Sostegno e formazione contro la violenza domestica. Cosa fare

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Abbiamo già parlato della violenza domestica e di tutte le forme e fasi in cui può concretizzarsi, soprattutto nei casi in cui a subire è una donna.

Parlando di violenza assistita, abbiamo poi ulteriormente spiegato la violenza domestica, cosa fare per difendersi e quali sono le conseguenze sui figli.

Tante forme di violenza che possono riguardare chiunque all’interno del nucleo famigliare: padri, madri, figli, nonni.

Ma le statistiche che i ricercatori ci presentano, evidenziano un dato sconcertante.

Sono le donne e i bambini a rappresentare il numero maggiore di vittime, costituendo la violenza domestica una vera e propria violenza di genere.

Bambini e donne sono infatti tutelati da diverse normative, nazionali ed internazionali, quali soggetti deboli, che necessitano di maggiore protezione.

Vediamo subito di che cosa sto parlando.

La violenza di genere

Ricorrono di frequente immagini di donne dei Paesi orientali che non possono frequentare la scuola, né parlare ad estranei, né guidare, né mostrarsi in pubblico.

Per ragioni legate ad una religione molto rigida, vi sono Paesi che mutilano le donne, sformano loro i piedi, le vendono per contrarre matrimonio, le obbligano a prostituirsi.

Ebbene, anche in Occidente, proprio qui vicino a noi, nella Nazione affianco alla nostra o in casa dei nostri vicini, si verificano quotidianamente violenze sulle donne.

Ma, a differenza delle culture orientali, le ragioni delle nostre violenze si basano sui pregiudizi, sui valori educativi sbagliati, esperienze di violenza assistita e disturbi psicologici.

Se immaginiamo di subire atti di violenza domestica, cosa fare per difenderci ci salta subito in mente: denunciare, reagire, fare qualcosa.

Ma non è così facile! Probabilmente non riusciremmo a chiedere aiuto. Per diversi motivi.

Studi dimostrano che dietro a uomini maltrattanti, probabilmente con tratti psicologici narcisistici, ci sono donne che, talvolta, mostrano forme di dipendenza affettiva.

Un po’ di storia

Ricorreva domenica 25 novembre, la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Tale data venne stabilita nel 1999, durante l’Assemblea Generale dell’ONU, in riferimento ai fatti relativi all’”omicidio delle farfalle”, avvenuto nel 1960.

Tale episodio fa riferimento all’uccisione di tre donne che, durante il regime dittatoriale in Repubblica Dominicana, si recarono a trovare i loro mariti in prigione, poiché ribelli.

Le donne vennero avvicinate dalle Autorità, portate in un vicino campo di canna da zucchero, picchiate a morte e strangolate.

È nel 1980, durante il primo incontro internazionale femminista in Colombia, che tale evento viene sancito come ricorrenza.

Definizioni e statistiche

La violenza di genere è definita come una violenza perpetrata dall’uomo o dalla donna sull’altro sesso, che per ragioni culturali, valoriali ed educativi ha pregiudizi sulla vittima e su di essa si impone.

Relativamente alle violenze sulle donne, possiamo effettuare questa classificazione:

  • Violenza sessuale, anche tentata;
  • Umiliazioni e minacce;
  • Percosse, lesioni;
  • Stalking;
  • Molestie sul posto di lavoro;
  • Controllo economico.

Secondo una ricerca ISTAT, si evidenzia che 1 donna su 3 subisce violenza durante l’arco della propria vita; già dai 15 anni di età.

Il 62,7% delle donne intervistate a campione ha subito stupri da parte del partner o ex partner, che di frequente effettuano stalking.

Il 38% degli omicidi di donne si concretizza per mano di un uomo, di solito il marito o il compagno.

Vorrei soffermarmi, di seguito, su tre specifici casi: lo stalking, la violenza economica ed il mobbing lavorativo.

Il controllo economico

Una delle forme di violenza domestica più subdole e assoggettanti è quella del controllo economico, che si realizza ai danni di un uomo o più spesso di una donna, per mano del partner convivente.

E’ chiaro che a differenza della violenza fisica, la violenza economica rientra in una forma di pressione psicologica, a causa di cui aumenta la dipendenza della vittima dal proprio abusante.

E’ una forma pericolosa, nascosta, che provoca nella vittima la totale perdita di controllo e di autostima.

La violenza economica si sostanzia in:

  • Controllo del denaro contante e delle transazioni bancarie;
  • Controllo delle proprietà;
  • Divieto di intraprendere un lavoro;
  • Controllo della gestione familiare.

Ed ha come obiettivo l’assoggettare l’altro, renderlo completamente dipendente ed annullarlo.

Lo stalking

Eccoci ad affrontare questa fattispecie relativamente nuova nel nostro ordinamento, di cui si è tanto discusso: lo stalking.

Infatti, viene introdotto nel 2009 con una Legge che prevede, per gli atti persecutori, una pena dai 6 mesi ai 4 anni di detenzione, inserendo lo stalking tra i reati, all’interno del codice penale.

L’art. 612-bis spiega che le persecuzioni, per essere tali, devono:

  • Essere ripetute nel tempo;
  • Condizionare la vittima nella propria quotidianità;
  • Cambiare le abitudini della vittima;
  • Causare ansia, timore e terrore nella vittima;
  • Impaurire la vittima, che teme per sé, per i propri cari.

Se vi chiedete in caso di violenza domestica cosa fare, ricordate innanzitutto che parlare con qualcuno di ciò che sta succedendo è un primo passo importantissimo!

Mentre il controllo economico e lo stalking rientrano maggiormente in casi di violenza familiare, vi sono altresì casi di violenza che si concretizza sul posto di lavoro.

Vediamo insieme.

Violenze sul posto di lavoro: il mobbing

Ogni tanto vi sarà capitato di sentire parlare di mobbing: con questo fenomeno si vuole intendere un atteggiamento vessatorio e di violenza, perpetrato ai danni di un lavoratore.

Infatti, la giurisprudenza ha sottolineato che le violenze domestiche integrano anche quelle che si verificano sui posti di lavoro.

Così come riportato in una ricerca ISTAT, le donne ammettono di avere subito il maggior numero di condotte vessatorie sul posto di lavoro, nell’arco della vita tra i 45 e i 54 anni.

Seguono poi le donne che ammettono di avere subito abusi e violenze soprattutto negli ultimi 3 anni; esse rientrano nella fascia di età tra i 35 e i 44 anni.

Questa recente ricerca ISTAT riporta le principali forme di mobbing, denunciate dalle donne:

  • Richiesta di disponibilità sessuale;
  • Richiesta di prestazioni sessuali;
  • Avances per avanzo di carriera.

Il mobbing non è regolamentato, nel nostro ordinamento, come fattispecie di reato.

Ci sono però diversi metodi di contrasto e di aiuto che si possono mettere in atto per fare emergere tali violenze e combatterle.

Se vuoi discutere con noi una situazione di mobbing, non esitare a scriverci, siamo a disposizione per fornirti le indicazioni di cui hai bisogno!

Che cosa possiamo fare

Le denunce

Il numero complessivo di denunce alle Forze dell’Ordine, relative a violenze ed abusi subiti dalle donne, risulta aumentato negli ultimi anni, soprattutto grazie alla grande sensibilizzazione che si sta attuando.

Ma, mentre il numero di denunce sale, aumenta anche la certezza che sono gli uomini i perpetratori: nel 77% dei casi, infatti, sono uomini ad essere denunciati.

In diminuzione risultano, secondo i dati ISTAT, le denunce per percosse, in aumento, invece, quelle per stalking.

Sempre maggiori sono gli ammonimenti e gli allontanamenti effettuati su padri di famiglia e uomini sposati o conviventi, da parte delle Autorità.

Ancora molto alto, però, risulta essere il numero oscuro relativo agli abusi sulle donne. Si tratta di ricatti vissuti in silenzio tra le mura domestiche.

ISTAT ci mostra che l’80,9% delle donne non denuncia i fatti, nello specifico per tre motivazioni principali:

  • Considerano scarsa la gravità delle violenze o normali e giustificate;
  • Non ripongono fiducia nelle Forze dell’Ordine;
  • Si ritengono impossibilitate ad agire e senza via di fuga.

Lavorare con gli uomini

Nel mese di Novembre 2018 ISTAT ha effettuato una ricerca sui centri per uomini maltrattanti, presenti sul nostro territorio.

Da tale ricerca emerge che sono in aumento i luoghi in cui gli autori di reato vengono accolti ed ascoltati, al fine di aiutarli a riconoscere la loro problematica.

Nello specifico, tali centri hanno lo scopo di:

  • Lavorare con uomini maltrattanti sulla gestione della rabbia;
  • Diminuire il rischio o la recidiva di comportamenti violenti;
  • Lavorare sulla consapevolezza, responsabilizzazione e sensibilizzazione del fenomeno;
  • Dare consulto psicologico e psicoterapeutico, oltre a consulenza legale;
  • Fornire aiuto nel contrasto alle dipendenze.

Che cosa consiglierei ad una donna vittima di violenza?

Innanzitutto, di creare una rete di sostegno attorno a sé, parlare con i propri cari, chiedere aiuto, ma soprattutto fronteggiare la situazione con le proprie risorse, credere in sé e nel proprio valore.

Cosa possiamo fare noi, per una donna vittima di violenza o per un uomo abusante?

Noi siamo a disposizione per ascoltare, consigliare e supportare le situazioni di violenza, soprattutto in presenza di bambini ed adolescenti.

A differenza di un percorso di trattamento psicologico, ci proponiamo di individuare ed attivare le risorse presenti sul territorio ed i servizi di ascolto e consulenza legale.

Operiamo progetti individuali di prevenzione e sostegno alla responsabilità genitoriale in presenza di figli, soprattutto nei casi di violenza assistita o in presenza di separazioni conflittuali.

Affianchiamo i genitori in difficoltà, alla ricerca della migliore soluzione per il bambino, elaborando relazioni con valenza legale.

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