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Giulia Piazza

  • Bisogni educativi speciali: l’importante ruolo della pedagogia

    Sentiamo spesso parlare di Bisogni Educativi Speciali e della necessità di promuovere un intervento didattico individualizzato e personalizzato.

    Ma sappiamo realmente cosa è un BES?
    Sappiamo quando è il momento di contattare un esperto?
    Siamo consapevoli dell’importanza di promuovere un intervento individualizzato?

    Oggi vogliamo parlarvi proprio di questo.

    I Bisogni Educativi Speciali

    Vediamo innanzitutto cosa è un Bisogno Educativo Speciale.

    E’ una qualsiasi difficoltà di apprendimento e di comportamento, che si presenta durante l’età evolutiva, non necessariamente riconducibile ad un disturbo o ad una disabilità.

    Non è, dunque, un concetto clinico, e non deve essere diagnosticato con test specifici.

    Può essere riconosciuto attraverso l’osservazione da parte di un Pedagogista esperto nell’età evolutiva.

    I bambini con Bisogni Educativi Speciali vivono una particolare condizione di svantaggio culturale, familiare, sociale, linguistico, psicologico, che non gli permettono di apprendere e sviluppare pienamente le loro competenze.

    Si tratta proprio di tutte quelle situazioni di disagio e disadattamento scolastico, ad esempio:

    • Svantaggio o deprivazione sociale;  
    • Provenienza e bagaglio linguistico-culturale;
    • Difficoltà di integrazione sociale e culturale;
    • Ambienti famigliari difficili e/o multiproblematici;
    • Contesti familiari svantaggiati.

    Il ruolo della pedagogia e del Piano Didattico Individualizzato

    Tale situazione particolare, che compromette il pieno sviluppo delle capacità, deve essere riconosciuta per garantire ai bambini di arrivare comunque ad apprendere con modalità diverse e programmi su misura.

    In questo senso, molto importante risulta la capacità di osservazione, da parte degli insegnanti, dei pedagogisti e anche dei genitori.

    Soprattutto insegnanti e pedagogisti.

    Un’analisi profonda, approfondita e obiettiva che possa delineare un quadro completo e utilizzabile, per poi andare a definire un intervento educativo-formativo-didattico, le misure e le strategie, per i bambini con Bisogni Educativi Speciali.

    Il Piano Didattico Personalizzato e Individualizzato deve essere, infatti, uno strumento di lavoro che include progettazioni didattico-educative “su misura”.

    E’ un intervento ad hoc, su misura, calibrato sui bisogni specifici del bambino, che diviene personalizzato, dandogli la possibilità di sviluppare al meglio le proprie potenzialità.

    Nei casi di Bisogni Educativi Speciali si rivela indispensabile l’intervento del pedagogista in grado di:

    Individuare e identificare un Bisogno Educativo Speciale in un bambino, per favorire il processo di apprendimento autonomo e la sua integrazione nella classe e nel gruppo di pari.

    Progettare percorsi di intervento come supporto individuale al bambino ed integrativo nella scuola.

    Accorgersi per tempo di un Bisogno Educativo Speciale garantirà al bambino di avere successo e di sentirsi protagonista del suo percorso di apprendimento, senza rimanere indietro, ma acquisendo ugualmente, seppur in modalità diverse e specifiche, le competenze e le conoscenze fondamentali.

  • Libri e coronavirus: come spiegarlo ai bambini con la lettura

    Libri e coronavirus, ebbene sì, è possibile parlare e spiegare ai bambini quello che sta accadendo proprio con la lettura 😉

    La lettura e la narrazione sono strumenti potentissimi per parlare ai bambini e spiegare loro temi molto delicati.

    Ecco alcuni esempi 😉

    Un albo illustrato sul coronavirus

    Questo albo può essere scaricato in formato pdf, con le illustrazioni di Alex Sheffler, spiega in maniera semplice e diretta la nuova realtà della pandemia da Covid-19, rispondendo alle domande e ai timori dei più piccoli, anche per aiutarli da un punto di vista psicologico.

    Coronavirus Un libro per bambini

    Una guida galattica al coronavirus

    Il Children’s Museum Verona ha unito virtualmente le forze con i musei dei bambini italiani per promuovere questa guida al coronavirus.

    Si tratta di un progetto di nato per spiegare ai bambini e alle loro famiglie questo “microbo venuto da lontano” che sta cambiando le abitudini di tutti, ponendo l’accento sulla prevenzione. Una breve guida, con illustrazioni efficaci, adatta ai bambini delle scuole materne ed elementari.

    Guida Galattica al Coronavirus

    Glossario, le parole per capire il coronavirus

    Con i testi di Federica Pascotto, le illustrazioni di Cinzia Franceschini e la supervisione di Emilio Hirsh dell’Università di Torino, questo glossario vuole spiegare ai bambini attraverso parole semplici e illustrazioni  i termini scientifici più utilizzati quando di parla di Covid-19.

    Molto utile anche come risorsa da utilizzare a scuola 😉

    Glossario Coronavirus

    Il mio eroe sei tu: come combattere COVID-19 quando sei un bambino

    Una lettura davvero interessante dedicata ai bambini dai 6 agli 11 anni per aiutarli, attraverso una narrazione vera e propria, a comprendere e affrontare Covid-19.

    Il libro è scaricabile in versione pdf e in versione audiolibro dal sito Oms e dal sito IASC.

    La storia spiega, con l’aiuto di Ario, una creatura fantastica, come i bambini possono proteggere se stessi e i loro cari dal virus e come possono affrontare le emozioni complesse che li afferrano di fronte a una nuova realtà in rapida evoluzione. 

    Il mio eroe sei tu!

    Seguiteci per altri consigli su libri e coronavirus e tanto altro 😉

  • Per una educazione di genere a scuola e in famiglia

    educazione di genere

    Oggi voglio parlarvi dell’importanza dell’educazione di genere a scuola e in famiglia.

    Che cosa significa educare alla differenza di genere i bambini, maschi e femmine, già da molto piccoli?

    Perché è così importante per la loro crescita?

    Quello che possiamo, e dobbiamo fare, come genitori, insegnanti o educatori, è educare i bambini a confrontarsi in modo critico e consapevole con gli stereotipi culturali e sociali che spesso vengono imposti, anche inconsapevolmente, dalla società. 

    Un piccolo dizionario

    Innanzitutto, le parole sono importanti ed è opportuno utilizzarle opportunamente, soprattutto quando parliamo o siamo ascoltati dai bambini

    Vediamo insieme qualche definizione che dobbiamo conoscere: 

    • Il sesso è l’insieme delle caratteristiche biologiche, genetiche e fisiologiche dell’individuo, che distinguono il corpo del maschio da quello della femmina;
    • Il genere è quel qualcosa che viene ‘aggiunto’ dalle convenzioni sociali, ed è diverso da paese a paese.

    Ma che cosa sono gli stereotipi?

    Teniamo presente che gli stereotipi ci aiutano a semplificare la realtà circostante e, in questo senso, se usati correttamente, possono risultare utili. 

    Capita però di utilizzarli in modo improprio, per andare a categorizzare, per esempio, il genere o l’etnia. 

    Gli stereotipi di genere, infatti, riguardano proprio la distinzione tra maschi e femmine. 

    Spesso sentiamo dire “questa cosa è da maschio” oppure “non fare la femminuccia”, categorizzando inevitabilmente i bambini nel genere maschile e le bambine nel genere femminile. 

    Ciò condiziona i bambini a comportarsi da maschio e le bambine a comportarsi da femmine, non permettendo la loro libera espressione. 

    Promuovere l’educazione di genere: consigli pratici

    Fare educazione di genere è importante già a partire dalla scuola dell’infanzia, ponendo le basi per la crescita equilibrata dei bambini. 

    Un’educazione che possa gettare le basi per permettere a ogni futuro uomo o donna di vivere pienamente la propria esistenza, senza vincoli o condizionamenti di genere. 

    Ricordiamoci sempre quanto è importante educare in prevenzione!

    Come abbiamo detto, le parole hanno un grande significato.

    Cerchiamo, dunque, di non fare distinzioni di genere quando parliamo con i bambini, facendogli capire che possono fare quelle che preferiscono, giocare a calcio o danzare 😉

  • Come dire no ai bambini in modo positivo: una possibilità di crescita

    come dire no ai bambini

    Come dire no ai bambini in modo positivo?

    I “no” sono importanti, così come lo sono le regole e i limiti, ma non sempre è facile definire un sistema di regole in modo positivo.

    Spesso, infatti, non si sa come porre limiti ai più piccoli, affinché crescano in un ambiente affettuoso ma anche con delle regole.

    Dire no, infatti, funziona come con le regole; se sono infatti comunicati nel modo giusto e specifici avranno un ruolo positivo.

    Eppure i “no” sono indispensabili alla crescita del bambino.

    Per questo, è necessario trovare un equilibrio e soprattutto dire di “no” senza pronunciare questa parola e facendolo in maniera positiva.

    Come dire no ai bambini in modo positivo

    Una tendenza comune dei genitori è quella di utilizzare costantemente la parola no: “non fare questo” “no quello no”.

    In educazione, è fondamentale riuscire a dire no ai bambini in modo positivo, ovvero senza pronunciare la parola no!

    Questo comporta un grande beneficio nei bambini:

    • Riusciranno a comprendere meglio il motivo delle regole che devono rispettare;
    • Diverranno più responsabili e autonomi;
    • Capiranno che determinate azioni producono delle conseguenze;
    • Aumenterà la loro autostima.

    Consigli per genitori

    Le regole devono essere chiare e comprensibili

    E’ indispensabile spiegare al bambino quali sono le regole fondamentali.

    Raccontiamogli il perché di queste regole e le eventuali conseguenze se non vengono rispettati i limiti.

    I bambini devono imparare che ogni azione ha delle conseguenze. 

    In questo modo instaureremo un dialogo con il bambino, aiutandolo a modificare autonomamente il proprio comportamento, con la possibilità di prevenire che si producano queste azioni, magari pericolose o negative.

    Proponete delle alternative

    Se vogliamo impedire che il bambino svolga una determinata attività perché pericolosa o semplicemente perché non è il momento per farla, invece di pronunciare la parola “no”, cerchiamo di proporre un’alternativa.

    In questo modo, non solo si offre un’altra possibilità ma si rende partecipe il bambino delle decisioni.

    Per approfondire iscrivetevi al nostro corso dedicato proprio alla definizione delle regole in modo positivo 😉

  • Per una educazione dei figli all’attesa e alla pazienza

    educazione dei figli

    Oggi parliamo di educazione dei figli.

    Come aiutare il bambino ad imparare il valore dell’attesa?

    La pazienza e la capacità di aspettare sono abilità molto importanti.

    In quanto abilità, devono essere imparate e apprese con il tempo, cominciando da piccoli 😉

    Per una educazione dei figli alla pazienza

    I bambini molto piccoli sono guidati dall’impulsività e non hanno ancora sviluppato una volontà cosciente.

    Non hanno, inoltre, chiaro il concetto di tempo e di attesa: se diciamo ad un bambino, per esempio, domani andiamo al parco, per loro la parola domani è adesso.

    Infatti, vi chiederanno “è arrivato domani?” “andiamo adesso” “e adesso?”, senza rendersi conto che in realtà sono passati solo cinque minuti.

    Possiamo però, con alcune strategie pedagogiche, cominciare a gettare le basi del processo di sviluppo di questa capacità di attendere.

    Come?

    Date il buon esempio

    Cercate, quindi, di mantenere la calma anche nelle situazioni più frustranti, per dare loro il buon esempio.

    Coltivate anche voi la vostra pazienza 😉

    Insegnate a rispettare i tempi e gli altri

    E’ nell’attesa che i bambini imparano a gestire la frustrazione alimentando l’autocontrollo e il rispetto per l’altro.

  • Educare alla libertà: alcuni interessanti spunti di riflessione

    educare alla libertà

    Oggi voglio parlarvi del concetto di “educare alla libertà“, fornendovi alcuni spunti di riflessione davvero interessanti.

    Avete mai riflettuto sul concetto di libertà?

    Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo?

    E quando la libertà si trasforma in licenza?

    Vi consiglio un’illuminante libro “I ragazzi felici di Summerhill”, di Alexander Neill: l’esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo.

    Il libro è scritto da Alexander Neill, educatore vissuto nel novecento che ha fondato, in Inghilterra, la scuola di Summerhill.

    L’esperienza della scuola “non repressiva” di Summerhill, a cui l’autore ha dedicato la sua esistenza, è un esempio geniale di reinserimento nella società di ragazzi disadattati, il quale dimostra soprattutto che il metodo della libertà funziona.

    Perché i ragazzi della sua scuola possono definirsi felici?

    Educare i bambini facendo appello alla loro curiosità e al loro istinto: è l’insegnamento della scuola di Summerhill, che negli anni Venti del ‘900 rappresentò un’occasione educativa rivoluzionaria.
     

    Questo libro suggerisce nuovi significati alle parole amore, approvazione, libertà.

    Lo scopo dell’educatore, lo scopo della vita, è quello di lavorare con gioia e di trovare la felicità. La felicità secondo Neill significa provare interesse per la vita.

    La scuola di Sumerhill

    Che cosa succedeva in questa scuola di così speciale da renderla un caso interessante?

    Innanzitutto, le lezioni sono facoltative 😉

    I bambini possono frequentarle o farne a meno, anche per anni se così desiderano.

    C’è un orario, ma vale solo per gli insegnanti.

    Di solito i bambini sono divisi in classi a seconda dell’età, ma talvolta anche a seconda degli interessi.

    Non vengono seguiti nuovi metodi didattici poiché non si dà eccessiva importanza alla didattica in se stessa.

    Come scrive Neill:

    Il bambino deve vivere la sua vita, non quella che i suoi ansiosi genitori pensano che dovrebbe vivere e nemmeno una vita che segue i precetti di un educatore che pensa di sapere dove stia il suo bene.
    Le interferenze ed i tentativi di guida da parte degli adulti producono solamente generazioni di automi.
    Non si può insegnare ai bambini la musica, o qualsiasi altra cosa, senza mutarli in qualche modo in adulti privi di volontà propria.

    E continua:

    Se uno dei genitori ha paura del futuro, si può dare con certezza una prognosi infausta per la salute dei figli. Questa paura, abbastanza stranamente, si manifesta nel desiderare che i figli imparino più di quanto egli ha imparato. Questo tipo di genitore non si accontenta di lasciar imparare Willy a leggere quando vuole farlo, ma teme che Willy sarà un fallimento nella vita se non lo si spinge. Genitori simili non sono capaci di lasciar andare il figlio al passo che gli é congeniale. si domandano: “se mio figlio ha dodici anni non sa leggere che probabilità ha di riuscire nella vita? Se non riesce a superare gli esami di ammissione ha diciotto anni che cosa gli rimane da fare se non un lavoro subalterno?” .
    Io invece, nel caso di un bambino che non fa progressi ho imparato ad aspettare e a osservare. Non ho mai dubitato che, alla fine, se non lo si molesta e non lo si danneggia, anche lui avrà successo nella vita.

    L’autogoverno

    Summerhill è una scuola auto governata in forma democratica.

    Ogni fatto collegato alla vita sociale o di gruppo, comprese le punizioni per le offese sociali, viene deciso mediante l’assemblea generale del sabato sera.

    Ogni membro del corpo insegnante ed ogni allievo, senza riguardo per l’età dispongono di un voto.

    Come funziona l’Assemblea Generale?

    All’inizio di ogni trimestre viene eletto un presidente che durerà in carica per una nuova seduta.

    Alla fine della seduta egli nomina il suo successore e la procedura si ripete per tutto il trimestre.

    Chiunque abbia un’accusa, una lamentela, un suggerimento o una nuova legge da proporre li può esporre dinanzi all’Assemblea.

    Secondo Neill:

    Non si darà mai troppa importanza ai benefici, sotto il profilo educativo, dello spirito sociale messo in pratica nelle Assemblee. A Summerhill gli allievi lotterebbero a morte per il diritto di governarsi da soli.
    A mio parere, vale più una sola Assemblea, dal punto di vista educativo, di un’intera settimana di lezioni su argomenti scolastici.
    E’ un’eccellente palestra in cui ci s’impratichisce nei discorsi in pubblico, e dove la maggior parte dei bambini parla bene e senza timidezza.
    Ho spesso sentito, da bambini che non sapevano né leggere né scrivere, discorsi pieni di buon senso.

    Ecco l’essenza di “educare alla libertà”: educare il bambino, ascoltare e rispondere ai suoi interessi e bisogni, senza pressioni o condizionamenti.

    Bibliografia

    Neill A, (2013), I ragazzi felici di Summerhill, Edizioni Red

  • Come interpretare il disegno dell’albero e della casa dei bambini

    disegno dell'albero

    Nell’articolo precedente abbiamo visto l’importanza del disegno infantile nella crescita dei bambini.

    Disegnare, infatti, per i bambini rappresenta il modo migliore per comunicare ed esprimere il proprio mondo interiore e le emozioni.

    L’esperienza personale, dunque, entra nel disegno. 

    Saper interpretare i disegni dei bambini è molto importante, in quanto permette di capire cosa provano e cosa pensano.

    Il disegno dell’albero e della casa sono tra i disegni più comuni dei bambini.

    Vediamo insieme cosa potete osservare 😉

    Il disegno dell’albero

    L’albero disegnato diventa la proiezione del bambino che lo disegna.

    Si sviluppa verso l’alto, la parte inferiore dell’albero simbolizza l’origine della vita, l’elemento inconscio.

    La parte superiore rappresenta, invece, l’espressione dell’Io verso il mondo esterno, verso il futuro.

    Nel disegno dell’albero è possibile distinguere:

    • Un nucleo stabile, radici, fusto, rami;
    • Gli elementi di decorazione, foglio, fiori, frutta.

    Le radici sono spesso nascoste e forniscono nutrimento.

    Ancorano l’albero alla terra dandogli stabilità.

    Rappresentano, dunque, la parte più primitiva inconscia e istintuale dell’Io, e sono anche espressione del senso di sicurezza di cui il soggetto dispone, in quanto capace di radicarsi nella realtà concreta della sua esperienza esistenziale.

    Il tronco rappresenta, invece, l’Io così come si è strutturato attraverso l’esperienza evolutiva.

    Può essere un Io forte, debole, traumatizzato.

    La chioma è significativa della capacità del soggetto di entrare in relazione con l’ambiente, di espandersi nello spazio sociale.

    E’ anche indicativa della sua vita mentale, delle sue aspirazioni, dei suoi interessi ed ideali.

    Cosa osservare

    Nel disegno dell’albero è importante osservare, innanzitutto, la linea del terreno: se manca può indicare mancanza di stabilità emotiva e personale.

    Un tronco molto sottile può essere associato a persone molto sensibili e delicate.

    Al contrario, un tronco molto ampio può indicare impulsività, alta emotività e scarsa capacità di autocontrollo.

    Tronchi, invece, con irregolarità, macchie, vuoti, punte possono indicare la presenza di paure, traumi, emozioni represse, inibizione.

    La base del fusto allargata a destra può indicare prudenza, diffidenza, timidezza.

    Mentre, la base del fusto allargata a sinistra può indicare attaccamento al passato e inibizione.

    La chioma con rami può indicare una persona impulsiva, mentre se è disegnata con tante foglie può indicare una persona vivace.

    La chioma con i frutti può indicare che la persona ha degli obiettivi e dei desideri da realizzare.

    Il disegno della casa

    La casa simboleggia l’immagine di sé e rimanda all’idea di calore e di affetto famigliare.

    Se disegnata grande e accogliente, con le finestre aperte: il bambino vive rapporti positivi e buona disponibilità con il mondo esterno.

    Invece, se disegnata piccola, con porta e finestre chiuse, il bambino potrebbe non essere aperto al mondo esterno e vivere una condizione di ritiro emotivo.

    Le finestre rappresentano gli occhi sul mondo esterno, così come la porta rappresenta il contatto con il mondo esterno.

    Di grande importanza è il camino:

    • Se è presente e ha il fumo può essere indice di presenza e calore parentale;
    • Se non è presente o non ha il fumo può essere, invece, indice di carenza affettiva.

    Disegnare la casa con il recinto può significare una difficoltà di contatto con il mondo esterno.

    Molto importante è la presenza di un sentiero o di una strada che conduce alla casa: simbolo di un buon rapporto e apertura verso il mondo esterno.

    Per approfondimenti non esitate a contattarci 😉

    Bibliografia

    Ferraris O. A, (2012), Il significato del disegno infantile, Bollati Boringhieri

  • Il disegno infantile dei bambini: ecco cosa osservare

    disegno infantile

    Il disegno infantile è un importante mezzo di comunicazione e espressione della personalità dei bambini.

    Disegnare per i bambini rappresenta il modo migliore per comunicare ed esprimere il proprio mondo interiore e le emozioni.

    Tramite il disegno, infatti, il bambino esprime se stesso, il proprio vissuto interiore, le proprie emozioni e sentimenti.

    L’esperienza personale, dunque, entra nel disegno. 

    Saper interpretare i disegni dei bambini è molto importante, in quanto ci può permettere di capire cosa provano e cosa pensano.

    Non dobbiamo però generalizzare: quello che osserviamo nei disegni dei bambini deve essere essere riferito al caso specifico che stiamo analizzando, chiedendo sempre il sostegno di un professionista esperto.

    Insieme vedremo alcune linee guida che possono essere seguite per comprendere il significato del disegno infantile. 

    Le fasi del disegno infantile

    La prima forma di comunicazione del bambino è lo scarabocchio.

    I primi disegni dei bambini sono realizzati con movimenti casuali e non controllati, il risultato sul foglio è un insieme confuso e disordinato di linee, circolari o spezzate, in cui non si individuano immagini socialmente condivise.

    Ciò che il bambino proietta sulla carta non è una copia della realtà che lo circonda, bensì la percezione delle proprie emozioni, fantasie, in rapporto con la realtà stessa.

    Gli scarabocchi hanno dei tratti comuni in tutti i bambini di una stessa età ed infatti lo sviluppo dell’attività grafica pittorica è universale.

    12-18 mesi: lo scarabocchio disordinato

    Sul foglio sono tracciati segni casuali tutti con direzioni diverse.

    I segni disordinati tenderanno a disporsi sul foglio sullo stesso lato con cui il bambino impugna il colore.

    Mentre scarabocchia il bambino muove il braccio con movimenti “centrifughi”, ovvero che partono dalla base del foglio per allontanarsi verso l’esterno, la parte superiore del foglio e la più lontana da sé.

    18-24 mesi: lo scarabocchio ordinato

    Iniziamo a riconoscere le prime forme.

    Grazie all’interazione con l’adulto e con i pari i suoi disegni casuali assumeranno un significato.

    2-3 anni: lo scarabocchio imitativo

    Durante tale fase il bambino imita i gesti che l’adulto compie sul foglio e tale processo imitativo diviene un mezzo importante per scaricare la propria energia psichica ed esprimere il “suo mondo interiore”.

    Vi è un bisogno espressivo innato di sottolineare, attraverso gli scarabocchi, l’affermazione della propria esistenza.

    Vi è una conquista sempre più consapevole del mondo e degli spazi che lo circondano.

    4-5 anni: le prime figure umane

    Assistiamo ad una compiutezza grafica espressiva nella quale si esprime una più compiuta percettività della realtà ed una risposta grafica maggiormente organizzata.

    Iniziano ad apparire nei disegni spontanei infantili i primi abbozzi di figure umane e di oggetti strutturati.

    I colori iniziano ad essere utilizzati in maniera consapevole e rappresentano una giusta imitazione della realtà circostante, che si riduce come spazi occupati sul foglio in relazione alla maggiore specificità del mondo percepita dal bambino.

    Cosa osservare

    Il foglio è lo spazio psichico entro il quale il bambino si muove.

    Per prima cosa, dovete prestare attenzione alla collocazione del disegno sul foglio.

    • Centrale: è la posizione più comune, indica un buon adattamento all’ambiente, equilibrio, sicurezza
    • Verso il lato destro: del foglio: estroversione, orientamento verso il futuro,  o ribellione;
    • Verso il lato sinistro: del foglio: introversione, egocentrismo, orientamento verso il passato, indecisione, timore;
    • In alto: rifugio nella fantasia, idealizzazione;
    • In basso: ricerca di appoggio, poca autostima, sensazione di essere schiacciati dall’ambiente;
    • Ai margini del foglio: timidezza, insicurezza, bisogno di appoggio, sostegno.

    Molto importante è la pressione sul foglio.

    • Media e costante: normale e stabile adattamento;
    • Discontinua: instabilità emotiva, ansia;
    • Pesante: tensione interna;
    • Molto leggera: insicurezza, timidezza, indecisione, introversione.

    Anche la tipologia del tratto.

    • Fermo: sicurezza di sé;
    • Incerto, discontinuo: insicurezza, scarsa autostima;
    • Ripassato: insicurezza;
    • Interrotto: insicurezza, tendenza all’isolamento.

    La figura umana

    Da non sottovalutare è anche la dimensione della figura umana.

    Ricordate che nei bambini una dimensione media e armonica viene raggiunta con l’età: entro i 12 anni circa.

    La misura della figura umana deve essere valutata in relazione alla dimensione del foglio.

    • Molto grande: riempie tutto il foglio, nei bambini al di sotto dei 6 anni è normale! Estroversione, tendenza a imporre il proprio essere;
    • Esageratamente grande: supera i bordi del foglio, irrequietezza;
    • Molto piccola: inadeguatezza, bassa autostima, ricerca di appoggio;
    • Frontale: buon adattamento, atteggiamento comunicativo positivo.

    Nei prossimi articoli vedremo cosa osservare nel disegno dell’albero e della casa 😉

    Bibliografia

    Ferraris O. A, (2012), Il significato del disegno infantile, Bollati Boringhieri

  • Attività educative al centro estivo: quali proporre in modo educativo

    attività educative

    In questo momento ci troviamo a progettare il coordinamento pedagogico di un centro estivo che ospiterà  bambini dai 6 anni agli 11 anni.

    Vediamo insieme quali attività educative possiamo proporre ai bambini, in riferimento all’emergenza sanitaria e alle linee guida ministeriali e regionali.

    Le linee guida esprimono chiaramente la necessità di svolgere attività in piccolo gruppo e principalmente all’aria aperta.

    Attività in piccolo gruppo

    Per garantire il distanziamento fisico i bambini saranno suddivisi in piccoli gruppitenendo conto del seguente rapporto numerico bambini-operatori:

    • 3-5 anni, rapporto di un adulto ogni 5 bambini;
    • 6-11 anni, rapporto di un adulto ogni 7 bambini;
    • 12-17 anni, rapporto di un adulto ogni 10 bambini.

    I piccoli gruppi saranno definiti all’inizio del centro estivo tenendo conto del sopra citato rapporto numerico, con lo stesso educatore di riferimento per tutto lo svolgimento delle attività.

    I piccoli gruppi possono essere contraddistinti da un colore o da un simbolo, in modo da creare appartenenza, coesione e interdipendenza.

    Possono essere previsti durante la giornata momenti di condivisione tra tutti i piccoli gruppi, sicuramente in giardino, mantenendo le distanze e indossando i dispositivi di protezione individuale.

    Questo è molto importante per favorire, nonostante i distanziamenti, la socializzazione e la comunicazione tra tutti i bambini.

    Quali attività educative proporre?

    Sono da privilegiare le attività all’aria aperta, da svolgere in giardino, predisponendo angoli specifici con zone d’ombre.

    Le attività educative da proporre ai bambini devono essere principalmente pratiche, in modo da stimolare la loro mente e la loro creatività.

    Una grande attenzione, infatti, deve essere posta all’organizzazione degli spazi dove svolgere le varie attività.

    Predisporre una pluralità di spazi o angoli tematici con materiali strutturati ad hoc.

    Ecco qualche esempio 😉

    Arte e creatività

    Svolgono un ruolo importante nell’educazione dei bambini, in quanto aiutano a stimolare il pensiero, sviluppare le potenzialità, la crescita intellettuale e la capacità di risolvere i problemi in modo autonomo.

    Secondo Dewey, “l’arte è il mezzo più indicato per utilizzare, in maniera costruttiva, l’energia creativa racchiusa nel bambino”.

    L’arte coinvolge tutti i sensi del bambino e ne rafforza le competenze cognitive, socio-emozionali e multisensoriali.

    Attività motorie

    Lo sport fa bene sia al fisico che alla mente e li aiuta a crescere e svilupparsi in modo sano e armonioso.

    I bambini che lo praticano rafforzano il corpo, ma apprendono anche l’importanza di valori fondamentali come l’amicizia, la solidarietà, l’autodisciplina, la fiducia in sé stessi.

    Lo sport educa alla disciplina e all’organizzazione, insegna l’importanza dell’impegno, e incrementa l’autostima.

    Natura

    Esiste un legame speciali tra i bambini e la natura con immense potenzialità educative.

    È importante proporre ai bambini di giocare con la terra, con la sabbia, con i materiali naturali, a contatto con la natura per sviluppare la creatività.

    Valorizzare dunque le esperienze educative sullo star fuori, assumendo l’ambiente esterno come spazio di formazione, dove esperienze e conoscenze sono strettamente correlate.

    I bambini amano fare esperienze all’aria aperta, imparano meglio e prima, crescono più sicuri, creativi, indipendenti.

    Il “fuori” offre ai bambini una pluralità di stimoli per conoscere attraverso i sensi e per fare esperienze significative, conoscere e apprendere attraverso i materiali che la natura offre.

    Alimentazione e cucina

    Il cibo è una parte importante della vita dei bambini e il rapporto che si instaura con esso inizia sin dalla tenera età.

    Educare i bambini ad un’alimentazione sana è molto importante per lo sviluppo del loro benessere psicofisico.

    Promuovere laboratori di educazione alimentare, così come laboratori di cucina, è fondamentale per coltivare nei bambini un buon rapporto con il cibo, trasmettendo loro l’importanza di ogni ingrediente.

    Educazione alle emozioni

    Le emozioni sono come uno spettro di colori, ci attraversano, ma non sempre siamo capaci di dare loro un nome.

    Per questo motivo è importante imparare fin da piccoli a riconoscerle e a gestirle, per uno sviluppo equilibrato.

    I bambini provano emozioni che hanno bisogno di essere riconosciute e interpretate.

    Fondamentali sono i laboratori con tante attività dedicate all’ascolto e al dialogo sulle emozioni per educare i bambini a riconoscerle, comprenderle e gestirle.

    Disegno

    Il disegno è uno dei primi linguaggi che il bambino utilizza, solo dopo i movimenti del corpo e l’emissione di suoni.

    Nel disegno il bambino esprime se stesso e il proprio mondo interiore: da un disegno possono trasparire emozioni, che colorano la vita.

    Dietro a quello che a noi può apparire come uno scarabocchio c’è un mondo, reale o fantastico.

    Il disegno è il luogo della creatività, della conoscenza, della sperimentazione, della scoperta e dell’autoapprendimento, dove tutto parte dal gioco.

    Il disegno è una palestra per la mente, nella quale si sviluppano capacità di osservazione, con gli occhi e con le mani, e si impara a guardare la realtà con tutti i sensi.

  • Linee guida per i centri estivi: cosa fare e cosa sapere

    linee guida per i centri estivi

    Il Dipartimento per le politiche della famiglia ha pubblicato le tanto attese linee guida per i centri estivi.

    Esse contengono le regole da seguire per favorire le opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza Covid-19.

    Il centro estivo può rispondere al diritto fondamentale dei bambini alla socialità e all’educazione e di evitare che le famiglie, soprattutto quelle più fragili, siamo lasciate sole.

    Deve, infatti, essere bilanciato:

    • Il diritto all’educazione e alla socialità dei bambini;
    • La tutela della salute loro, degli educatori e delle famiglie.

    Il tutto seguendo linee guida e buone pratiche in grado rispettare le norme di sicurezza e prevenzione.

    Il centro estivo deve basarsi su un progetto educativo e pedagogico pensato e strutturato ad hoc, per permettere ai bambini di svolgere attività educative nella più completa sicurezza e tutela.

    Un progetto pedagogico con modalità educative e soluzioni creative, responsabili e sicure per una graduale ripresa della vita sociale e all’aria aperta dei più piccoli.

    Di seguito, alcuni aspetti fondamentali presenti nelle linee guida per i centri estivi.

    Accessibilità

    Possono accedere al centro estivo i bambini che hanno compiuto i 3 anni di età.

    Per garantire l’omogeneità i bambini possono essere suddivisi in sottofasce di età, come segue:

    • 3 – 5 anni, fascia relativa alla scuola dell’infanzia;
    • 6 – 11 anni, fascia relativa alla scuola primaria;
    • 12 – 17 anni, fascia relativa alla scuola secondaria.

    Deve essere prevista una graduatoria per le iscrizioni con criteri di priorità, per garantire il sostegno ai bisogni delle famiglie con maggiori difficoltà nella conciliazione fra cura e lavoro.

    Per esempio situazioni con entrambi i genitori lavoratori, nuclei familiari monoparentali, impossibilità di smart-working, condizioni di fragilità.

    Accoglienza: criteri di entrata/uscita e triage

    Per evitare assembramenti l’ingresso dei bambini al centro estivo deve essere scaglionato ogni 10/15 minuti.

    Il punto di accoglienza è posto al di fuori della struttura, per evitare che gli adulti accompagnatori entrino negli spazi interni.

    All’ingresso deve essere prevista una vera e propria procedura di “triage”, chiedendo ai genitori o agli accompagnatori, con delega, se il bambino o l’adolescente ha avuto la febbre, tosse, difficoltà respiratoria o è stato male a casa.

    Dopo aver igienizzato le mani e verificato la temperatura corporea, il bambino può accedere alla struttura accompagnato da un operatore.

    Garantire attività a piccoli gruppi

    Per garantire il distanziamento fisico i bambini saranno suddivisi in piccoli gruppi, tenendo conto del seguente rapporto numerico bambini-operatori:

    • 3-5 anni, rapporto di un adulto ogni 5 bambini;
    • 6-11 anni, rapporto di un adulto ogni 7 bambini;
    • 12-17 anni, rapporto di un adulto ogni 10 bambini.

    I piccoli gruppi saranno definiti all’inizio del centro estivo tenendo conto del sopra citato rapporto numerico, con lo stesso educatore di riferimento per tutto lo svolgimento delle attività.

    La stabilità dei gruppi e degli operatori è fondamentale per tracciare casi potenziali di contagio.

    Privilegiare attività all’aria aperta

    Le attività all’aria aperta o “outdoor education” sono da privilegiare rispetto alle attività al chiuso, se non in casi di necessità.

    In caso di attività in spazi chiusi deve essere garantita un’abbondante aerazione dei locali, con finestre aperte per la maggior parte del tempo.

    Igiene e pulizia

    Devono essere rispettati e garantiti i principi generali di igiene e pulizia, prestando particolare attenzione al distanziamento, all’igiene delle mani e all’uso della mascherina da parte degli operatori e dei bambini sopra ai 6 anni.

    Le superfici saranno frequentemente sanificate e i bagni igienizzati dopo ogni utilizzo, garantendo una disinfezione giornaliera.

    Sarà prevista la pulizia approfondita (almeno giornaliera) delle attrezzature utilizzate, il lavaggio delle mani dopo ogni attività, attenzione alla non condivisione di posate e bicchiere da parte dei bambini.

    Selezione e formazione degli educatori

    Il personale educativo deve essere selezionato sulla base di requisiti di formazione e di esperienza, prevedendo un numero di supplenti disponibili in caso di necessità.

    Tutto il personale, prima dell’inizio delle attività con i bambini, sarà formato in merito alle norme igienico sanitarie sui temi della prevenzione del Covid-19, nonché per gli aspetti di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

    Il ruolo del coordinatore pedagogico

    Le linee guida per i centri estivi richiedono la presenza di un coordinatore pedagogico qualificato per organizzare, gestire e monitorare lo svolgimento delle attività.

    Nello specifico:

    • Coordinare lo svolgimento delle attività educative e organizzative e l’operato del personale educativo;
    • Monitorare lo svolgimento dell’esperienza educativa per valutarne l’efficacia e il rispetto degli obiettivi progettuali;
    • Supervisione  lo svolgimento delle attività in riferimento al progetto educativo;
    • Fornire agli educatori un supporto e un sostegno nello svolgimento del lavoro educativo.

    Il centro estivo necessita di una puntuale e attenta pianificazione e organizzazione degli spazi per svolgere le varie attività a piccolo gruppo.

    Noi, in qualità di pedagogisti, ci occupiamo di ideare un progetto pedagogico ad hoc con tutte le attività educative da svolgere nei centri estivi.

    Contattaci per approfondire 😉

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