Conoscere e comprendere questo suo lato educativo è molto importante per proporre ai bambini attività pratiche e creative.

    In grado, cioè, di stimolare la loro mente e la loro creatività.

    Tutto ciò acquista un significato maggiore in questo particolare momento di emergenza sanitaria, dove i bambini sono costretti a trascorrere le giornate in casa.

    Non possono, infatti, andare a scuola, praticare sport o attività del tempo libero.

    Il gioco educativo

    Il gioco possiede una straordinaria valenza educativa. 

    Incrementa, infatti, varie funzioni, quali:

    • Cognitiva, ovvero le capacità pratiche e le conoscenze;
    • Emotiva, ovvero le capacità di gestire i conflitti;
    • Socializzante, in quanto permette di entrare in contatto con gli altri.

    Il gioco costituisce una parte integrante del suo mondo.

    Rappresenta, infatti, il suo modo di comunicare e il mezzo di scambio con cui include ed insieme domina la realtà circostante.

    Giocare permette al bambino di costruire progressivamente la sua identità, stimolando l’acquisizione di abilità sociali e relazionali. 

    Stadi di sviluppo del gioco

    In quanto strumento di crescita e di formazione, il gioco educativo può avere obiettivi differenti e può sviluppare competenze e abilità specifiche, in base alla fascia di età dei bambini a cui si rivolge.

    Ad ogni fascia di età, infatti, corrispondono capacità e abilità diverse, ad esempio:

    • La coordinazione;
    • La memoria;
    • L’associazione di idee;
    • La manipolazione.

    Starà quindi ad ogni educatore scegliere un gioco che sia adatto all’età dei bambini a cui è rivolto e calibrare la quantità di stimoli, regole e metodi educativi in base alle loro caratteristiche ed esigenze.

    Dalla nascita ai 2 anni

    Il primo stadio corrisponde allo stadio senso motorio, con giochi di esercizi volti proprio a sviluppare le capacità e l’intelligenza senso motoria.

    Qui sono da preferire giochi sensoriali di manipolazione e il gioco dei travasi con vari materiali per sviluppare la motricità fine, la concentrazione e la coordinazione.

    Dai 2 ai 7 anni

    In questo stadio si sviluppa l’intelligenza pre-operatoria, per cui il bambino inizia a comprendere la realtà che gli sta intorno ed avverte il desiderio di rappresentarla a suo modo.

    Il bambino inizia a sperimentare, infatti, il gioco simbolico, inteso proprio come modalità di relazione e di sperimentazione della realtà.

    Qui sono da preferire i giochi motori e di movimento, i giochi di memoria e di coordinazione.

    Dai 7 agli 11 anni

    Questo è lo stadio operatorio concreto e formale, in quanto il bambino è in grado di fare piccoli ragionamenti e inferenze.

    I bambini iniziano a sentire il bisogno di giochi più strutturati e progettati che prevedano anche la partecipazione degli adulti o dei coetanei.

    Nel Quarto Modulo del Ciclo di Incontri Formativi “EduchiAmo Noi Stessi” vedremo tutto questo!

    Di cosa parleremo

    Nella prima parte viene presentato il gioco educativo, con le sue caratteristiche e funzioni, focalizzando l’attenzione sull’importanza di differenziare e proporre i giochi in base all’età del bambino, in quanto ogni età ha bisogni e competenze differenti.

    Nella seconda parte vengono presentate le attività e i giochi da proporre ai bambini per fascia di età, con consigli e spunti pratici, facendo particolare riferimento all’arte di diversificare le varie attività.

    L’ultima parte, invece, è costituita da approfondimenti, teorici e pratici, su alcune attività e giochi che permettono lo sviluppo di particolari competenze e abilità nei bambini: dai giochi di manipolazione e di costruzione, ai giochi motori e sensoriali, fino al gioco simbolico.

    Non esitate a scriverci per informazioni.

    Vi aspettiamo!!

    Bibliografia

    Shaffer H. R, (2004), Psicologia dello sviluppo. Un’introduzione, Raffaello Cortina Editori

    Garvey C, (2009), Il gioco. L’attività ludica come apprendimento, Armando Editore

  • Regole, tempi e routine: consigli pratici per organizzare la giornata

    organizzare la giornata

    In questo particolare momento che stiamo vivendo è molto importante trovare una nuova routine e organizzare la nostra giornata in casa al meglio.

    I bambini sono a casa da scuola, non possono praticare sport, le attività del tempo libero o vedere gli amici.

    Ciò ha, dunque, modificato le routine famigliari, scolastiche e lavorative e ha sollevato in tantissimi genitori domande, dubbi e incertezze rispetto al benessere e la sicurezza dei loro bambini.

    L’assenza dalla scuola e la ridotta socialità possono generare in loro ansia e paura.

    In questi casi, le regole e le routine sono ancora più importanti per il benessere e la sicurezza dei bambini.

    Mantenere una routine e organizzare la giornata al meglio possono, infatti, aiutare a dare calma e serenità ai bambini.

    Il ruolo di regole e routine

    Creare e instaurare delle routine con i bambini è molto importante e lo è, soprattutto, in questo momento dove le abitudini quotidiani sono cambiate in modo molto veloce.

    Una routine altro non è che una sequenza di attività che si ripete nel tempo, in modo prevedibile.

    Essa, in questo senso, è rassicurante e riduce moltissimo l’ansia del non sapere che cosa accadrà.

    Proprio perché è prevedibile e organizzata ci permette di affrontare il cambiamento o gli eventi stressanti; questo vale anche per i bambini.

    La routine rende l’ambiente comprensibile al bambino, così è in grado di interiorizzare ciò che viene prima e ciò che viene dopo.

    L’importanza di mantenere una routine

    Gli orari e le attività vanno riprogrammati e ridefiniti e sarà necessario definire una nuova routine famigliare, incastrando tutte le attività e i compiti di ogni membro della famiglia.

    Cercate di rispettare comunque gli orari e le vostre principali abitudini, cercando di mantenere una certa regolarità, in modo da non perdere il ritmo quotidiano.

    Cercate, quindi, di rispettare l’orario della sveglia mattutina, possibilmente sempre allo stesso orario, e dei pasti.

    Inoltre, ricordate di coinvolgere i vostri figli nella programmazione delle attività della giornata: chiedete anche a loro come pianificare le varie attività e ascoltateli, si sentiranno partecipi e responsabili.

    Sentendosi partecipi saranno anche più propensi a rispettare volentieri 😉

    Fate anche insieme a loro un bel cartellone con raffigurate le cose da fare durante la giornata e i tempi da rispettare.

    Ed è proprio di regole, routine e tempi che parleremo nel Modulo 2 del Ciclo di Incontri Formativi “EduchiAmo Noi Stessi”.

    Di cosa parleremo

    Nella prima parte di questo modulo viene descritto il concetto di regola, fondamentale in educazione, le sue caratteristiche e le sue funzioni nella crescita e nello sviluppo dei bambini.

    Dare regole chiare e comprensibili, ma soprattutto condivise e partecipate, è fondamentale per uno sviluppo positivo e coerente.

    Vedremo insieme come è possibile definire delle regole partecipate, con tanti consigli e strumenti pratici.

    Nella seconda parte, invece, viene descritto il concetto di routine, le sue caratteristiche e la sua funzione, focalizzando l’attenzione su come è possibile instaurare routine positive e come organizzare al meglio i tempi e le attività della giornata.

    La terza parte è dedicata al cambiamento e alle emergenze che possono modificare le routine quotidiane già presenti, come sta accadendo in questo particolare momento.

    Viene, dunque, presentato, con consigli e strumenti pratici, come modificare regole, routine e ridisegnare la giornata per fronteggiare la particolare emergenza che stiamo vivendo e che ci obbliga a stare tutti in casa.

    I risultati attesi sono proprio quelli di:

    • Conoscere l’approccio educativo alle regole e alle routine positive;
    • Organizzare la giornata al meglio;
    • Essere in grado di instaurare routine positive e funzionali e ridisegnare regole, tempi e routine in situazioni di emergenza.

    incontri formativi

    Per informazioni scriveteci 😉

    Vi aspettiamo!

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