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Approfondimenti

  • Come interpretare il disegno dell’albero e della casa dei bambini

    disegno dell'albero

    Nell’articolo precedente abbiamo visto l’importanza del disegno infantile nella crescita dei bambini.

    Disegnare, infatti, per i bambini rappresenta il modo migliore per comunicare ed esprimere il proprio mondo interiore e le emozioni.

    L’esperienza personale, dunque, entra nel disegno. 

    Saper interpretare i disegni dei bambini è molto importante, in quanto permette di capire cosa provano e cosa pensano.

    Il disegno dell’albero e della casa sono tra i disegni più comuni dei bambini.

    Vediamo insieme cosa potete osservare 😉

    Il disegno dell’albero

    L’albero disegnato diventa la proiezione del bambino che lo disegna.

    Si sviluppa verso l’alto, la parte inferiore dell’albero simbolizza l’origine della vita, l’elemento inconscio.

    La parte superiore rappresenta, invece, l’espressione dell’Io verso il mondo esterno, verso il futuro.

    Nel disegno dell’albero è possibile distinguere:

    • Un nucleo stabile, radici, fusto, rami;
    • Gli elementi di decorazione, foglio, fiori, frutta.

    Le radici sono spesso nascoste e forniscono nutrimento.

    Ancorano l’albero alla terra dandogli stabilità.

    Rappresentano, dunque, la parte più primitiva inconscia e istintuale dell’Io, e sono anche espressione del senso di sicurezza di cui il soggetto dispone, in quanto capace di radicarsi nella realtà concreta della sua esperienza esistenziale.

    Il tronco rappresenta, invece, l’Io così come si è strutturato attraverso l’esperienza evolutiva.

    Può essere un Io forte, debole, traumatizzato.

    La chioma è significativa della capacità del soggetto di entrare in relazione con l’ambiente, di espandersi nello spazio sociale.

    E’ anche indicativa della sua vita mentale, delle sue aspirazioni, dei suoi interessi ed ideali.

    Cosa osservare

    Nel disegno dell’albero è importante osservare, innanzitutto, la linea del terreno: se manca può indicare mancanza di stabilità emotiva e personale.

    Un tronco molto sottile può essere associato a persone molto sensibili e delicate.

    Al contrario, un tronco molto ampio può indicare impulsività, alta emotività e scarsa capacità di autocontrollo.

    Tronchi, invece, con irregolarità, macchie, vuoti, punte possono indicare la presenza di paure, traumi, emozioni represse, inibizione.

    La base del fusto allargata a destra può indicare prudenza, diffidenza, timidezza.

    Mentre, la base del fusto allargata a sinistra può indicare attaccamento al passato e inibizione.

    La chioma con rami può indicare una persona impulsiva, mentre se è disegnata con tante foglie può indicare una persona vivace.

    La chioma con i frutti può indicare che la persona ha degli obiettivi e dei desideri da realizzare.

    Il disegno della casa

    La casa simboleggia l’immagine di sé e rimanda all’idea di calore e di affetto famigliare.

    Se disegnata grande e accogliente, con le finestre aperte: il bambino vive rapporti positivi e buona disponibilità con il mondo esterno.

    Invece, se disegnata piccola, con porta e finestre chiuse, il bambino potrebbe non essere aperto al mondo esterno e vivere una condizione di ritiro emotivo.

    Le finestre rappresentano gli occhi sul mondo esterno, così come la porta rappresenta il contatto con il mondo esterno.

    Di grande importanza è il camino:

    • Se è presente e ha il fumo può essere indice di presenza e calore parentale;
    • Se non è presente o non ha il fumo può essere, invece, indice di carenza affettiva.

    Disegnare la casa con il recinto può significare una difficoltà di contatto con il mondo esterno.

    Molto importante è la presenza di un sentiero o di una strada che conduce alla casa: simbolo di un buon rapporto e apertura verso il mondo esterno.

    Per approfondimenti non esitate a contattarci 😉

  • Il disegno infantile dei bambini: ecco cosa osservare

    disegno infantile

    Il disegno infantile è un importante mezzo di comunicazione e espressione della personalità dei bambini.

    Disegnare per i bambini rappresenta il modo migliore per comunicare ed esprimere il proprio mondo interiore e le emozioni.

    Tramite il disegno, infatti, il bambino esprime se stesso, il proprio vissuto interiore, le proprie emozioni e sentimenti.

    L’esperienza personale, dunque, entra nel disegno. 

    Saper interpretare i disegni dei bambini è molto importante, in quanto permette di capire cosa provano e cosa pensano.

    Insieme vedremo alcune linee guida che possono essere seguite per comprendere il significato del disegno infantile. 

    Alcuni, possiamo chiamarli, campanelli d’allarme da osservare e comprendere per poi, eventualmente, richiedere il parere di un pedagogista esperto.

    Le fasi del disegno infantile

    La prima forma di comunicazione del bambino è lo scarabocchio.

    I primi disegni dei bambini sono realizzati con movimenti casuali e non controllati, il risultato sul foglio è un insieme confuso e disordinato di linee, circolari o spezzate, in cui non si individuano immagini socialmente condivise.

    Ciò che il bambino proietta sulla carta non è una copia della realtà che lo circonda, bensì la percezione delle proprie emozioni, fantasie, in rapporto con la realtà stessa.

    Gli scarabocchi hanno dei tratti comuni in tutti i bambini di una stessa età ed infatti lo sviluppo dell’attività grafica pittorica è universale.

    12-18 mesi: lo scarabocchio disordinato

    Sul foglio sono tracciati segni casuali tutti con direzioni diverse.

    I segni disordinati tenderanno a disporsi sul foglio sullo stesso lato con cui il bambino impugna il colore.

    Mentre scarabocchia il bambino muove il braccio con movimenti “centrifughi”, ovvero che partono dalla base del foglio per allontanarsi verso l’esterno, la parte superiore del foglio e la più lontana da sé.

    18-24 mesi: lo scarabocchio ordinato

    Iniziamo a riconoscere le prime forme.

    Grazie all’interazione con l’adulto e con i pari i suoi disegni casuali assumeranno un significato.

    2-3 anni: lo scarabocchio imitativo

    Durante tale fase il bambino imita i gesti che l’adulto compie sul foglio e tale processo imitativo diviene un mezzo importante per scaricare la propria energia psichica ed esprimere il “suo mondo interiore”.

    Vi è un bisogno espressivo innato di sottolineare, attraverso gli scarabocchi, l’affermazione della propria esistenza.

    Vi è una conquista sempre più consapevole del mondo e degli spazi che lo circondano.

    4-5 anni: le prime figure umane

    Assistiamo ad una compiutezza grafica espressiva nella quale si esprime una più compiuta percettività della realtà ed una risposta grafica maggiormente organizzata.

    Iniziano ad apparire nei disegni spontanei infantili i primi abbozzi di figure umane e di oggetti strutturati.

    I colori iniziano ad essere utilizzati in maniera consapevole e rappresentano una giusta imitazione della realtà circostante, che si riduce come spazi occupati sul foglio in relazione alla maggiore specificità del mondo percepita dal bambino.

    Cosa osservare

    Il foglio è lo spazio psichico entro il quale il bambino si muove.

    Per prima cosa, dovete prestare attenzione alla collocazione del disegno sul foglio.

    • Centrale: è la posizione più comune, indica un buon adattamento all’ambiente, equilibrio, sicurezza
    • Verso il lato destro: del foglio: estroversione, orientamento verso il futuro,  o ribellione;
    • Verso il lato sinistro: del foglio: introversione, egocentrismo, orientamento verso il passato, indecisione, timore;
    • In alto: rifugio nella fantasia, idealizzazione;
    • In basso: ricerca di appoggio, poca autostima, sensazione di essere schiacciati dall’ambiente;
    • Ai margini del foglio: timidezza, insicurezza, bisogno di appoggio, sostegno.

    Molto importante è la pressione sul foglio.

    • Media e costante: normale e stabile adattamento;
    • Discontinua: instabilità emotiva, ansia;
    • Pesante: tensione interna;
    • Molto leggera: insicurezza, timidezza, indecisione, introversione.

    Anche la tipologia del tratto.

    • Fermo: sicurezza di sé;
    • Incerto, discontinuo: insicurezza, scarsa autostima;
    • Ripassato: insicurezza;
    • Interrotto: insicurezza, tendenza all’isolamento.

    La figura umana

    Da non sottovalutare è anche la dimensione della figura umana.

    Ricordate che nei bambini una dimensione media e armonica viene raggiunta con l’età: entro i 12 anni circa.

    La misura della figura umana deve essere valutata in relazione alla dimensione del foglio.

    • Molto grande: riempie tutto il foglio, nei bambini al di sotto dei 6 anni è normale! Estroversione, tendenza a imporre il proprio essere;
    • Esageratamente grande: supera i bordi del foglio, irrequietezza;
    • Molto piccola: inadeguatezza, bassa autostima, ricerca di appoggio;
    • Frontale: buon adattamento, atteggiamento comunicativo positivo.

    Nei prossimi articoli vedremo cosa osservare nel disegno dell’albero e della casa 😉

  • Attività educative al centro estivo: quali proporre in modo educativo

    attività educative

    In questo articolo vedremo insieme quali attività educative proporre ai bambini nei centri estivi, in riferimento all’emergenza sanitaria e alle linee guida ministeriali e regionali.

    Le linee guida esprimono chiaramente la necessità di svolgere attività in piccolo gruppo e principalmente all’aria aperta.

    Attività in piccolo gruppo

    Per garantire il distanziamento fisico i bambini saranno suddivisi in piccoli gruppitenendo conto del seguente rapporto numerico bambini-operatori:

    • 3-5 anni, rapporto di un adulto ogni 5 bambini;
    • 6-11 anni, rapporto di un adulto ogni 7 bambini;
    • 12-17 anni, rapporto di un adulto ogni 10 bambini.

    I piccoli gruppi saranno definiti all’inizio del centro estivo tenendo conto del sopra citato rapporto numerico, con lo stesso educatore di riferimento per tutto lo svolgimento delle attività.

    I piccoli gruppi possono essere contraddistinti da un colore o da un simbolo, in modo da creare appartenenza, coesione e interdipendenza.

    Possono essere previsti durante la giornata momenti di condivisione tra tutti i piccoli gruppi, sicuramente in giardino, mantenendo le distanze e indossando i dispositivi di protezione individuale.

    Questo è molto importante per favorire, nonostante i distanziamenti, la socializzazione e la comunicazione tra tutti i bambini.

    Quali attività educative proporre?

    Sono da privilegiare le attività all’aria aperta, o di outdoor education, da svolgere in giardino, predisponendo angoli specifici con zone d’ombre.

    Le attività educative da proporre ai bambini devono essere principalmente pratiche, in modo da stimolare la loro mente e la loro creatività.

    Una grande attenzione, infatti, deve essere posta all’organizzazione degli spazi dove svolgere le varie attività.

    Predisporre una pluralità di spazi o angoli tematici con materiali strutturati ad hoc.

    Ecco qualche esempio 😉

    Arte e creatività

    Svolgono un ruolo importante nell’educazione dei bambini, in quanto aiutano a stimolare il pensiero, sviluppare le potenzialità, la crescita intellettuale e la capacità di risolvere i problemi in modo autonomo.

    Secondo Dewey, “l’arte è il mezzo più indicato per utilizzare, in maniera costruttiva, l’energia creativa racchiusa nel bambino”.

    L’arte coinvolge tutti i sensi del bambino e ne rafforza le competenze cognitive, socio-emozionali e multisensoriali.

    Attività motorie

    Lo sport fa bene sia al fisico che alla mente e li aiuta a crescere e svilupparsi in modo sano e armonioso.

    I bambini che lo praticano rafforzano il corpo, ma apprendono anche l’importanza di valori fondamentali come l’amicizia, la solidarietà, l’autodisciplina, la fiducia in sé stessi.

    Lo sport educa alla disciplina e all’organizzazione, insegna l’importanza dell’impegno, e incrementa l’autostima.

    Natura

    Esiste un legame speciali tra i bambini e la natura con immense potenzialità educative.

    È importante proporre ai bambini di giocare con la terra, con la sabbia, con i materiali naturali, a contatto con la natura per sviluppare la creatività.

    Valorizzare dunque le esperienze educative sullo star fuori, assumendo l’ambiente esterno come spazio di formazione, dove esperienze e conoscenze sono strettamente correlate.

    I bambini amano fare esperienze all’aria aperta, imparano meglio e prima, crescono più sicuri, creativi, indipendenti.

    Il “fuori” offre ai bambini una pluralità di stimoli per conoscere attraverso i sensi e per fare esperienze significative, conoscere e apprendere attraverso i materiali che la natura offre.

    Alimentazione e cucina

    Il cibo è una parte importante della vita dei bambini e il rapporto che si instaura con esso inizia sin dalla tenera età.

    Educare i bambini ad un’alimentazione sana è molto importante per lo sviluppo del loro benessere psicofisico.

    Promuovere laboratori di educazione alimentare, così come laboratori di cucina, è fondamentale per coltivare nei bambini un buon rapporto con il cibo, trasmettendo loro l’importanza di ogni ingrediente.

    Educazione alle emozioni

    Le emozioni sono come uno spettro di colori, ci attraversano, ma non sempre siamo capaci di dare loro un nome.

    Per questo motivo è importante imparare fin da piccoli a riconoscerle e a gestirle, per uno sviluppo equilibrato.

    I bambini provano emozioni che hanno bisogno di essere riconosciute e interpretate.

    Fondamentali sono i laboratori con tante attività dedicate all’ascolto e al dialogo sulle emozioni per educare i bambini a riconoscerle, comprenderle e gestirle.

    Disegno

    Il disegno è uno dei primi linguaggi che il bambino utilizza, solo dopo i movimenti del corpo e l’emissione di suoni.

    Nel disegno il bambino esprime se stesso e il proprio mondo interiore: da un disegno possono trasparire emozioni, che colorano la vita.

    Dietro a quello che a noi può apparire come uno scarabocchio c’è un mondo, reale o fantastico.

    Il disegno è il luogo della creatività, della conoscenza, della sperimentazione, della scoperta e dell’autoapprendimento, dove tutto parte dal gioco.

    Il disegno è una palestra per la mente, nella quale si sviluppano capacità di osservazione, con gli occhi e con le mani, e si impara a guardare la realtà con tutti i sensi.

  • Outdoor education e centri estivi: le attività all’aria aperta

    outdoor education

    Nel precedente articolo abbiamo visto le linee guida da conoscere e seguire scrupolosamente per l’apertura dei centri estivi.

    Uno degli aspetti principali è quello di privilegiare attività all’aria aperta o di “outdoor education”.

    “Troverai più cose nei boschi che nei libri.
    Gli alberi e i sassi ti insegneranno cose che nessun uomo ti potrà dire.” 
    Bernard di Clairvaux

    Cosa è l’outdoor education

    Racchiude una vasta area di pratiche educative il cui comune denominatore è la valorizzazione dell’ambiente esterno nelle sue diverse configurazioni, assunto come ambiente educativo.

    Può essere definita come un insieme di pratiche educative-didattiche che si basano sull’utilizzo dell’ambiente naturale come spazio privilegiato per le esperienze e per l’educazione.

    Si propone, dunque, come una delle vie percorribili per dare qualità al processo educativo, attraverso la ricchezza degli stimoli che gli ambienti esterni possono garantire.

    Il suo principio fondamentale, infatti, riguarda la possibilità esplorativa e osservativa che il bambino può sviluppare entrando a diretto contatto con l’ambiente esterno, luoghi reali dove vive la sua quotidianità.

    Questa filosofia educativa segue l’idea pedagogica dell’”imparare facendo”, potenziata da un altro elemento: l’attenzione al luogo in cui si opera, quello esterno.

    Questa pedagogia deve mirare al metodo e abbandonare le nozioni fini a se stesse.

    Dunque, ciò che realmente conta è la ricerca e lo sviluppo delle capacità critiche.

    L’indagine tramite l’esperienza diretta è la sintesi di questo nuovo metodo.

    Il principio fondamentale è, quindi, che si apprende facendo e che il bambino è il protagonista attivo del processo educativo, e non un ricevente passivo dell’azione dell’adulto.

    L’esterno come luogo di apprendimento

    Nella prospettiva dell’outdoor education l’ambiente esterno è visto come luogo privilegiato per lo sviluppo psicofisico dell’individuo nell’età evolutiva.

    Le attività esperienziali basate sulla creatività e multisensorialità sono, infatti, momenti preziosi per la maturazione delle capacità di autoregolazione.

    Il contatto con la natura è, quindi, fonte primaria di:

    • Esperienze sensoriali e percettive;
    • Curiosità;
    • Creatività;
    • Interazione, con i pari e gli adulti, attraverso lo svolgimento di giochi e attività di gruppo.

    La natura aiuta a promuovere la percezione della realtà attraverso tutti i sensi, ampliando la gamma dell’esperienza al di là delle modalità visive e uditive oggi predominanti.

    Punti di forza

    I boschi, i giardini, i campi, dal punto di vista pedagogico, rappresentano vere e proprie risorse per un’educazione efficace, stimolando la creatività, il rispetto per l’ambiente e un’interazione attiva ricca di stimoli.

    Nell’outdoor education vengono potenziate maggiormente:

    • Le abilità senso-motorie;
    • La cooperazione;
    • La collaborazione tra pari e le relazioni intra-generazionali;
    • Le opportunità di esplorare e sperimentare in un ambiente non statico e chiuso come ad esempio, l’aula scolastica;
    • La creatività e la curiosità;
    • Il problem-solving.

    Predisporre gli spazi all’aperto

    Nel lavoro educativo la predisposizione degli spazi è un’attività molto importante; questo vale anche per l’outdoor e, soprattutto, in riferimento alle linee guida covid-19.

    Innanzitutto, occorre differenziare gli spazi in modo funzionale, ovvero articolare l’ambiente esterno in una pluralità di spazi diversi che possiedono una specifica valenza educativa.

    In questo modo, inoltre, si favorisce la stabilità dei piccoli gruppi di gioco e la qualità delle relazione.

    Fondamentale è la delimitazione  degli spazi, ovvero la creazione di barriere percettive per formulare uno spazio ordinato e non dispersivo.

    Per esempio: siepi, aiuole, sassi, tronchi adagiati orizzontalmente, recinti, muretti.

    Occorre poi offrire ai bambini una ricca possibilità di azione, creando aree che plasmino possibilità di apprendimento.

    Ecco alcune idee:

    • Zone di quiete: garantiscono angoli di tranquillità, di ascolto e di osservazione indisturbata della natura, in genere è uno spazio contenuto, delimitato da recinti naturali, con dei tronchetti per sedersi;
    • Zone di movimento attivo: sostengono l’esercizio di attività attraverso percorsi sensoriali o di costruttività. I bambini possono camminare, salire, scendere, arrampicarsi, sedersi, stare in equilibrio grazie a materiali naturali ben predisposti, come tronchi e balle di fieno;
    • Zone di cura: dedicate al relazionarsi con gli altri e a prendersi cura della natura. Possono contenere piante, orto e anche animali domestici, di cui prendersi cura.

    L’Outdoor Education è sicuramente una delle vie percorribili per dare qualità al processo educativo, uno stile di insegnamento unico, che, attraverso la ricchezza degli stimoli che gli ambienti esterni possono garantire, fornisce numerosi vantaggi sul piano interdisciplinare e la crescita psicofisica dell’individuo.

  • Linee guida per i centri estivi: cosa fare e cosa sapere

    linee guida per i centri estivi

    Il Dipartimento per le politiche della famiglia ha pubblicato le tanto attese linee guida per i centri estivi.

    Esse contengono le regole da seguire per favorire le opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza Covid-19.

    Il centro estivo può rispondere al diritto fondamentale dei bambini alla socialità e all’educazione e di evitare che le famiglie, soprattutto quelle più fragili, siamo lasciate sole.

    Deve, infatti, essere bilanciato:

    • Il diritto all’educazione e alla socialità dei bambini;
    • La tutela della salute loro, degli educatori e delle famiglie.

    Il tutto seguendo linee guida e buone pratiche in grado rispettare le norme di sicurezza e prevenzione.

    Il centro estivo deve basarsi su un progetto educativo e pedagogico pensato e strutturato ad hoc, per permettere ai bambini di svolgere attività educative nella più completa sicurezza e tutela.

    Un progetto pedagogico con modalità educative e soluzioni creative, responsabili e sicure per una graduale ripresa della vita sociale e all’aria aperta dei più piccoli.

    Di seguito, alcuni aspetti fondamentali presenti nelle linee guida per i centri estivi.

    Accessibilità

    Possono accedere al centro estivo i bambini che hanno compiuto i 3 anni di età.

    Per garantire l’omogeneità i bambini possono essere suddivisi in sottofasce di età, come segue:

    • 3 – 5 anni, fascia relativa alla scuola dell’infanzia;
    • 6 – 11 anni, fascia relativa alla scuola primaria;
    • 12 – 17 anni, fascia relativa alla scuola secondaria.

    Deve essere prevista una graduatoria per le iscrizioni con criteri di priorità, per garantire il sostegno ai bisogni delle famiglie con maggiori difficoltà nella conciliazione fra cura e lavoro.

    Per esempio situazioni con entrambi i genitori lavoratori, nuclei familiari monoparentali, impossibilità di smart-working, condizioni di fragilità.

    Accoglienza: criteri di entrata/uscita e triage

    Per evitare assembramenti l’ingresso dei bambini al centro estivo deve essere scaglionato ogni 10/15 minuti.

    Il punto di accoglienza è posto al di fuori della struttura, per evitare che gli adulti accompagnatori entrino negli spazi interni.

    All’ingresso deve essere prevista una vera e propria procedura di “triage”, chiedendo ai genitori o agli accompagnatori, con delega, se il bambino o l’adolescente ha avuto la febbre, tosse, difficoltà respiratoria o è stato male a casa.

    Dopo aver igienizzato le mani e verificato la temperatura corporea, il bambino può accedere alla struttura accompagnato da un operatore.

    Garantire attività a piccoli gruppi

    Per garantire il distanziamento fisico i bambini saranno suddivisi in piccoli gruppi, tenendo conto del seguente rapporto numerico bambini-operatori:

    • 3-5 anni, rapporto di un adulto ogni 5 bambini;
    • 6-11 anni, rapporto di un adulto ogni 7 bambini;
    • 12-17 anni, rapporto di un adulto ogni 10 bambini.

    I piccoli gruppi saranno definiti all’inizio del centro estivo tenendo conto del sopra citato rapporto numerico, con lo stesso educatore di riferimento per tutto lo svolgimento delle attività.

    La stabilità dei gruppi e degli operatori è fondamentale per tracciare casi potenziali di contagio.

    Privilegiare attività all’aria aperta

    Le attività all’aria aperta o “outdoor education” sono da privilegiare rispetto alle attività al chiuso, se non in casi di necessità.

    In caso di attività in spazi chiusi deve essere garantita un’abbondante aerazione dei locali, con finestre aperte per la maggior parte del tempo.

    Igiene e pulizia

    Devono essere rispettati e garantiti i principi generali di igiene e pulizia, prestando particolare attenzione al distanziamento, all’igiene delle mani e all’uso della mascherina da parte degli operatori e dei bambini sopra ai 6 anni.

    Le superfici saranno frequentemente sanificate e i bagni igienizzati dopo ogni utilizzo, garantendo una disinfezione giornaliera.

    Sarà prevista la pulizia approfondita (almeno giornaliera) delle attrezzature utilizzate, il lavaggio delle mani dopo ogni attività, attenzione alla non condivisione di posate e bicchiere da parte dei bambini.

    Selezione e formazione degli educatori

    Il personale educativo deve essere selezionato sulla base di requisiti di formazione e di esperienza, prevedendo un numero di supplenti disponibili in caso di necessità.

    Tutto il personale, prima dell’inizio delle attività con i bambini, sarà formato in merito alle norme igienico sanitarie sui temi della prevenzione del Covid-19, nonché per gli aspetti di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

    Il ruolo del coordinatore pedagogico

    Le linee guida per i centri estivi richiedono la presenza di un coordinatore pedagogico qualificato per organizzare, gestire e monitorare lo svolgimento delle attività.

    Nello specifico:

    • Coordinare lo svolgimento delle attività educative e organizzative e l’operato del personale educativo;
    • Monitorare lo svolgimento dell’esperienza educativa per valutarne l’efficacia e il rispetto degli obiettivi progettuali;
    • Supervisione  lo svolgimento delle attività in riferimento al progetto educativo;
    • Fornire agli educatori un supporto e un sostegno nello svolgimento del lavoro educativo.

    Il centro estivo necessita di una puntuale e attenta pianificazione e organizzazione degli spazi per svolgere le varie attività a piccolo gruppo.

    Noi, in qualità di pedagogisti, ci occupiamo di ideare un progetto pedagogico ad hoc con tutte le attività educative da svolgere nei centri estivi.

    Contattaci per approfondire 😉

  • I diritti dei bambini: il diritto alla socializzazione e all’inclusione

    diritti dei bambini

    I diritti dei bambini

    Nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, approvata il 20 Novembre 1989 a New York dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

    I bambini hanno diritto alla vita, nonché diritto alla salute e alla possibilità di beneficiare del servizio sanitario, hanno diritto di esprimere la propria opinione e ad essere informati.
    I bambini hanno diritto al nome, tramite la registrazione all’anagrafe subito dopo la nascita, nonché alla nazionalità, hanno il diritto di avere un’istruzione, hanno il diritto di giocare e il diritto ad essere tutelati da tutte le forme di sfruttamento e di abuso.

    La Convenzione, infatti, si basa su quattro diritti fondamentali dei bambini:

    • Nessuna discriminazione: i diritti devono essere garantiti a tutti i minori senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori;
    • Superiore interesse del minori in ogni situazione problematica;
    • Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino;
    • Ascolto delle opinioni del minore, in tutti i processi decisionali che li riguardano.

    Ma, conosciamo davvero i diritti dei bambini?

    La cronaca ci porta oggi a chiederci se, oltre a conoscerli e a diffonderli, li sappiamo anche difendere e facciamo del nostro meglio per proteggere e tutelare i diritti di bambini e bambine iniziando dalle nostre case.

    La socializzazione e l’inclusione scolastica

    Sin dalla nascita l’individuo ha bisogno di instaurare delle relazioni affettive che lo facciano sentire legato in modo stabile a persone, luoghi e cose.

    Durante tutta la sua esistenza tende a cercare i suoi simili e a creare con loro dei rapporti affettivi.

    In sociologia infatti la persona è un essere sociale che si definisce attraverso l’interazione con gli altri, dapprima nella primaria cellula sociale che è la famiglia, e poi negli altri contesti sociali nei quali, crescendo, si trova ad esprimere la sua personalità.

    La socializzazione è un processo lento e inarrestabile che porta ciascun individuo a far parte di una società perché da essa ed in essa apprenderà e userà le norme, i comportamenti, i ruoli e le istituzioni di cui la stessa società si compone.

    Pertanto la socializzazione è un processo che dura tutta la vita, ma può essere suddivisa in due fasi principali: la socializzazione primaria e secondaria.

    La socializzazione primaria e secondaria

    La socializzazione primaria si realizza nel corso dei primissimi anni, soprattutto all’interno della famiglia.

    In questa fase il bambino comincia ad apprendere l’insieme delle norme e delle regole che governano la vita sociale, per cui si formano le competenze sociali di base.

    Nella socializzazione secondaria, invece, avviene il processo di formazione delle competenze specifiche necessarie allo svolgimento dei ruoli adulti.

    Si attua prevalentemente al di fuori della famiglia (scuola, chiesa, gruppo dei pari) e prosegue per tutto il ciclo di vita.

    Il ruolo della scuola nella socializzazione

    La scuola è il luogo dove avviene pienamente il processo di socializzazione.

    Quando il bambino comincia ad andare a scuola, anche i coetanei assumono progressivamente un ruolo importante ai fini del suo processo evolutivo.

    E’ anche in questa fase, infatti, che si scatenano le prime tensioni emotive come ad esempio, paura, confusione, curiosità, momenti che vengono stimolati e compresi soprattutto nella fase del gioco.

    Se in famiglia si costruiscono i primi importanti legami affettivi e si interiorizzano le norme e i valori più elementari, a scuola si costruiscono i primi comportamenti sociali e si acquistano competenze via via più specifiche.

    La scuola riveste sicuramente nella società contemporanea una posizione centrale nel sistema educativo e sociale.

    La partecipazione sociale e l’amicizia sono elementi sempre più centrali della cultura dei coetanei.

    Inoltre, una crescente differenziazione sociale e la presenza di conflitti nelle relazioni sociali sono aspetti caratteristici nel corso dell’infanzia fino all’adolescenza.

    Il bambino, per acquisire consapevolezza delle proprie forze e dei propri limiti, ha bisogno di confrontarsi e di interagire con altri che siano simili a lui e di confrontarsi con la diversità.

    Solo così imparerà a tenere a freno le proprie pretese e la voglia di stare al centro dell’attenzione, raggiungendo un assetto emotivo completo ed equilibrato.

    Il diritto a socializzare

    I bambini hanno il diritto di socializzare e giocare insieme ai propri coetanei.

    Come abbiamo visto il ruolo della scuola nello sviluppo delle abilità sociali è fondamentale in quanto permette ai bambini di entrare in contatto e relazionarsi con altri bambini.

    Nel particolare momento che stiamo vivendo, dove i bambini non stanno frequentando la scuola o vedendo i coetanei, questa dimensione relazionale non è presente.

    Ciò può rappresentare un significativo problema per lo sviluppo affettivo e relazionale dei bambini.

    Nell’attesa della riapertura delle scuole o almeno dei centri estivi, ecco un consiglio 😉

    Proponete ai vostri figli tante attività pratiche e creative da fare in casa o in giardino.

    Leggete questo nostro articolo proprio in merito alle varie attività da fare in casa  https://nonsolopedagogia.it/il-gioco-educativo/

    Per approfondimenti non esitate a contattarci 😉

  • Riapertura delle scuole dell’infanzia: l’importanza di ripartire dai bambini

    riapertura delle scuole dell'infanzia

    Sono tante e diverse le informazioni riguardanti la riapertura delle scuole dell’infanzia.

    Ad oggi, tuttavia, esiste un’unica certezza: riaprire le scuole non può significare tornare nella scuola che conoscevamo prima, con gli stessi spazi, la stessa organizzazione.

    È necessario inventare una scuola nuova.

    Per una riapertura delle scuole dell’infanzia

    Come sappiamo, il Comitato Tecnico Scientifico ha consigliato al Governo di non riaprire le scuole a maggio prospettando quindi settembre.

    In ogni caso, ogni proposta dovrà tenere necessariamente conto di due vincoli:

    • Il distanziamento con riorganizzazione di spazi e arred;
    • La rilevazione puntuale della percentuale di genitori che veramente non hanno a chi lasciare i figli nel tempo mensa visto come la principale fonte di un possibile contagio.

    La domanda da farsi, dunque, non riguarda il “se” e “quando” apriranno le scuole o i servizi all’infanzia, ma il “come”, poiché i tempi e gli spazi non potranno più essere realizzati come prima.

    Le ragioni sanitarie indicano l’impossibilità di riaprire le scuole, ora, per vari motivi.

    Il virus si diffonde con più facilità negli ambienti chiusi, le nostre scuole hanno un numero assai elevato di alunni per classe.

    Non sarà facile trovare risposte che rispondano alla sicurezza sanitaria senza sminuire il diritto allo studio, soprattutto nelle fasce di età più basse.

    Occorre una proposta che consenta di far partire il prossimo anno scolastico in sicurezza.

    Nel frattempo, però, molti genitori stanno tornando al lavoro ed è necessario trovare soluzioni educative e di sostegno alla genitorialità, già ora, nel periodo che precede e prepara la riapertura.

    La didattica a distanza all’infanzia?

    La didattica a distanza, come sappiamo, ha permesso dalla scuola primaria in su di continuare con l’apprendimento.

    Per i più piccoli no: la didattica qui segue, infatti, modalità più leggere e diverse.

    La scuola dell’infanzia è una scuola fatta di contatto, di carezze, di manipolazione.

    E’ un’ambiente educativo fatto di esperienze concrete che valorizza il gioco in tutte le sue forme come occasione di apprendimento.

    Privilegia il fare concreto, il contatto diretto con le cose e gli ambienti, anche per orientare e guidare la naturale curiosità dei bambini.

    In questo senso, la didattica a distanza è indubbiamente riduttiva e inadatta.

    La maestra, per i bambini di 3 anni, è il primo punto di riferimento al di fuori della famiglia, e sicuramente ne hanno subito il distacco.

    Le insegnanti possono si mantenere, in questo periodo, i rapporti con le famiglie e con i bambini a distanza, ma non sarà mai la stessa cosa.

    Quali opportunità per i bambini e le famiglie

    Innanzitutto, per capire cosa e parlare di una riapertura delle scuole dell’infanzia è indispensabile definire un quadro entro cui andrebbero predisposti tutti gli interventi possibili.

    Ossia definire le condizioni minime di sicurezza, che regolamentino ogni sperimentazione.

    In tal senso, sarà fondamentale una condivisione generale di modalità e prassi, adattando i controlli e i criteri di funzionamento alla nuova, temporanea, situazione.

    Sarebbe sicuramente utile indicare alcune proposte a titolo esemplificativo, che concorrano a costruire linee guida e criteri, prefigurando nuovo opportunità.

    Per quanto riguarda i bambini bisogna concentrarsi sull’elaborazione di proposte che prendano in considerazione solo gruppi molto piccoli, rivedendo in modo significativo i rapporti numerici per salvaguardare la fattibilità e la sicurezza.

    Di conseguenza, serve la compresenza di più adulti e di più figure educative.

    È poi necessario individuare soluzioni di socializzazione all’aperto, che con i più piccoli sono praticabili per alcuni momenti e in alcuni periodi, oltre che con personale in grado di sostenere un’esperienza educativa outdoor.

    In questo quadro sarebbe necessario rafforzare il coordinamento pedagogico su base territoriale che sostenga gli educatori, monitori le sperimentazioni, promuova i raccordi tra servizi ed enti.

    Un cambiamento, dunque, non da poco, ma che sicuramente sarà inevitabile.

  • Prendersi cura degli anziani: strategie, consigli e attività

    prendersi cura degli anziani

    Prendersi cura degli anziani, in questi giorni difficili, tra paure e regole stringenti, è sicuramente più difficile e impegnativo.

    Sono proprio loro, però, a sentire maggiormente l’isolamento forzato e ad avere bisogno di aiuto, sostegno e di vicinanza.

    Costretti a casa stanno facendo i conti con la noia e una nuova routine di giornate tutte uguali, senza uscite, senza amici, figli e nipotini da vedere e abbracciare.

    Sono tante però le attività educative, creative e pratiche che possiamo proporre agli anziani per stimolarli e tenere la loro mente allenata e attiva 😉

    Per una pedagogia degli anziani

    I repentini cambiamenti della società e l’allungamento delle aspettative di vita comportano inevitabilmente un mutamento della figura dell’anziano.

    La vecchiaia oggi rappresenta un momento della vita molto importante.

    In questo senso, la pedagogia dell’invecchiamento ha come fine quello di fornire un accompagnamento educativo alla persona ad ogni età, mettendola nelle condizioni favorevoli per esprimere le proprie potenzialità e risorse.

    L’uomo, infatti, durante tutto il corso della sua vita, modifica continuamente i propri schemi cognitivi, le emozioni, il ruolo, le aspettative, le attività, le competenze, il corpo.

    L’educazione alla vecchiaia si configura come nuova frontiera pedagogica.

    Frontiera che risponde con specifiche forme e modalità educative ai bisogni e alle richieste delle persone anziane in direzione di equilibri nuovi.

    Prendersi cura degli anziani: proposte educative

    Gli interventi educativi rivolti agli anziani devono porre l’accento sulla creatività, per esprimere e realizzare al meglio le potenzialità.

    Ecco le principali finalità:

    • Agevolare i processi di comunicazione e socializzazione, favorendo l’assunzione di un ruolo;
    • Sollecitare nuovi interessi e impegni per superare il tempo vuoto;
    • Adattare le attività quotidiane ai nuovi ritmi personali;
    • Attuare interventi di neurobica finalizzata a mantenere agile l’attività cerebrale e a preservare le capacità mnemoniche per tenere viva l’attenzione e sviluppare curiosità attivando le energie psicofisiche;
    • Mantenere, per quanto possibile, la propria autosufficienza.

    Si tratta, dunque, di percorsi educativi/formativi che mirano a promuovere l’acquisizione di conoscenze ed atteggiamenti volti al miglioramento degli stili vita e di valorizzare le capacità psicofisiche e sociali.

    Vediamo insieme nel concreto quali attività proporre per prendersi cura degli anziani.

    Attività per la mente

    Fondamentale per l’anziano è fare esercizi che attivano le capacità intellettive e operative  mentali, pensare capire e ricordare.

    Più il cervello funziona, più lavora e meno si rovina, meno si deteriora.

    Infatti, bisogna allenarlo in modo costante e continuo, come si fa con il movimento del corpo.

    La mente deve fare operazioni mentali di:

    • confronto;
    • associazione;
    • elaborazione;
    • assimilazione;
    • seriazione;
    • classificazione;
    • rappresentazione.

    E naturalmente anche di memoria, attenzione, problem solving, coordinazione e creatività.

    Per fare tutto ciò non servono esercizi specifici e complessi, ma si possono fare e attivare anche con semplici giochi 😉

    Giochi pratici e creativi

    Semplici, pratici, come quelli di una volta,  che costano molto poco e che si trovano anche on-line.

    Giochi da fare anche a tavolino, da soli o insieme in una stanza, o anche da fare in gruppo.

    Ad esempio, dama, scacchi, domino, il gioco dell’oca, shanghai, puzzle, per tenere la mente viva e attiva.

    Dipingere, disegnare e cucire per mantenere viva la coordinazione, la manualità e abbattere la noia.

    Leggere libri e ascoltare musica

    Leggere è sempre una delle migliori armi contro la noia e l’apatia.

    Proponetegli libri in base ai loro gusti, fate scegliere a loro il genere.

    Ascoltare musica, invece, rilassa e dà compagnia, soprattutto la musica classica.

    Sono entrambe due attività molto utili e importanti per l’anziano 😉

    In alternativa, provate a proporgli di vedere qualche film del passato, quelli che gli sono piaciuti di più.

    Sarà un po’ come un tuffo nel passato per rivivere delle emozioni e riscaldare il cuore.

    Attività per le emozioni

    La persona anziana deve sentirsi protagonista della propria realtà, deve prendersi cura di sé.

    Deve sentirsi, cioè, colui che agisce e si prende cura di sé.

    In questo senso, ci viene in aiuto la scrittura.

    Stimolare l’anziano a scrivere la storia della propria vita.

    Ogni storia piena di fatti, ma in particolare di emozioni, di timori, di gioie, di fatica, di dolore e di coraggio, di speranza, di valore, di sogno.

    Oltre alla propria storia è importante che l’anziano scriva su un diario di quello che vive ogni giorno, come fanno i bambini o gli adolescenti.

    Scrivere  i fatti, ma in particolare le emozioni, i sentimenti, i desideri, le sensazioni.

    Scrivere su un foglio lo aiuta a gestire, ad affrontare i timori, le angosce e le paure.

    Il foglio le contiene, le tiene dentro e lo aiuta così a capirle, ad affrontarle.

    Per approfondire questi contenuti scriveteci e partecipate al nostro seminario proprio sulla terza età 😉

  • La scuola a casa: manuale di sopravvivenza per genitori e figli

    scuola a casa

    In questi primi mesi dell’anno possiamo senza dubbio parlare di “scuola a casa“.

    Compiti, lezioni, interrogazioni, spiegazioni, tutto online!

    Nell’articolo precedente abbiamo introdotto il concetto di formazione a distanza, presentandola proprio come la nuova modalità di apprendimento di questo periodo.

    L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha, infatti, portato con sé una situazione senza precedenti nel mondo della scuola e nella vita di tutti noi.

    E’ una situazione nuova per insegnanti, ragazzi e genitori, che può generare insicurezza e preoccupazione.

    Da una parte, infatti, i docenti sono impegnati, con l’ausilio degli strumenti digitali, a trovare le modalità più efficaci per promuovere l’apprendimento dei loro studenti.

    Cosa non facile ed immediata, sia per l’utilizzo delle tecnologie, sia per la messa in pratica di metodi formativi adeguati.

    Dall’altra parte, invece, i ragazzi sono catapultati in questa nuova frontiera dell’apprendimento virtuale, non senza difficoltà e richieste di impegno maggiori.

    La scuola a casa

    Oggi al centro deve esserci l’importanza di mantenere i bambini e i ragazzi impegnati e attivi all’interno del processo di apprendimento.

    Una didattica a distanza può dirsi di qualità quando è capace di produrre apprendimenti significativi e duraturi.

    Non deve essere limitata alla sola trasmissione e acquisizione di concetti e conoscenze.

    La didattica a distanza non è stampare un compito e svolgerlo.

    E’ qualcosa di più 😉

    Può essere un’opportunità e un’occasione di apprendimento e di crescita personale e culturale per tutti.

    Non bisogna, infatti, dimenticare l’aspetto di interazione e di comunicazione tra i soggetti coinvolti nei processi formativi.

    Solo così può crearsi l’apprendimento cooperativo, funzionale e di qualità.

    Consigli per genitori

    La gestione di tutto non è semplice: vi trovate a dividere con i vostri figli spazi domestici spesso troppo stretti e dotazioni tecnologiche (spesso insufficienti) per studiare e lavorare.

    Non preoccupatevi se i vostri figli perderanno parte dei programmi o resteranno indietro.

    Niente angosce, dunque, se la connessione Internet è lenta o se non c’è in casa una stampante.

    Regole e routine

    Ci sono. però, alcune regole che possono essere di aiuto per la scuola a casa.

    Poche e semplici regole, che devono però essere tutte rispettate: alzarsi dal letto, fare colazione, rifare il letto, vestirsi e presentarsi alla lezione online puntuali e in ordine.

    Mantenere, dunque, una routine mattutina come quando si va scuola!

    Approfittate poi di questa situazione inedita per prendervi del tempo in più da trascorrere con i ragazzi, ascoltare insieme della musica o discutere di un libro.

    Ridisegnate la vostra quotidianità famigliare definendo tempi e attività in modo condiviso, integrando tutte le cose da fare.

    Compiti, lezioni online, attività ricreative, attività motorie e momenti tutti insieme di condivisione 😉

    Siate presenti

    Siate presenti nella scuola a casa insieme ai vostri figli.

    Affiancate i vostri figli nello svolgimento dei compiti, ma ricordate che voi non siete insegnanti, ma educatori!

    E, in questo momento più che mai, dovete svolgere questo ruolo, aiutando i vostri figli a stare dentro il processo di apprendimento.

    Per voi può essere un modo nuovo e originale per coinvolgersi maggiormente nella relazione tra vostro figlio e la scuola.

    E forse anche per capire meglio che cosa significa, oggi, imparare e insegnare.

    Seguiteci e contattateci per approfondire nei nostri seminari questi argomenti 😉

  • Didattica a distanza e coronavirus: consigli e strategie

    didattica a distanza

    L’introduzione della didattica a distanza

    L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha introdotto la didattica a distanza.

    Essa, infatti, è diventata la “modalità scuola” a partire dal DPCM 4 marzo 2020.

    L’articolo 1, comma 1, punto g) stabilisce:

    “I dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”.

    In questo senso, gli insegnanti sono tenuti ad attivare le lezioni online, e non più in presenza.

    Didattica, però, che non comprenda la sola trasmissione di compiti ed esercitazioni, ma che sia accompagnata da una qualche forma di azione didattica o anche semplicemente di contatto.

    Il tutto unito ad un’attività di programmazione tra gli insegnanti per evitare delle sovrapposizioni tra le varie discipline.

    Da una parte, dunque, i docenti sono impegnati, con l’ausilio degli strumenti digitali, a trovare le modalità più efficaci per promuovere l’apprendimento dei loro studenti.

    Cosa non facile ed immediata, sia per l’utilizzo delle tecnologie, sia per la messa in pratica di metodi formativi adeguati.

    Dall’altra parte, invece, i ragazzi sono catapultati in questa nuova frontiera dell’apprendimento virtuale.

    La didattica a distanza è molto diversa da quella in presenza e richiede competenze specifiche, che approfondiremo in questo articolo.

    Per una didattica di qualità

    Una didattica a distanza può dirsi di qualità quando è capace di produrre apprendimenti significativi e duraturi, si realizza quando attraverso di essa:

    • Si cerca di preservare, nei limiti del possibile, quella ricchezza di relazioni educative che la forzata sospensione delle lezioni in presenza ha interrotto;
    • I docenti si mettono in gioco, proponendo attività, materiali e compiti innovativi;
    • Si mettono in pratica le conoscenza acquisite;
    • Si consente agli alunni un uso autonomo delle tecnologie, aiutandoli a sviluppare competenze digitali e consapevolezza su un uso intelligente della tecnologia;
    • Spinge alla collaborazione e all’aiuto reciproco.

    Se pensate in questo modo, la didattica online e la classe virtuale possono essere occasioni di apprendimento e di crescita personale e culturale di tutti, alunni e docenti.

    Non devono, infatti, essere viste come la semplice trasmissione di compiti ed esercitazione.

    La dimensione cooperativa

    La dimensione cooperativa può essere considerata l’ingrediente più significativo, dal punto di vista educativo, introdotto dall’apprendimento a distanza.

    Il lavoro di gruppo ha, infatti, un ruolo fondamentale nell’apprendimento attivo ed efficace.

    La collaborazione svolge, secondo il costruttivismo, due compiti fondamentali:

    • Da una parte permette di evitare l’isolamento dei saperi individuali, consentendo a prospettive diverse di confrontarsi e quindi di interagire in modo costruttivo;
    • Dall’altra libera l’apprendimento dal piano puramente teorico inserendolo nella comunità che pratica quella conoscenza o in cui quella conoscenza è inserita.

    In questo senso, la classe virtuale stimola la cooperazione tra studenti per lo sviluppo delle abilità cognitive e metacognitive, attraverso la discussione e la risoluzione di un problema comune.

    Consigli pratici per gli insegnanti

    Scegliete i giusti materiali da condividere con gli studenti, in base agli obiettivi di apprendimento impostati.

    Proponete attività, materiali e compiti innovativi, cercando di stimolare l’apprendimento cooperativo.

    Ad esempio, create con gli studenti momenti di discussione su un argomento, oppure la risoluzione di un problema dividendoli in piccoli gruppi.

    O ancora, date loro come compito per casa proprio la risoluzione di un problema a piccolo gruppo: dovranno organizzarsi ed incontrarsi “virtualmente” e trovare insieme la soluzione.

    Sono tutti modi per cercare di mantenere vive le relazioni 😉

    Provate a creare dei materiali fruibili dagli studenti.

    Non serve scannerizzare un foglio cartaceo e condividerlo, ma è necessario che il materiale sia creato direttamente in digitale, cosicché gli studenti possano svolgere gli esercizi o le verifiche direttamente online, facilmente.

    Anche l’insegnante può, così, ricevere e analizzare i risultati molto più velocemente e agevolmente.

    Utilizzate strumenti adeguati alla didattica a distanza, integrabili tra loro.

    In rete sono molti gli strumenti, ma non tutti sono intuitivi, di facile utilizzo e con la possibilità di condividere materiali tra le varie piattaforme, con pochi click.

    Tutto questo è possibile, ad esempio, con la suite “Google for Education”, che comprende una serie di Applicazione per comunicare (messaggistica istantanea, vide ochiamate, e-mail), per collaborare e creare materiali (testi, fogli di lavoro, presentazioni, test e verifiche).

    Offrite supporto agli studenti, anche individualmente.

    È importante che gli alunni si sentano comunque seguiti dal docente, anche se la formazione avviene a distanza.

    Per questo è importante utilizzare chat o altri strumenti che consentano di rispondere alle loro delucidazioni e di fornire feedback sulle attività svolte.

    In questo modo, e con alcuni accorgimenti, è possibile utilizzare le tecnologie in modo consapevole e utile 😉

  • Per una nuova routine e nuove opportunità in quarantena

    una nuova routine

    In questo particolare momento che stiamo vivendo è molto importante trovare una nuova routine,  organizzando al meglio il proprio tempo e il proprio spazio.

    E’ importante, ora più che mai, ristrutturare la propria quotidianità e il proprio tempo, in famiglia.

    E’ proprio quest’ultima che in un momento così delicato si ritrova ad essere unita ancor più, a condividere giornate intere ed aumenta anche la qualità dello star insieme.

    Vi consiglio la lettura di un nostro articolo che parla proprio di questo: routine e convivenza in famiglia 😉

    Instaurare nuove regole all’interno del nucleo famigliare, infatti, è fondamentale per permettere di convivere in serenità, rispettando gli spazi di ogni membro della famiglia.

    Vediamo ora i consigli della Dott.ssa Martina Russo, Psicologa.

    Diamoci il permesso di ascoltarci

    Riuscire a rimanere soli con noi stessi è fondamentale per comprendere il nostro sentire, dargli un valore e un significato diverso, raggiungendo la consapevolezza dei desideri più profondi.

    Connotiamo di significato le emozioni che viviamo e lasciamole essere così come sono.

    Ma cosa significa ascoltare noi stessi?

    Siamo sempre più abituati a dividere il nostro tempo tra il lavoro, i figli, gli impegni quotidiani e attività che non ci consentono di ascoltarci, aspettando con ansia il fine settimana per concederci del tempo.

    E’ questa dunque un’occasione per rimanere da soli con noi stessi e dar voce alla parte più profonda di noi.

    Quella parte, cioè, più nascosta che molto spesso mettiamo a tacere, presi dai tanti impegni che occupano la nostra giornata.

    Ma siamo sicuri che lo vogliamo?

    Molti infatti non vedono l’ora di ricominciare tutto ciò che adesso è in stand by non riuscendo a vivere il tempo così come è.

    Questo spesso accade perché si cerca di mantenere un controllo sulle cose, credendo che il potere è unicamente nelle nostre mani.

    Cosa posso fare adesso: per una nuova routine

    E’ questa la domanda che dobbiamo porci per rimanere nel qui ed ora della nostra mente e della nostra giornata.

    Sempre più i nostri pensieri sono direzionati a ciò che ho fatto o a ciò che dovrò fare e quasi mai l’attenzione viene posta nel qui ed ora della situazione: cosa sto facendo adesso, cosa provo adesso.

    Questo perché molte volte l’azione maschera un’emozione e allora quando mi sento felice cucino, quando sono arrabbiato vado a correre o esco con degli amici, quando sono triste leggo un libro o ascolto la musica.

    Sono tutte azioni che rivolgono la nostra attenzione verso un compito distogliendola dal nostro sentire.

    Siamo, invece, chiamati, durante questi giorni, a ri-direzionare l’attenzione su noi stessi, a riscoprire hobby e a condividere ancora più tempo con il nostro partner o figli.

    E’ questa anche un’occasione di maggior confronto, ci possiamo dunque dedicare a lunghe discussioni rimaste in sospeso o a momenti di confronto che accrescono visioni differenti e conoscenze reciproche.

    Ad ogni attività il suo tempo

    E’ importante che ogni attività mantenga un suo tempo e sia dunque stabilita una nuova quotidianità.

    Bisogna darsi degli orari per svolgere le attività (leggere, dipingere, cucinare, guardare un film, svolgere attività fisica in casa), una strutturazione del tempo che ci permetta di mantenere uno schematismo sano che orienti il nostro fare.

    Ritagliarsi uno spazio di solitudine

    E’ fondamentale e ci permette di ritrovare lo spirito per continuare a condividere le nostre giornate in famiglia.

    Durante la convivenza potrebbe risultare complicato trascorrere le intere giornate in presenza dell’altro.

    Concedersi del tempo in solitudine in un’altra stanza o scrivere ciò che in quel momento pensiamo o pianificare progetti futuri, possono essere attività che ci permettono di ritrovare il nostro tempo.

    E le energie necessarie per affrontare questo cambiamento 😉

    Rimanere attivi ci permette di gestire al meglio l’ansia e le emozioni che ci accompagnano in questo momento.

    Diamoci il permesso di esperirle e se si vuole, anche condividerle, per riscoprire il senso di stare in casa con noi stessi e con gli  altri.

    Tutto questo, e tanto altro, sarà approfondito nel nostro ciclo di incontri formativi “EduchiAmo Noi Stessi” che inizierà tra pochissimi giorni.

    Seguiteci per tutti gli aggiornamenti e contattateci per maggiori informazioni!

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