Diversità e inclusione: due concetti da insegnare ai bambini

diversità e inclusione

Sentiamo spesso parlare di diversità, inclusione e integrazione, a scuola ma anche nella vita di tutti i giorni.

Sono concetti fondamentali per l’educazione e per la società, che devono essere conosciuti, padroneggiati ed utilizzati da tutti noi, giovani e adulti.

Ma cosa significano realmente? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

La diversità

La “diversità” è una componente intrinseca alla natura dell’uomo: ognuno di noi ha una propria diversità poiché possiede delle caratteristiche che lo rendono differente dagli altri, unico e speciale.

Non si può comprendere la diversità senza prima definire il concetto di uguaglianza, secondo il quale tutti gli uomini e le donne nascono tra loro uguali.

Al di là della famiglia di appartenenza, dell’etnia, della religione, degli orientamenti sessuali e del ceto sociale, siamo tutti uguali.

L’uguaglianza implica, quindi, pari dignità e pari opportunità, senza distinzioni dovute alla ricchezza, all’opinione politica o alla nazionalità.

Ma gli uguali sono diversi, per definizione.

La diversità di cultura, di carattere, di gusti, di attitudini e di ingegno sono l’espressione evidente della nostra uguaglianza.

Sono il segno che l’uguaglianza vive nella diversità.

E che dobbiamo trovare non dei valori condivisi, bensì trovare la convivenza anche con valori diversi.

Valori che ci permettano di convivere nonostante la diversità, di vivere insieme nonostante e grazie alle nostre diversità.

Abbiamo diversità e non differenze. Nessuna differenza è accettabile perché le differenze producono disuguaglianza.

Le differenze dividono e creano disuguaglianze, la diversità, invece, unisce ed arricchisce la collettività: il principio di uguaglianza, perciò, tutela i diversi e combatte le differenze.

La diversità come risorsa e ricchezza

Essere aperto, ospitare la diversità, accoglierla, utilizzarla come metro di giudizio e modo di pensare, ci fa diventare veramente cittadini del mondo.

Ci fa apprezzare le culture, le tradizioni, le abitudini di persone che vivono quotidianità diverse dalle nostre.

Una nostra tendenza naturale, invece, ci fa guardare con sospetto e paure, o per meglio dire, con delle “barriere” ciò che è diverso: dobbiamo superarle e guardare oltre.

Questo modo di “guardare oltre” può aiutarci ad eliminare i pregiudizi che sono alla base delle discriminazioni e dell’intolleranza.

Assumendo quindi punti di vista diversi, proviamo infatti a calarci nella prospettiva di qualcuno che è diverso da noi e riusciamo a vedere il mondo più vario e sfumato.

Riusciamo così a cogliere le sfumature, si, che ci caratterizzano e rendono ognuno di noi speciale e unico: la diversità ci rende unici e irripetibili.

Educare alla diversità i propri figli

Uno dei valori di cui la civiltà occidentale parla molto, oggi, è proprio l’accettazione delle diversità.

Non raccontiamo bugie ai bambini, affermando che siamo tutti uguali e identici: loro si rendono conto delle differenze fisiche tra un bambino e l’altro, come anche di quelle comportamentali.

Bisogna dire loro che gli esseri umani sono molto diversi tra loro, e spiegare bene in che cosa sono diversi.

La cosa fondamentale è, però, mostrare che queste diversità possono essere una fonte di ricchezza, e non di chiusura.

Non esistono, infatti, bambini diversi ma esistono bambini con le proprie specificità: è questo il presupposto da tenere a mente per educare i bambini alla diversità, che sia fisica, etnica, culturale o di genere.

L’educazione alla diversità può essere di grande aiuto anche per prevenire episodi di violenza come bullismo e cyberbullismo.

Il ruolo degli adulti

Gli adulti, nel processo di educazione alle diversità, hanno un ruolo fondamentale: i bambini quando nascono sono come una tabula rasa: non hanno preconcetti che gli consentano di esprimere cosa sia simile e cosa sia diverso.

Per i più piccoli non è tanto importante, ad esempio, il colore della pelle, soprattutto se fin da piccoli sono cresciuti in un ambiente multiculturale.

Notano le differenze ma non giudicano, si domandano per capire e non per puntare il dito.

Sono i genitori, insieme agli insegnanti, in questo primo periodo di vita, a contribuire a formare il modo di considerare la diversità dei bambini.

Potrebbero dunque essere i genitori a costruire i pregiudizi nei propri figli o, per dirla in altro modo, ad influenzarli.

Il bambino non ha preconcetti né ha una comprensione a priori di cosa sia la normalità.

Il bambino fa riferimento all’adulto come modello e punto di riferimento; è per questo che i genitori dovrebbero stare attenti a non fornire opinioni preconfezionate o a trasmettere paure immotivate: i bambini assorbono come spugne.

Per i grandi la diversità è spesso vista come un pericolo e questa idea può essere trasmessa ai più piccoli.

È importante invece spiegare loro che la diversità tra gli essere umani è soltanto un concetto, ed educarli allo stesso tempo al rispetto reciproco e alla valorizzazione e al rispetto delle caratteristiche di ciascuno.

Cercate di trasmettere il messaggio che essere diversi è normale, che ha in sé qualcosa di potente, perché essere diversi è quello che ci definisce e ci rende unici!

E questa diversità va cercata, valorizzata, amata.

La sincerità e l’ascolto come stile educativo

In questo percorso “onestà” è una parola importante.

Se il bambino comincia a fare domande sul perché il compagno di classe si muove con una sedia a rotelle o perché la sua pelle è nera e non bianca, il genitore non deve assolutamente sottrarsi, girare intorno all’argomento o edulcorare il concetto.

In caso contrario si rischia di rendere strano qualcosa che in realtà è normale e fa parte del mondo in cui sta crescendo il bambino.

È raro che i bambini siano preoccupati dalla diversità, piuttosto dietro alle domande dei piccoli si nasconde curiosità.

Qualora il bambino presentasse degli atteggiamenti o delle forme di discriminazione o razzismo nei confronti di un compagno, sarebbe opportuno prima di tutto fermarsi ad ascoltarlo per arrivare a conoscere in quale contesto si è avuto il comportamento e da dove si è originato.

Parlando con il bambino si possono approfondire le motivazioni, per poi affrontarle insieme.

È preferibile non tanto fare una ramanzina, quanto aiutarlo a vedere le cose sotto la giusta luce.

Elmer, l’elefante variopinto: un modo per spiegare la diversità ai bambini

E’ il capostipite di una serie di libri per bambini  che ha per protagonista l’allegro elefantino a colori di nome Elmer.

Il colore diventa sinonimo di diversità e la diversità è ciò che rende speciale il nostro amico.

Elmer, infatti, invece di essere del solito color elefante come tutti i suoi simili, è di tutti i colori: rosa, rosso, arancione, verde, blu… e questo lo rende immediatamente riconoscibile dagli altri abitanti della savana.

Quando passeggia fra i baobab, con tutti quei colori, Elmer trasmette buonumore e allegria.

Un giorno, però, Elmer si sveglia e viene assalito da un dubbio: non sarebbe meglio essere del colore di tutti gli altri elefanti?

Forse gli altri ridono di lui perché è così diverso. Elmer è triste, ma solo perché non ha ancora capito che i suoi amici ridono con lui e non di lui.

Questo è solo una delle tante illustrazioni per bambini che possono essere utilizzate per spiegare temi importanti come la diversità: ce ne sono tantissimi, usateli!

Essi sono molto utili per acquisire uno sguardo interculturale, o per meglio dire un atteggiamento curioso, accogliente, aperto a tutto ciò che è diverso, divergente, nuovo.

Contattateci per condividere o richiedere progetti ad hoc sui temi della diversità! 😉

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