Quali sono i requisiti per l’adozione di un bambino?

 

requisiti per l'adozioneQuali sono i requisiti per l’adozione di un bambino?

Quali sono i requisiti ritenuti obbligatori, fondamentali e necessari che rendono una coppia idonea per l’adozione?

Questo contributo, collegandosi al discorso sull’adozione nazionale dell’articolo precedente, risponde a queste domande offrendo un approfondimento sui requisiti che devono possedere gli aspiranti all’adozione.

Allo stesso tempo offre, con consigli e buone pratiche, un sostegno pedagogico alle coppie che decidono di diventare genitori intraprendendo questo coraggioso e magnifico percorso dell’adozione.

Accertato che il minore si trovi in una situazione di abbandono, può procedersi all’individuazione della coppia genitoriale che meglio può rispondere alle esigenze di quel bambino.

Si apre così un complesso procedimento per l’inserimento del minore in quella che diverrà a tutti gli effetti la “sua” famiglia.

A regolamentare le adozioni in Italia è la legge 184 del 1983, modificata dalla legge 149 del 2001, che sancisce i requisiti per l’adozione richiesti per procedere.

Possono adottare un bambino solo coppie eterosessuali che siano:

  • uniti in matrimonio da almeno tre anni, tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto;
  • sposati da meno di tre anni, ma in grado di dimostrare di aver convissuto per tre anni prima del matrimonio;
  • idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendono adottare;
  • abbiano un’età che superi di almeno diciotto e non più di quarantacinque anni l’età dell’adottando.

Il tema dei requisiti richiesti è sempre stato assai discusso, sia nell’opinione pubblica sia nelle diverse proposte di legge.

La legge di riforma del 2001 ha innalzato da quaranta a quarantacinque anni l’età dei coniugi, sottolineando l’opportunità di aumentare l’età per adottare.

L’innalzamento dei limiti di età si risolve così in un notevole aumento di attività di verifica per servizi sociali e giudici a tutto danno della rapidità dello svolgimento delle pratiche di adozione.

Inoltre, ha comportato inevitabilmente delusioni e insoddisfazioni per coppie che, destinate a soccombere alla comparazione con coppie più giovani, si trovano così preclusa l’adozione del minore.

Questa modifica, infatti, non appare molto condivisibile, poiché l’esperienza insegna che condizione per una buona riuscita dell’adozione è la giovane età degli adottanti.

Le coppie giovani dovranno essere necessariamente preferite a quelle più anziane.

limiti di età sopra citati possono essere derogati quando il Tribunale per minorenni accerta che, dalla mancata adozione a quella specifica coppia che ha superato i limiti, derivi un danno grave ed inevitabile al minore.

Opportuna appare invece la disposizione che consente una corsia preferenziale alla coppia che chiede di adottare un fratello di un bambino già da loro adottato, o che si dichiara disponibile ad adottare più fratelli.

Sembra giusto e condivisibile infatti agevolare le cosiddette adozioni difficili e particolari.

I requisiti per l’adozione devono sussistere tutti anche al momento della domanda e non solo al momento della pronuncia dell’adozione.

E’ infatti al momento della domanda che scattano le procedure accertative della validità della coppia aspirante all’adozione, e naturalmente della sussistenza di tutti i requisiti.

La normativa vigente comunque non prevede la possibilità per un single, per le coppie di fatto o per quelle monosessuali di adottare un minore con effetti legittimanti.

Oltre ai requisiti per l’adozione da possedere per Legge, vi sono alcune condizioni emotive che stanno alla base della volontà di diventare genitore.

Innanzitutto, è importante avere fiducia nelle proprie capacità: l’esperienza è un’arma fondamentale, soprattutto per genitori che adottano ed hanno già un proprio figlio, magari più grande.

Nei casi in cui il minore abbia vissuto episodi di trascuratezza, abbandono, abusi o separazione, sarà più difficile per lui integrarsi con i nuovi componenti adulti della famiglia e spesso anche con i propri pari, che si tratti di amici o di fratelli acquisiti.

Man mano che il bambino comincia a “naturalizzarsi” nel nuovo nucleo famigliare, anche i problemi della famiglia adottante cominceranno a diminuire.

Il primo periodo non deve spaventare l’adulto, la responsabilità deve essere accompagnata dalla consapevolezza di dover costruire per il piccolo un nido sicuro in cui poter crescere insieme ed intraprendere un proprio percorso di vita.

Non bisogna infatti dare per scontato che il minore, indipendentemente dall’età, abbia già un proprio mondo di significati ed esperienze: per quanto vero, è necessario ricostruire insieme a lui un percorso in cui si senta protetto e guidato.

È bene essere a conoscenza del fatto che problemi di adattamento possono sempre presentarsi: i bambini, nella maggior parte dei casi, hanno un loro bagaglio culturale di usi e costumi già formato.

Dunque è importante essere versatili e pronti a conoscere tutto di lui, in modo aperto e disponibile.

Più gli adottati sono grandi più possono portare con loro abitudini, modi di fare e parlare, ricordi a cui è bene esser preparati.

Un minore che ha vissuto diverse situazioni stressanti non riuscirà a fidarsi di nessuno, è bene fornirgli sempre tante attenzioni, affetto e dimostrare accettazione, pur mantenendosi fermi sulle scelte di fondo.

Ricordiamo che mantenere un atteggiamento rispettoso, amorevole ed autorevole ma mai autoritario è un buon punto di partenza.

Lasciarsi guidare dall’intuito e dalla spontaneità non è sufficiente, genitori non si nasce!

Fare i genitori è considerato un mestiere, e anche uno dei più difficili, nel quale non si smette mai di imparare: rappresenta una sfida verso la quale non tutti si sentono adeguati o all’altezza.

A volte può essere necessario l’aiuto e l’intervento di un esperto per fronteggiare le difficoltà e le scelte di vita quotidiana, e non bisogna vergognarsene.

Il sostegno pedagogico può infatti rivelarsi importante e molto utile per sostenere i neo genitori nel processo di accoglienza ed integrazione del bambino.

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