Il conflitto familiare: come riconoscerlo, gestirlo e trasformarlo in risorsa

conflitti familiari

Nell’articolo precedente abbiamo parlato delle relazioni familiari, introducendo la loro importanza e l’influenza delle relazioni conflittuali sullo sviluppo dei bambini.

In tutte le famiglie sono inevitabili i momenti di conflitto familiare: tutti li abbiamo vissuti almeno una volta!

Il conflitto non deve essere visto solo come scontro o controversia, bensì come possibilità di crescita, confronto, opportunità e collaborazione.

E’ proprio nelle situazioni difficili e complesse che nascono le migliori opportunità.

Per questi motivi, bisogna essere in grado di riconoscere i conflitti, gestirli e risolverli in modo positivo.

Vederli, cioè, come espressione di visioni differenti e come possibilità di crescere e migliorare le proprie relazioni attraverso una comunicazione efficace.

Il conflitto in famiglia

La famiglia è il luogo dei conflitti: nella relazione, tra generi e generazioni, tra la famiglia ed il mondo che sta fuori.

E’ in famiglia che si impara a gestire il conflitto e le differenze, e a stare in relazione con gli altri.

Ciò che si riceve nella famiglia è parte costitutiva del nostro patrimonio, fisico e psichico, che portiamo nella comunità, in cui viviamo.

Il conflitto è un evento naturale, fisiologico, che si ripete ciclicamente nella vita delle persone e in tutti i tipi di relazione.

Può assumere una valenza positiva o negativa in base al modo con il quale viene risolto.

Rappresenta, dunque, un’esperienza, propria dei rapporti interpersonali, che può permettere a ciascun membro della famiglia di differenziarsi, stabilire i propri confini e delineare la propria identità.

Si configura come funzionale, se risolto e positivo, alla crescita dell’individuo e delle relazioni.

Al contrario, un conflitto non risolto oppure negato, può creare tensioni e incomprensioni all’interno della famiglia impedendo il confronto autentico e il riconoscimento dei bisogni più profondi di ciascun componente.

Se affrontata consapevolmente, anche la discordia può rappresentare un’esperienza di cambiamento e crescita, utile per riconoscere le idee altrui e ricercare soluzioni ai problemi condivise.

Caratteristiche e specificità del conflitto

Il conflitto è un aspetto inevitabile dell’esperienza umana: dall’infanzia all’adolescenza, dall’età adulta alla senilità, è un fenomeno che ci accompagna per tutto l’arco dell’esistenza.

Esso può scaturire da una molteplicità di fattori:

  • Diversità dei sistemi valoriali;
  • Divergenza di interessi ed esigenze;
  • Dilemmi intrapersonali ed equivoci;
  • Problemi di comunicazione;
  • Difficoltà nell’accettare l’altro.

Il conflitto è fisiologico e la sua natura è soggettiva.

Giocano infatti un ruolo essenziale l’interpretazione e la rappresentazione che le parti danno della situazione e, pertanto, verrà percepito in modo dissimile in base alle diverse personalità coinvolte, alle esperienze conflittuali passate, alla percezione degli interessi altrui.

Imparare a gestire il conflitto promuove le cosiddette “life skills“, ossia le abilità cognitive, emotive e relazionali che consentono di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale.

In particolare, permette di potenziare:

  • La comunicazione efficace;
  • L’autostima;
  • L’assertività;
  • Le abilità di risoluzione dei problemi.

L’importanza di una comunicazione efficace

A volte il conflitto che si crea nel rapporto tra genitori e figli può significare una difficoltà di comunicazione all’interno del contesto familiare.

È molto importante per un genitore saper comunicare in maniera efficace con il proprio figlio perché l’aspetto comunicativo migliora la qualità della diade.

Una buona comunicazione favorisce l’esperienza da parte dei bambini di essere ascoltati e compresi dai loro genitori.

Al contrario, una comunicazione non efficace o comunque negativa porta il bambino a credere che non è importante, che non è ascoltato o capito e a rappresentarsi il genitore come distante.

Appare chiaramente come una comunicazione efficace e positiva è fondamentale soprattutto nelle situazioni conflittuali e verrà approfondita nel prossimo articolo.

Come gestire il conflitto

Il conflitto è produttivo e propositivo se gestito efficacemente dai componenti della famiglia.

Di seguito, alcuni consigli e buone pratiche, basate su un’adeguata valutazione e gestione delle proprie emozioni.

Innanzitutto, è fondamentale creare un clima sereno e favorevole, contraddistinto da apertura e vicinanza.

In questo modo tutti i soggetti coinvolti possono sentirsi liberi di esprimere le proprie opinioni, senza essere giudicati o aggrediti.

Favorire sempre una libera espressione delle reciproche idee.

Concentrarsi sul problema da affrontare, evitando ogni forma di attacco alla persona con cui si è in disaccordo.

È necessario chiarire l’oggetto della lite, evitando di accusare l’altro in modo generalizzato: chiarire sempre e mai essere distruttivi.

Ascoltare sempre l’altro e le sue motivazioni per comprendere e dare significato alla situazione, tenendo in considerazione anche il punto di vista dell’altro e apre alla possibilità di una negoziazione.

Formulare critiche costruttive: comunicare ciò che si sta provando senza giudicare l’altro permette di acquisire una maggiore comprensione reciproca.

L’obiettivo comune di tutti i soggetti coinvolti è risolvere il conflitto, superarlo e rafforzare maggiormente i rapporti.

Un ruolo fondamentale è giocato dal compromesso, dal confronto e dalla negoziazione: in altre parole dalla mediazione.

Il ruolo del consulente pedagogico

In alcuni casi può essere utile appoggiarsi ad un pedagogista esperto, che possa aiutare i soggetti coinvolti a risolvere il conflitto.

Il consulente pedagogico, con il suo bagaglio di informazioni e di esperienza, mira a ristabilire il dialogo tra le parti, con l’obiettivo di sollecitare una riorganizzazione delle relazioni che risulti soddisfacenti per tutti i soggetti coinvolti nel conflitto.

Egli facilita in essi la comprensione delle proprie e delle altrui emozioni, stabilendo un clima di fiducia e offrendo una visione alternativa al conflitto, che aiuti a conciliare le parti.

Il consulente crea un ambiente di comunicazione e di scambio che agevola la conclusione di un accordo mutuamente accettabile.

Dunque, il conflitto non va mai evitato, ma deve essere gestito e trasformato in risorsa per diventare un momento costruttivo e di confronto.

I conflitti sono inevitabili e per questo bisogna saperli riconoscere, imparare a gestirli, mediandoli in chiave positiva.

E’ importante vederli come un’espressione di diversità e come un momento di crescita.

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