Discalculia evolutiva: le difficoltà di calcolo nella scuola primaria

In questo articolo vi parliamo della discalculia evolutiva.

Innanzitutto, che cosa è la discalculia evolutiva?

E’ un disturbo dell’apprendimento, insieme alla dislessia e alla disgrafia, riferito però alla difficoltà di calcolo.

E’ una difficoltà di produzione o di comprensione delle quantità, dei simboli numerici e delle operazioni aritmetiche di base.

Coinvolge, dunque, sia le componenti di cognizione numerica basale, come il conteggio, comprensione e produzione di quantità, sia quelle di tipo procedurale, come l’esecuzione di algoritmi di calcolo.

Discalculia evolutiva: definizione

Si definisce come un disturbo a carico delle abilità numeriche e aritmetiche, che si manifesta in bambini con intelligenza normale.

Può presentarsi con una certa frequenza in associazione alla dislessia, o a difficoltà di tipo visuo-spaziale.

La discalculia non si riferisce in modo generico a tutta la matematica, ma solo ad alcune abilità di base, che corrispondono all’elaborazione del numero e alle procedure necessarie al calcolo, sia a mente che per iscritto.

E’ possibile differenziare le difficoltà specifiche di calcolo, distinguendo i disturbi che riguardano la conoscenza numerica da quelli relativi al calcolo vero e proprio.

La valutazione dell’apprendimento

L’apprendimento della matematica implica aspetti diversi e anche la valutazione delle competenze in quest’ambito deve essere condotta su più livelli.

E’ opportune approfondire sia le competenze di base del calcolo sia un’analisi qualitativa degli errori.

La valutazione deve, dunque, prevedere prove diverse che indagano le componenti fondamentali del sistema numerico:

  • Calcolo a mente e scritto;
  • Conoscenza dei fatti aritmetici;
  • Giudizio di numerosità e di grandezza;
  • Ordinamento di serie di numeri;
  • Scrittura e lettura di numeri.

Il caso di Camilla

Riportiamo di seguito una descrizione di un caso di discalculia tratto dal volume “In classe ho un bambino che” di Cesare Cornoldi e Sara Zaccaria.

Camilla è una bambina minuta, bionda, dall’apparenza un po’ più piccola dei suoi 10anni, si dimostra subito socievole e aperta.

E’ lei a raccontare dei suoi interessi e della sua passione per la danza, ma quando si arriva a parlare della scuola si fa seria.

Racconta che in classe seconda “non leggeva bene” ma che, nel corso dell’anno, si era così impegnata a casa, leggendo tanti libri, che alla fine aveva risolto il problema.

I genitori confermano che attualmente, anche se Camilla è meno veloce delle sue compagne, legge senza errori e comprende bene il testo.

Le difficoltà restano invece in matematica.

I genitori affermano che già dalla classe terza della scuola primaria le maestre avevano segnalato qualche difficoltà, attribuendola tuttavia alla distrazione e allo scarso impegno.

Decisero poi di rivolgersi ad uno specialista.

Procedendo nella valutazione, si osserva una leggera lentezza nella lettura del testo, ma buone prestazioni nell’ambito della scrittura e della comprensione.

Camilla dimostra una buona padronanza delle procedure e delle strategie di calcolo a mente e scritto.

Incontra, invece, maggiori difficoltà in compiti apparentemente più semplici, che sondano la conoscenza e la comprensione del sistema dei numeri.

In questo caso, dunque, una difficoltà più sugli aspetti di conoscenza numerica che a quelli relativi alle procedure di risoluzione.

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