Per una educazione democratica, attiva e responsabile

educazione democratica

L’educazione democratica è un insieme di principi ed esperienze unite ad una pratica organizzativa di tipo democratico che riconosce ai ragazzi la capacità di decidere in modo attivo e autonomo.

Decidere come, quando, cosa, dove e con chi imparare e condividere in modo paritario le scelte che riguardano i loro ambiti organizzativi.

Inevitabilmente, il contesto privilegiato per la messa in opera di principi e pratiche democratiche così intesi è la scuola.

Cosa è l’educazione democratica

L’educazione democratica, o educazione libertaria, è una teoria che pone al centro del processo educativo la persona e non i meri concetti da apprendere.

Al centro vi è la persona con le proprie capacità e interessi personali.

In tale sistema, infatti, non esiste un’idea predefinita di buon adulto che si cerca di inculcare ai bambini.

L’intento è, anzi, quello di spingerli a diventare se stessi e ad essere felici seguendo le proprie inclinazioni e coltivando i propri talenti.

Il bambino merita ed è in grado di comprendere spiegazioni sin da quando è piccolissimo.

Al centro del processo educativo c’è, dunque, la persona in tutta la sua individualità.

Tale educazione insegna l’autonomia e l’indipendenza e spinge a nutrire la fiducia in se stessi partendo dalle proprie risorse interiori, senza cercare motivazione e sostegno nell’approvazione esterna.

La scuola democratica

ll contesto privilegiato per l’attuazione di tali principi e pratiche democratiche, come anticipato, è la scuola.

La scuola è, infatti, la prima esperienza sociale del bambino.

Affinché sia veramente tale è necessario che sia aperta a tutti e dunque a persone di diverse origini sociali, religiose, familiari.

Le classi sono formate in modo eterogeneo per favorire la costruzione di uno spazio sociale comune.

A scuola il ragazzo incontra altri ragazzi che non fanno parte della sua comunità e della sua famiglia.

Ed è con loro che già a scuola sarà chiamato a costruire un patto di convivenza e di solidarietà.

Non basta, tuttavia, democratizzare l’accesso alla scuola: è necessario rendere democratico il l’apprendimento scolastico.

Per raggiungere questo obiettivo la scuola deve favorire l’acquisizione diffusa di strumenti culturali: imparare a pensare e imparare a vivere insieme.

La scuola che permette a tutti gli allievi di imparare e di costruire un patto di convivenza e cittadinanza è una scuola che non seleziona e non pratica una pedagogia dell’addestramento.

Ma quali sono i principi pedagogici a cui si deve far riferimento per aiutare tutti ad apprendere?

I principi pedagogici

In una scuola democratica gli studenti partecipano attivamente alle decisioni che riguardano la formazione e la vita scolastica.

Al bambino viene riconosciuta piena capacità di scegliere.

L’apprendimento nelle scuole democratiche e in tutti i contesti educativi di tipo libertario comprende lo sviluppo di ogni talento e capacità della persona in modo armonico e integrale.

L’educazione libertaria fonda la relazione educativa adulto-bambino sul riconoscimento di tali capacità quali mezzi per lo sviluppo dell’autonomia e della libertà di scelta dei bambini.

I bambini sono sempre portatori di esperienze, competenze e inclinazioni dotate di valore.

L’apprendimento, per essere realmente efficace e significativo, deve partire, o comunque deve connettersi, con le esperienze personali e pregresse, capacità o talenti degli studenti.

Esso, infatti, deve suscitare e far emergere un’attività mentale, per favorire la comprensione e la competenza.

In questo senso, è molto importante che, facendo incontrare agli studenti i saperi e le discipline, questi ultimi non vengano presentati come verità definitive, come oggetti compiuti, ma come il parziale risultato di una continua ricerca.

Gli allievi devono sapere che le conoscenze sono state costruite per rispondere a problemi che ci è trovati storicamente ad affrontare.

L’educatore-accompagnatore

Ha il compito di affiancare lo studente in un comune processo di indagine, scoperta e creazione che è alla base del conoscere.

L’educazione libertaria riconosce nell’esperienza pregressa dell’educatore e del bambino, e nelle domande di quest’ultimo, il patrimonio attraverso il quale può essere generata nuova conoscenza.

Bambino e adulto, infatti, possono definire dei progetti di apprendimento condivisi.

Questi devono essere sempre calibrati sulla base degli interessi e capacità dei bambini.

Lo sviluppo ulteriore dell’apprendimento è guidato dalle domande spontanee poste dai bambini.

Dunque, l’adulto lavora sulla capacità di sostenere le energie espresse facendosi “neutro”:

  • Privilegiando l’ascolto;
  • Offrendo delle opportunità di indagine ai bambini;
  • Favorendo un impegno interessato, stimolato da esperienze concrete e supportato da dinamiche di mutuo aiuto tra i bambini.

Incarna un approccio al processo del conoscere che valorizza fatica e riflessione critica per raggiungere i risultati e riconoscere gli errori.

Gli “errori” vengono identificati come opportunità in un comune processo di riflessione  e rielaborazione al fine di favorire l’autocorrezione.

L’educatore ha cura di stimolare nel bambino il processo ricerca, autoapprendimento e autovalutazione.

La logica dell’imparare facendo

Imparare attraverso il fare.

Per comprendere e memorizzare, sembra che la strategia migliore sia l’apprendere attraverso il fare, attraverso l’operare, attraverso le azioni.

Naturalmente, non si apprende attraverso il semplice fare, la semplice attività non accompagnata dal pensiero, dalla riflessione.

Attraverso le semplici azioni si memorizzano azioni meccaniche.

Per comprendere, infatti, deve intervenire la riflessione, il pensiero.

Occorre riflettere, pensare, acquisire consapevolezza delle azioni.

“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”

Com’è nata l’educazione libertaria

Il primo a teorizzarne i pricipi fu il filosofo e pedagogista statunitense John Dewey.

La più antica scuola democratica, tuttora esistente, è la in Scuola di Summerhill che fu fondata in Germania da Alexander Neill nel 1921 e poi trasportata a Leiston, nel Regno Unito.

I numerosi libri scritti da Neill costituiscono la base teorica dell’educazione democratica.

Un’esperienza di scuola libertaria

La Scuola di Summerhill è libertaria, non repressiva: si basa sulla libertà e il rispetto assoluto del bambino, senza imposizioni e coercizioni che invece sono alla base della scuola e della famiglia tradizionale.

E’ una scuola fondata sul rispetto della libertà, degli adulti e dei bambini, che si trovano sullo stesso piano.

Le lezioni non sono obbligatorie ma facoltative e i bambini le scoprono autonomamente quando iniziano a capire i loro interessi e smettono di essere obbligati a farlo.

Non c’è autorità e ogni bambino può decidere autonomamente cosa fare: anche solo ed esclusivamente giocare.

Non ci sono esami né voti, graduatorie e giudizi che hanno lo scopo fin da piccoli di sviluppare competizione e frustrazione, confronto negativo con i compagni, stress, ansia e infelicità.

Le decisioni sono prese in gruppo, in un’assemblea di ragazzi e adulti dove ciascuno conta esattamente quanto gli altri.

La pedagogia a cui si riferisce Neill è basata essenzialmente sull’attenzione e sull’ascolto del bambino che in condizioni il più possibile naturali riesce ad esprimersi, a svilupparsi, ad orientarsi, ad autoregolarsi.

Tali considerazioni possono fornire spunti di riflessione non solo sulla scuola e gli insegnanti ma anche agli stessi come genitori.

Lasciare libero il bambino di esprimersi, svilupparsi e autoregolarsi, senza fornire regole o limiti eccessivi, ascoltarlo, calibrando le attività sulla base dei suoi interessi e potenzialità, può favorire una crescita armonica e integrale.

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