La comunicazione funzionale nella prevenzione del conflitto

comunicazione funzionale

In questo articolo esuliamo brevemente dalle tematiche di tutela minorile per affrontare l’ampio tema della comunicazione funzionale.

È vero, la maggior parte delle volte lavoriamo con famiglie in cui la comunicazione si è spezzata già prima del nostro arrivo.

Infatti, lavorare sulle conseguenze di una rottura familiare fa parte delle nostre attività di sostegno alla funzione genitoriale e tutela dei figli.

Ma non si parla mai abbastanza di prevenzione, questa sconosciuta!

L’analisi dei comportamenti individuali, per effettuare una prevenzione del rischio, rappresenta una delle nostre attività prevalenti.

È qui che si inserisce la comunicazione funzionale come elemento base di partenza per una buona prevenzione!

Alla base di una comunicazione funzionale

Quante volte, parlando con qualcuno, ci siamo sentiti dire: “io non lo comprendo proprio”; “parliamo due lingue diverse”; “ha alzato un muro tra di noi”.

Si tratta di espressioni che indicano una impossibilità comunicativa tra due persone.

Si, perché alla base di un buon rapporto c’è sempre una buona comunicazione.

Una conversazione effettuata nel modo corretto, che possiamo definire comunicazione funzionale.

Ma cos’è una comunicazione e qual è la sua funzione?

Mettiamo un po’ di noi nella nostra comunicazione

I soggetti coinvolti in una interazione sono un emittente, che trasmette un messaggio ed un ricevente, che ascolta e recepisce ciò che viene detto.

Perché una comunicazione funzionale abbia luogo è necessario che il soggetto emittente del messaggio ed il soggetto ricevente si “sintonizzino” sulla medesima frequenza.

Questo passaggio, però, è reso più complicato dalle singole caratteristiche psicologiche e comportamentali dei due soggetti. Mi spiego meglio:

Guardate questo schema.

comunicazione funzionale

Le informazioni contenute in un messaggio trasmesso non sono quasi mai completamente neutrali.

Chi comunica le informazioni, infatti, è caratterizzato da propri schemi di senso, personalissimi, dettati e formati dalle proprie esperienze.

Le caratteristiche del messaggio emesso sono sempre influenzate dalle percezioni e dalle emozioni dell’emittente, dal contesto di riferimento e dal ruolo e la relazione tra i soggetti coinvolti.

Allo stesso modo, chi riceve la comunicazione filtrerà, attraverso propri canali, le informazioni ricevute, operando una interpretazione del messaggio.

Non è dunque tanto semplice riuscire in una perfetta comunicazione funzionale!

Sì, perché soggetti con differenti valori, percezioni, conoscenze, esperienze potrebbero non sintonizzarsi sulla medesima frequenza, reinterpretando il messaggio ricevuto fino ad equivocarne il senso o distorcerne il significato.

Questo può accadere in ogni comunicazione: al lavoro, in famiglia, tra amici.

Chi riceve un’informazione, un messaggio, effettua una interpretazione dello stesso, secondo i propri vissuti, giudizi e pregiudizi, il proprio sistema di valori.

Ecco che il rischio è proprio parlare due lingue diverse!

Tipologie di comunicazione e differenti obiettivi

E’ molto importante indagare lo scopo e l’obiettivo di una comunicazione, al fine di migliorarne l’efficacia e la comprensione.

Ad esempio, se si ha l’intenzione di comunicare mere informazioni di dati, la trasmissione del messaggio risulterà più schematica e netta, che non lascia spazio all’interpretazione!

Ma guardate la comunicazione pubblicitaria: i messaggi televisivi hanno l’obiettivo di persuadere il pubblico a casa a fare un acquisto e comprare un determinato prodotto.

Una comunicazione persuasiva utilizza tecniche di conversazione tese a catturare l’interesse e la fiducia di chi ascolta, con l’obiettivo di convincere l’interlocutore.

Ma il più rilevante, in questa sede, è per noi lo scambio di interazioni nel nucleo famigliare, tra soggetti che condividono la quotidianità ed in cui è fondamentale preservare le relazioni interpersonali.

Certo, perché quando conosciamo bene il nostro interlocutore e tra noi intercorrono rapporti di amicizia o amore, è importante per noi essere ascoltati, compresi e sostenuti.

La comunicazione funzionale in ambito familiare è alla base di una buona relazione basata sulla comprensione, sul rispetto reciproco e sulla fiducia.

Sentirsi liberi di parlare apertamente dei propri problemi, chiedere un consiglio, discutere in merito ad una decisione da prendere sono elementi necessari per una relazione stabile e duratura.

Quando ci sentiamo aperti e pronti a condividere le nostre emozioni e le nostre preoccupazioni con la nostra famiglia ci sentiamo protetti, più sicuri.

Ma se il nostro bagaglio esperienziale e personologico influisce molto nella interpretazione (o mal-interpretazione) di un messaggio ricevuto, vediamo come anche lo stile comunicativo di ciascuno, se differente, può impedire una comunicazione funzionale.

Gli stili di comunicazione

Sono individuabili 3 principali famiglie in cui suddividere lo stile comunicativo:

  • Lo stile comunicativo passivo, caratterizza un soggetto che non prende o subisce decisioni, dà ragione al più forte, resta in disparte, non affronta i problemi, evita il conflitto.
  • Una comunicazione aggressiva, caratterizza un soggetto che domina l’altro, lo oscura, resta fermo nelle proprie idee, interrompe e svaluta gli altri, tende a scaricare le responsabilità.
  • Lo stile assertivo, caratterizza un soggetto che comunica senza ferire, ammette i propri errori, è un buon ascoltatore, accetta le critiche, è un buon mediatore e propone in modo costruttivo.

Ciò che il nostro interlocutore comprende da noi non è sempre ciò che noi intendevamo dire!

Come già visto, diverse variabili incidono sul senso percepito delle nostre parole.

Valori personali, emozioni del momento, esperienze di chi ci ascolta filtrano il nostro messaggio, contribuendo alla sua interpretazione.

Anche lo stile di comunicazione che ciascuno di noi ha acquisito ed imparato caratterizza i nostri modi di reagire, le nostre risposte impulsive, impedendo o agevolando una interazione con gli altri.

Studiare gli stili di comunicazione di ciascun membro della famiglia è per noi fondamentale per analizzare ciò che può essere migliorato per favorire una buona interazione.

Va da sé che lo stile comunicativo migliore è lo stile assertivo, che, tra i tanti pregi, ingloba anche quello di utilizzare strategie di comunicazione non verbale, in grado di avvicinare l’interlocutore a sé in modo empatico.

La comunicazione non verbale

Noi non comunichiamo solo a parole ma:

  • 38% con il modo di dire le cose;
  • 55% con le espressioni del volto e del corpo che usiamo mentre conversiamo.

La CNV può essere paraverbale, che riguarda la voce: comprende il tono, volume e ritmo, le pause e altre espressioni sonore quali lo schiarirsi la voce.

Oppure può essere non verbale pura, avviene senza l’uso delle parole, attraverso canali diversificati, quali mimiche facciali, sguardi, gesti e posture.

Uno stile comunicativo assertivo si serve molto della CNV, la quale è strettamente correlata alle emozioni.

L’emozione è l’ingrediente segreto di una comunicazione funzionale, poiché è uno stato di attivazione che coinvolge l’organismo ed influenza il modo in cui si conversa e si comprende un messaggio.

Quando comunichiamo un messaggio positivo, il nostro tono di voce aumenta, siamo più allegri, gesticoliamo di più, abbiamo un bel sorriso stampato sulla faccia!

Quando informiamo di una triste notizia, la nostra postura diviene calante, siamo più chiusi, le sopracciglia si abbassano, così come gli angoli della bocca ed il nostro tono di voce si fa più lento e basso.

Rappresentare attraverso la nostra voce, i nostri gesti e la nostra mimica facciale emozioni coerenti con il messaggio che stiamo trasmettendo ci aiuta ad attivare nell’altro l’empatia e l’ascolto.

Essere coerenti e congrui con il canale verbale, ciò che comunichiamo a voce, e quello non verbale, cioè il modo in cui lo diciamo, ci rende affidabili e buoni comunicatori.

Rende il nostro messaggio molto più concreto, accettabile e comprensibile.

Ci avvicina al sistema di valori, percezioni del nostro interlocutore, trasmettendo il messaggio così come vogliamo intenderlo, non lasciando spazio ad interpretazioni.

Le regole di una comunicazione funzionale

Quali sono, dunque, le regole base per una buona comunicazione?

  • Assumere uno stile comunicativo assertivo;
  • Comunicare in modo empatico ed emozionale;
  • Ascoltare attivamente l’altro;
  • Comunicare un messaggio in modo coerente sul piano verbale e non verbale;
  • Assumere un tono di voce chiaro, disteso e preciso;
  • Rimanere in una posizione di apertura e positività verso l’altro;
  • Non essere mai giudicante, fare attenzione alla scelta del lessico utilizzato.

Alcuni consigli per migliorare i vostri rapporti con qualcuno con cui faticate a dialogare possono essere di non rimuginare, domandare sempre il significato inteso di una espressione che ci ha feriti, rimanere in silenzio di fronte a provocazioni sterili.

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Fu lo studioso Paul Ekman ad organizzare le espressioni del viso in famiglie emozionali e a correlarle all’analisi degli episodi di menzogna.

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Da: Ekman, P., Friesen, W.V. (2003). Unmasking the face: A guide to recognizing emotions from facial clues. Ishk.

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