Il cyberbullismo in Italia: definizione del problema e ipotesi di miglioramento

cyberbullismo in Italia

Il cyberbullismo in Italia è un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto in seguito alla grande diffusione e utilizzo delle nuove tecnologie.

Strettamente correlato al bullismo, trattato nell’articolo precedente, il cyberbullismo è un attacco continuo, ripetuto, sistematico e offensivo, compiuto tramite gli strumenti telematici.

Indica una qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, manipolazione, diffamazione, realizzata per via telematica.

Ciò può avere conseguenze disastrose, specialmente quando la vittima è un minore.

La diffusione delle nuove tecnologie

I media, oggi, permeano ogni aspetto della nostra vita, soprattutto dei minori, e occupano gran parte del loro tempo sociale.

La grande diffusione delle nuove tecnologie ha posto una vera e propria emergenza pedagogica, in merito al loro utilizzo nella società e nella scuola.

I mezzi di comunicazione, la loro cultura e l’ambiente che contribuiscono a formare, rappresentano grandi problemi aperti.

Il cambiamento ci ha portati verso un mondo in comunicazione, non più basato su una cultura patriarcale ma una cultura telematica e digitale.

La libertà di comunicazione è ampliata, i mezzi di comunicazione sono sempre più vasti: ormai tutto ciò che sappiamo, lo sappiamo grazie ai mass media.

Televisione, cinema e stampa, gli “old media”, hanno lasciato il posto ai “new media”: computer, telefonino, videogiochi e infine Internet, o per meglio dire, il cyberspazio.

Internet fa ricerche e raccoglie informazioni su un argomento, svolgendo così una funzione positiva, educativa e ludica.

Il cellulare, invece, è molto utile per la sua funzione di chiamare, oltre che per mandare foto, video o navigare in Internet.

I nuovi media rappresentano una innovazione, una scoperta, sia dal punto di vista sociale ed economico, sia da quello culturale.

Il loro utilizzo dunque non va vietato, ma esplorato in modo positivo, responsabile e coscienzioso, senza esagerare e senza abusarne, per non sforare nell’illegalità.

Il cyberbullismo in Italia: aspetti definitori

Il bullismo elettronico è un fenomeno nuovo e, purtroppo, ancora poco approfondito.

Le definizioni sono accomunate dal fatto di utilizzare strumenti elettronici, come il computer e il cellulare, per molestare, ferire o diffamare altre persone.

Si tratta quindi di un danno volontario, ostinato e ripetuto, ma soprattutto intenzionale.

Gli elementi caratteristici sono i seguenti:

  • Intenzionalità: non è un comportamento accidentale ma volontario;
  • Ripetizione: non è un episodio isolato ma è reiterato nel tempo;
  • Anonimato: la vittima non sa chi ha inviato l’offesa;
  • Danno: provoca sempre un disagio negativo alla vittima;
  • Strumento o tecnologie elettroniche: cellulare e computer.

Le forme più frequenti sono le telefonate anonime accompagnate da lunghi silenzi, minacce, insulti, reiterati nel tempo, di giorno e di notte.

Ancora le email con contenuti offensivi o foto imbarazzanti, gli sms con l’intento di deridere e minacciare, le persecuzioni nella chat room, la diffusione in rete di contenuti privati e imbarazzanti.

La caratteristica principale di tutti questi fenomeni è l’anonimato, reso possibile dallo strumento tecnologico.

La vittima, il più delle volte, non sa chi ha inviato l’offesa e di conseguenza non può difendersi.

Il profilo dei protagonisti

I protagonisti di queste vicende sono tre:

  • I cyber bulli: chi commette l’azione offensiva;
  • Le cyber vittime: chi subisce l’azione;
  • Gli spettatori: chi assiste all’azione.

Il profilo dei cyber bulli è il seguente: preadolescenti e adolescenti, intorno a 17 anni, che frequentano la scuola o l’hanno finita da poco, esperti nell’uso di nuove tecnologie.

Il motivo che spinge ad essere bulli è quello di intimidire, di voler apparire forte e potente.

Il bullo indossa una maschera: si sente sicuro e protetto dall’anonimato possibile attraverso la Rete.

Tutto è concesso in rete poiché la distanza fa si che non ci si renda conto della sofferenza dell’altro: Internet è il luogo preferito per aggredire.

Le vittime cibernetiche, invece, sono coloro che subiscono la molestia e sono solitamente compagni di scuola o della stessa classe, timidi, che non sanno ribellarsi.

Di solito non conoscono il bullo e l’imprevedibilità dell’offesa, sono incapaci di dire che soffrono perché bloccati dalla paura, sono tristi, indifesi, turbati.

Gli spettatori sono molti, danno al bullo un ritorno positivo di immagine, trascurano la realtà delle cose ovvero la gravità del fenomeno, e lui continua a fare ciò che fa.

Loro sono in prima persona incapaci di affrontare la situazione per diventare loro stessi vittima.

Il comportamento degli spettatori decide la condanna o assoluzione della vittima.

Una possibile soluzione: la Media Education

I media sono i più importanti mezzi di espressione culturale e di comunicazione e, allo stesso tempo, sono l’agente di socializzazione più significativo nella società contemporanea.

Con ciò non voglio dire che essi sono onnipotenti, ma che oggigiorno sono senz’altro onnipresenti e inevitabili.

Essi, infatti, sono radicati nel tessuto e nelle abitudini della vita quotidiana, e forniscono una grande quantità di risorse e di informazioni.

Si ritiene, dunque, fondamentale studiare i media, non tanto come qualcosa da cui proteggersi o evitare, ma piuttosto come un ambiente da frequentare e per il quale bisogna prepararsi adeguatamente.

Sulla base di queste considerazioni, è possibile affermare che una risposta educativa alla loro presenza e al loro utilizzo è rintracciabile nella Media Education, o educazione ai media.

Può essere definita come un ambito d’intervento educativo che punta a migliorare la conoscenza e la consapevolezza di queste nuove tecnologie negli individui.

I destinatari sono i minori, ma anche tutti coloro che, per diversi motivi, mostrano la necessità di migliorare la propria relazione critica e attiva sugli strumenti telematici.

La Media Education è finalizzata a sviluppare le potenzialità critiche e creative, proponendosi di sviluppare una competenza più ampia sui media.

Non si tratta di assicurare solo una maggiore capacità d’uso delle tecnologie, ma di fare in modo che, insieme alle competenze di utilizzazione, sia incrementata una loro reale comprensione, critica e responsabile.

Solo così i minori possono diventare critici, responsabili, consapevoli ed autonomi nel loro rapporto di utilizzo dei media.

In questo senso, così delineata, la Media Education può essere una risposta concreta, estremamente attuale, per cercare di risolvere il problema del cyberbullismo in Italia.

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