Educare alle emozioni a scuola: attività e metodologie

educare alle emozioni a scuola

Le emozioni svolgono un ruolo essenziale nella vita di tutti noi, influenzando il nostro comportamento e i nostri modi di agire.

Per questo motivo, è fondamentale educare i bambini a riconoscere e gestire la propria emotività: aiutarli cioè nella scoperta delle loro emozioni.

I bambini devono imparare a riconoscere tutti i tipi di emozioni, anche quelle negative, come rabbia e tristezza, dare loro un nome, accettarle ed esprimerle.

Questo contributo si rivolge sia agli insegnanti che ai genitori, per offrire consigli, buone pratiche, attività per educare i bambini alle emozioni a scuola e a casa.

Le emozioni: cosa sono e a cosa servono

Le emozioni nascono e si manifestano in maniera spontanea e involontaria, “capitano” senza lasciare alla persona la possibilità di decidere quale provare e quando

Si generano in base ai significati e ai valori che ognuno di noi attribuisce ad un determinato evento e divengono così la conseguenza di un processo di valutazione.

Dunque, possiedono una forte componente situazionale che pone in evidenza la dimensione soggettiva e personale dell’esperienza.

Per questo variano da persona a persona e possono cambiare.

Inducono un’attivazione generale dell’organismo con la comparsa di reazioni motorie, fisiologiche ed espressive precise e rilevanti.

Possono essere definite, infatti, come uno schema composto da aspetti fisiologici, comportamentali e da aspetti di pensiero.

Le emozioni esercitano le funzioni di:

  • Preparare il soggetto all’emergenza o ad affrontare le situazioni impreviste;
  • Far percepire alla persona le sensazioni buone o cattive provocate da alcuni eventi;
  • Far conoscere agli altri il proprio stato emotivo.

Le emozioni ci aiutano a leggere cosa ci succede: sono la nostra prima finestra sul mondo.

La capacità di riconoscere le nostre emozioni, di viverle in modo consapevole, ci permette di comprendere non solo quello che accade dentro di noi, ma anche quello che accade attorno a noi.

Una parte importante del vantaggio delle emozioni, sta nella capacità di nominarle e descriverle.

La consapevolezza aiuta la conoscenza del mondo e di se stessi nella misura in cui io riesco, attraverso di essa, a dare parole alle emozioni stesse.

Le emozioni primarie e secondarie

Le emozioni primarie sono una risposta automatica e istintiva agli stimoli esterni e vengono espresse da tutti allo stesso modo: sono innate e universali.

Quelle secondarie invece hanno origine dalla combinazione delle emozioni primarie, e si sviluppano con la crescita e l’interazione sociale: sono complesse e sociali.

Sono, quindi, delle emozioni più complesse e hanno bisogno di più elementi esterni o pensieri eterogenei per essere attivate.

Le emozioni primarie o di base sono:

1. Rabbia, generata dalla frustrazione che si può manifestare attraverso l’aggressività;

2. Paura, emozione che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una situazione pericolosa;

3. Tristezza, si origina a seguito di una perdita o da uno scopo non raggiunto;

4. Gioia, stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri;

5. Sorpresa, si origina da un evento inaspettato, seguito da paura o gioia;

6. Disprezzo, sentimento e atteggiamento di totale mancanza di stima e disdegnato rifiuto verso persone o cose, considerate prive di dignità morale o intellettuale;

7. Disgusto, risposta repulsiva caratterizzata da un’espressione facciale specifica.

L’importanza di educare alle emozioni

Le emozioni determinano la nostra relazione con il mondo.

Quando nasciamo, non abbiamo sviluppato né il pensiero né il linguaggio, né tanto meno possiamo pianificare quello che facciamo, ma nonostante questo, le emozioni ci permettono di comunicare e di identificare quello che è positivo e negativo per noi stessi.

Attraverso il pianto, il sorriso o dei comportamenti rudimentali ci relazioniamo con il mondo e con il resto delle persone.

Le emozioni ci apportano informazioni sulla relazione che abbiamo con l’ambiente circostante.

Le emozioni sono come un sistema di allarme che si attiva quando individuiamo qualche cambiamento nella situazione che ci circonda.

Durante l’infanzia provare emozioni positive spesso favorisce il possibile sviluppo di una personalità ottimista, confidente ed estroversa, mentre avviene il contrario se si provano emozioni negative.

Un’adeguata educazione emotiva, dunque, permetterà di acquisire destrezza per la gestione degli stati emotivi, di ridurre le emozioni negative e di aumentare in buona parte le emozioni positive.

In questo senso possiamo citare, ad esempio, il saper risolvere in maniera positiva i conflitti, il mettere da parte una frustrazione a breve termine in cambio di una ricompensa a lungo termine, e il gestire gli stati d’animo per motivarci.

Educare alle emozioni a scuola

La scuola ha un ruolo centrale nell’educazione emotiva.

Per educazione emotiva si intende la capacità di riconoscere e comprendere le emozioni, dominarle senza reprimerle, a trasformarle in uno strumento prezioso per la conoscenza dell’altro da sé, in sintesi, a gestirle.

La formazione emotiva avviene inizialmente in famiglia ed in stretta collaborazione, poi, con la scuola.

La scuola è lo spazio ideale per lavorare sulle emozioni, perché è il luogo in cui la maggior parte degli individui passa più tempo negli anni fondamentali della propria formazione e perché quel tempo è molto significativo in termini di trasmissione di valori, oltre che di conoscenze.

L’educazione emotiva in aula non deve diventare una disciplina a sé, rigidamente intesa, da aggiungere alle materie curricolari e per la quale l’insegnante sia chiamato a trovare il tempo, il luogo e i materiali necessari al fine di sviluppare e portare a termine il programma.

Deve e può, invece, diventare una compagna di strada dei saperi cognitivi, dello sviluppo delle competenze e delle abilità.

In tutto questo il compito fondamentale spetta agli insegnanti che devono essere in grado di attivare, costruire, implementare nei bambini le capacità di identificare, gestire e modulare il loro mondo emozionale interno.

Consigli e buone pratiche

Ancora una volta le storie, le fiabe, sono protagoniste.

Le storie sono strumenti molto utili per arrivare al cuore dei bambini, per mettere in atto l’educazione emotiva e promuovere l’apprendimento del linguaggio delle emozioni.

Una risorsa per me molto innovativa che vi propongo è il libro l’Emozionario: dimmi cosa senti, nell’edizione del 2015 di Scalabrini e Pereira, in versione illustrata.

E’un libro pensato per adulti e bambini da utilizzare come risorsa didattica per aiutarci a definire quello che proviamo, le sue cause e la sua influenza.

E’ una sorta di dizionario delle emozioni, contenente 42 voci, ciascuna riferita ad una emozione e accompagnata da un’illustrazione che rappresenta l’emozione e da una breve descrizione delle caratteristiche della stessa.

Può essere molto utile come strumento di supporto all’educazione emotiva sia per i genitori che per gli insegnanti.

In questo modo, i bambini inizieranno a comprendere, dare un senso, riconoscere le emozioni ed imparano piano piano, con il sostegno degli adulti, a gestirle, verbalizzarle ma soprattutto a regolarle.

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