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Giulia Piazza

  • L’educazione nella scuola: il ruolo e l’importanza degli insegnanti

    educazione nella scuola

    L’educazione nella scuola assumo un ruolo importantissimo nella crescita dei bambini.

    La scuola è, infatti, subito dopo la famiglia, la principale agenzia di socializzazione e formazione della personalità del bambino e del preadolescente.

    Il suo compito fondamentale è quello di:

    • Fornire gli strumenti necessari per crescere culturalmente, psicologicamente e socialmente;
    • Acquisire un certo grado di responsabilità e autonomia;
    • Formare alla cittadinanza e alla vita democratica.

    La scuola è prima di tutto studio, conoscenza, cultura, apprendimento dei saperi, ma è anche educazione.

    E’ anche il luogo in cui nascono e crescono affetti, sentimenti, e si affermano le prime amicizie.

    L’educazione nella scuola

    Il compito della scuolanon è solo quello di istruire, ma anche quello di formare ed educare.

    I rapidi cambiamenti economici e sociali fanno pensare che la scuola debba fornire gli strumenti fondamentali per accrescere, approfondire e modificare le conoscenze, senza accontentarsi di trasmettere agli individui solamente un bagaglio di nozioni.

    A differenza degli altri interventi educativi, il carattere formativo della scuola presenta due componenti interconnesse:

    • L’intenzionalità, in quanto compito specifico della scuola è quello di educare attraverso l’istruzione;
    • La sistematicità, in quanto questa istituzione fissa gli obiettivi da raggiungere in base alle finalità formative generali stabilite e, a tale scopo, ricerca i metodi, i materiali didattici e le soluzioni pedagogiche.

    La scuola ha la caratteristica di essere una comunità educante.

    Essa, inoltre in quanto tale, genera una diffusa convivialità relazionale, intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi, ed è anche in grado di promuovere la condivisione di quei valori che fanno sentire i membri della società come parte di una comunità vera e viva.

    La scuola affianca al compito dell’insegnare ad apprendere quello dell’insegnare ad essere.

    Va intesa, dunque, come una comunità inclusiva.

    La scuola si pone come luogo di dialogo, di approfondimento culturale e antropologico e
    di reciproca formazione tra genitori e insegnanti per:

    • Affrontare insieme questi temi e proporre ai bambini un modello di ascolto e di rispetto;
    • Convenire come aiutare ciascun bambino a trovare risposta alle grandi domande in coerenza con le scelte della sua famiglia.

    Essa si confronta con le famiglie per condividere le regole che consentono di realizzare le finalità educative e propone ai bambini prime forme di dialogo sulle domande che essi pongono, sugli eventi della vita quotidiana, sulle regole del vivere insieme.

    Il ruolo dell’insegnante

    Se l’educazione è un viaggio, se la vita stessa è un viaggio fatto d’incontri, l’incontro con un maestro è una tappa decisiva.

    L’alunno costruisce la sua identità anche nell’interazione con figure adulte significative esterne alla famiglia, ovvero gli insegnanti.

    Quindi, i contesti scolastici sono tra quelli più importanti da prendere in considerazione in questo processo.

    Infatti, la qualità della relazione con gli insegnanti è un aspetto di particolare rilievo nel processo di individuazione, per come contribuisce a formare l’immagine di sé dell’alunno.

    L’atteggiamento degli insegnanti incide sull’autostima degli studenti, in una fase in cui l’autonomia dagli adulti è una conquista ancora incompiuta, messa spesso in discussione

    Una caratteristica della scuola, infatti, è quella di fornire contesti di relazioni contemporaneamente con adulti e coetanei, e quindi occasioni di sperimentare in più direzioni, ma dentro una cornice diversa dalla famiglia, e più complessa.

    Dunque, è fondamentale che gli insegnanti non ignorino l’importanza della qualità della loro relazione con gli studenti.

    È auspicabile, inoltre, che l’insegnante riesca a porsi non solo come facilitatore e guida sul piano cognitivo, ma anche come facilitatore sul piano relazionale e affettivo: come figura d’identificazione positiva.

    In prima istanza, infatti, l’insegnante è un facilitatore che, grazie alla propria capacità empatica, sa costruire rapporti interpersonali “utili” e creare contesti di collaborazione che favoriscono lo sviluppo armonico della persona e un apprendimento sereno.

  • Per una educazione di genere a scuola e in famiglia

    educazione di genere

    Oggi voglio parlarvi dell’importanza dell’educazione di genere a scuola e in famiglia.

    Che cosa significa educare alla differenza di genere per aiutare a trasformare questa differenza in risorsa per la vita?

    Innanzitutto, l’educazione di genere dovrebbe essere parte integrante del progetto educativo di ogni famiglia e di ogni scuola.

    Negli ultimi anni, però, è stata oggetto di molte controversie e polemiche.

    Crescere maschi o femmine nel terzo millennio dovrebbe significare, infatti, aiutare i nostri alunni a confrontarsi in modo critico e consapevole con gli stereotipi culturali e sociali che spesso impongono a chi sta crescendo di aderire ad aspettative e modelli predefiniti.

    Un piccolo dizionario

    Le parole sono importanti e hanno un significato, cerchiamo di usarle adeguatamente, soprattutto con i bambini.

    Non confondiamo il significato di sesso con il significato di genere!

    • Il sesso è l’insieme delle caratteristiche biologiche, genetiche e fisiologiche dell’individuo, che distinguono il corpo del maschio da quello della femmina;
    • Il genere è quel qualcosa che viene ‘aggiunto’ dalle convenzioni sociali, ed è diverso da paese a paese.

    L’identità di genere è il sentimento precoce, profondo e duraturo che fa sì che ciascuno di noi si senta effettivamente donna oppure uomo.

    Lo stereotipo di genere, invece, indipendentemente da come mi sento, talvolta immagino di dovermi comportare in un certo modo (questo non è da maschio / questo non è da femmina)

    Uno stereotipo è innanzitutto una semplificazione della nostra mente: una strategia per semplificare la realtà.

    Gli stereotipi di genere si comportano nello stesso modo, ma riguardano la distinzione tra maschi e femmine, e le loro caratteristiche generalizzate.

    Inevitabilmente ci condizionano la vita sin da bambini: ad esempio le scelte scolastiche o lavorative.

    Si parla di polarizzazione dei generi, proprio per dire che la nostra società ci spinge a stare su due poli opposti, etichettando tutto come: cose da femmine, e cose da maschi.

    Chiede dunque alle bambine di essere calme e gentili, e concede ai bambini di essere energici e aggressivi.

    Promuovere l’educazione di genere: consigli pratici

    Fare educazione di genere già a partire dalla scuola dell’infanzia significa compiere un progetto a sostegno dei bambini e delle bambine e dell’intera società.

    Si tratta, cioè, di porre le basi per permettere a ogni futuro uomo e donna di vivere pienamente la propria esistenza e di realizzare il proprio progetto di vita senza condizionamenti e limiti.

    1. Le parole sono importanti: cerchiamo di non fare distinzioni di genere quando parliamo con i nostri figli: facciamogli capire che da grandi potranno fare tutti i lavori del mondo!
    2. In casa, dividiamoci i compiti, in modo che i figli vedano che le responsabilità appartengono a tutti, sia uomini che donne.
    3. Compriamo giochi e vestiti adatti a tutti, senza differenze, e sempre in base ai gusti dei figli: non sarà una cucina, a rendere omosessuale un bambino!
    4. Educhiamo i figli alla parità, aiutiamo i nostri figli a capire che da grandi potranno studiare e lavorare tutti insieme, e che devono essere parimenti rispettati.

    L’educazione di genere a scuola

    La scuola rappresenta il luogo primario in cui si forma l’identità di genere e la personalità dei ragazzi.

    Proprio questo, dovrebbe spingere i docenti a proporre percorsi di educazione all’identità e alle relazioni di genere agli studenti, a cominciare dai più piccoli.

    Le pari opportunità di genere, la valorizzazione delle differenze devono essere temi trasversali e fondativi di un’istituzione scolastica, per favorire la crescita di cittadine e cittadini consapevoli e attivi in tutti i contesti di vita.

    Educare le nuove generazioni al rispetto e alla valorizzazione delle differenze e della parità di genere, in termini di linguaggio, espressioni, atteggiamenti è diventata un’emergenza sociale.

    La promozione dell’educazione e della formazione alla cittadinanza di genere rappresentano, infatti, strumenti di prevenzione e contrasto di ogni violenza, soprattutto per le giovani generazioni.

    E, allo stesso tempo, di sensibilizzazione a riconoscere gli stereotipi di genere presenti nei prodotti mediatici (pubblicità, giochi, libri).

    Gli stereotipi sessisti, infatti, sono presenti nelle fiabe, nella pubblicità, nei libri di testo, nel linguaggio stesso.

     

  • Come dire no ai bambini in modo positivo: una possibilità di crescita

    come dire no ai bambini

    Come dire no ai bambini in modo positivo?

    I “no” sono importanti, così come lo sono le regole e i limiti, ma non sempre è facile definire un sistema di regole in modo positivo.

    Spesso, infatti, non si sa come porre limiti ai più piccoli, affinché crescano in un ambiente affettuoso ma anche con delle regole.

    Dire sempre di “si”, infatti, non fa bene ai bambini, sia perché non possiamo effettivamente realizzare tutte le loro richieste ma anche per questioni di sicurezza.

    Spesso non riusciamo a dire “no” ai nostri figli per paura di ferirli, di apparire poco disponibili o perché abbiamo timore del conflitto.

    Eppure i “no” sono indispensabili alla crescita del bambino.

    Nonostante ciò, non sempre è facile saper dire di no, spesso perché gli stessi genitori per primi si sentono colpevoli.

    Negare qualcosa ai propri figli può essere un vantaggio per la loro vita da adulti, soprattutto se i rifiuti sono accompagnati da spiegazioni per evitare che i bambini inizino a non darci retta.

    Proibire costantemente può essere altrettanto negativo che dire sempre “si”.

    Per questo, è necessario trovare un equilibrio e soprattutto dire di “no” senza pronunciare questa parola e facendolo in maniera positiva.

    Come dire no ai bambini in modo positivo

    Una tendenza comune dei genitori è quella di utilizzare costantemente la parola no: “non fare questo” “no quello no”: una incessante ripetizione della parola no.

    La continua negazione, però, trasmette ai figli un messaggio negativo, lo stesso messaggio sbagliato che trasmettono i genitori che dicono sempre di si.

    In educazione, è fondamentale riuscire a dire no ai bambini in modo positivo, ovvero senza pronunciare la parola no!

    Questo comporta un grande beneficio nei bambini:

    • Riusciranno a comprendere meglio il motivo delle regole che devono rispettare;
    • Diverranno più responsabili e autonomi;
    • Capiranno che determinate azioni producono delle conseguenze;
    • Aumenterà la loro autostima.

    Consigli per genitori

    Le regole devono essere chiare e comprensibili

    E’ indispensabile spiegare al bambino quali sono le regole fondamentali.

    Raccontiamogli il perché di queste regole e le eventuali conseguenze se non vengono rispettati i limiti.

    I bambini devono imparare che ogni azione ha delle conseguenze. 

    In questo modo instaureremo un dialogo con il bambino, aiutandolo a modificare autonomamente il proprio comportamento, con la possibilità di prevenire che si producano queste azioni, magari pericolose o negative.

    Proponiamo delle alternative

    Se vogliamo impedire che il bambino svolga una determinata attività perché pericolosa o semplicemente perché non è il momento per farla, invece di pronunciare la parola “no”, cerchiamo di proporre un’alternativa.

    In questo modo, non solo si offre un’altra possibilità ma si rende partecipe il bambino delle decisioni.

    Usiamo un linguaggio e un tono di voce adatto

    Se perdiamo noi per primi il controllo, probabilmente non riusciremo ad ottenere i risultati sperati e avremo speso energie inutili gridando, rimproverando o lasciandoci andare alla rabbia.

    Cerchiamo di parlare con nostro figlio in maniera calma e assertiva.

    In questo modo, il bambino si sentirà accolto e magari compreso e probabilmente non metterà in atto comportamenti di tipo oppositivo.

    Per approfondire iscrivetevi al nostro corso dedicato proprio alla definizione delle regole in modo positivo 😉

  • Per una educazione dei figli all’attesa e alla pazienza

    educazione dei figli

    Oggi parliamo di educazione dei figli.

    Come aiutare il bambino ad imparare il valore dell’attesa?

    La pazienza e la capacità di aspettare sono abilità molto importanti.

    Necessarie a poter convivere con gli altri, a mantenere la calma ed evitare stress e molte situazioni negative.

    Proprio in quanto abilità, non si tratta di qualcosa di innato.

    Esse richiedono di essere apprese ed allenate con il tempo, esattamente come si farebbe nel caso di un muscolo fisico!

    Per una educazione dei figli alla pazienza

    Nel caso dei bambini più piccoli è importante che il genitore risponda prontamente alle esigenze manifestate.

    Infatti, il bambino non ha la capacità di comprendere lo scorrere del tempo e mal tollera le frustrazioni, mentre invece ha la necessità di strutturare una modalità relazionale sicura con l’adulto di riferimento.

    Con la crescita però i genitori devono interrogarsi su come fare per aiutare i bambini a capire che non tutti i loro desideri o richieste possono essere presi in considerazione al momento stesso, ma che esiste la necessità di imparare ad attendere.

    Fino ai 3 anni non è semplice perché il bambino, come ci dice anche la Montessori, non ha ancora sviluppato una volontà cosciente, ma è guidato soprattutto da una modalità impulsiva.

    Tuttavia, il genitore può intervenire per l’educazione dei figli e gettare le basi di questo processo di sviluppo della capacità di “attesa”.

    Come?

    Servendosi di alcune strategie pedagogiche e, soprattutto, ricorrendo ad una adeguata preparazione dell’ambiente.

    Offrite il buon esempio

    Come possiamo aspettarci che i nostri bambini siano pazienti se noi siamo i primi a non esserlo?

    Prima regola: siate pazienti con il bambino.

    Cercate, quindi, di mantenere la calma anche nelle situazioni più frustranti.

    Dunque, per insegnare ad essere pazienti dobbiamo coltivare prima la nostra pazienza 😉

    Insegnate a rispettare i tempi e gli altri

    Limitate gli oggetti.

    Il bambino non ha bisogno di 5 bambole o 30 macchinine, ne basta una, due.

    Se si ha più di un figlio poi non è necessario avere tutto doppio o triplo, così facendo si insegna ad attendere, a rispettare l’altro, nonchè a comprendere anche il valore degli oggetti.

    L’attesa dei turni, la pazienza durante quel momento, sono un importante insegnamento che costituiscono un vero e proprio atto educativo che il genitore deve compiere verso il bambino.

    E’ nell’attesa della realizzazione che impariamo a gestire la frustrazione alimentando l’autocontrollo e il rispetto per l’altro.

    Predisporre un ambiente adatto ad insegnare questo al bambino mette in minore difficoltà anche l’adulto.

    Infatti, tutto passa attraverso l’ambiente e non attraverso divieti o negazioni che spesso portano a battaglie verbali estenuanti dove se ne esce entrambi insoddisfatti.

    La scelta educativa di limitare gli oggetti, di sceglierne solo di reali, fatti con cura, porta con sè numerosi insegnamenti.

    Il bambino saprà che per essere felice non ha bisogno di una camera piena di giocattoli: imparerà a prendersi cura delle sue cose perché uniche e preziose.

    La comprensione dell’atteggiamento corretto da tenere, comprensione che nasce da lui e non dall’adulto, permette al bambino di innalzare la sua autostima.

    Predisponete il giusto ambiente

    Innanzitutto, l’ambiente deve essere a misura di bambino.

    Oggetti e arredi devono essere alla sua altezza e alla sua portata, proporzionati alla sua forza.

    Ogni cosa ha un suo posto e ogni posto una sua cosa.

    Così facendo sarà più facile eseguire il riordino 🙂

  • Educare alla libertà: alcuni interessanti spunti di riflessione

    educare alla libertà

    Oggi voglio parlarvi del concetto di “educare alla libertà“, fornendovi alcuni spunti di riflessione davvero interessanti.

    Avete mai riflettuto sul concetto di libertà?

    Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo?

    E quando la libertà si trasforma in licenza?

    Vi consiglio un’illuminante libro “I ragazzi felici di Summerhill”: l’esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo.

    Il libro è scritto da Alexander Neill, educatore vissuto nel novecento che ha fondato, in Inghilterra, la scuola di Summerhill.

    L’esperienza della scuola “non repressiva” di Summerhill, a cui l’autore ha dedicato la sua esistenza, è un esempio geniale di reinserimento nella società di ragazzi disadattati, il quale dimostra soprattutto che il metodo della libertà funziona.

    Perché i ragazzi della sua scuola possono definirsi felici?

    Educare i bambini facendo appello alla loro curiosità e al loro istinto: è l’insegnamento della scuola di Summerhill, che negli anni Venti del ‘900 rappresentò un’occasione educativa rivoluzionaria.

    Questo libro suggerisce nuovi significati alle parole amore, approvazione, libertà.

    Lo scopo dell’educatore, lo scopo della vita, è quello di lavorare con gioia e di trovare la felicità. La felicità secondo Neill significa provare interesse per la vita.

    La scuola di Sumerhill

    Che cosa succedeva in questa scuola di così speciale da renderla un caso interessante?

    Innanzitutto, le lezioni sono facoltative 😉

    I bambini possono frequentarle o farne a meno, anche per anni se così desiderano.

    C’è un orario, ma vale solo per gli insegnanti.

    Di solito i bambini sono divisi in classi a seconda dell’età, ma talvolta anche a seconda degli interessi.

    Non vengono seguiti nuovi metodi didattici poiché non si dà eccessiva importanza alla didattica in se stessa.

    Come scrive Neill:

    Il bambino deve vivere la sua vita, non quella che i suoi ansiosi genitori pensano che dovrebbe vivere e nemmeno una vita che segue i precetti di un educatore che pensa di sapere dove stia il suo bene.
    Le interferenze ed i tentativi di guida da parte degli adulti producono solamente generazioni di automi.
    Non si può insegnare ai bambini la musica, o qualsiasi altra cosa, senza mutarli in qualche modo in adulti privi di volontà propria.

    E continua:

    Se uno dei genitori ha paura del futuro, si può dare con certezza una prognosi infausta per la salute dei figli. Questa paura, abbastanza stranamente, si manifesta nel desiderare che i figli imparino più di quanto egli ha imparato. Questo tipo di genitore non si accontenta di lasciar imparare Willy a leggere quando vuole farlo, ma teme che Willy sarà un fallimento nella vita se non lo si spinge. Genitori simili non sono capaci di lasciar andare il figlio al passo che gli é congeniale. si domandano: “se mio figlio ha dodici anni non sa leggere che probabilità ha di riuscire nella vita? Se non riesce a superare gli esami di ammissione ha diciotto anni che cosa gli rimane da fare se non un lavoro subalterno?” .
    Io invece, nel caso di un bambino che non fa progressi ho imparato ad aspettare e a osservare. Non ho mai dubitato che, alla fine, se non lo si molesta e non lo si danneggia, anche lui avrà successo nella vita.

    L’autogoverno

    Summerhill è una scuola auto governata in forma democratica.

    Ogni fatto collegato alla vita sociale o di gruppo, comprese le punizioni per le offese sociali, viene deciso mediante l’assemblea generale del sabato sera.

    Ogni membro del corpo insegnante ed ogni allievo, senza riguardo per l’età dispongono di un voto.

    Come funziona l’Assemblea Generale?

    All’inizio di ogni trimestre viene eletto un presidente che durerà in carica per una nuova seduta.

    Alla fine della seduta egli nomina il suo successore e la procedura si ripete per tutto il trimestre.

    Chiunque abbia un’accusa, una lamentela, un suggerimento o una nuova legge da proporre li può esporre dinanzi all’Assemblea.

    Secondo Neill:

    Non si darà mai troppa importanza ai benefici, sotto il profilo educativo, dello spirito sociale messo in pratica nelle Assemblee. A Summerhill gli allievi lotterebbero a morte per il diritto di governarsi da soli.
    A mio parere, vale più una sola Assemblea, dal punto di vista educativo, di un’intera settimana di lezioni su argomenti scolastici.
    E’ un’eccellente palestra in cui ci s’impratichisce nei discorsi in pubblico, e dove la maggior parte dei bambini parla bene e senza timidezza.
    Ho spesso sentito, da bambini che non sapevano né leggere né scrivere, discorsi pieni di buon senso.

    Ecco l’essenza di “educare alla libertà”: educare il bambino, ascoltare e rispondere ai suoi interessi e bisogni, senza pressioni o condizionamenti.

  • Come interpretare il disegno dell’albero e della casa dei bambini

    disegno dell'albero

    Nell’articolo precedente abbiamo visto l’importanza del disegno infantile nella crescita dei bambini.

    Disegnare, infatti, per i bambini rappresenta il modo migliore per comunicare ed esprimere il proprio mondo interiore e le emozioni.

    L’esperienza personale, dunque, entra nel disegno. 

    Saper interpretare i disegni dei bambini è molto importante, in quanto permette di capire cosa provano e cosa pensano.

    Il disegno dell’albero e della casa sono tra i disegni più comuni dei bambini.

    Vediamo insieme cosa potete osservare 😉

    Il disegno dell’albero

    L’albero disegnato diventa la proiezione del bambino che lo disegna.

    Si sviluppa verso l’alto, la parte inferiore dell’albero simbolizza l’origine della vita, l’elemento inconscio.

    La parte superiore rappresenta, invece, l’espressione dell’Io verso il mondo esterno, verso il futuro.

    Nel disegno dell’albero è possibile distinguere:

    • Un nucleo stabile, radici, fusto, rami;
    • Gli elementi di decorazione, foglio, fiori, frutta.

    Le radici sono spesso nascoste e forniscono nutrimento.

    Ancorano l’albero alla terra dandogli stabilità.

    Rappresentano, dunque, la parte più primitiva inconscia e istintuale dell’Io, e sono anche espressione del senso di sicurezza di cui il soggetto dispone, in quanto capace di radicarsi nella realtà concreta della sua esperienza esistenziale.

    Il tronco rappresenta, invece, l’Io così come si è strutturato attraverso l’esperienza evolutiva.

    Può essere un Io forte, debole, traumatizzato.

    La chioma è significativa della capacità del soggetto di entrare in relazione con l’ambiente, di espandersi nello spazio sociale.

    E’ anche indicativa della sua vita mentale, delle sue aspirazioni, dei suoi interessi ed ideali.

    Cosa osservare

    Nel disegno dell’albero è importante osservare, innanzitutto, la linea del terreno: se manca può indicare mancanza di stabilità emotiva e personale.

    Un tronco molto sottile può essere associato a persone molto sensibili e delicate.

    Al contrario, un tronco molto ampio può indicare impulsività, alta emotività e scarsa capacità di autocontrollo.

    Tronchi, invece, con irregolarità, macchie, vuoti, punte possono indicare la presenza di paure, traumi, emozioni represse, inibizione.

    La base del fusto allargata a destra può indicare prudenza, diffidenza, timidezza.

    Mentre, la base del fusto allargata a sinistra può indicare attaccamento al passato e inibizione.

    La chioma con rami può indicare una persona impulsiva, mentre se è disegnata con tante foglie può indicare una persona vivace.

    La chioma con i frutti può indicare che la persona ha degli obiettivi e dei desideri da realizzare.

    Il disegno della casa

    La casa simboleggia l’immagine di sé e rimanda all’idea di calore e di affetto famigliare.

    Se disegnata grande e accogliente, con le finestre aperte: il bambino vive rapporti positivi e buona disponibilità con il mondo esterno.

    Invece, se disegnata piccola, con porta e finestre chiuse, il bambino potrebbe non essere aperto al mondo esterno e vivere una condizione di ritiro emotivo.

    Le finestre rappresentano gli occhi sul mondo esterno, così come la porta rappresenta il contatto con il mondo esterno.

    Di grande importanza è il camino:

    • Se è presente e ha il fumo può essere indice di presenza e calore parentale;
    • Se non è presente o non ha il fumo può essere, invece, indice di carenza affettiva.

    Disegnare la casa con il recinto può significare una difficoltà di contatto con il mondo esterno.

    Molto importante è la presenza di un sentiero o di una strada che conduce alla casa: simbolo di un buon rapporto e apertura verso il mondo esterno.

    Per approfondimenti non esitate a contattarci 😉

  • Il disegno infantile dei bambini: ecco cosa osservare

    disegno infantile

    Il disegno infantile è un importante mezzo di comunicazione e espressione della personalità dei bambini.

    Disegnare per i bambini rappresenta il modo migliore per comunicare ed esprimere il proprio mondo interiore e le emozioni.

    Tramite il disegno, infatti, il bambino esprime se stesso, il proprio vissuto interiore, le proprie emozioni e sentimenti.

    L’esperienza personale, dunque, entra nel disegno. 

    Saper interpretare i disegni dei bambini è molto importante, in quanto permette di capire cosa provano e cosa pensano.

    Insieme vedremo alcune linee guida che possono essere seguite per comprendere il significato del disegno infantile. 

    Alcuni, possiamo chiamarli, campanelli d’allarme da osservare e comprendere per poi, eventualmente, richiedere il parere di un pedagogista esperto.

    Le fasi del disegno infantile

    La prima forma di comunicazione del bambino è lo scarabocchio.

    I primi disegni dei bambini sono realizzati con movimenti casuali e non controllati, il risultato sul foglio è un insieme confuso e disordinato di linee, circolari o spezzate, in cui non si individuano immagini socialmente condivise.

    Ciò che il bambino proietta sulla carta non è una copia della realtà che lo circonda, bensì la percezione delle proprie emozioni, fantasie, in rapporto con la realtà stessa.

    Gli scarabocchi hanno dei tratti comuni in tutti i bambini di una stessa età ed infatti lo sviluppo dell’attività grafica pittorica è universale.

    12-18 mesi: lo scarabocchio disordinato

    Sul foglio sono tracciati segni casuali tutti con direzioni diverse.

    I segni disordinati tenderanno a disporsi sul foglio sullo stesso lato con cui il bambino impugna il colore.

    Mentre scarabocchia il bambino muove il braccio con movimenti “centrifughi”, ovvero che partono dalla base del foglio per allontanarsi verso l’esterno, la parte superiore del foglio e la più lontana da sé.

    18-24 mesi: lo scarabocchio ordinato

    Iniziamo a riconoscere le prime forme.

    Grazie all’interazione con l’adulto e con i pari i suoi disegni casuali assumeranno un significato.

    2-3 anni: lo scarabocchio imitativo

    Durante tale fase il bambino imita i gesti che l’adulto compie sul foglio e tale processo imitativo diviene un mezzo importante per scaricare la propria energia psichica ed esprimere il “suo mondo interiore”.

    Vi è un bisogno espressivo innato di sottolineare, attraverso gli scarabocchi, l’affermazione della propria esistenza.

    Vi è una conquista sempre più consapevole del mondo e degli spazi che lo circondano.

    4-5 anni: le prime figure umane

    Assistiamo ad una compiutezza grafica espressiva nella quale si esprime una più compiuta percettività della realtà ed una risposta grafica maggiormente organizzata.

    Iniziano ad apparire nei disegni spontanei infantili i primi abbozzi di figure umane e di oggetti strutturati.

    I colori iniziano ad essere utilizzati in maniera consapevole e rappresentano una giusta imitazione della realtà circostante, che si riduce come spazi occupati sul foglio in relazione alla maggiore specificità del mondo percepita dal bambino.

    Cosa osservare

    Il foglio è lo spazio psichico entro il quale il bambino si muove.

    Per prima cosa, dovete prestare attenzione alla collocazione del disegno sul foglio.

    • Centrale: è la posizione più comune, indica un buon adattamento all’ambiente, equilibrio, sicurezza
    • Verso il lato destro: del foglio: estroversione, orientamento verso il futuro,  o ribellione;
    • Verso il lato sinistro: del foglio: introversione, egocentrismo, orientamento verso il passato, indecisione, timore;
    • In alto: rifugio nella fantasia, idealizzazione;
    • In basso: ricerca di appoggio, poca autostima, sensazione di essere schiacciati dall’ambiente;
    • Ai margini del foglio: timidezza, insicurezza, bisogno di appoggio, sostegno.

    Molto importante è la pressione sul foglio.

    • Media e costante: normale e stabile adattamento;
    • Discontinua: instabilità emotiva, ansia;
    • Pesante: tensione interna;
    • Molto leggera: insicurezza, timidezza, indecisione, introversione.

    Anche la tipologia del tratto.

    • Fermo: sicurezza di sé;
    • Incerto, discontinuo: insicurezza, scarsa autostima;
    • Ripassato: insicurezza;
    • Interrotto: insicurezza, tendenza all’isolamento.

    La figura umana

    Da non sottovalutare è anche la dimensione della figura umana.

    Ricordate che nei bambini una dimensione media e armonica viene raggiunta con l’età: entro i 12 anni circa.

    La misura della figura umana deve essere valutata in relazione alla dimensione del foglio.

    • Molto grande: riempie tutto il foglio, nei bambini al di sotto dei 6 anni è normale! Estroversione, tendenza a imporre il proprio essere;
    • Esageratamente grande: supera i bordi del foglio, irrequietezza;
    • Molto piccola: inadeguatezza, bassa autostima, ricerca di appoggio;
    • Frontale: buon adattamento, atteggiamento comunicativo positivo.

    Nei prossimi articoli vedremo cosa osservare nel disegno dell’albero e della casa 😉

  • Attività educative al centro estivo: quali proporre in modo educativo

    attività educative

    In questo articolo vedremo insieme quali attività educative proporre ai bambini nei centri estivi, in riferimento all’emergenza sanitaria e alle linee guida ministeriali e regionali.

    Le linee guida esprimono chiaramente la necessità di svolgere attività in piccolo gruppo e principalmente all’aria aperta.

    Attività in piccolo gruppo

    Per garantire il distanziamento fisico i bambini saranno suddivisi in piccoli gruppitenendo conto del seguente rapporto numerico bambini-operatori:

    • 3-5 anni, rapporto di un adulto ogni 5 bambini;
    • 6-11 anni, rapporto di un adulto ogni 7 bambini;
    • 12-17 anni, rapporto di un adulto ogni 10 bambini.

    I piccoli gruppi saranno definiti all’inizio del centro estivo tenendo conto del sopra citato rapporto numerico, con lo stesso educatore di riferimento per tutto lo svolgimento delle attività.

    I piccoli gruppi possono essere contraddistinti da un colore o da un simbolo, in modo da creare appartenenza, coesione e interdipendenza.

    Possono essere previsti durante la giornata momenti di condivisione tra tutti i piccoli gruppi, sicuramente in giardino, mantenendo le distanze e indossando i dispositivi di protezione individuale.

    Questo è molto importante per favorire, nonostante i distanziamenti, la socializzazione e la comunicazione tra tutti i bambini.

    Quali attività educative proporre?

    Sono da privilegiare le attività all’aria aperta, o di outdoor education, da svolgere in giardino, predisponendo angoli specifici con zone d’ombre.

    Le attività educative da proporre ai bambini devono essere principalmente pratiche, in modo da stimolare la loro mente e la loro creatività.

    Una grande attenzione, infatti, deve essere posta all’organizzazione degli spazi dove svolgere le varie attività.

    Predisporre una pluralità di spazi o angoli tematici con materiali strutturati ad hoc.

    Ecco qualche esempio 😉

    Arte e creatività

    Svolgono un ruolo importante nell’educazione dei bambini, in quanto aiutano a stimolare il pensiero, sviluppare le potenzialità, la crescita intellettuale e la capacità di risolvere i problemi in modo autonomo.

    Secondo Dewey, “l’arte è il mezzo più indicato per utilizzare, in maniera costruttiva, l’energia creativa racchiusa nel bambino”.

    L’arte coinvolge tutti i sensi del bambino e ne rafforza le competenze cognitive, socio-emozionali e multisensoriali.

    Attività motorie

    Lo sport fa bene sia al fisico che alla mente e li aiuta a crescere e svilupparsi in modo sano e armonioso.

    I bambini che lo praticano rafforzano il corpo, ma apprendono anche l’importanza di valori fondamentali come l’amicizia, la solidarietà, l’autodisciplina, la fiducia in sé stessi.

    Lo sport educa alla disciplina e all’organizzazione, insegna l’importanza dell’impegno, e incrementa l’autostima.

    Natura

    Esiste un legame speciali tra i bambini e la natura con immense potenzialità educative.

    È importante proporre ai bambini di giocare con la terra, con la sabbia, con i materiali naturali, a contatto con la natura per sviluppare la creatività.

    Valorizzare dunque le esperienze educative sullo star fuori, assumendo l’ambiente esterno come spazio di formazione, dove esperienze e conoscenze sono strettamente correlate.

    I bambini amano fare esperienze all’aria aperta, imparano meglio e prima, crescono più sicuri, creativi, indipendenti.

    Il “fuori” offre ai bambini una pluralità di stimoli per conoscere attraverso i sensi e per fare esperienze significative, conoscere e apprendere attraverso i materiali che la natura offre.

    Alimentazione e cucina

    Il cibo è una parte importante della vita dei bambini e il rapporto che si instaura con esso inizia sin dalla tenera età.

    Educare i bambini ad un’alimentazione sana è molto importante per lo sviluppo del loro benessere psicofisico.

    Promuovere laboratori di educazione alimentare, così come laboratori di cucina, è fondamentale per coltivare nei bambini un buon rapporto con il cibo, trasmettendo loro l’importanza di ogni ingrediente.

    Educazione alle emozioni

    Le emozioni sono come uno spettro di colori, ci attraversano, ma non sempre siamo capaci di dare loro un nome.

    Per questo motivo è importante imparare fin da piccoli a riconoscerle e a gestirle, per uno sviluppo equilibrato.

    I bambini provano emozioni che hanno bisogno di essere riconosciute e interpretate.

    Fondamentali sono i laboratori con tante attività dedicate all’ascolto e al dialogo sulle emozioni per educare i bambini a riconoscerle, comprenderle e gestirle.

    Disegno

    Il disegno è uno dei primi linguaggi che il bambino utilizza, solo dopo i movimenti del corpo e l’emissione di suoni.

    Nel disegno il bambino esprime se stesso e il proprio mondo interiore: da un disegno possono trasparire emozioni, che colorano la vita.

    Dietro a quello che a noi può apparire come uno scarabocchio c’è un mondo, reale o fantastico.

    Il disegno è il luogo della creatività, della conoscenza, della sperimentazione, della scoperta e dell’autoapprendimento, dove tutto parte dal gioco.

    Il disegno è una palestra per la mente, nella quale si sviluppano capacità di osservazione, con gli occhi e con le mani, e si impara a guardare la realtà con tutti i sensi.

  • Outdoor education e centri estivi: le attività all’aria aperta

    outdoor education

    Nel precedente articolo abbiamo visto le linee guida da conoscere e seguire scrupolosamente per l’apertura dei centri estivi.

    Uno degli aspetti principali è quello di privilegiare attività all’aria aperta o di “outdoor education”.

    “Troverai più cose nei boschi che nei libri.
    Gli alberi e i sassi ti insegneranno cose che nessun uomo ti potrà dire.” 
    Bernard di Clairvaux

    Cosa è l’outdoor education

    Racchiude una vasta area di pratiche educative il cui comune denominatore è la valorizzazione dell’ambiente esterno nelle sue diverse configurazioni, assunto come ambiente educativo.

    Può essere definita come un insieme di pratiche educative-didattiche che si basano sull’utilizzo dell’ambiente naturale come spazio privilegiato per le esperienze e per l’educazione.

    Si propone, dunque, come una delle vie percorribili per dare qualità al processo educativo, attraverso la ricchezza degli stimoli che gli ambienti esterni possono garantire.

    Il suo principio fondamentale, infatti, riguarda la possibilità esplorativa e osservativa che il bambino può sviluppare entrando a diretto contatto con l’ambiente esterno, luoghi reali dove vive la sua quotidianità.

    Questa filosofia educativa segue l’idea pedagogica dell’”imparare facendo”, potenziata da un altro elemento: l’attenzione al luogo in cui si opera, quello esterno.

    Questa pedagogia deve mirare al metodo e abbandonare le nozioni fini a se stesse.

    Dunque, ciò che realmente conta è la ricerca e lo sviluppo delle capacità critiche.

    L’indagine tramite l’esperienza diretta è la sintesi di questo nuovo metodo.

    Il principio fondamentale è, quindi, che si apprende facendo e che il bambino è il protagonista attivo del processo educativo, e non un ricevente passivo dell’azione dell’adulto.

    L’esterno come luogo di apprendimento

    Nella prospettiva dell’outdoor education l’ambiente esterno è visto come luogo privilegiato per lo sviluppo psicofisico dell’individuo nell’età evolutiva.

    Le attività esperienziali basate sulla creatività e multisensorialità sono, infatti, momenti preziosi per la maturazione delle capacità di autoregolazione.

    Il contatto con la natura è, quindi, fonte primaria di:

    • Esperienze sensoriali e percettive;
    • Curiosità;
    • Creatività;
    • Interazione, con i pari e gli adulti, attraverso lo svolgimento di giochi e attività di gruppo.

    La natura aiuta a promuovere la percezione della realtà attraverso tutti i sensi, ampliando la gamma dell’esperienza al di là delle modalità visive e uditive oggi predominanti.

    Punti di forza

    I boschi, i giardini, i campi, dal punto di vista pedagogico, rappresentano vere e proprie risorse per un’educazione efficace, stimolando la creatività, il rispetto per l’ambiente e un’interazione attiva ricca di stimoli.

    Nell’outdoor education vengono potenziate maggiormente:

    • Le abilità senso-motorie;
    • La cooperazione;
    • La collaborazione tra pari e le relazioni intra-generazionali;
    • Le opportunità di esplorare e sperimentare in un ambiente non statico e chiuso come ad esempio, l’aula scolastica;
    • La creatività e la curiosità;
    • Il problem-solving.

    Predisporre gli spazi all’aperto

    Nel lavoro educativo la predisposizione degli spazi è un’attività molto importante; questo vale anche per l’outdoor e, soprattutto, in riferimento alle linee guida covid-19.

    Innanzitutto, occorre differenziare gli spazi in modo funzionale, ovvero articolare l’ambiente esterno in una pluralità di spazi diversi che possiedono una specifica valenza educativa.

    In questo modo, inoltre, si favorisce la stabilità dei piccoli gruppi di gioco e la qualità delle relazione.

    Fondamentale è la delimitazione  degli spazi, ovvero la creazione di barriere percettive per formulare uno spazio ordinato e non dispersivo.

    Per esempio: siepi, aiuole, sassi, tronchi adagiati orizzontalmente, recinti, muretti.

    Occorre poi offrire ai bambini una ricca possibilità di azione, creando aree che plasmino possibilità di apprendimento.

    Ecco alcune idee:

    • Zone di quiete: garantiscono angoli di tranquillità, di ascolto e di osservazione indisturbata della natura, in genere è uno spazio contenuto, delimitato da recinti naturali, con dei tronchetti per sedersi;
    • Zone di movimento attivo: sostengono l’esercizio di attività attraverso percorsi sensoriali o di costruttività. I bambini possono camminare, salire, scendere, arrampicarsi, sedersi, stare in equilibrio grazie a materiali naturali ben predisposti, come tronchi e balle di fieno;
    • Zone di cura: dedicate al relazionarsi con gli altri e a prendersi cura della natura. Possono contenere piante, orto e anche animali domestici, di cui prendersi cura.

    L’Outdoor Education è sicuramente una delle vie percorribili per dare qualità al processo educativo, uno stile di insegnamento unico, che, attraverso la ricchezza degli stimoli che gli ambienti esterni possono garantire, fornisce numerosi vantaggi sul piano interdisciplinare e la crescita psicofisica dell’individuo.

  • Linee guida per i centri estivi: cosa fare e cosa sapere

    linee guida per i centri estivi

    Il Dipartimento per le politiche della famiglia ha pubblicato le tanto attese linee guida per i centri estivi.

    Esse contengono le regole da seguire per favorire le opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza Covid-19.

    Il centro estivo può rispondere al diritto fondamentale dei bambini alla socialità e all’educazione e di evitare che le famiglie, soprattutto quelle più fragili, siamo lasciate sole.

    Deve, infatti, essere bilanciato:

    • Il diritto all’educazione e alla socialità dei bambini;
    • La tutela della salute loro, degli educatori e delle famiglie.

    Il tutto seguendo linee guida e buone pratiche in grado rispettare le norme di sicurezza e prevenzione.

    Il centro estivo deve basarsi su un progetto educativo e pedagogico pensato e strutturato ad hoc, per permettere ai bambini di svolgere attività educative nella più completa sicurezza e tutela.

    Un progetto pedagogico con modalità educative e soluzioni creative, responsabili e sicure per una graduale ripresa della vita sociale e all’aria aperta dei più piccoli.

    Di seguito, alcuni aspetti fondamentali presenti nelle linee guida per i centri estivi.

    Accessibilità

    Possono accedere al centro estivo i bambini che hanno compiuto i 3 anni di età.

    Per garantire l’omogeneità i bambini possono essere suddivisi in sottofasce di età, come segue:

    • 3 – 5 anni, fascia relativa alla scuola dell’infanzia;
    • 6 – 11 anni, fascia relativa alla scuola primaria;
    • 12 – 17 anni, fascia relativa alla scuola secondaria.

    Deve essere prevista una graduatoria per le iscrizioni con criteri di priorità, per garantire il sostegno ai bisogni delle famiglie con maggiori difficoltà nella conciliazione fra cura e lavoro.

    Per esempio situazioni con entrambi i genitori lavoratori, nuclei familiari monoparentali, impossibilità di smart-working, condizioni di fragilità.

    Accoglienza: criteri di entrata/uscita e triage

    Per evitare assembramenti l’ingresso dei bambini al centro estivo deve essere scaglionato ogni 10/15 minuti.

    Il punto di accoglienza è posto al di fuori della struttura, per evitare che gli adulti accompagnatori entrino negli spazi interni.

    All’ingresso deve essere prevista una vera e propria procedura di “triage”, chiedendo ai genitori o agli accompagnatori, con delega, se il bambino o l’adolescente ha avuto la febbre, tosse, difficoltà respiratoria o è stato male a casa.

    Dopo aver igienizzato le mani e verificato la temperatura corporea, il bambino può accedere alla struttura accompagnato da un operatore.

    Garantire attività a piccoli gruppi

    Per garantire il distanziamento fisico i bambini saranno suddivisi in piccoli gruppi, tenendo conto del seguente rapporto numerico bambini-operatori:

    • 3-5 anni, rapporto di un adulto ogni 5 bambini;
    • 6-11 anni, rapporto di un adulto ogni 7 bambini;
    • 12-17 anni, rapporto di un adulto ogni 10 bambini.

    I piccoli gruppi saranno definiti all’inizio del centro estivo tenendo conto del sopra citato rapporto numerico, con lo stesso educatore di riferimento per tutto lo svolgimento delle attività.

    La stabilità dei gruppi e degli operatori è fondamentale per tracciare casi potenziali di contagio.

    Privilegiare attività all’aria aperta

    Le attività all’aria aperta o “outdoor education” sono da privilegiare rispetto alle attività al chiuso, se non in casi di necessità.

    In caso di attività in spazi chiusi deve essere garantita un’abbondante aerazione dei locali, con finestre aperte per la maggior parte del tempo.

    Igiene e pulizia

    Devono essere rispettati e garantiti i principi generali di igiene e pulizia, prestando particolare attenzione al distanziamento, all’igiene delle mani e all’uso della mascherina da parte degli operatori e dei bambini sopra ai 6 anni.

    Le superfici saranno frequentemente sanificate e i bagni igienizzati dopo ogni utilizzo, garantendo una disinfezione giornaliera.

    Sarà prevista la pulizia approfondita (almeno giornaliera) delle attrezzature utilizzate, il lavaggio delle mani dopo ogni attività, attenzione alla non condivisione di posate e bicchiere da parte dei bambini.

    Selezione e formazione degli educatori

    Il personale educativo deve essere selezionato sulla base di requisiti di formazione e di esperienza, prevedendo un numero di supplenti disponibili in caso di necessità.

    Tutto il personale, prima dell’inizio delle attività con i bambini, sarà formato in merito alle norme igienico sanitarie sui temi della prevenzione del Covid-19, nonché per gli aspetti di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

    Il ruolo del coordinatore pedagogico

    Le linee guida per i centri estivi richiedono la presenza di un coordinatore pedagogico qualificato per organizzare, gestire e monitorare lo svolgimento delle attività.

    Nello specifico:

    • Coordinare lo svolgimento delle attività educative e organizzative e l’operato del personale educativo;
    • Monitorare lo svolgimento dell’esperienza educativa per valutarne l’efficacia e il rispetto degli obiettivi progettuali;
    • Supervisione  lo svolgimento delle attività in riferimento al progetto educativo;
    • Fornire agli educatori un supporto e un sostegno nello svolgimento del lavoro educativo.

    Il centro estivo necessita di una puntuale e attenta pianificazione e organizzazione degli spazi per svolgere le varie attività a piccolo gruppo.

    Noi, in qualità di pedagogisti, ci occupiamo di ideare un progetto pedagogico ad hoc con tutte le attività educative da svolgere nei centri estivi.

    Contattaci per approfondire 😉

  • I diritti dei bambini: il diritto alla socializzazione e all’inclusione

    diritti dei bambini

    I diritti dei bambini

    Nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, approvata il 20 Novembre 1989 a New York dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

    I bambini hanno diritto alla vita, nonché diritto alla salute e alla possibilità di beneficiare del servizio sanitario, hanno diritto di esprimere la propria opinione e ad essere informati.
    I bambini hanno diritto al nome, tramite la registrazione all’anagrafe subito dopo la nascita, nonché alla nazionalità, hanno il diritto di avere un’istruzione, hanno il diritto di giocare e il diritto ad essere tutelati da tutte le forme di sfruttamento e di abuso.

    La Convenzione, infatti, si basa su quattro diritti fondamentali dei bambini:

    • Nessuna discriminazione: i diritti devono essere garantiti a tutti i minori senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori;
    • Superiore interesse del minori in ogni situazione problematica;
    • Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino;
    • Ascolto delle opinioni del minore, in tutti i processi decisionali che li riguardano.

    Ma, conosciamo davvero i diritti dei bambini?

    La cronaca ci porta oggi a chiederci se, oltre a conoscerli e a diffonderli, li sappiamo anche difendere e facciamo del nostro meglio per proteggere e tutelare i diritti di bambini e bambine iniziando dalle nostre case.

    La socializzazione e l’inclusione scolastica

    Sin dalla nascita l’individuo ha bisogno di instaurare delle relazioni affettive che lo facciano sentire legato in modo stabile a persone, luoghi e cose.

    Durante tutta la sua esistenza tende a cercare i suoi simili e a creare con loro dei rapporti affettivi.

    In sociologia infatti la persona è un essere sociale che si definisce attraverso l’interazione con gli altri, dapprima nella primaria cellula sociale che è la famiglia, e poi negli altri contesti sociali nei quali, crescendo, si trova ad esprimere la sua personalità.

    La socializzazione è un processo lento e inarrestabile che porta ciascun individuo a far parte di una società perché da essa ed in essa apprenderà e userà le norme, i comportamenti, i ruoli e le istituzioni di cui la stessa società si compone.

    Pertanto la socializzazione è un processo che dura tutta la vita, ma può essere suddivisa in due fasi principali: la socializzazione primaria e secondaria.

    La socializzazione primaria e secondaria

    La socializzazione primaria si realizza nel corso dei primissimi anni, soprattutto all’interno della famiglia.

    In questa fase il bambino comincia ad apprendere l’insieme delle norme e delle regole che governano la vita sociale, per cui si formano le competenze sociali di base.

    Nella socializzazione secondaria, invece, avviene il processo di formazione delle competenze specifiche necessarie allo svolgimento dei ruoli adulti.

    Si attua prevalentemente al di fuori della famiglia (scuola, chiesa, gruppo dei pari) e prosegue per tutto il ciclo di vita.

    Il ruolo della scuola nella socializzazione

    La scuola è il luogo dove avviene pienamente il processo di socializzazione.

    Quando il bambino comincia ad andare a scuola, anche i coetanei assumono progressivamente un ruolo importante ai fini del suo processo evolutivo.

    E’ anche in questa fase, infatti, che si scatenano le prime tensioni emotive come ad esempio, paura, confusione, curiosità, momenti che vengono stimolati e compresi soprattutto nella fase del gioco.

    Se in famiglia si costruiscono i primi importanti legami affettivi e si interiorizzano le norme e i valori più elementari, a scuola si costruiscono i primi comportamenti sociali e si acquistano competenze via via più specifiche.

    La scuola riveste sicuramente nella società contemporanea una posizione centrale nel sistema educativo e sociale.

    La partecipazione sociale e l’amicizia sono elementi sempre più centrali della cultura dei coetanei.

    Inoltre, una crescente differenziazione sociale e la presenza di conflitti nelle relazioni sociali sono aspetti caratteristici nel corso dell’infanzia fino all’adolescenza.

    Il bambino, per acquisire consapevolezza delle proprie forze e dei propri limiti, ha bisogno di confrontarsi e di interagire con altri che siano simili a lui e di confrontarsi con la diversità.

    Solo così imparerà a tenere a freno le proprie pretese e la voglia di stare al centro dell’attenzione, raggiungendo un assetto emotivo completo ed equilibrato.

    Il diritto a socializzare

    I bambini hanno il diritto di socializzare e giocare insieme ai propri coetanei.

    Come abbiamo visto il ruolo della scuola nello sviluppo delle abilità sociali è fondamentale in quanto permette ai bambini di entrare in contatto e relazionarsi con altri bambini.

    Nel particolare momento che stiamo vivendo, dove i bambini non stanno frequentando la scuola o vedendo i coetanei, questa dimensione relazionale non è presente.

    Ciò può rappresentare un significativo problema per lo sviluppo affettivo e relazionale dei bambini.

    Nell’attesa della riapertura delle scuole o almeno dei centri estivi, ecco un consiglio 😉

    Proponete ai vostri figli tante attività pratiche e creative da fare in casa o in giardino.

    Leggete questo nostro articolo proprio in merito alle varie attività da fare in casa  https://nonsolopedagogia.it/il-gioco-educativo/

    Per approfondimenti non esitate a contattarci 😉

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