Lo sviluppo affettivo del bambino nel percorso di crescita

lo sviluppo affettivo del bambino

In un precedente articolo abbiamo parlato dello sviluppo cognitivo di un minore, le cui abilità e capacità si rafforzano durante la crescita, in modo più o meno omogeneo e strutturato in tutti i bambini.

Sono state individuate alcune tappe di età durante le quali l’intelligenza, la capacità di ragionamento, di organizzazione, di comprensione della realtà cominciano a svilupparsi.

In questo articolo vedremo che anche lo sviluppo affettivo del bambino è strutturato in passaggi: dal primo attaccamento alla figura materna, il bambino comincerà poco a poco a riconoscere e provare sentimenti nei confronti di altre figure famigliari.

È molto importante, per il piccolo, riuscire a sviluppare una buona rete di amicizie, imparare a relazionarsi e ad impostare da subito delle relazioni “sane” per il futuro.

Per permettere ciò, è indispensabile una educazione affettiva coerente, fornendo sempre ai vostri bambini un buon esempio affettivo.

Le emozioni permeano in tutte le nostre relazioni. Ogni rapporto con gli altri (sul posto di lavoro, a scuola, in famiglia, ecc..) presuppone una comunicazione che trasmette emozioni, sia positive che negative, con le quali abbiamo a che fare quotidianamente.

Conoscere il linguaggio emotivo, riuscire a mostrare il nostro stato d’animo in maniera opportuna ed averne una gestione responsabile e cosciente, può aiutarci nelle interazioni con gli altri.

Non tutti i bambini sono in grado allo stesso modo di verbalizzare o di mostrare i propri stati emotivi ed i propri sentimenti; spesso, dietro a reazioni violente, rabbiose o di chiusura, possono nascondersi motivazioni importanti.

Neurobiologia dell’emozione

Alla base delle relazioni affettive si trovano le emozioni.

Ma dove nascono le emozioni? A cosa servono?

Alcuni studiosi (McLean, 1970) sottolineano che nel nostro cervello sia presente un’area molto antica, specializzata proprio nella gestione delle emozioni.

Questo “cervello emotivo” è la casa di tutti i nostri sentimenti; si tratta della parte più vecchia del nostro cervello, quella irrazionale ed istintiva.

E’ il luogo dove si formano le prime emozioni, le quali si sviluppano, in seguito, nell’interazione con gli altri.

In un neonato è possibile notare fin da subito come le emozioni giochino un ruolo fondamentale nella comunicazione con l’adulto e con la figura di riferimento, generalmente la madre, presentandosi come un istinto di sopravvivenza.

Ecco che il pianto di un neonato è un grido alla sopravvivenza, in una situazione di disagio causata, ad esempio, dal sonno o dalla fame, mentre il sorriso è inizialmente un’azione muscolare inconscia, prima di trasformarsi in una risposta sociale.

Lo sviluppo affettivo del bambino va di pari passo con quello cognitivo, del pensiero logico e razionale.

Entrambe le “partizioni” del cervello, quella emozionale e quella intellettiva, sono necessarie per un percorso di crescita armonioso.

Secondo Ekman e Friesen, alcune famiglie di emozioni sono innate e spontanee, uguali in tutti gli esseri umani e negli animali più sviluppati.

Le emozioni primarie

Gioia, tristezza, rabbia, paura, disgusto e sorpresa sono le emozioni presenti fin dalla nascita in un neonato, le quali si associano a diversi stimoli ricevuti.

  • La gioia è legata all’interesse o alla sorpresa, ad una situazione piacevole, provocando benessere in generale. È dapprima un sorriso spontaneo, poi un sorriso sociale.
  • Il disgusto è legato ad una situazione spiacevole, ad uno stimolo che provoca disagio.
  • La rabbia, che a volte può essere vera angoscia, è legata a stati di insoddisfazione, delusione, collegate ad esigenze che non trovano risposta nella figura di accudimento o, ancora, disagio provocato da sonno o necessità di mangiare.
  • La paura è un’emozione successiva, che si prova soprattutto a causa del distacco dalla madre, dalla principale figura di accudimento. Si intensifica con l’inclusione di altre figure estranee. È collegata a disappunto e circospezione.
  • La delusione, si verifica intorno ai 3-4 anni, ad esempio in seguito ad una promessa non mantenuta.
  • La vergogna e la timidezza non sono emozioni primarie, si verificano nel bambino quando il suo sviluppo cognitivo è maggiormente consapevole ed evoluto.

Le tappe dello sviluppo affettivo

  • 0-1 anni

Come già anticipato, nel bambino molto piccolo le emozioni sono legate all’istinto di sopravvivenza e a meccanismi di difesa inconsci, presenti fin dalla nascita, nella struttura del “cervello emotivo”.

Le prime manifestazioni emozionali si verificano con lo scopo di soddisfare i propri bisogni fondamentali che non sono solo bisogni materiali o di cura, bensì anche, e soprattutto, bisogni affettivi.

Il primo legame di affetto che si crea è quello con la mamma, biologica o adottiva che sia, la quale rappresenta la prima figura importante, una parte di sé da cui dipende la propria vita. In questa fase pianti, gridolini e lamenti sono collegati al disagio e al dolore.

  • 1-2 anni

Crescendo, il bambino comincia a riconoscere le figure più presenti durante la propria quotidianità, la madre e il padre.

La comunicazione delle emozioni, collegata all’affettività per le figure genitoriali o di accudimento, comincia a svilupparsi non solo nell’aspetto non verbale, con gesti, espressioni, ma anche in quello verbale.

  • 3-4 anni

Verso i quattro anni, lo sviluppo affettivo del bambino è più articolato: altre figure come i nonni e i fratelli vengono incluse nella propria cerchia di affetto e, successivamente, grazie all’inserimento all’asilo e il contatto con gli altri vengono sviluppate le abilità relazionali.

In questa fase, la paura dell’estraneo e per l’allontanamento della figura materna dovrebbero lasciare il posto a sentimenti positivi di gioia, importanti per lo sviluppo della propria autonomia ed indipendenza.

Con il contatto con gli altri bambini o con diverse figure adulte, piano piano vostro figlio comincerà a dare un nome ai sentimenti che prova, a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri.

  • 4- 8 anni

In questa fase i bambini cominciano a comprendere il senso dei propri stati d’animo, iniziano a domandarsi quali sono le cause alla base di ciò che si prova e riescono ad abbinare un’espressione emotiva alle diverse situazioni in modo coerente.

Lo sviluppo affettivo del bambino, di pari passo con quello cognitivo, necessita dell’aiuto e del sostegno dell’adulto, nella forma in cui i genitori rispondono in modo giusto e pronto alle manifestazioni emotive del piccolo, cercando di comprendere quali sono le sue esigenze e comunicando con lui.

L’evoluzione del ricordo

In questo paragrafo vedremo come si accompagna l’evoluzione del ricordo nel bambino, allo sviluppo della sfera emotiva e delle abilità cognitive.

Sapere quando un ricordo comincia a strutturarsi è importante soprattutto quando abbiamo la necessità di ascoltare e sentire un minore, nella vita di tutti i giorni ma anche in caso di procedimento di separazione dei genitori.

Diverse ricerche mostrano che tra i 3 e i 5 anni si instaurano i primi ricordi, legati però ancora solo ad un concetto o ad un’immagine, sono confusi e raccontarli richiede molta concentrazione.

È dopo i 5 anni di età che alcuni episodi vissuti possono imprimersi nella memoria, soprattutto se collegati ad emozioni forti. Raccontarli può essere ancora un’impresa difficile, con il rischio di fare confusione se sollecitati dagli altri.

Verso i 9 anni il bambino che acquisisce il senso morale, è in grado di comprendere i fatti e di analizzare le situazioni collegandole ai propri stati d’animo. La narrativa è più fluida e dettagliata.

Nelle tappe di sviluppo successive il bambino sarà sempre più in grado di separare la realtà dall’invenzione.

Il ruolo dei genitori

È bene sapere e ricordare che il bambino apprende dai comportamenti osservati.

Mantenere delle buone relazioni in famiglia, un ambiente sereno e disteso, rapporti positivi, può trasmettere al figlio la capacità di sviluppare, a sua volta, relazioni positive.

Anche l’educazione alle emozioni è importante, cercando di rispondere sempre in modo coerente a tutte le manifestazioni emotive ed affettive del piccolo, fornendo così una rete di protezione e sicurezza necessaria per rendere il bambino autonomo ed indipendente.

Saper riconoscere ed esprimere lo stato emotivo degli altri e dei vostri figli  è fondamentale per creare delle relazioni vere, sincere e forti, per garantire una situazione di benessere psicologico e fornire l’esempio per educare ad un sano sviluppo affettivo.

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