Disturbi comportamentali nei figli adottivi: manuale di istruzioni per genitori

disturbi comportamentaliOgni cambiamento comporta sempre un certo stress: un bambino in balìa degli eventi può essere coinvolto in emozioni differenti: dalla paura alla rabbia, sentendosi frustrato, insofferente, spaventato o confuso.

Appena arrivato a casa, il bambino potrebbe mostrare sintomi di disturbi comportamentali, come avere un sonno agitato, dire sempre di no, essere sempre contrariato, fare pipì a letto, divincolarsi dagli abbracci o rifiutare il cibo.

Alcuni bambini si abituano in fretta alle regole della nuova famiglia, ai volti nuovi, alle nuove abitudini, altri invece potrebbero avere bisogno di più tempo per adeguarsi agli orari, gli spazi, gli abiti, i linguaggi ed i cibi della nuova famiglia.

Le difficoltà di adattamento. Cosa fare

Le difficoltà di adattamento di un bambino appena arrivato nella nuova casa, possono presentare tali disturbi:

1. Difficoltà e disturbi del sonno.

Un bambino che attraversa un momento di cambiamento può vivere in uno stato continuo di allerta, che lo porta ad esperire uno stato di vigilanza, provocato dalla paura, che rende difficile l’addomentamento o il sonno ristoratore.

La vicinanza, l’affetto e le dimostrazioni di amore sono fondamentali per rassicurare il piccolo che le sue paure non hanno motivo di esistere, trovandosi in un ambiente sicuro e protettivo.

2.Terrori notturni e incubi.

Un bambino che fa fatica ad addormentarsi è più incline agli incubi notturni. Il piccolo può svegliarsi in preda al pianto e avere bisogno di un adulto accanto per riaddormentarsi.

I sogni d’angoscia insorgono nell’età prescolare, dai 2 anni, con apice tra i 3 e i 4 anni.

Ma non fatevi prendere dal panico! I problemi collegati al sonno tendono a scomparire con il tempo, ma è possibile che riemergano, in concomitanza ad uno stress che comporta tensione.

3.Enuresi.

Fare pipì a letto è molto più frequente di quel che si pensi, in tutti i bambini. Ricerche hanno dimostrato che il 15% dei bambini di 5 anni presenta questo disturbo almeno una volta al mese.

Alla base di questo disturbo vi sono diverse motivazioni psicologiche, come sentimenti di inferiorità, rabbia repressa, risentimento.

Bambini che hanno subìto maltrattamenti e trascuratezze gravi possono soffrire di enuresi in una forma più acuta e persistente.

Non ci si deve scoraggiare, spaventarsi o preoccuparsi se il disturbo persiste nel tempo: le rassicurazioni e un ambiente sereno e amorevole saranno fattori protettivi rispetto al problema.

Le difficoltà comportamentali. Come riconoscerle e gestirle

In un figlio adottivo è possibile riscontrare, già in tenera età, difficoltà comportamentali, causate da trascuratezze, indisponibilità di affetto da parte dei genitori biologici nei confronti del neonato o violenze subite.

Non è infrequente trovare, in bambini con un passato tormentato alle spalle, elementi comportamentali di isolamento, rifiuto rabbioso, scarsa autostima, aggressività ed ostilità ma soprattutto rabbia.

Disturbi comportamentali possono manifestarsi all’asilo nido, alla materna, ma anche in età prescolare con depressioni e pianti.

Il contatto con le nuove figure genitoriali adottive, la frequenza scolastica, la conoscenza dei nuovi amici ed un ambiente protettivo, sono esperienze necessarie per favorire una crescita armoniosa di un bambino con un passato difficile.

Tra le difficoltà comportamentali, si possono trovare:

1. Disturbi dell’attenzione o da iperattività caratterizzati da:

  • Difficoltà di apprendimento;
  • Rendimento scolastico compromesso;
  • Eccessiva attività motoria;
  • Difficoltà a mantenere una posizione;
  • Incapacità a rimanere seduti;
  • Parlare troppo e fuori luogo;
  • Interrompere gli altri con grande impazienza.

2. Disturbo oppositivo provocatorio associato a:

  • Atteggiamenti oppostivi, di ostilità;
  • Perdita di controllo sui propri impulsi;
  • Alta litigiosità con i pari;
  • Atteggiamenti di sfida verso le regole e il mondo degli adulti;
  • Rifiuto con irritabilità;
  • Intolleranza e rancore.

3. Disturbi della condotta caratterizzati da:

  • Comportamenti ripetitivi e persistenti;
  • Violazione di norme e regole societarie;
  • Condotte aggressive nei confronti di proprietà, persone o animali;
  • Reati di frode e furto;
  • Marinare la scuola, rientrare a casa molto tardi, fughe reiterate.

L’osservazione di tali atteggiamenti da parte dei genitori e degli insegnanti si rivela importante, allo scopo di riconoscere tali disturbi che possono terminare, grazie all’intervento ed al sostegno esperto di un pedagogista.

Ciò che è bene fare è insegnare al bambino a svolgere le attività seguendo le istruzioni per piccoli passi, sostenendo sempre i comportamenti corretti, sottolineando i progressi, permettendo di svolgere alcuni compiti in movimento o in piedi, senza forzarlo.

Una educazione incoerente, maltrattamenti, gravi carenze pedagogiche, eccessiva severità, punizioni autoritarie o una eccessiva indulgenza, possono predisporre l’insorgenza di questi disturbi comportamentali, i quali possono aggravarsi con il passare del tempo.

Lavorare sui sentimenti e sulle emozioni

Lavorare sulle emozioni è uno dei capisaldi della capacità genitoriale: non solo le cure materiali rientrano in una buona genitorialità, bensì anche e soprattutto le cure affettive e le attenzioni emotive.

Con l’arrivo di un nuovo elemento in famiglia, che si tratti di un fratellino o una sorellina, tutti i bambini provano un sentimento di gelosia, che rappresenta uno stato d’animo fisiologico e naturale.

Saperlo riconoscere e gestire è molto importante, e la consulenza pedagogica è importante per non incorrere nel rischio di alimentare tale sentimento con comportamenti educativi sbagliati.

Un bambino geloso adotterà comportamenti capricciosi, disobbedienti ed aggressivi, ribellandosi a dividere affetti e giochi con il nuovo arrivato.

Un genitore deve tenere bene a mente che è fondamentale evitare di fare paragoni tra i bambini, mostrando preferenze o disparità di trattamento, rischiando di fare accrescere la conflittualità tra i fratelli.

Anche la rabbia e il risentimento sono sentimenti che possono presentarsi all’arrivo di un fratello in famiglia: è bene essere preparati per poter prevenire disturbi comportamentali che possono presentarsi durante la crescita.

Se negati o ignorati, tali sentimenti possono predisporre il bambino a disagi, problemi relazionali con i propri pari e disturbi comportamentali e psicosomatici.

Aiutare i bambini ad esprimersi attraverso i giochi, le rappresentazioni, i disegni, la scrittura, è una strategia fondamentale per liberare le emozioni, sfogarle e imparare a gestirle.

È bene aumentare l’autostima del piccolo, sottolineandone i risultati positivi, le piccole vittorie, rassicurandolo sulle proprie qualità e facendolo sentire apprezzato.

Tra le emozioni esperite da un bambino adottato possono rientrare tristezza, rabbia, ansia da separazione, che sono frequenti e prevedibili nelle prime fasi dell’inserimento nella nuova famiglia.

Paure improvvise, ingiustificate, possono caratterizzare alcuni bambini, alla luce delle loro esperienze passate.

È necessario prestare loro molta attenzione, fornire sempre sostegno e disponibilità.

Le difficoltà che il figlio adottivo ha vissuto nel suo passato emergono attraverso i comportamenti più che attraverso le sue parole.

Creare un clima accogliente è fondamentale per far sì che possa fidarsi di voi.

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